In questi giorni, tra le varie idee per risanare questo blog, sto prendendo in considerazione anche quella di fare la tesi con il blog. Cordef, professore di Scienze della comunicazione, lancia questa sfida con l’obiettivo di far uscire dallo “splendido isolamento” la coppia relatore-laureando. Condivisibilissimi i dubbi e le remore: la paura di essere copiati (in gran parte ingiustificata), la (in)disponibilità del relatore (potrebbe essere il mio caso), la confusione che si verrebbe a creare (a causa della sequenza dei post e dell’accavallarsi di commenti). Tuttavia credo che potrebbe essere una bella idea. Nel caso di una certa “gelosia” nel voler condividere i testi c’è sempre la possibilità di aprirsi un blog privato o semiprivato (accessibile soltanto a pochi eletti), anche se penso si perderebbe molta efficacia (i potenziali contributi di altri interessati all’argomento). Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate; in particolare esorto l’opinione del Prof e dei suoi laureandi.
Intanto la butto lì: la mia tesi – mi odierete per questo! – verterà su evoluzionismo e memetica in Dennett; relatore il prof. Camardi (che, per quanto niente affatto digiuno di internet, tuttavia preferisce – come tutti noi, del resto – leggere e correggere su carta…). Voi mi seguireste non avari di suggerimenti, giusto per uno scambio culturale tra colleghi e appassionati?
20 Commenti
io in pratica lo sto facendo
dottorando a trieste in filosofia, tesi in etica dello sport. a dicembre ho scritto al tutor che aprivo il blog come esercizio e appunto come blocco appunti.
poi certo la metterò su carta. ma intanto giro intorno alle questioni.
quindi appoggio la soluzione “tesi sul blog”. metti un creative commons caso mai, e usa copyscape.com per vedere se ti scippano i contenuti
Condivido le tue perplessità, ma sposo qsta idea innovativa. Dopotutto non è sbagliato adattare il sapere e le sue espressioni a nuove soluzioni divulgative.
Certo la tradizione…
Attendiamo tutti con fervore!Buon lavoro.
Mmmm, vediamo…
Da un lato è una buona idea, stimolante soprattutto per il tesista-blogger. Penso infatti alle discussioni ed ai commenti che potrebbero nascere dai post. Oppure potresti addirittura scrivere qualcosa in lingua inglese e, chissà, coinvolgere anche non-italiani.
Dall’altro lato, però, credo che dovresti decisamente differenziare i contenuti e le forme del blog da quelli della tesi. Non tanto perché dovresti aver paura della copiatura (voi tutti amici-filosofi catanesi avete già messo on-line le vostre tesi!), bensì perché sono due cose diverse.
Su due piedi, io mi organizzerei così: sul blog scriverei “appunti” (come dice alex), brevi riflessioni , commenti che (per un motivo o per un altro) non possono trovare spazio nella tesi e, soprattutto, curiosità che possano interessare i non filosofi di professione. Ricordiamoci, infatti, che la tesi è (o dovrebbe essere) una produzione scientifica e specialistica e, di conseguenza, pallosa per i più. Cioè: non è certo un testo divulgativo e non dovrebbe esserlo.
Ecco, se differenzierai le due cose, allora non potrà che essere un lavoro utile e stimolante per te e per gli altri.
P.s.: non ti scordare del forum di Sitosophia
P.p.s.: dai che non ti odiamo per la tesi, anzi!
Heheh, ma le dici a me queste cose?
Io del Blog ci ho fatto una case history e un intero capitolo della tesi.
Se vuoi poi ti consiglio tutte i servizi per condividere e discutere in real time della cosa con i tuoi follower.
L’unico problema è che discuterne insieme, di argomenti tanto complessi, per iscritto, può essere lungo e faticoso quindi o cominci a fare dei video/podcast esplicativi che rendano la fruizione più veloce, oppure elabori un formula nuova per esporre al pubblico contributo la tua ricerca.
Già si fatica a leggere le tue farneticazioni, figurati quando fai il serio!
Mi saluti Camardi?!
Dovrebbe ricordarsi di me; era il mio correlatore della tesi e anche uno degli insegnanti con cui mi sono divertito di più!
Uhm… Non so… Mi ritrovo pressappoco nelle parole di Giofilo.
Personalmente non ce la farei a fare una cosa del genere. Già, quando affronto seriamente un problema, fatico a tener testa a me stesso; se poi dovessi affrontare problemi e suggerimenti, mi perderei completamente.
