Sparate novembrine

Una paranoia, e malattie ed epilessie che non vi dico. Giustificarmi dell’assenza? È un tòpos ormai sfilacciato, attonito. Attacco cavi e svuoto dati quando il vero cavo sono io. Cave cavum: eppure l’altro giorno, anzi gli altri giorni, ero stracolmo: bili e argomenti ben amalgamati. Poi sono impazzito, ma proprio come la maionese. Mi servirebbe una cromoterapia tapìoca.


Novembre, settimane di siccità, funghi sta funcia e cisterna vuota. Ma belle giornate di cui parlerei come se mi saranno interdette per sempre. Belle ho detto? Hm, ‘nsomma. Studi medievistici e infarcimenti pedagogici a parte.


Il pero e il ciliegio hanno ambreggiato. L’ho lasciati quasi spogli, troverò cadaveri.


Tutto ciò mi ricorda un paio cose: che in altri momenti avrei messo una mini photogallery; che dovrei aggiornare la pagina foto (e non solo); che potrei cominciare a sfruttare meglio il mio spazio Flickr.


E poi il rammarico di avere abbandonato Aldo. Chissà se lo ripescheremo.


Ci sono sempre momenti da ricordare e altri da dimenticare. Ma per alcuni il giudizio è difficile. Epurazione delle tracce mnestiche, ristrutturazione e ricoloratura emotiva, questo sì ci vorrebbe.


Un ritocco qua, un’aggiustatina là. Ma siamo già abbastanza bravi a mentire a noi stessi.


L’occhio orbo della Tempra. Avessi comprato i copertoni un giorno prima, avrei evitato il fracasso.


Ma tanto nel frattempo s’era pure già bruciata la guarnizione della testata. Dicesi culo, piangonsi lacrime avare.

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4 Commenti

  1. Simone
    Pubblicato 1 dicembre 2006 alle 17:35 | Link Permanente

    Povera macchina…e quante gliene fai passare ogni volta ç__ç

  2. signù LU CECIRU
    Pubblicato 12 dicembre 2006 alle 21:34 | Link Permanente

    Signù Tummy Davidi, banasira.
    Sognu u signù Lu Ceciru e ci vuliva reri na cusa.
    Dda machina ca ciavi Vassea iè troppu buna.
    Parù mi pari ca ì truppu uliosa e fa fomu.
    So ci ntarissa, ci pozzu dari u ma sciccu.
    Cheddu se ì appiddaviru bbunu:
    nun cunsuma ugghiu, né cupittuna e mancu binzina.
    Sulu mangia pagghia, caca, ma nun inquina.
    E quannu muri u pù fari a bruru, rustutu a fiddi, a zazezza uo a muttatilla
    e ci pò mangiari ppi tuttu l’annu Vassea i a sa Signurinilla.
    U vuli vinnotu, ua nu?

  3. Pubblicato 1 dicembre 2006 alle 21:55 | Link Permanente

    Adesso è come nuova – guarnizione della testata a parte -; anzi, col pezzo nuovo e riverniciato (contro ogni mio volere, da buon catanese ferrovecchiaro), è più lucida che nuova… ;-)

  4. Pubblicato 16 dicembre 2006 alle 16:48 | Link Permanente

    Signù Lu Ceciru, putìmu fari scanciu si Vassea vuli.

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