Aggiornamenti al 2010-02-07



Come ogni domenica, devono farmi mangiare porco.

Di giorno i torrent scaricano meglio. Sapevatelo.

Suonnu.

Sfioro i 75. Basterebbe una bella cacata.

Ultima chiamata: qualche libro Einaudi da consigliarmi?

Domenica sera, ora di film. Train de vie o Fa' la cosa giusta?

Novanta pagine di Proust. E l'inchiostro mi si è seccato nel calamaio.

L'allieva legge "La roba". Ironizzando continuamente sul titolo.

Google Maps di merda. Provo ad andare avanti in questa via, e… http://bit.ly/bbbcdM

Crisi. Per una decina d'euri.

Riscaldati, valvola. Riscaldami.

Senza alcuna voglia di scrivere.

Il tempo di cenare, e trovo il computer spento. C'ho i fantasmi in casa?

Ossidia dixit: «Ma chi è Kingsley, quell'esoterico della minchia?!».

113 è il numero perfetto.

Ci sono sere in cui non sono abbastanza concentrato per leggere. Le musiche in testa mi distraggono…

La musica continua a distrarmi. Quasi quasi abbandono la scrittura.

È tempo di masterizzare.

Odore di melanzane fritte sul balcone. Slurp.

Una giornata libera, e non sono stato in grado di scrivere una parola.

Dopo anni, ho riversato su dvd le foto di Lampedusa. Poi dico che ho l'hard disk perennemente pieno…

Sedici giga liberi. Posso togliermi pure lo sfizio di provare Lubuntu (virtualizzato).

Brocculi ffucati nda pignata. E i cipuddi mi stanu fannu bambari l'occhi.

Cazzo, Google, dovresti saperlo ormai che se digito "D'Addario" cerco le corde, non la escort!

Mi fossero cadute le mani quando mi venne in mente che due partizioni non erano abbastanza…

Cerco un libro da 2,10 € per arrivare a cifra tonda.

Voglio questo libro: "Anelli nell'io" http://i.anobii.com/9d254b

Al cinema dopo sette anni. (Frida il penultimo film; indovinate l'ultimo.)

Ho appena scoperto che una fetta di pancarrè ha le stesse calorie di cento grammi di latte. E un toast più di un frullato, di conseguenza.

Cerco di riscoprire Skype. > tommy-david <

Cento foto da Tumblr prima di andare a dormire.

Porca puttana, dove sono andati a finire i miei backup antecedenti al 2007, quelli nei cd Benq?

Ossidia disse: «È un momento salenne». Solenne o saliente?

Avete mai provato a rendere funzionante la videochiamata di MSN su Linux? E soprattutto, perché altri non vogliono installare Skype?

Ci perderò i prossimi mesi: http://www.seb.cc/particles/

E bravo Marcel, che sei riuscito a infilarti nel dîner della duchessa.

Voglio questo libro: "I neuroni della lettura" http://i.anobii.com/372449

Certo che uno trova cose… http://www.marforio.org/forumstud_rez/topic.asp?TOPIC_ID=9005

Ionnu cinqu ci fu a festa i Sant'Aita… http://www.youtube.com/watch?v=9RhH1wyYDm8

Di Pietro (@Idvstaff) m'ha intasato Twitter.

Ce l'ha @Dania, quindi ho voluto averlo anch'io: http://www.formspring.me/TommyDavid

Ask me anything http://formspring.me/TommyDavid

Voglio scrivere. DEVO. Ma prima, dovrei compilare una scaletta. Ergo tacerò.

La ragione senza persuasione è cocciuta come un mulo – e altrettanto sterile. « Filosofando – http://bit.ly/9rOiO4

Fottuti kernel vecchi, quanto spazio vi mangiate?

Vedendo e ascoltando Van Halen capisco che la presenza è tutto.

Tapping!

Devo rifarmi i calli ai polpastrelli destri. Shit!

Spero domattina di non trovare il notebook fuso. Va bene spento, purché intatto.



Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , | Scrivi un commento

Silenzi

Viene il momento in cui anche lo scrivere viene a noia, in cui l’autoimposto dovere delle dieci righe al dì si fa pesante, e ci sono vari motivi, però ognuno meriterebbe, tanto per restare in tema, un post a parte, o forse proprio un tema, temo, ma oggi mi sembra tutto così impegnativo, anche usare punteggiatura diversa dalla virgola, a costo di sembrare uno di quegli scrittori moderni che hanno dimenticato il punto e virgola, che credono che sia un buono a nulla, e si rifugiano nelle virgole o nei punti, non conoscendo alcuna via di mezzo né alternative, alle virgole o ai punti. No, veniamo al punto, che è che sono un mediocre e un perdigiorno, come il puntevvirgola che non si ferma né si muove, così; o forse sono mediocre perché sono un perdigiorno, o forse ho l’impressione di perdere il giorno perché sono un mediocre, non so, fate voi.

Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , , , , , , , | 7 Commenti

Aggiornamenti al 2010-01-31

Ora che anche la root di Ubuntu è intasata, l'unica chance è disinstallare i giochini.

Chissà quanto fa dimagrire, suonare la chitarra elettrica. Plettrando veloce. In piedi. Vestito pesante. Coi termosifoni al massimo.

Devo ricominciare a produrre liquori. O direttamente a distillare alcol dalle scorze d'arance.

Film per domenica sera. Miyazaki? L'era glaciale? Gomorra? Greenaway? Spike Lee? Spike Jonze? Lynch? (Liiiiinc?)

I cafoni sono a piede libero. E dentro belle scarpe, pure.

Invecchiare – più peli nel naso e meno sulla lingua. ( Filosofando – http://bit.ly/6XSC6j )

Voglio questo libro: "La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo" http://i.anobii.com/2dcfbb

Troppa cena, troppo sonno.

Acidità. Postumo di abbuffata, presagio di panza.

Non so manco perché, ma da mezz'ora sto provando a disegnare la pianta della mia classe del liceo, coi cognomi a posto. E non ricordo nulla.

Cazzeggiando su Post.it- per capire il senso della vita e di questo: [...]
http://tommydavid.post.it/post-10156

Tema nuovo e chiaro (spero), e i miei già grami introiti pubblicitari sono precipitati. A zero. (Chiaro segno di togliere gli AdSense?)

Quasi quasi, anziché ammazzare la notte (l'ennesima) al pc, la passo ripassando Proust.

Sono sotto i 77. Sotto le gambe delle donne, cioè.

Aspetto che Proust smetta di parlare di Dreyfus. Divertente quanto leggere di Marrazzo nel 2121.

Prova tecnica di aggiornamento Twitter tramita sms Wind. Vediamo se adesso funziona.

Preparo un ordine su IBS. Einaudi in sconto: Diamond, Hitchens, Pynchon, Wallace, Ballard, DeLillo, Foucault.

Fare tesi per altri. Ovvero: come trasformare un lavoro creativo in uno meccanico.

Pulizia delle applicazioni di Ubuntu. Cosa non si fa pur di non lavorare… ma mica posso tenermi a vita la Cairo-dock tra le applicazioni!

Non c'è simbionte peggiore del nonno/a alle prese col nipote.

Continuano a trovare lavori per l'angosciatissima (e sempre meno disoccupata) consorte. Cazzi sò.

Lavoricchio per la release 1.0.2 del layout del mio sito.

Ci sto perdendo la giornata: http://9gag.com/gag/3849/

Alla consorte non interessa che io parli in continuazione.

Come ogni sera prima di andare a letto, segno come già letto tutto in Google Reader. Lieto che per due giorni i feed saranno sterili.

E una notte di fine gennaio m'accorsi di quanto mi mancano le vigne…

Prima di chiudere l'ordine su IBS, qualcuno mi consigli qualche buon Einaudi da aggiungere in extremis.

MODE compilatore-di-tesi-altrui ON.

Ridatemi da leggere e parafrasare in due ore anche la più lunga e pallosa matinée dai Guermantes, vi prego.

Sabato di merda. Le pulizie sarebbero state una tortura più rapida e più produttiva.

Oggi mi sembra di non essermi mai svegliato. Da un incubo.

Quanti neuroni andati in fumo. E senza nemmeno bisogno di fumo!

Sono circonfuso di poesia, come sa bene anche @Catempio.

La conseguenza più immediata, più logica e più stronza dell'introdurre meno cibo non è dimagrire – è espellere meno cibo.

Vediamo se riesco a riscaldare la stanza accendendo il finale valvolare.

MODE vediamo-come-suona-un-pre-digitale-su-un-finale-valvolare ON. (MODE tesi-di-merda OFF.)

MODE quant'è-sognante-la-scala-esatonale-col-delay OFF.

A Segovia e Giuliani preferisco le coperte.

Le coperte hanno atteso.

Il ricevimento da Mme de Villeparisis è finito. E Charlus è un folle.

Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , | 5 Commenti

Fatalisti

Il fatalismo è il credere che ciò che deve accadere accade – concezione più che diffusa in Sicilia, dove si macchia sovente di toni consolatori, religiosamente rassegnati («com’uoli diu»…). È luogo comune supporre che il fatalismo spinga all’inazione o quanto meno all’inerzia, ma basta poco per mostrare che non è così. Mettiamo in palio cento euro. Puoi scegliere: puoi vincerli se fai dodici con due dadi, o se ti esce testa lanciando una moneta. Tu sei un essere razionale, e giustamente scegli la moneta; a rigor di logica, per un fatalista la scelta è indifferente. Così anche Dennett1 tenta di confutare il fatalismo, glissando sul fatto che perfino il fatalista deve scegliere tra dadi e moneta2. Lì per lì quasi m’entusiasmo, specie immaginandomi la scelta errata da parte del fatalista3; poi torno nei ranghi, metto da parte l’ennesimo esperimento più mentale che reale4 e mi rivolgo nuovamente alla storia. È abbastanza chiaro, infatti, che un fatalista puro, come comunemente inteso, non può esistere5. Andiamo a vedere allora dove emergono delle sacche di mero fatalismo. Esse si manifestano nelle malattie, negli incidenti e nella morte6, e mai nel bene improvviso o imprevisto, come può insegnarvi qualsiasi vero siculo7. Sono tutti eventi in gran parte indipendenti dalla propria volontà8, diversamente dalla scelta tra la moneta e i dadi9. Sono cose molto poco in nostro potere. Ecco: a mio avviso il vero fatalista, oggi, è colui che meglio computa il cieco fato – quel caso che può essere indagato solo con la categoria della possibilità, e dunque con lo strumento della probabilità. Il fatalista è colui che sa che la feccia lo circonda – ma il prezzo per imbracciare un kalashnikov, o anche solo per aprir bocca, è troppo vitale. Con buona pace di Dennett, il fatalista – il cui unico scopo è arginare il male – è l’unico che si salverà.


Note:
  1. In L’evoluzione della libertà, ma intuisco che egli non sia stato il primo a proporre un argomento del genere.
  2. O non sceglie? O forse affiderebbe la scelta a… un ulteriore lancio di moneta?
  3. Senza necessariamente connotare, come Dennett, i fatalisti come evoluzionisticamente perdenti…
  4. E che mostrerebbe solo chi è più bravo in matematica e chi meno, mica chi è fatalista e chi no.
  5. Forse proprio perché s’è estinto – vuoi vedere che aveva ragione Dennett?
  6. Non senza un pizzico di afflitta eresia. «È Dio che vuole il male»: ci hanno mai pensato che è questo quel che dicono i fatalisti nostrani?
  7. Cosa può saperne un americano di fatalismo? Ditemelo.
  8. Checché ciò voglia dire, specie in un’ottica strettamente determinista.
  9. Non il lancio della moneta o dei dadi in sé, però!
Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , , | 11 Commenti

C’è munnu pessu

A mia mi pari ca ci sù n’pugn’i pazzi, dda fora. Pazz’i catina, ri manicomiu! Vadda a chisti, ca ci rumpuni i sacchetti ca n’ama nsignari u dialittu, ca l’ama sturiari à scola, e cu n’autr’anticchia ni venunu a cacari a minchia macari ca l’ama parrari unn’e r’è, macari ò tribbunali. Chiddi chiù fini diciunu ca è picchì u venetu iè na “lingua”, e s’a tirunu, matruzza!, comu sulu unu di l’Alt’Italia pò fari. Iu, t’ha diri a viridà, pensu ca a megghiu lingua è chidda ca sai parrari megghiu. Chidda ca ti pò fari diri tutti chiddu ca ti passa pò cirivieddu. Non gn’è difficili; pi fariti capiri: iu nan sacciu spicari na palora d’italianu, e allura è megghiu ca parru u sicilianu. Ma ci sù i duttura, i prufissura ie tutti chiddi ca c’hanu i scoli auti, ca sanu parrari meggh’i mia. Si linchiunu a ucca cu tutti ddi beddi palori ca nò dialittu mancu ci sù! E senza palori, unu com’avissir’a parrari? Pigghia mà niputi, ca sturiau a “filosofia”. Iddu sapi parrari, pì daveru! Mi spara tutti ddi cosi – pissicologia, ah!, senti, senti, ondologgia, e pi scemologgia mi stà dicennu… – cosi, cosi!, ca s’aviss’a parrari n’sicilianu mancu i putissi diri. Ma si iù n’ei pozzu diri, vuò diri ca nun ci sù, ca non esistunu? O ca iù sugnu gnuranti? E u ma niputeddu allura, ca non sapi spicari na palora ri tariscu? (Iu emicrai à Gimmania quann’eru carusu… Ain zuai polizai!) E non sapi mancu u nglisi, schifiu. Uò ddrivati crapi!

Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , , , , , , , , , , , , | 22 Commenti

Aggiornamenti al 2010-01-24

Tè col miele, il Dottor Djembè, l'aspirapolvere in tutta la casa, un pranzo coi suoi parenti saltato, un pranzo saltato.

Sto tentando di mettere in funzione il Tumblr: http://tommydavid.tumblr.com/

killall transmission

Sto riscoprendo financo i distorsori Boss. (Ottimi per roba à là Satriani e/o Vai.)

Tosse. Secca. Maledizione.

Al piano di sopra hanno il picciriddo che cammina e incespica da una mattinata intera. Stasera sentiranno quello di sotto che suona metal.

Provo a riverginare aMule rimuovendo la robaccia salvata in /home/davide/.aMule – vediamo se dimentica che il… http://ff.im/-esLJP

Entro in modo dorico per uscirne stanotte.

I clienti più adorabili sono quelli che prendono un appuntamento per "conoscerti" e poi si fanno aspettare. (Dovrei aprire la porta?)

Ho incontrato da vicino l'assurdo. Era truccatissimo.

Toast o non toast? Questo è il mio dilemma filosofico della serata.

Yogurt di sera meno panza si spera.

La noia non è mancanza di fini, è mancanza di mezzi.

Se l'uomo è ciò che mangia, io sono un fantasma.

Voglio questo libro: "Non di soli geni" http://i.anobii.com/2bcd23

Voglio questo libro: "Ragioni per vivere" http://i.anobii.com/4c1c0c

Voglio questo libro: "Gang bang" http://i.anobii.com/13c772

Voglio questo libro: "Il problema dell'ominazione" http://i.anobii.com/36eb17

Cosa cominciare a leggere adesso? Dennett o Hofstadter? (Temo che tra i due godrà Duprè.)

Forse ogni giorno della settimana richiede un menù diverso. E non parlo di cibo, ma di post da sfornare.

Scopro con orrore che Google Street ha fotografato TUTTO in Sicilia. Anche le strade sterrate, quasi.

Un po' di sano ottimismo americano. Leggo Dennett.

Ritrovo la mia cara, vecchia (e ormai morta e sepolta) Signora Tempra passeggiando su Google Maps: http://bit.ly/5ji2dj

Onnipresente parcheggiatore di fronte all'università: http://bit.ly/6rsf3P

Che mi venga un colpo se quello non è Valentino! http://bit.ly/5A2Zrd

Che mi venga un altro colpo se quella non è una puttana. http://bit.ly/7ZV1nd

Fozza, ccampamu! http://bit.ly/4ImqXu

La mancanza d'ispirazione è disperazione.

Finalmente abbiamo il "ritwitta" (sic) anche in italiano.

Wordpress s'è mangiato i commenti che stavano nel cestino. Chi cazzo gli ha detto di pulirlo?

Scrivere. Il problema non è da dove cominciare, ma con cosa.

Convivenza è dedicare il sabato alle fottute pulizie.

Aspirapolvere on, cervello off.

Tommy David – TommyDavid.com – http://goo.gl/7Y0B

La sedia del computer dovrebbe avere le spine.

Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , | Scrivi un commento

Chitarrista cerca gruppo a Ragusa

Ciao ba(ss|tter)ista, sono un chitarrista alla disperata ricerca di una rock band a Ragusa. Suono cover da una decina d’anni, ho alle spalle una modesta carriera da show man coi Neurogramma (la band più seria che m’è capitato d’avere), ho una strumentazione che si sta impolverando e una tecnica assodata e incoerente. Musicalmente sono nato con U2 e Police, cresciuto con Pink Floyd e Led Zeppelin, maturato con Dream Theater e Black Sabbath e sto marcendo con i Rush e i Primus. Il mio sogno era quello di diventare ricco e famoso grattando corde; ma sono giunto alla veneranda età in cui Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e persino Kurt Cobain s’erano tolta la vita (la stessa età in cui David Gilmour pubblicava The Dark Side of the Moon, peraltro…), e ovviamente sono povero e sconosciuto (ma se in mezzo a terribili ristrettezze ce l’ha fatta un trentenne Mark Knopfler, chissà che non possa andare bene anche a me…).