Per il resto, dipende ovviamente da chi il lavoro lo deve fare e dalla disponibilità del relatore.
Inoltre, dipende dalla modalità, si può fare? Cioè si può “pubblicare” qualche stralcio della tesi prima della discussione in sessione di laurea?
ma sei di biancavilla?
@lauretta: più o meno sì.
A tutti gli altri: vi ringrazio, non immaginavo di ricevere così tanti feedback (pro)positivi in così poco tempo! Tirerò le somme dei vostri contributi e delle mie considerazioni non appena avrò ricevuto gli ultimi auspicati commenti.
Caro Tommy,
credo che il concetto di fondo sia giusto ma quasi tutte le applicazioni di esso – secondo me – sbagliate.
Non ti consiglio di riportare parti della tua tesi nè di pubblicare il “work in progress”: sarò pessimista, ma non ci ricaverai niente.
Non è così – secondo me – che si fa una tesi. Nel caso sia un lavoro di ricerca, l’aiuto esterno – oltre quello abbondante del tuo relatore – consisterebbe nelle fonti nuove e a te sconosciute. Nel caso di un lavoro “di riflessione personale”, l’aiuto esterno – oltre a quello abbondante del tuo cervello (a volte uno sconosciuto tutto da scoprire) – ti sarebbe valido solo come discussione di temi specifici ma anche (alla Veltroni) resi in forme accesibili.
In entrambi i casi, secondo me, ti dovresti limitare a fare l’unica cosa forse utile: intavolare una breve e veloce discussione su quei punti della tua tesi che rappresentano per te un nodo problematico e sui quali hai pochi spunti di riflessione e poche fonti. Dunque un post ogni volta che un argomento ti piacerebbe sviscerarlo con i colleghi e pochi altri (non penso ti risponderanno TUTTI su TUTTO ciò che puoi studiare, in modo UTILE davvero, no?) e chiedere qualche suggerimento bibliografico.
Ma pubblicare i tuoi progressi uno per uno non ha senso. Per chi legge sarebbe solo un’interessante lettura, nella maggior parte dei casi, e per te del tutto inutile. E’ un esercizio che ti conviene fare da solo, a quel punto.
Ripeto: a meno che tu crei discussioni, non parti di tesi “in progress”.
Questo il mio schietto consiglio. Magari sono slo antiquato e pessimista, ma secondo me la tesi è un fatto privato, di rapporti tra te e tanti, tanti libri più che tanti, tanti colleghi.
Non credere che per questo io non parli mai coi colleghi della mia tesi, anzi. E ne ho degli spunti utilissimi. Ma non li costringo a leggere tutto ciò che faccio nella tesi. E’ una tesi in comune?
Capisco che è sui memi, ma non farla diventare un meme ancor prima di averla finita!
Resta un duro consiglio ma forse non è distante da quel che intendevi fare.
Un abbraccio e… ci vediamo presto!
Grazie ancora per l’interesse! Vediamo di riflettere su alcuni dubbi che avete sollevato. Vi avverto: temo che sarò prolisso (forse avrei dovuto scriverci un altro post?).
Partirò dall’ultimo commento, il più critico e il più emotivamente destabilizzante. Triad sostiene che svolgere la tesi tramite blog sia sostanzialmente inutile. Le obiezioni sono condivisibili ma, si vede bene, applicabili perfettamente anche alla tesi tradizionalmente discussa in pompa magna, con tanto di correlatori che hanno ricevuto la tesi due giorni prima – e con questa scusa si esimono dal leggerla – e di fotografi pronti ad immortalare il momento in cui si gioisce per l’abbandono dell’università e degli studi. Vedete, io sono molto scettico pure sull’opportunità di continuare a dovere scrivere una tesi per potersi laureare. Negli Stati Uniti – che critichiamo tanto ma caspita se non invidiamo il loro sistema di istruzione superiore! – si scrive la tesi solo per il dottorato. A quel punto si pretende – e a ragione – che la tesi sia davvero personale, originale, frutto di un lavoro di ricerca e uno studio costante durati parecchi anni e ad alti livelli (non al livello dell’accessibilità per tutti!). Tipicamente quella tesi diviene il primo lavoro accademico (nel vero senso della parola) e viene pubblicato (mica la nostra farsa della “dignità di stampa”!). (Quella di Dennett è stata pure tradotta in italiano: si tratta di Contenuto e coscienza…) Detto questo, e ammesso e non concesso che svolgere un lavoro di ricerca in forme meno private delle solite non abbia nessuna utilità in più rispetto al rimanere rinchiusi tra stanzetta e auletta, non vedo parimenti cosa ci perderei. Però immagino che tu, caro Triad, abbia una concezione più tradizionalista della condivisione e diffusione del sapere, fatta di tanta carta stampata, sfilza di pubblicazioni ufficiali, curriculum da rimpinzare e così via. Che dirti: buona fortuna, ma soprattutto buoni studi.
