Liberi!

Avevo altro da scrivere, e anche molto, ma voglio veramente cogliere l’attimo “storico”, stavolta. Anche se il calendario per me è un foglio di carta pieno di numeretti e sigle, anche se so bene che se mi chiedeste «che giorno è oggi?» il 90% delle volte risponderei correttamente (lo giuro!), anche se non sono solito vivere le feste (ci dormo sopra, in tutti i sensi), beh: che oggi è il 25 aprile l’ho notato anch’io.
Le prime avvisaglie, oltre al notevole miglioramento delle condizioni climatiche (scivoliamo verso maggio, aoh!), mi erano state offerte da dei giovani volantinari, di quelli che stazionano mattinate intere davanti al Monastero porgendoti cartacce che butterai dopo pochi metri.
Mi scoccio quando mi porgono volantini, o quando comunque la gente per strada reclama la tua attenzione (accalappiatori!). Lascio il compito di acciuffare la cartaccia alla consorte, al solito; poi, se mi garba, do un’occhiata. Stavolta m’è garbato, e anzi ho pure conservato questi volantini. Due ben distinti, per l’esattezza.
Il primo, carta lucida patinata iperclorata e inchiostro rosso, come ben si addice alle notizie di (una capitalista) sinistra. Scritto in font Verdana per lo più a dimensione 50 grassetto (ho misurato). 25 Aprile 1945 – 2005, 60° ANNIVERSARIO della LIBERAZIONE. Bene: lo sapevamo quasi tutti, e lo si legge fino a sette e passa metri di distanza dal foglio A4. Libertà, uguaglianza, giustizia… solite parole, ormai vuote, ormai che mi danno la nausea. Quindi, a centro di foglio: LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA! (e lo immagini già scandito, a mo’ di slogan che è come dire vuoto-mantra-ottundente, quasi che la costituzione fosse un suo solo articolo – diciamo il 18 – e dunque giù con LACOS-TITU-ZZIÒNE!). Caspita: conservatori, i tipetti. Firmano anzitutto ANPI, poi La Margherita, Democratici di Sinistra, PdCI, PRC, Italia dei Valori, Sinistra Giovanile e tutta un’altra sfilza di piccole e medie organizzazioni di sinistra. Tutte associazioni che contemplano, nel loro gergo, tutti i termini, tutte le possibili sfumature che vanno da rivoluzione (Hasta Siempre!) a riforma (no, Calderoli non c’entra – forse…). Progressisti che s’improvvisano conservatori (e viceversa, ma è un altro discorso, come al solito), se non reazionari? Può darsi. Non c’è motivo alcuno, infatti, per non (ri)toccare la costituzione, che tra l’altro è ormai vecchiotta e frutto di contingenza storica e certamente migliorabile (dunque modificabile) come tutte le cose umane (dunque imperfette). (Che poi l’attuale governo voglia mobilitarsi per modificare la Costituzione in una certa direzione, beh, quello è un altro discorso.)
A confondermi ulteriormente le idee, altre affermazioni. ‘Contro, contro’… Ok, facciamo che i liberali sono di destra. Ma che non scrivano libertà, se poi si definiscono contro determinate cose.
Contro i terrorismi, per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. Non spiegano (e non si spiegano) come si possa essere contro il terrorismo e a favore del ritiro delle truppe in Iraq: come minimo dovrebbero evitare di cedere alla tentazione dello spettro ‘terrorismo’, termine grazie al quale sta succedendo il finimondo (sul serio). Ma evidentemente, e il terrorismo esiste, e si deve essere contro di esso (e dunque lottarlo), e si deve essere pacifisti. Mah. Botte piena e moglie ubriaca?
Contro il revisionismo storico. Credo fermamente che la Storia sia null’altro che interpretazione (ricordate Nietzsche?); dunque, perché non rivederla? Perché non offrire sempre nuove letture, per quanto abiette e intollerabili possano risultare, se riescono a disvelarci parte di quel che fu? Retrivi conservatori, sti rossi: niente da fare.
Ma costoro erano moderati, nei toni dei loro quattro slogan farfugliati a squarciagola, rispetto a quelli dell’altro volantino che ho conservato. Distribuitomi subito dopo il precedente (e intendo dopo aver fatto un passo, uno solo!, dal primo ragazzotto di sinistra), accompagnato dalle testuali parole: «Prendi questo, è più interessante!», il secondo volantino si presenta denso e impiastricciato di inchiostro nero (che, a dire il vero, nei volantini mi dà sempre fastidio: mi porta alla mente tanta retorica anni 20/30 nonché certi volantini odierni). (Non esiste un perfetto sinonimo di ‘volantino’?) Ma vabbuò, prendiamolo (cioè: cara, prendilo, se vuoi). Carta grezza, fotocopie (anzi, cartacce ciclostilate) imperfette, fitto Times New Roman a corpo 10 suppongo, e niente che attragga la mia vista oltre alla solita dicitura 25 aprile tattaratà e… Comitato Antifascista Catanese. A fondo pagina. Come una firma. (Ora che lo vedo meglio, ecco cosa mi ricorda: l’iconografia dei fogli delle BR, tanto è stampato malamente e impaginato male.)
