Daniel Dennett tra filosofia e scienza

« Io sono un filosofo, non uno scienziato, e noi filosofi siamo più bravi a fare domande che a dare risposte »: così si presenta Daniel Dennett in apertura del suo breve scritto divulgativo La mente e le menti (1996, p. 7), in cui tenta di rendere sinteticamente conto dei suoi studi sulla coscienza e l’intenzionalità. Questa dichiarazione di intenti non deve ingannarci: se è vero che il nostro Filosofo non è uno scienziato di formazione, è anche vero che la sua costante frequentazione con l’ambiente scientifico contemporaneo ne ha permeato il pensiero e le idee più originali. Di risposte, nella filosofia di Dennett, non ne mancano: a volte smaccatamente scientifiche, sotto forma di teorie e ipotesi o trasfigurate in proposte, esse percorrono tutta la sua opera, in particolare dopo la svolta evoluzionistica degli anni ’90. (Del resto la sua poderosa opera L’idea pericolosa di Darwin è essenzialmente un tentativo di rendere conto della realtà e dei “significati della vita” – come recita il sottotitolo – mediante il paradigma evolutivo.)

Daniel Dennett
Non ci stupirà dunque l’atteggiamento naturalista adottato da Dennett nei confronti della scienza e dei suoi rapporti con la filosofia, condotta che altro non è che il riprendere una nobile tradizione dei filosofi preidealisti e soprattutto dell’età moderna:

« Mi considero senza dubbio un filosofo. Del resto fino al secolo scorso i filosofi sono sempre stati coinvolti nella scienza del loro tempo, è stato soltanto in tempi recenti che la figura del filosofo si è imposta con lo stereotipo dello studioso isolato dal mondo, che tenta di dare una fondazione dei principi primi rimanendo comodamente seduto in poltrona. Il mio interesse e coinvolgimento nelle scienze cognitive non mi sembra affatto anomalo, se paragonato all’analogo coinvolgimento nella scienza di pensatori come Cartesio o Leibniz » (Dennett in Carli 2003, pp. 68-69).

Nei prossimi interventi analizzeremo alcuni dei concetti chiave di Dennett, introducendo alla sua filosofia nella sua articolazione dialettica con la scienza.

Riferimenti bibliografici:
CARLI, E. (a cura di) (2003), Cervelli che parlano, Bruno Mondadori, Milano 2003.
DENNETT, D.C. (1996), La mente e le menti, BUR, Milano 2000.

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48 Commenti

  1. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 05:20 | Link Permanente

    Qui comincia l’avventura. Considerando se fare la tesi con il blog ne concludevo che tentar non nuoce.
    Vi ricordo che l’argomento è l’evoluzionismo in Dennett. I primi interventi saranno a carattere introduttivo su Dennett e la sua filosofia in generale; saranno tratti, con qualche modifica, dal primo capitolo (ormai quasi archiviato) che ha lo stesso titolo di questo post.
    Nulla di decisivo nelle sue poche righe: tuttavia penso che le affermazioni e la prassi di Dennett possano dare adito a interessanti riflessioni sul ruolo del filosofo nel mondo odierno. Che ne pensate del filosofo-scienziato?

  2. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 10:33 | Link Permanente

    Sinceramente, vedo meglio lo scienziato filosofo, ovvero colui che, partendo da una preparazione e da una mentalità sostanzialmente scientifica, arrivi a porsi domande (e a cercari risposte) sui fondamenti e le finalità (della propria disciplina, della scienza in generale, della vita, l’universo e tutto quanto).

    Sarò prevenuto, ma ho idea che la principale differenza tra lo scienziato filosofo ed il filosofo scienziato sia il punto di partenza: lo scienziato parte dal fenomeno, il filosofo dall’idea; in altre parole, lo scienziato usa l’idea per spiegare il fenomeno, il filosofo usa il fenomeno per giustificare l’idea (quando lo fa!). Diventa allora facile cadere nella trappola della selezione, magari inconscia, dei fenomeni a favore, o dell’arrampicarsi sugli specchi per cercare conferme anche dove non ce ne sono.

