MusicAnime

Al momento il mio anime preferito è Nana. Sì, Nana. Proprio Nana. Essenzialmente la storia di una punkettara (o rockettara?) che vuole sfondare con la propria band. (In realtà il leitmotiv è la storia di amicizia particolare tra le due protagoniste; ma ad un certo punto della serie le vicende di due band musicali – con tutto lo stuolo di amicizie, amori e rivalità che s’intrecciano tra loro – diventano di centrale importanza.) Una ragazza che, credendo nelle proprie capacità e nella sua volontà di fare musica, decide di andare a Tokyo per avere più opportunità e cogliere l’occasione propizia.

Nana (for desktop)

Sto seguendo le repliche del sabato (alle 14:30 – l’ora dei Simpson, ma tanto loro di sabato non vanno in onda – su MTV), quindi sono un poco indietro e non so se il suo sogno si avvererà (ma al proposito nutro pochi dubbi). Quel che so per certo è che noi Neurolesi (o quel che ne resta) non riusciremo mai. Forse non abbiamo mai nutrito un sogno – ma che dico un sogno: un’ambizione almeno, una voglia, un tentare. Forse Vini & Fumi erano più importanti dei Suoni. Sicuramente. Ore e ore di esacerbanti prove per migliorare qualche tristo pezzo altri: fortuna che lo stordimento ci drogava prima. (Il far-si peggio è meglio che far male, perché almeno ti fermi prima.) E dire che le sostanze psicotrope hanno generato i capolavori degli anni Sessanta e Settanta (ma anche Ottanta e oltre…). Ma noi? Forse è il luogo, dai: mettiamola così. Eppure stiamo nella Seattle de noantri: sto paio di palle. Catania è un cesso, lo sappiam, e fa fare tanta pipì. E poi nell’Era Multimediale & Interconnessa che importa più dove si sta? Si è ovunque – e in nessun posto. Tanto uno spazio non è negato a nessuno. La Musica potrebbe farsi e spostarsi veramente ovunque: abbiamo apparecchietti (quelli da cui digitiamo) ben più potenti dei registratori di trenta e quarant’anni fa; abbiamo possibilità distributive distruttive, che il marketing e il passaparola di quei tempi mai avrebbero potuto immaginare. Ma che cazzo sto dicendo? I mezzi non fanno l’arte. La modificano, ma non la creano.

Nana canta

Ormai c’ho perso ogni speranza. Non ne ho mai avute, di serie: tuttavia talvolta, per brevissimi attimi, mi sarò cullato all’idea di “sfondare”. (In realtà un’immaginazione meno trasognata e più realistica mi fa capire che ciò turberebbe la mia diletta quiete più d’ogni altra cosa. Però Musica & Soldi rimangono un binomio ghiotto…) Non so ne ne abbiamo le capacità. Forse abbiamo le anime aride. Ma parlo per me: c’ho il quadernetto degli schizzi, con pattern, melodiuzze, riff, ritmiche. Tutti abbozzi mai sviluppati (e al contempo vecchi di qualche anno). Dovrei perderci tempo (che poi, è veramente perso quando t’ingegni?). Dovrei potenziare. Tempo & Potenza, Atto & Arte. Forse non sono ancora pronto. Ecco, è così. Eppure pare che a 25 anni si sia all’apice della vita, nell’età in cui le possibilità mentali e fisiche sono al top (e dunque creatività e mezzi si conciliano alla perfezione). Epperò io annaspo. Schiatto d’invidia e di ammirazione a rivedere cosa facevano alla mia età (e anche meno) altri musicisti (veri, in quanto creatori di ciò che poi suonavano): i Beatles, i Black Sabbath, i Sex Pistols, i Joy Division, gli U2, i Metallica avevano già fatto la storia della musica anche prima dei 25 anni (anzi, diciamo pure che a questa cara età avevano già detto tutto…). Invece io annaspo (l’ho già detto?). Noi annaspiamo, con ste cazzo di cover dalle quali non riusciamo a divincolarci: cover delle quali, in tutta onestà, ho le palle piene (e le tasche vuote per giunta). Hooverine m’aveva avvertito…

Hooverine al basso

Cominciano a crescermi le unghie della mano sinistra, terra inclusa.

Post simili:
Questo articolo è stato pubblicato in www.tommydavid.com e ha le etichette , , , , , , , , . Aggiungi ai preferiti: link permanente. Scrivi un commento o lascia un trackback: Trackback URL.

6 Commenti

  1. Pubblicato 28 novembre 2007 alle 13:39 | Link Permanente

    Mettevo su carta (virtuale) questo articolo un paio di settimane fa, ma lo avevo in mente da un paio di mesi. Nel frattempo anche la bistrattata cover band è andata a puttane, e da sola. Inutile dunque infierire sui cadaveri…

  2. Pubblicato 28 novembre 2007 alle 18:07 | Link Permanente

    eh, ma anche io, senza cover, dove sono arrivata? non ho mai coltivato sogni di successo, questo è vero (anche se sono convinta che tra dieci o vent’anni a catania ancora si parlerà di noi). :)

    p.s. aspetto le note alle mie foto.