tommy suona

Il mio intento, una volta formata la band, sarebbe quello di partire da qualche cover (non escludo neanche delle esibizioni a mero scopo pecuniario…) per poi sviluppare pezzi propri. Niente di “alternativo”, per carità: so che voi ragusani siete proprio fissati, ma non è roba per me. Ecco: la mia band ideale sarebbe un power trio: meno si è meglio si suona – e poi odio il secondo chitarrista, e tollero il tastierista solo se canta (o se è Keith Emerson) (anzi no, odierei anche lui, troppo tracotante: meglio un Jon Lord). Insomma, un trio alla Rush (ma anche alla Nirvana) o un quartetto alla Pink Floyd (per tacere dei Queen) è ciò che vorrei. Come genere prediletto – o meglio: d’ispirazione – siamo lì: un prog rock moderno, a limite un po’ psichedelico (e forse anche un po’ pop), ma non troppo tecnico perché non so ancora fare lo sweep-picking. Non disdegnerei nemmeno qualche sortita più metal, magari in chiave crossover (alla System of a Down, per intenderci) o addirittura dance (vedi Blondie e No Doubt). Lo so, chiedo troppo; ma se penso che Ragusa ha più di settantamila abitanti (dunque, ad occhio e croce, almeno settemila giovani tra i 20 e i 30 anni, tra i quali voglio sperare vi siano almeno una settantina tra batteristi e bassisti degni di codesta nomea – mettiamo poi che sette di questi sappiano pure cantare discretamente, ché io non ho proprio voce) e che loro si sono ritrovati, penso possa esservi qualche probabilità anche per me. Se sei arrivato fin quaggiù e sei interessato puoi lasciare un commento o scrivermi su info@tommydavid.com (potresti anche telefonarmi, ma nemmeno te lo do il mio numero perché perderei subito stima per te, visto che dovresti essere anche un minimo colto – oltre che bello e buono come un aristocratico greco – e quanto meno devi preferire internet alla tv e alla telefonia). Ti aspetto.

Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , , , , , , , | 11 Commenti

Dennett tra ganci e gru

Al Dell’Ombra

Nel noto L’idea pericolosa di Darwin Daniel Dennett, per spiegare la sua concezione del darwinismo, ricorre a delle metafore di natura meccanica. Egli parla di “skyhook” (ganci “appesi al cielo, sospesi”) e di “crane” (gru). Il suo intento è quello di mostrare e dimostrare la gradualità del processo evolutivo e l’innalzamento filetico lungo una scala di crescente complessità. L’oggetto del contendere, infatti, è il come dell’evoluzione, come fa ben rilevare Dennett:

«Le dispute che impazzano all’intorno consistono per la maggior parte, se non tutte, di varie contestazioni della pretesa di Darwin di condurci da qua (il magnifico mondo in cui viviamo) a là (il mondo del caos, il regno della più totale mancanza di progetto) nel tempo disponibile senza invocare alcunché oltre alla meccanicità priva di mente dei processi algoritmici da lui proposti».

Con il concetto di “skyhook” Dennett denota un qualcosa di miracoloso – un gancio appeso al cielo, ovvero sospeso nel nulla, che permetta prodigiosamente un innalzamento. È chiaro che tale metafora è da riferirsi a quanti connotano l’evoluzione come un evento inspiegabile senza un aiuto soprannaturale – non a caso «il concetto di gancio appeso al cielo discende forse da quello di deus ex machina». Dennett è molto critico verso una tale concezione dell’evoluzione, tipica ancora oggi ad esempio di animi religiosi che non riescono a conciliare le narrazioni mitiche bibliche con la storicità paleontologicamente comprovata dell’evoluzione1:

«Per più di un secolo gli scettici hanno cercato di trovare una dimostrazione del fatto che l’idea di Darwin non può funzionare, quanto meno non in tutto e per tutto; hanno confidato nell’esistenza di questi ganci magici, ricercandoli e invocandoli come eccezioni di quella che a loro giudizio è la tetra visione dell’algoritmo di Darwin che continua a girare in eterno».

daniel dennett

Abbandonando qualsiasi spiegazione che invochi il miracolo – o l’intervento divino – per rendere conto dell’innalzamento qualitativo e quantitativo dell’evoluzione, resta da spiegare quale sia la modalità del progressivo processo evolutivo. La metafora prediletta da Dennett, l’abbiamo anticipato, è quella di gru:

«Le gru sono in grado di svolgere quel lavoro di innalzamento che potrebbero fare gli immaginari ganci appesi al cielo e lo fanno in modo onesto, senza che vi sia bisogno di dare per scontato alcunché. Sono tuttavia costose; le si deve progettare e costruire, assemblando pezzi già disponibili, e piazzare su una solida base. I ganci appesi al cielo sono sollevatori miracolosi, privi di sostegno e insostenibili. Come strumenti per innalzare, le gru non sono affatto da meno e hanno il netto vantaggio di essere reali».