    Però, appunto, magari sono prevenuto. E ovviamente non mi riferisco nello specifico a Dennett, che non conosco, bensì ad una mia idea generale sui rapporti tra filosofia e scienza.

  3. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 13:24 | Link Permanente

    Come sai, caro Tommy, ho da sempre portato aventi l’idea fenomenica dell’unità del sapere. Dunque il frammentare filosofia e scienza (al di là del metodo e del linguaggio proprio di ciascuno) è cosa tipica dei nostri giorni, e qui concordo su Dennet. Per Cartesio e Leibniz non si possono slegare filosofia e scienza.
    In riferimento a Oblomov, credo che egli si comporti come quello che lui definisce “filosofo”: ossia utilizza particolari fenomeni (ossia taluni che dicono di essere filosofi) per giustificare la sua idea di filosofo.
    E poi, per esempio la formulazione delle ipotesi ad hoc o lo stesso ricreare (in laboratorio o meno) un dato fenomeno (che poi è questo il nocciolo del metodo sperimentale) è un tipico esempio di come lo scienziato selezioni i fenomeni per giustificare le idee.

  4. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 13:26 | Link Permanente

    Scusate: non “concordo su Dennett” ma “concordo con Dennett”. Forse volevo scrivere “concordo su quanto detto da Dennett”… Chiedo venia (anche per averlo scritto con una “t”)!

  5. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 14:18 | Link Permanente

    @Oblomov: anch’io vedo di gran lunga meglio lo “scienziato filosofo”: ne ho parlato parecchio su Sitosophia, ad esempio su Perché Neurofilosofia? e a partire da questo post (alcune frasi topiche che riconfermo: «prima la scienza poi la filosofia»; «[è] più semplice che uno scienziato diventi filosofo (o almeno assuma atteggiamenti filosofici o riveli interessi… metafisici) piuttosto che il contrario»; «senza partire dalle scoperte scientifiche coeve non si può fare filosofia»; «sono gli scienziati a darci le risposte (sempre variabili, in verità, ma parecchio più attendibili di quelle dei filosofi)»: con simili affermazioni ho sempre suscitato un vespaio di polemiche da parte dei miei colleghi più filosofi…). Tuttavia non sono così ingenuo da credere che tutti gli scienziati partano dai fenomeni piuttosto che dalle congetture! In ciò sono popperiano.
    Quanto a Dennett suppongo che la sua preparazione scientifica (è tra i teorici di un certo tipo di neodarwinismo, oltre che direttore di un centro per gli studi cognitivi) lo preservi da molte “idee preconcette da giustificare”. Ti dirò anche, però, che ho scelto questo autore piuttosto che Richard Dawkins (il quale è effettivamente uno scienziato che filosofeggia!) poiché Dennett ha trattato anche argomenti più prettamente filosofici (ma sempre meno, in verità) come il problema del libero arbitrio, al quale vorrei dedicare quanto meno un’appendice della tesi.

    @Cateno: credo ad ogni modo che oggi il frammentare filosofia e scienza sia inevitabile. Sono lontani i tempi di Cartesio in cui, bene o male, una singola mente poteva contenere tutto lo scibile scientifico vaticinando al contempo visioni metafisiche. La specializzazione è tale da aver reso ormai impossibile un’autentica concezione olistica. (Lo stesso Dennett, ferrato sull’evoluzionismo, dichiara di non saperne granché di fisica, il che non gli fa onore; è confortante invece che si consideri essenzialmente un filosofo.)
    Quanto all’operare dello scienziato, come vedi, sono d’accordo con te. Tuttavia mi piacerebbe tanto entrare davvero in un laboratorio scientifico per appurare — ed eventualmente falsificare — le belle idee di scienza che i nostri amati epistemologi e filosofi della scienza ci hanno messo in testa…