(P.S.: non equivocare. Non fossimo in Italia avrei apprezzato la tua impostazione da autentico ricercatore. Ma di questo abbiamo già parlato…)
Continuiamo in progressione inversa. Cateno solleva un problema formale: si può pubblicare la tesi prima di discuterla ufficialmente? Onestamente non saprei; dal mio punto di vista i diritti sono detenuti dall’autore, ed eventualmente dalla casa editrice che lo pubblichi. Non scorgo nell’Università nessun ruolo editoriale (sono io a stamparmela! – ok, questo è valido anche per molti scrittori…), né credo che sia valida la regola “Sanremo” (presentare esclusivamente inediti). Immagino che tra il presentarla prima e il divulgarla dopo non cambi nulla ai fini legali e universitari. Quanto alla difficoltà di affrontare problemi e suggerimenti non la vedo così drammatica: primo, perché se ha ragione Triad col suo pessimismo mi commenteranno davvero in pochi (purché buoni, spero!); secondo perché in filosofia è sommo bene aprirsi ai dialoghi, alle revisioni e ai dubbi (ma temo che questi siano valori troppo scientifici per molti metafisici in erba…).
Tutt’altra storia con Antonio LdF, che da vero esperto anziché chiarirmi le idee me le confonde.
Spiacente, niente video – quelli sì che stravolgerebbero la stesura della tesi! Per la fruibilità penso sia sufficiente un’adeguata frammentazione delle proposte: una tesi in pillole se preferisci, ma che siano rigorose e leggibili, per quanto possibile, anche autonomamente dal resto dell’opera. Penso che una proposizione nell’ordine dei paragrafi (anziché dei capitoli o sottocapitoli) sia l’ideale.
Interessanti le proposte di Giofilo, dal blog in inglese (ma non ne sarei molto capace, e oltretutto temo mi sottrarrebbe davvero troppo tempo!) alla forma differenziata. Proporre appunti – e qui ci ricolleghiamo anche alla prassi di alex – mi sembra davvero un’ottima idea, peraltro esente dalle critiche più immediate mosse alla tesi-con-blog. Sul carattere della tesi oso al solito obiettare: abusiamo troppo, noi filosofi, del richiamo alla scienza! Che si tratti tuttavia di uno scritto specialistico e ben poco divulgativo (almeno nella forma finale presentata alla Commissione) non ci piove. Penso che esponendo materiale “grezzo” qua sul blog prenderei due (o anche più) piccioni con una fava: proporrei forme accessibili, eviterei la pallosità (spero), condividerei il lavoro nel suo progresso, beneficerei di feedback immediati (diciamo la verità: a chi va di leggere – su schermo – e commentare lunghi e complessi articoli?).
Detto questo alcune considerazioni semifinali. Due fatti anzitutto: primo, il Relatore non mi seguirebbe via blog (né oserei chiederglielo o peggio imporglielo!); secondo, mezza tesi è già pronta (quindi di questa parte vi proporrei roba già più o meno alla forma finale). Questo mi obbliga da un lato a cercare spunti e sollecitazioni nei lettori occasionali piuttosto che la “correzione” finale e ufficiale, dall’altro a postare (almeno inizialmente) stralci di materiale con limitate possibilità di intervento (ma il miglioramento è sempre possibile!). Le considerazioni le ho già sparse sopra, e mi vedono propendere verso una stesura di bozze e appunti – ma del resto il proposito iniziale era quello! Quanto all’immediata prassi: il primo capitolo della tesi, come d’uopo, è compilativo al massimo grado (non che il resto della tesi sarà chissà che, ma almeno ci sarà qualche spazio per le mie considerazioni personali…). Cominciare a postarlo subito mi sembra il modo migliore per testare la fattibilità dell’idea, le reazioni dei lettori (abitudinari e occasionali) e l’impegno del progetto (da parte sia mia che vostra). Permangono remore sulle forme. Sicuramente nel testo pubblicato qua eliminerei le note – che sto usando intensamente per considerazioni e puntualizzazioni – oltre ovviamente ad ogni riferimento interno alla tesi. Snellirei non poco, ecco. Altre remore le esporrò nel post che darà l’inizio alle pubblicazioni – o la fine dell’idea.
