Piacere, Davide T.

Non so se apparirà un atto di arroganza o piuttosto di buona creanza, ma reputo opportuno scrivere quattro righe sul mio conto, avendo la consapevolezza che il mio nome1, nell’ambito internettiano – e non solo – biancavillese, risulterà sconosciuto ai più. Ma convinto come sono che l’autore lo si (ri)conosce dall’opera, mi preoccuperò qui piuttosto di spiegare i motivi di essa: le mie parole venture comporranno l’asintotico mosaico (su di me nello spazio-tempo: Biancavilla ormai nel XXI secolo).
Bene: avevo in mente un sito su Biancavilla almeno dall’inizio di quest’anno. Ma l’idea, mutatis mutandis, era presente già dal mio ingresso alle scuole medie allorché con vari amici si tentava l’avventura del “giornalino”. Nel frattempo i tempi son cambiati, i mezzi pure. E la testa, quella soprattutto. Sopraggiungono la maturità, la ricerca delle cause. La ricerca di giustificazione, pure. E la domanda cruciale per ogni aspirante scrittore: si può scrivere senza movente, senza sentimento?
Tipica di ogni prefazione di opere sul nostro paese è la locuzione ormai idiomatica: «mi ha spinto a scrivere il grande amore che nutro per Biancavilla»2. Guardando nel fondo del mio animo – quant’è orrenda quest’altra espressione! – devo dire che non riscontro di quest’affetto. Anzi, a primo acchito direi piuttosto che per Biancavilla trovo in serbo avversione, rancore, ripugnanza. Possibile? So, al di là di ogni ipocrisia, di non essere nemmeno l’unico biancavillese (o piuttosto “residente a Biancavilla”) a pensare sfacciatamente simili esecrabili cose. Tuttavia anche l’odio sarebbe un’emozione, e nemmeno delle più salutari: contorce gli animi, distorce le sensazioni, estorce errate valutazioni. Dovrei piuttosto domandarmi le scaturigini di questo perverso sentire, o tentarne una giustificazione. Quest’ultima è giunta – o meglio: non è giunta – in occasione di un mio recente viaggio in giro per la nostra isola. Scorrazzando per le provinciali del trapanese, dell’ennese o dell’agrigentino mi riscoprivo, quando non a rimpiangere, perlomeno a rivalutare quel paese che ritenevo arretrato, gramo, zotico; quel comune-agricolo-alle-pendici-dell’Etna, quella cittadina votata alla madonna-impigliata-nel-fico a cui anni e anni di propaganda scolastica – le elementari erano impietose! –, quando non lustri di cittadinanza coatta, non erano riusciti a farmi affezionare. Certo: potremmo dunque dire, tiepidamente consolandoci, che se vogliamo “c’è di peggio in giro” (questa classificazione supporrebbe infatti dei criteri): soprattutto esistono realtà diverse là fuori. Ma Biancavilla è già abbastanza diversa di suo. Diversa, per molti versi, da quel che si può vedere allontanandosi, ma anche rimanendo nei dintorni.
Al ritorno dunque alla cappa biancavillese (quella fisica misto di smog azolo amianto e incenso, come tutti sanno) ho cominciato dunque ad interrogarmi non tanto sulla mia presunta acredine per il paesello, quanto sui motivi perché esso possa risultare odioso – o amabile, per altri versi ma soprattutto per altre persone. Spostare il fuoco, riportare l’attenzione dal soggetto all’oggetto insomma: una controrivoluzione copernikantiana, un’incursione fenomenologica per mettersi realmente in ascolto con le ragioni di Biancavilla e delle sue cose, case, chiese, strade, valli, monti, genti, abitanti, animali, inanimati. Ecco: questo ascoltare, questo insistente domandarsi (spulciando vecchie categorie e creando nuove tassonomie, se necessario) sarà l’oggetto principale delle mie farneticazioni riflessioni.


L’idea del sito, dicevo. Ho pensato al blog perché più vicino alla consueta forma editoriale cartacea (dopo aver scimmiottato una pubertà intera di fare il giornalista, ho trascorso l’adolescenza pensando di poterlo fare veramente, un dì: adesso, a un terzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai a non aver fatto proprio nulla). Ho pensato al blog perché permette al visitatore – ai miei concittadini tutti, potenzialmente: basta un computer, una connessione e un minimo di perizia (cose che tutti avranno, tra qualche anno) – di lasciare un commento, che per l’autore dell’intervento è sempre il ricevere un feedback, un riscontro immediato. Ho pensato al blog perché di moda, e perché non potevo fare a meno di ammirare le ottime costruzioni di Vincenzo Ventura, del Fiorenza e dell’ultimo arrivato, il nostro Sergio. Ho pensato al blog anche riscontrando l’inattitudine, o forse l’inettitudine, del biancavillese verso un forum tipo bulletin board (delle implicazioni e cause sociologiche di un tale mistero mi interrogherò in seguito). A furia di pensarci, questo blog l’ho – l’abbiamo – fatto.


Note:
  1. Non credo, in realtà, che userò il mio vero nome per firmarmi di volta in volta: su internet e sovente anche nella strada preferisco rimanere noto con uno pseudonimo, un nick dal suono più internazionale e dunque anonimo. Nessun tentativo di nascondere le mie immediate generalità, tuttavia: nome e cognome sono presenti in calce al “manifesto” col quale abbiamo dato ai nostri lettori il benvenuto – oltre che nel titolo di questo topic…
  2. In un celebre frontespizio il rev. Bucolo, poco più di mezzo secolo fa, affermava di scrivere «perché si sappia quanto amore è insito in me verso la mia diletta Patria». La “patria”, inutile puntualizzarlo, è il nostro Comune.
(Nessun post simile, per ora.)
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Un Commento

  1. Alessandro Scaccianoce
    Pubblicato 3 ottobre 2006 alle 00:55 | Link Permanente

    Scrivo alla gentile redazione del nuovo sito di Biancavilla per formulare il mio augurio per la intrapresa iniziativa. Conosco bene ed ammiro da tempo il lavoro dei noti “bloggisti” (Ventura, Fiorenza, Mazzaglia). Noto adesso che c’è una new entry che trovo davvero interessante innanzitutto per l’erudizione che dimostra e poi per questi sentimenti contrastanti nei confronti del nostro “paesello”, che è comune anche al mio sentire.
    Non riesco tuttavia ad identificare l’autore dell’ultimo post con un viso a me noto.
    Gentile Davide, ti prego, se ti è possibile e ne hai la voglia, di farti vedere in piazza e di renderti riconoscibile da me. Sarei molto onorato di conoscere un giovane di siffatte qualità, che non può e non deve restare nell’anonimato. Ho intuito che c’è della stoffa, e di qualità, in te.
    Un saluto cordialissimo insieme all’augurio di poter fare bene per Biancavilla.
    Alessandro Scaccianoce
    alexscax@interfree.it

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