  6. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 16:32 | Link Permanente

    C’è un nostro caro collega che – qualche anno fa ormai – decise sorprendentemente (fino ad un certo punto) di iscriversi alla Facoltà di Economia. Probabilmente lo ha fatto perché riteneva la filosofia una disciplina che non fa guadagnare moneta circolante. Bene. Ha fatto benissimo.
    Caro Tommy, tu che pensi che la scienza sia diversa dalla filosofia, che la prima viene prima della seconda, che si può fare la seconda anche dopo aver fatto la prima, perché non ti iscrivi una volta per tutte in una Facoltà Scientifica (che so: Neuroscienze) e stai più sereno e in pace rispetto a questa disciplina che vituperi tanto? Anche perché – ti conosco – non lo faresti certo per i soldi come quel collega, bensì per convinzione profonda. Dunque lo riterrei davvero un gesto ancor più profondo e condivisibile.
    Lungi da me irritarti. Sono franco (non franco detto francesco, ma sono Davide).

  7. Pubblicato 5 marzo 2008 alle 18:09 | Link Permanente

    Caro Triad, sarò franchissimo: non credo di avere la pazienza né le capacità per poter approfondire una qualsiasi scienza particolare e specialistica. Tutto qui. La filosofia, in un certo senso, son tutti bravi a farla: la scienza (una scienza) no. E poi dal punto di vista pratico è davvero tardi. Il destino è segnato, e cartesianamente proseguirò per una via che, nonostante le apparenze, non mi ha ancora davvero deluso. :-)

    Come ben sai rifuggii da ingegneria, un lustro e passa fa: l’analisi matematica e tutto il resto non facevano per me. Però oggi vedo il mio caro amico Galfy (‘mpare, quannu tu ‘rapi u blog? Almeno lasciaci un tuo oracolo!), neolaureato in ingegneria elettronica con tesi sulla robotica, che trae quelle che a noi sembrano sovrumane e arditissime conquiste filosofiche (le teorie sull’embodied mind nonché tutti gli argomenti tradizionali delle scienze cognitive o delle neuroscienze alla Edelman) a ragion veduta. Senza bisogno né di Aristotele né di Hobbes. Cosa abbiamo noi più di lui? Ecco, questo io intendevo quando me la prendevo con la celeberrima spocchia dei filosofi: non siamo gli unici esseri pensanti, anche se ci piacerebbe tanto.

    Quando prendo Dennett come esempio di Filosofo metto in pratica la mia convinzione sulla priorità gnoseologica della scienza. Sai quanto io odio la metafisica (quanto la religione, ed è tutto dire). Consòlati (anche per me): non è necessariamente un male che la filosofia sia la proverbiale nottola di Minerva… ;-)

  8. Pubblicato 6 marzo 2008 alle 00:57 | Link Permanente

    Caro Tommy, siamo distantissimi. Non penso che la filosofia possa farla bene chiunque, non credo alla superiorità gnoseologica delle scienze contemporanee, non ritengo più “a ragion veduta” l’analisi dell’ingegnere che ignora Hobbes e Aristotele rispetto al filosofo dell’IA (dacché fanno due mestieri diversi, confonderli e metterli a paragone come se potesse essere l’uno più bravo dell’altro è davvero fuorviante), non trovo arditissime queste scoperte nè rispetto a ciò che discutono molte teorie filosofiche nè rispetto a ciò che già offre la robotica da più di 15 anni.
    E’ straniante pensare, d’altra parte, che i filosofi siano gli unici che pensino se la si vuol pensare come un’offesa per i cervelli altrui; è invece plausibile crederlo a partire dall’assunto molto semplice che l’istituzione della filosofia in accademia e non come disciplina che pensa esautora automaticamente tutte le altre dal poterlo fare. E’ più un’offesa l’esistenza stessa della filosofia come sapere separato che non un’offesa i cervelli altrui. Ma è un discorso lungo.
    Dissento e ti ricordo che la filosofia che nega la metafisica è la più metafisica delle filosofie. Attento, dunque! A presto.
    P.S. Auguri per questo tuo progetto – avviato – della tesi sul blog.

