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Sabato 29/07/06, 15:45

Prog compilation

...dove Tommy dice di altre e varie, suscitando 5 commenti

Ripropongo una compilation, già presentata sul mio fu forum qualche tempo addietro (è forse l’unica cosa che sono riuscito a conservare). Trattasi dei miei dieci album prog preferiti. Di cosa si tratta? Storicamente, il prog rock nacque come un genere musicale che riuniva un manipolo di geniali gruppi inglesi degli anni ’70 (principalmente Genesis, Yes, King Crimson, ELP, Gentle Giant) che proponevano un rock nuovo, diverso, dilatato, più ‘colto’ se vogliamo rispetto a quello fino allora ascoltato e suonato (quello dei Beatles pre-Sgt.Pepper), con delle caratteristiche composizioni virtuosistiche, barocche, polifoniche (certo aiutati da Hammond e Moog vari: è la tastiera spesso, e non più la chitarra, a farla da padrona, e gli stessi chitarristi diventano veri e propri compositori, vedi il geniale Frank Zappa): i brani si fanno lunghissimi, complessi, articolati. In realtà l’atteggiamento – l’attitudine? – prog è ravvisabile anche altrove (a parte che in quei molto-prog-anni-settanta c’era un fermento di gruppi gruppetti e bande prog anche in Italia, di cui la PFM costituisce solo la punta dell’iceberg; purtroppo non è materia sulla quale mi trovate ferrato: rivolgetevi a Chick): come non definire ‘prog’ certi psichedelici brani dei primi Doors, o una composizione come Bohemian Rhapsody dei Queen, oppure un capolavoro come l’intero concept The Wall dei Pink Floyd? Negli anni ’80 l’avvento del punk, quindi del metal e infine delle prime band da MTV spazzò via quasi completamente questo ‘genere’, questa cifra stilistica, questo modo di comporre; ciò non tolse che alcune band, come i Rush e i Marillion, continuarono ad operare per traghettare il prog nel nuovo decennio: negli anni ’90, infatti, vi fu una reviviscenza del prog, ormai trasformatosi in prog-metal, i cui paladini sono senz’altro i Dream Theater, che continuano tuttora a sfornare album forse meno autentici e sicuramente, dal mio punto di vista, assai distanti dal ‘mainstream’ prog (per quanto, ribadisco, il prog non sia un vero e proprio genere, quanto piuttosto una disposizione liberissima alla sperimentazione e alla contaminazione, non dissimile dalla fusion se vogliamo, ma senza mai rinunciare al piglio rock e all’innato gusto per la melodia, per quanto complessa e articolata possa essere). Insomma: avete capito cos’è sto prog? No? Bene: chiedetemi copia in mp3 su cd procuratevi i seguenti album. (Frattanto, per saperne di più, fate un salto su ProgArchives.com, autentico archivio del prog dove ne troverete anche la definizione e una bella storia; ottimo materiale in italiano è reperibile su Onda Rock e su Wikipedia.)

Frank Zappa – Hot rats (1969)
Il primo album pienamente còlto ed orchestrale del sublime Frank. Una follia musicale, schizzi sonori imprevedibili e originalissimi, un gusto beffardo ed eclettico, un uso trasgressivo e innovativo degli strumenti classici. Da ascoltare e adulare, assolutamente.

Emerson Lake & Palmer – I (1970)
Cosa succede quando tre grandi virtuosi con un grande amore per la musica classica formano un gruppo senza chitarrista? Esce fuori una rigorosa fantasia compositiva: memorabili le composizioni bachiane del tastierista, le fughe barocche e le cavalcate in punta di bacchette.

Genesis – Nursery cryme (1971)
Ovvero: il lato più romantico del prog-rock inglese. Lirici, sognanti e trasognati ma anche inquietanti, amanti delle favole e del mistero. Teatrali – grazie anche alla magistrale interpretazione di Peter Gabriel – e piacevolissimi.

