Cosa di adesso. Di questi giorni, di questo giorno. Del futuro immediato, del passato prossimo. Degli eterni attimi di presente, che sono tutti uguali tutto quel che abbiamo – e tutto quel che ignoriamo, così protesi verso altre dimensioni temporali e così desiderosi di nuove estensioni spaziali. Penso tutto e il contrario di (quasi) tutto. Vorrei scrivere tante cose (come sempre). Vi detesto, forse perché mi odio. No, non disprezzo nemmeno me: aborro la sospensione, l’incertezza, la precarietà, l’indecisione che deriva dalla mancanza di (completa) informazione. Quindi forse non odio né me né voi, ma bensì loro. Con loro basta intendere tutte le persone con cui non posso comunicare/interagire, e il gioco è fatto. Sì: sono feccia. (E scervellatevi pure, nel caso non ci abbiate fatto caso, per capire se “sono” è prima singolare o terza plurale: benedetta ambiguità di una lingua lambiccata!) Molte cose che volevo dire le sto spiattellando senza criterio alcuno qua. Avranno un bel dire i miei quattro lettori di là: parla così perché sta male? Può darsi. O magari sto male perché parlo così. Basta crederci? Volere è potere? L’ottimismo è il sale della vita (il pessimismo lo zucchero?) e il gioco di Pollyanna il miglior esercizio filosofico possibile? Andate a fare in culo: voi, quelli del V-Day e quelli contro, quelli della pubblicità e del pubblico, quelli che dovrebbero stare dietro le sbarre e quelli che godono della loro (il)legalità. (Che c’è di bello a mandare a fare un culo per chi manda?)

Comunque rimettiamoci: espelliamo le scorie, pensiamo a questo dannato presente e stiliamo una scaletta. Vi parlerò, nei prossimi giorni (mi sto impegnando quasi ufficialmente), di (in ordine sparso): grilli in testa, palle gonfie e palloni sgonfi, sms al blog, paese che cambia. C’erano poi storie più vecchie: vie del rock, futuro della filosofia, mal di scuola, rivoluzioni. E c’erano poi favole che vivrò prima ancora di narrarvele – o forse il contrario. Post simili:
3 Commenti
Caro Tommy, leggo una distonia (per entrare in ambito musicale, dove sicuramente siamo più in sintonia!) nelle tue parole. Non vorrei ti fossi arrabbiato con me. Mi spiacerebbe molto. Spero di aver frainteso, dacché non era assolutamente mia intenzione. E se i miei toni lo hanno fatto credere, ti assicuro che è uno scherzo della forma scritta. Ci saremmo capiti meglio di persona (non confindo molto neanche in quello che scrivo io, immagina la mia amrezza sull’informazione!).
A parte ciò, non posso che darti una pacca sulle spalle ed essere solidale con te in merito a questa amarezza politica, sociale etc. che, sono sicuro, dovrà passare.
Un caro saluto e a prestissimo, anche di là (su Sitosophia!).
Davide
Ma figurati! So benissimo che nelle dispute scritte c’è sempre il doppio rischio del fraintendimento e dell’astio. Anche Dawkins e Gould se ne scrivevano di tutti i colori, ma a livello personale erano amici e si stimavano a vicenda.
A volte penso che a essere dannose sono le idee (i memi, se vogliamo) e non le persone. A volte penso che a danneggiarci sono gli eventi di cui non abbiamo parte in alcun modo. A volte penso che se l’uomo ha tutte queste sfigate complicazioni è meglio (ri)nascere gatti.
Comunque ti ringrazio, sia per la possibilità di confronto che mi offri che per l’augurio che il periodaccio amaro passi.
Grazie a te!
E sono perfettamente d’accordo con te.
A presto,
Davide