  9. Pubblicato 6 marzo 2008 alle 02:23 | Link Permanente

    Caro Triad, un abbraccio e una stretta di mano. Credo che se concordassimo saremmo scienziati, non filosofi. ;-)
    P.S.: spero che continerai a seguirmi e commentarmi nonostante tutto.

  10. Pubblicato 6 marzo 2008 alle 08:21 | Link Permanente

    butto lì senza troppo pensarci:
    1. filosofia e scienza sono sempre stati una cosa sola. si fanno prove, si vede cosa salta fuori, se ne traggono conclusioni sullo stato del mondo. fino appunto all’età moderna, chi provava esperimenti era il filosofo. e in fondo, le scienze sono un’invenzione di aristotele – che di vacccate ne ha dette (pensiamo alla sua teoria sulla generazione dei cuccioli d’orso), ma ha impostato un metodo che è quello scientifico di oggi, basato sull’osservazione degli eventi, la registrazione di talune misure e il controllo della replicabilità di questi eventi.

    2. scienza o filosofia. la specializzazione scientifica dovrebbe essere un ostacolo ai tentativi di filosofare degli scienziati puri. la premessa dell’autorità in un campo scientifico è lo studio specifico di ciò che riguarda quel campo. ascoltiamo un medico che ci prescrive una cura perché si presume che sappia quel che dice avendo studiato proprio quello. allora perché per la filosofia non dovrebbe essere lo stesso? è un campo specifico, con regole specifiche, argomenti specifici. serve uno specialista, non è che possono farlo tutti (pensare e filosofare sono cose diverse) – come non è che possono tutti fare il cardiochirurgo.

    3. la filosofia oggi. gli specialisti fanno tutto in poltrona. a parte le idee di appiah e della x-phi, rimane l’immagine del filosofo appunto isolato nel suo mondo di idee. è colpa dei filosofi, chiaro, perché la filosofia è sempre stata pensiero sugli stati del mondo, è sempre stata fatta avendo in mente le persone che si incontrano tutti i giorni.

    4. il fatto che filosofi e scienziati puri si occupino ciascuno del suo campo specifico non impedisce che i filosofi ragionino sui risultati sperimentali degli scienziati o gli scienziati acquisiscano metodi e nozioni filosofiche per capire a cosa portano i loro risultati. e non impedisce nemmeno la collaborazione e la discussione (informata) tra gli specialisti di campi diversi.

  11. Pubblicato 6 marzo 2008 alle 09:03 | Link Permanente

    Concordo con gran parte i quanto ha giustamente detto Alex e naturalmente, caro Tommy, se penserò di poter esserti in qualche modo d’aiuto non esiterò certo a farlo scrivendo, dacché di leggerti non smetto certo!
    Davide

  12. Galfy
    Pubblicato 6 marzo 2008 alle 14:14 | Link Permanente

    Beh, sono stato chiamato in causa dal caro Tommy e nonostante la mia non particolare verve dialettica (perlomeno ‘bloggara’) per lui farò il sacrificio di scrivere un commento esponendo il mio modesto parere sull’argomento.
    Innanzitutto premetto che le dicotomie non mi hanno mai fatto fare salti di gioia, tendo a guardare tutto sotto un’ottica globale che nel caso della filosofia così come della scienza, è poi da ricondurre all’inesauribile fame di sapere dell’uomo.
    La domanda che invece mi pongo (e che in verità mi vado ponendo già da qualche tempo a causa di talune letture)
    è quella sulla effettiva utilità della filosofia nel mondo moderno; non rinnego assolutamente il ruolo che la filosofia ha avuto nella crescita intellettuale dell’uomo, anzi per lungo tempo l’importanza dell’ apporto filosofico è stata certamente superiore a quello scientifico. Ritengo però che in seguito a varie rivoluzioni scientifiche (o cambi di paradigmi se preferite) quali quella copernicana e galileiana (a proposito, da Galileo parte la scienza moderna non certo da Aristotele), quella darwiniana, quella freudiana (che proprio scientifica non è, ma in qualche modo si avvicina), il ruolo centrale che da sempre la filosofia ha avuto nel dibattito culturale si sia affievolito a favore invece proprio della scienza: non consideratela come una sterile contesa ma piuttosto come un passaggio di consegne del sapere. Non è un caso se oggi moltissimi scienziati si occupano di filosofia (Einstein, Feynman, Edelman, tanto per citarne alcuni) e viceversa (il tanto caro, perlomeno a Tommy, Dennett).
    Un caso esemplare del mio ragionamento ci è fornito proprio dalle neuroscienza: che senso ha oggi chiedersi di Dio, del libero arbitrio, della morale quando alcuni studi sul cervello dimostrano come all’interno di esso ci siano dei ‘moduli’ adibiti ad ognuno di questi problemi. Ci siamo interrogati per migliaia di anni sulla metafisica e poi veniamo a sapere che magari Dio è solo un ologramma dei nostri neuroni. Certo sono ancora ipotesi premature e speculative ma perchè non investire le proprie risorse sulla realtà esperibile invece che su congetture difficilmente verificabili come quelle filosofiche?