Pink Floyd – Meddle (1971)
Benché i Pink Floyd non siano esattamente un gruppo prog (ma nemmeno rock, e neanche psychedelic come molti ritengono), questo album, fosse solo per la stupenda Echoes (le altre, a confronto, sono un po’ ‘canzonette’) è da annoverare tra le grandi composizioni prog di quel periodo.

Yes – Close to the edge (1972)
L’altro grande gruppo prog, l’altra faccia dei Genesis, solari ed aperti, virtuosi e complicati all’estremo, impervi e arzigogolati come pochi altri ma che non dimenticano mai la sperimentazione di sfumature avvincenti e polimorfe e la costruzione di cattedrali di suoni.

King Crimson – Red (1974)
Un album di un Fripp (chitarrista e mente dei KC) ormai maturo, assieme a Bruford degli Yes e a Wetton. Cosa poteva uscirne, se non un autentico capolavoro? La sperimentazione tocca qui livelli altissimi, vette irraggiungibili e ineguagliate.

Rush – Moving pictures (1981)
Il prog rinnovato, con un piglio ormai pienamente hard. Con le loro sonorità, inclusi gli sperimentalismi dovuti alla quasi assenza di supporto tastieristico nelle armonie aperte, hanno dettato legge su tutto il prog-metal successivo: vi sembra poco?

Queensrÿche – Operation mindcrime (1988)
Un concept di una band che ha inaugurato un nuovo modo di comporre, suonare ed arrangiare album in stile prog, segnando indelebilmente la strada per gli anni ’90. Immaginifico, prepotente, drammatico, colossale, geniale.

Bozzio Levin Stevens – Black light syndrome (1997)
Nuovamente un trio di virtuosi che mettono su un project a loro nome. Esperienza riuscitissima, che miscela in sempre nuove forme inventive le valenze tecniche dei tre musicisti senza mai stancare le orecchie dell’incauto ascoltatore.

Dream Theater – Scenes from a memory (1999)
Forse l’ultimo grande album prog dello scorso decennio e di sempre, donatoci dal più celebrato gruppo prog-metal. Un concept che miscela metal e psichedelia, squarci onirici e virtuosismi efferati, dolcezze infinite e riff potenti: punto d’unione da manuale tra melodia e aggressività.

Con questo è tutto. Alla prossima compilation.

Tommy disse di ...

5 commenti a “Prog compilation”

  1. Pachi

    Nel tuo elenco di album progressive hai dimenticato di inserire “relayer” degli yes forse non lo hai ascoltato se vuoi te lo mando via e mail.
    SEi stato abbastanza chiaro nella spiegazione ,anche se sopravvaluti troppo gruppi come i dream theater che secondo me infangano il buon nome del progressive rock.
    Nella prossima compilation inserisci il commento su qualche band italiana che si rifà al prog come le orme.

  2. Nella mia scelta personale (dunque aperta ad ogni obiezione) degli album prog ho adottato la politica di scegliere un solo album per gruppo. E degli Yes c’era già “Close to the edge”…
    I Dream Theater forse infangheranno il buon nome della tradizione del prog, ma non la sua evoluzione verso nuove sonorità e terreni inesplorati. (Ma poi tu il loro album in questione l’hai ascoltato a dovere? :-))
    Sul prog italiano ho ammesso di essere ancora impreparato…

  3. Io l’unico ‘prog’ che conosco l’ho letto sul lettore VHS un decennio fa circa.
    In teoria avrei dovuto tacere quesdto mio commento, ma per farmi vivo dal buon Tommy, dovevo pur inventarmi qualcosa!
    :-)

  4. nome

    e i califfi di fiore finto fiore di metallo dove li mettiamo?

  5. Antonio LdF: adesso sei moralmente costretto a procurarti almeno uno dei suddetti album - o, applicando la legge kantiana, tutti parlerebbero a vanvera. ;-)
    nome (ti conosco?): ho già ammesso la mia ignoranza nei confronti del prog italiano. :-(

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