credo che conti anche il tema della tesi: ci sono argomenti che si possono trattare solo con un certo linguaggio, e altri argomenti che ne richiedono uno diverso. se faccio un lavoro sulla dottrina degli universali tra il 1000 e il 1500 sarà una trattazione molto complicata da leggere per chi non è specialista (non necessariamente della discussione sugli universali di quel periodo, ma almeno di filosofia). se faccio invece una ricerca sull’etica dello sport (mi uso come esempio) riterrei controproducente scrivere “da accademico”, perché non è facile che gli sportivi (e/o gli spettatori) siano laureati in filosofia. io ho scelto consapevolmente un linguaggio meno “accademico” possibile anche per la tesi che scriverò su carta (d’altronde anche gli specialisti di etica dello sport scrivono in modo molto semplice e leggibile). immagino che una tesi su dennett richieda alcuni accorgimenti sul piano del linguaggio, non la vedo come tradizionalmente filosofica, e quindi credo che anche i termini che sceglierai saranno influenzati dallo stile “anglosassone”, molto più plain e semplice.
quello che trovo complicato nel tuo progetto è l’idea di seguire l’ordine della tua tesi nel postare. secondo me prima o poi ti trovi ad affrontare un commento cui puoi rispondere solo saltando ad altri punti, e allora o lo lasci perdere o ti scombini la progressione. poi c’è anche il fatto che presumibilmente ti verrà voglia di dire tutto subito e non potrai aspettare che arrivi il post giusto. soprattutto per la parte di tesi che non hai ancora scritto
Cogli nel segno, alex. Ho volutamente strutturato il primo capitolo della tesi, in quanto introduttivo alle idee di Dennett, come un glossario della terminologia usata dall’autore. Che scrive sempre in modo chiaro e lineare, ma che tuttavia non è scevro dall’adottare talvolta un linguaggio tecnico (talvolta scientifico, talvolta filosofico e “autoprodotto”) che necessita puntualizzazioni.
Quello della progressione rimane invece un serio problema che spero però di aggirare e marginare con un ampio uso di link interni (rimandi a precedenti interventi). Tentazioni di anticipazioni? Spero di riuscire a gestirle.
Prendo le tue frasi che mi riguardano come un complimento, anche se il mio resta uno scimmiottamento di Curriculum.
Spero solo di poter esserti utile con la tesi. Buona fortuna e buono studio anche a te. A presto.
@Triad: c’è ancora tempo, siamo ancora giovani per i tempi che corrono. L’importante è non perdere determinazione e impegno, che ti invidio non poco.
Cari amici,
io per qualche giorno torno al bosco. Rifletterò sul da farsi e al mio ritorno — non prima del prossimo fine settimana — vi proporrò la mia decisione.
A presto!
C’è ancora tempo? Allora perché io mi sento vecchio?
Scherzi a parte, saluti al caro bosco. A presto.
perbacco Tommy David hai mosso le acque! Tanti commenti e molto interessanti. Sul “leggere su carta” e sul “come si fa a leggere e correggere a video” ho le mie perplessità: oltre al blog (che nessuno si sognerebbe di stampare e leggere su carta) c’è Acrobat con cui i commenti sono davvero un’altra cosa rispetto alla carta: li vedi tutti insieme, li puoi cercare, li puoi poi cancellare. Ma anche senza Acrobat, usando il solito Word o simili il file annotato può essere condiviso, duplicato e fatto circolare a costo zero.
In una politica di piccoli passi al relatore standard si può proporre di usare lo strumento del blog per la discussione dei singoli punti dell’outline (scaletta): poi la fase di scrittura sequenziale dei capitoli avverrà nel solito modo e la loro circolazione potrà avvenire su carta (per i cartacei) o su file (nel modo appena detto).