  13. Pubblicato 6 marzo 2008 alle 16:09 | Link Permanente

    non confondiamo filosofia e religione

  14. Galfy
    Pubblicato 6 marzo 2008 alle 18:25 | Link Permanente

    In che senso scusa?
    Il mio è solo un esempio dei nuovi confini delle neuroscienze. E poi non è forse la metafisica uno dei campi più importanti di cui la filosofia si è occupata e continua ad occuparsi?

  15. Pubblicato 7 marzo 2008 alle 04:12 | Link Permanente

    @alex. 1: È fin troppo palese che oggi (e da almeno due secoli, dai tempi di Kant che fu meno epistemologo che gnoseologo) filosofia e scienza non sono più una cosa sola. A tal proposito l’età moderna (dal Rinascimento all’empirismo passando per il razionalismo) è stata irripetibile. Per questo apprezzo particolarmente i filosofi che si sforzano nella direzione del superamento dello iato fra le due culture. Sul metodo scientifico anch’io, come Galfy, penso che siamo più figli di Galileo (e del negletto Bacone!) che di Aristotele.
    2. Non scorgo le “specificità” della filosofia. (Ok, forse ho sbagliato tutto nella vita. ;-) ) Per me la filosofia è linguaggio essenzialmente, e il linguaggio esprime tutto e il contrario di tutto. Rigetto inoltre la specificità degli argomenti filosofici a favore della loro storicità (come ogni atto culturale, del resto). Restano semmai ancora valide grandi aree di interesse (etica, estetica, metafisica) sempre più erose da altre discipline, quelle sì, specifiche. (Penso anzitutto e per lo più alle neuroscienze.)
    4. D’accordissimo. È quel che auspico fortemente. Mi sembra che i più illuminati tra i filosofi e gli scienziati lo stiano già facendo, come ci fa notare Galfy.

    @Galfy: amo il tuo punto di vista e sai perché? Perché non inficiato dall’ansia di inutilità del filosofo, quel male che ci prende quando capiamo che ci serve a poco tanto la filosofia quanto la relativa laurea :-D . Io reagisco deprimendo la filosofia (nella teoria, ma non nella pratica!), altri controbattono esaltandola oltre ogni merito; tu riesci a dare a Cesare quel che è di Cesare, e dimostri che in realtà la filosofia può farla davvero chiunque (come sembrerebbero ritenere i consulenti filosofici, e come dovrebbero ritenere i più democratici dei filosofi).
    P.S.: probabilmente, anzi sicuramente, tutta la realtà è un “ologramma dei nostri neuroni” (ricordi Matrix?). Ma che effetti, su di noi e sul mondo!