In altre parole: come una gru, poggiando su una base concreta – ciò che è già stato costruito –, permette sollevamenti verso l’alto senza bisogno di impossibili ganci sospesi al nulla, così la selezione naturale, senza la necessità di postulare interventi sovrannaturali – divini o miracolosi che siano –, riesce a rendere conto dell’aumento di complessità, dell’«“innalzamento” che si deve realizzare nello “spazio dei progetti” per creare i magnifici organismi [...] che si incontrano nel mondo». Detto più chiaramente, e nell’ormai noto stile dennettiano:

«Darwin ha offerto una spiegazione del processo di innalzamento meno raffinato, più rudimentale e più stupido che si possa immaginare – il cuneo della selezione naturale. Compiendo passi piccolissimi – quanto più possibile – il processo può traversare, nel corso di eoni, queste distanze enormi. Questo è quanto sostiene Darwin. In nessun punto è necessario qualche cosa di miracoloso, proveniente dall’alto. Ogni passo si è realizzato grazie a una salita semplice, meccanica e algoritmica da una base di partenza costruita con gli sforzi compiuti con altre salite precedenti».

È il trionfo dell’automatico gradualismo – e l’ennesima, indiretta critica alle teorie saltazioniste, ivi compresa la teoria degli equilibri punteggiati.


Note:
  1. In realtà Dennett taccia come “ricercatori di ganci magici” anche evoluzionisti che hanno proposto un punto di vista meno ortodosso – o meno “iperdarwinista” –: su tutti, Stephen Jay Gould.
Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , , , , , , , , | 7 Commenti

La mia etichetta nei social media

Oggi mi sono svegliato con quest’idea: che i social media vanno da me usati in un certo modo. È sensato, infatti, imporsi dei vincoli: nell’epoca della vita liquida un uomo, senza limiti, rischia soltanto di tracimare – e ciò è tracotante. Così vado ragionando che Facebook serve a tenere sott’occhio gli amici e a contattare quei conoscenti per i quali internet è feisbuc – da ciò ne consegue che l’unico suo uso proficuo è quello di parlare di ciò che si fa, in terza persona per giunta; Twitter potrebbe essere la bacheca in cui lasciare o lanciare i propri pensieri, aforismi o associazioni mentali – o finanche notizie di pubblico interesse, per i più temerari; Friendfeed il contenitore di tutta la roba che si vuole condividere e discutere rapidamente o anche più approfonditamente – non dimenticando che si hanno pure a disposizione 350 caratteri per lanciare richieste e provocazioni; Tumblr un blocco di appunti brevi, annotazioni e citazioni – ma soprattutto un cassetto per ritagli, di immagini e foto anzi tutto.

Resta il blog. Ma il blog non è un social media, direte voi. Sì, ma è una cosa in cui scrivo – su cui perdo tempo. È un armadio in cui potrei agevolmente sistemare ciò che disperdo altrove, in mille angoli – ma non lo faccio. (Non pienamente, almeno.) Il blog ha la sua fottuta dignità; ha un progetto che emerge a mala pena dalla totale mancanza di progettualità – proprio perché col blog si ci può fare tutto, o nulla. Il blog richiede responsabilità – se i tuoi tweet sono scialbi o noiosi poco male, si dimenticano, ma se il tuo blog non convince sei tu a non convincere. Insomma, oggi il blog non è un impegno da niente. Per il lettore, pure – niente tasto mi piace, niente replica chiocciolata da un centinaio di caratteri, niente possibilità di tacere senza compromettersi. Ma ancor più per lo scrittore (tanto più se quotidianamente pubblicante). Visto che posso, devo decidere dove mettere certe cose e dove altre: non mi garbano i calzini fra le coperte o le mutande in mezzo ai cappotti. Come sceglierò? Alla cazzo di cane.

Pubblicato in www.tommydavid.com | Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , | 5 Commenti