Leggiucchio. Pare che detestino i partiti di centrodestra, ma anche quelli di centrosinistra: poco male, anch’io. Anche loro parlano di gente che riscrive la storia, anzi, cito (e commento tra parentesi): «in Italia la stampa, la televisione e i partiti politici di centrodestra e centrosinistra hanno dato il via ad una grande operazione (stanno mica per parlarmi di reality e fiction?) di revisionismo storico (sinceramente non me ne sono accorto; onestamente mi sembra più credibile la tesi di Berlusconi, che tutti stanno facendo a gara per parlar male di lui), cioè riscrivono la storia per come gli conviene (vadino a studiar l’italiano, anziché perder le loro mattinate a sparpagliare cartacce). Raccontano (chi?) che i criminali fascisti, in fondo, erano bravi ragazzi (veramente mai sentiti questi racconti; ma, ad ogni modo, voglio dire: credo che vi siano tanti buoni e ingenui guys anche tra i militari americani odierni, per fare un esempio e portare un paragone spero calzante), erano fascisti solo per caso (non lo escluderei: i ggiovani fanno tante cose per caso, pur di sfogare i propri ardori ed entusiasmi da ventenni; e poi, vuoi mettere lo spauracchio dell’olio di ricino?), mentre i partigiani invece erano rozzi ed assassini (questa mi giunge nuova… chi l’ha affermato, S.B. nell’enciclica “Miseria e Terrore”?)». Quindi, questi sono anche più partigiani di quelli del volantino rosso che pure erano appoggiati dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Ma la mia riflessione non voleva vertere su di ciò, quanto piuttosto su un fatto: essere antifascisti è essere fascisti. Se infatti fascista è colui che vuole limitare la libertà altrui e anzi tappar la bocca agli avversari, l’antifascista, nel suo disperato tentativo di azzittire sti supposti fascisti (e l’ulteriore questione sarebbe: chi sarebbero codesti ‘fascisti’? quei quattro giovinastri ultras craniorapati in tenuta Lonsdale o comunque nera e anfibi scarpe-grosse-cervello-fino?), si rivela un perfetto fascista.
No, questi sedicenti antifascisti non sono affatto pacifisti né pacifici. Nemmeno lo scrivono, per fortuna – e con ciò risultano più coerenti dei tizi della sinistra rossa e moderata, che comunque si limitavano a esporre bandierina arcobaleno e a proporre il ritiro delle truppe. Questi esaltano la LOTTA e pronunciano slogan dal sapore guerrafondaio come Bisogna fare rivivere le lotte di ieri nelle lotte di oggi. E non venite a dirmi che intendono lotte non violente: non credo che quando scrivono che «i Partigiani italiani cacciarono finalmente gli invasori tedeschi e gli infami traditori fascisti» pensino a delle specie di Gandhi, o a degli eroi che riuscirono nell’impresa col solo uso delle parole. Del resto, è un noto paradosso: anche la Rivoluzione Francese si batté per l’eguaglianza e la fraternità a suon di ghigliottina. La contraddizione del rivoluzionario, che magari in fondo si autogiustifica col detto pseudomachiavellico «il fine giustifica i mezzi». E la lotta (la guerra, se volete) cessa di essere un male in sé stessa: basta un buon fine, un giusto valore (sic) per cui combattere. Risulta chiaro che anche sti antifascisti hanno dei valori assoluti (foss’anche uno solo, come sembra essere: quello di combattere contro i fascisti dell’altro colore – ma dallo stesso identico umore) così come quelli che rimproverano ai tizi di destra. Che lottino almeno contro i fascismi, e non contro i fascisti, caspita (molto nello spirito voltaireano del «non condivido quel che dici, ma mi batto perché tu possa dirlo»). E che capiscano che un antiantifascista (mi chiedo se dopo un simile post io lo sia, almeno un poco), nel suo essere fascista (voler mettere a tacere gli antifascisti), lotterebbe identicamente come loro.

P.S.: due piccole note: la prima, è che spero che non me ne vorranno hooverine e araxe (alias erinni) per questo mio intervento – ammesso che mai lo leggano e siano disposte ad ascoltarne le (deboli?) ragioni; la seconda: mi sono ritrovato a condividere almeno parte di un’affermazione di Bondi, Sandro Boh!ndi, rivolta a Prodi che, da buon comunista, s’è messo a imprecare contro supposta gente che non festeggia il 25 aprile (ok: più mortadella e grigliate per tutti, il prossimo anno): «anche in questa vicenda si comprende che Prodi sia interessato unicamente a dividere il Paese, a fomentare gli odi e le inimicizie, piuttosto che, al contrario, approfittare di questa data per unire gli italiani». Prodi. Antifascisti. Illiberali.

N.B.: niente immagini, stavolta. Prendete anche questo mio presente come un volantino propagandistico. (La triste realtà è che nell’archivio di immagini mi sono rimaste solo jpg porno…)

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