  3. Miryam
    Pubblicato 28 novembre 2007 alle 19:57 | Link Permanente

    Tomasè, sfondare nell’ambito musicale non è affatto facile, lo sai meglio di me.
    Mettici poi i casini che si fanno a unire teste varie e diverse, se si vuole portare avanti un gruppo.
    Che dirti? Non svilirti, conserva per te stesso questi sogni. Chissà se un domani…E poi bando al bilancio d’età! la creatività non bada a ovvietà anagrafiche.

  4. Atarassio X
    Pubblicato 29 novembre 2007 alle 15:47 | Link Permanente

    Carissimo Tommy,
    gli esempi che porti sono troppo distanti nel tempo.
    I Beatles e co. si muovevano in un epoca in cui, bastava suonare due accordi qualsiasi per essere originali ed innovatori. Nella tabula rasa del pop degli anni 60, qualsiasi gruppo più o meno riusciva a fare qualcosa di originale: anche se, a distanza di 50 anni, in pochi possono considerarsi veramente originali. Considera poi che agli albori del pop-rock quei giovani suonavano ogni giorno dalla mattina alla sera. Non solo suonavano, ma mangiavano, dormivano e … sempre insieme.
    Considera anche che in quell’epoca, ed ancora oggi accade, tanti John Lennon e tanti Bob Marley non hanno avuto la benché minima fortuna e sono morti di stenti suonando ai margini di una strada e vivendo dell’elemosina di qualche passante che apprezzava la loro musica e la loro originalità.
    Non essere così avvilito se la tua esperienza musicale non ti ha ancora dato le soddisfazioni che sognavi.
    In fondo, quali sacrifici hai fatto? quanto tempo hai impiegato per fare qualcosa di originale?
    Ma veramente pensi che nel 2007 sia ancora possibile fare qualcosa di originale nella musica pop?
    Personalmente mi sento vicino a quella corrente di pensiero che considera la vita di ogni genere musicale come una parabola.
    Dopo un inizio stentato, arriva al suo apice, per poi estinguersi inesorabilmente.
    La musica classica per esempio.
    Quanti Mozart e Bach vi sono al giorno d’oggi?
    C’è stato un tempo in cui, nonostante non vi fosse la tecnologia di oggi, è stata scritta tanta di quella ottima musica classica, che ancora oggi professori e direttori d’orchestra eseguono nei più importanti teatri del mondo, incidendola in dischi e ricevendone anche dei premi.
    Eppure quando suonano il Requiem di Mozart o Le Quattro Stagioni di Vivaldi si tratta sempre di cover.
    Orsù dunque, Garzoncello scherzoso non prendertela tanto se non sei riuscito a scrivere Imagine di Lennon.
    Suonando hai comunque vissuto dei momenti gioiosi e spensierati; hai conosciuto tanti giovani e qualcuno un pò meno giovane degli altri; hai avuto modo di ampliare le tue esperienze.
    Dunque, non essere così pessimista.
    Hai ancora “vinticincu annuzzi” e tutta una vita davanti.
    Se veramente ti piace la musica continua a suonare, con o senza gli altri.
    In ogni caso avrai trascorso dei piacevoli momenti spensierati.
    Vedrai che, se sono fiori, fioriranno.
    Ma se sono cachi …!
    Salvo X

  5. Pubblicato 3 dicembre 2007 alle 15:43 | Link Permanente

    Grazie, grazie a tutti per il supporto. Maggiori mie riflessioni prossimamente.
    P.S.: Salvo, anziché parlare cerchiamo di agire… Aspettiamo tue nuove!

  6. Pubblicato 23 dicembre 2007 alle 17:44 | Link Permanente

    Brevi annotazioni postume ai vostri commenti.

    hooverine: rimanere nelle parole anche di tre soli sconosciuti è meglio che restare nei ricordi pietosi di quattro amici al bar… (P.S.: le note alle foto prossimamente, appena avrò qualche giorno festoso di connessione continua…)

    Miryam: sono assolutamente d’accordo sulla difficoltà dell’“unire teste” – che più sono, più è difficile –: mai come nella musica rock il principio “meno è meglio” è stato così valido. Sull’età anagrafica invece ho qualche riserva – limitatamente all’ambito “musica rock”. È il filosofo che matura tardi, non il rockettaro – che col passar degli anni marcisce…

    Atarassio X: riflettevo già da tempo su tutti gli spunti che mi offri – che non arrivano sgraditi né inattesi, in quanto ricapitolano perfettamente sagge acquisizioni di una lunga carriera. Concordo però solo sulla conclusione della musica come divertimento e piacere (del resto Gadamer inquadrava genialmente l’Arte nelle tre categorie di Gioco Simbolo Festa); sull’impossibilità dell’originalità attuale del pop invece nutro qualche riserva. Spero di poter esprimere meglio le mie riflessioni (ancora in fase di cova, a dire il vero) in un post prossimo venturo…

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Iscriviti senza commentare