Caro prof. de Francesco,
ha più che ragione. Ma posso farci poco se il relatore preferisce stampare (e quindi correggere) su carta il materiale che gli invio via mail… Non credo sia questione di avversione tecnologica, quanto piuttosto di abitudine e di comodità. Un mazzo di fogli si può leggere comodamente sulla poltrona, correggere a letto, portare all’università: un computer — specie un fisso — no. (No: il mio relatore non ha un portatile. A proposito: la nostra Facoltà ha fornito pc in stanza solo ai professori ordinari, ed egli non è tra quelli…)
Quanto alla “politica di piccoli passi” mi sa di essere arrivato troppo tardi: la scaletta è già stata stabilita da qualche mese… Beh: condividerò le mie riflessioni e i miei dubbi sulla parte di tesi ancora in fieri coi miei lettori ed eventuali appassionati di passaggio.
Cari amici e appassionati lettori,
nei prossimi giorni comincerò a pubblicare, in via ancora sperimentale, stralci del mio lavoro di tesi. Proverò ad attenermi ad alcune linee guida autoimposte: pubblicare stralci che abbiano un’autonomia in sé; evitare prolissità e tecnicismi; cercare di suscitare riflessioni di più ampio respiro (al di là dell’argomento della tesi) nei lettori.
Per adesso posterò esclusivamente materiale già passato dal vaglio della prima correzione (vi avviserò quado entrerò nel lavoro in fieri, nell’autentico work in progress, in quanto probabilmente cambierà anche la tipologia di interventi). Il lavoro col relatore continuerò a svolgerlo nella maniera tradizionale. Ok: questo significa di fatto tradire il proposito iniziale; tuttavia spero di poter avere dei feedback preziosi anche da parte vostra: è più di quel che pensate. Tra l’altro qua avrò l’occasione di sviluppare punti e riflessioni che magari nella tesi non possono trovare spazio: cosa da non disdegnare assolutamente, anche nell’ottica di lavori post-universitari magari più liberi dalle pastoie burocratiche.
Mi resta ancora qualche dubbio tecnico. Ad esempio riguardo alla bibliografia: nella tesi sto usando il sistema autore/data; qui dovrei o dedicare una pagina a parte per la bibliografia o riscrivere tutti i riferimenti… Non vi nego che sarei anche tentato di omettere puntuali riferimenti bibliografici per rendere la vita più ardua ad eventuali plagiatori…
ciao tommy!
)
anche io ho deciso di sviluppare la mia tesi con l’aiuto del blog. Lo userò come una sorta di block notes e quindi ci metterò tutto ciò che troverò in rete per poi rielaborarlo e tirarci fuori qualcosa di veramente mio. Purtroppo il materiale non è tanto in quanto l’argomento è abbastanza recente (il blog come nuova forma di mezzo di informazione), ma sxo d riuscire a fare un bel lavoro.
Secondo me mettere in rete il tuo lavoro ti darà delle belle soddisfazioni e inoltre contribuirai allo spirito di “sharing” grazie al quale sono nati internet e lo stesso blog
Tanti auguri x la tua tesi!
Ciao ivy, benvenuta!
Dunque la tua sarà una tesi duplicemente sul blog! Interessante. A mio modesto parere, tuttavia, è vero che l’argomento è recente, ma non che il materiale sia limitato. Anzi, secondo me l’argomento è fin troppo vasto! (Oserei dire pure abusato: i nostri collegastri di Scienze della Comunicazione, qua a Catania, sfornano tesi simili a decine ogni anno…)
Forse dovresti cercare di restringere un poco il campo. Renderlo ben definito, e dunque personale. (A che tipo di informazione ti riferisci? cronaca, politica, personale, aziendale… Che blog inquadrerai? amatoriali, professionali, privati, famosi…) Vedrai che se non fai così il tuo rischia di diventare un lavoro infinito!
Da parte mia, in una ricerca simile cercherei anzitutto di mettere in risalto le differenze con le forme più tradizionali di comunicazione informativa, magari analizzando le differenze di stile adottate da una stessa persona (ad esempio un giornalista) quando scrive su carta e quando su blog. Da questo punto di vista i blog d’autore dell’Espresso sono parecchio interessanti…
Ok, adesso metto da parte il mio pistolotto. Ecco: sento di condividere appieno il tuo (nostro) spirito di sharing. Che dovrebbe essere proprio di qualsiasi cultura: laddove aleggia il mistero e albergano gli iniziati ogni sapere soffoca (prima gli altri, poi sé stesso).
In ogni caso, tanti auguri anche a te!
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