    A entrambi: secondo Russell la filosofia è ciò che sta in mezzo alla scienza e alla religione. Solo che in tal modo, stando in mezzo, può sia essere d’intralcio sia diventare terreno di conquista per entrambe. Personalmente non scorgo bene i confini, ma ovviamente preferisco di gran lunga la soglia che sta dalla parte della scienza… (Ancora a proposito di scienziati-filosofi: non dimentichiamo che su uno di essi, Damasio, ci feci la prima tesi…)

  16. Pubblicato 7 marzo 2008 alle 08:13 | Link Permanente

    come hai visto, ho messo un brevissimo post anche da me. chiarisco i miei assunti: la filosofia serve proprio quando si dice sempre più che non serve. la specialità del filosofo è la capacità di muoversi tra grosse quantità di informazioni provenienti da discipline specialistiche diverse. certo lo specialista di ogni disciplina è sempre il miglior referente quando si vogliono nozioni riguardanti quella disciplina – non mi faccio operare da un filosofo, ma da un chirurgo.

    la scienza non può occupare il posto della filosofia, come la filosofia non può occupare il posto della scienza: perché hanno intenzioni complementari. la scienza indaga i fatti – e solo i fatti, è questa la sua forza e la fonte della sua autorità: un dato provato scientificamente è (in genere) indiscutibile, perché la scienza ci dice che “le cose funzionano così”, basta provare e confrontare. invece la filosofia ha interesse anche scientifico (scoprire come funzionano le cose, e basta leggere aristotele e non le storie della filosofia per vedere che era uno “scienziato” almeno nel metodo), ma non si vuole limitare a “le cose funzionano così” – l’etica per esempio dice “le cose dovrebbero funzionare cosà”, lo stesso la politica.

    la metafisica è un tentativo di rispondere a domande su cose che non possono (ancora, e magari sempre) essere indagate scientificamente. una domanda come la leibniziana “perché c’è l’essere invece che il nulla?” può sembrare una sciocchezza, ma comunque non può avere una risposta scientifica. e non serve dire che chi si fa queste domande è stupido, perché ce ne sono molti che se le fanno, e in molte culture chi indaga questo tipo di questioni è considerato un sapiente.

    pensiamo al buddismo, che nonostante i tentativi di mostrare i punti di contatto con la scienza contemporanea (infiniti mondi ecc.) resta perlomeno inspiegabile in molti punti: lo si butta via? il buddismo non è una religione, è una filosofia che risponde alle angoscie che le persone possono provare di fronte al dolore e alla finitezza.

    il ruolo della filosofia resta quello che aveva nell’antichità, come “arte di vivere”. tutti possono avvicinarsi alla filosofia, anche con un qi sotto i 100. non tutti possono “fare il filosofo”, perché come ogni disciplina ci vanno anni di studi e approfondimenti, e uno sforzo per rendersi capaci di vedere le cose da più punti di vista. questa è la specialità dei filosofi, che è diversa (non migliore né peggiore) da quelle dei vari scienziati dei diversi campi, e complementare.

  17. Pubblicato 8 marzo 2008 alle 12:07 | Link Permanente

    Oibò che orrori che leggo. Aristotele scienziato? La fisica di aristotele era talmente facilmente falsificabile già ai tempi di Aristotele che dire che il suo metodo fosse scientifico deve essere una battuta di spirito.

    Quello che a molti non scienziati (e purtroppo anche a certi sedicenti scienziati) sembra sfuggire è che uno dei pilastri del metodo scientifico è la falsificazione. Le “vere” verifiche delle teorie scientifiche non sono esperimenti del tipo “vediamo se funziona”, ma sono piuttosto “vediamo se non funziona”.

    In altre parole, il fatto stesso di dire che “un dato provato scientificamente è (in genere) indiscutibile” è la cosa più antiscientifica che si possa dire, è una frase da aristotelico (stavo per dire ‘da ingegnere’). La scienza progredisce proprio quando si mette in discussione, ed è questo che fa della scienza la scienza.

    Oltre ovviamente alla sua dedizione allo studio dei fenomeni, piuttosto che dei castelli in aria, come giustamente osserva alex.

    Ma se quello che resta alla filosofia è l’indagine metafisica, sinceramente, la vedo proprio brutta; perché? proprio perché la metafisica, come osserva nuovamente alex, non è terreno di indagine scientifica (non lo è, e non lo sarà mai per definizione stessa di metafisica, direi), e questo di fatto vuol dire che chiunque può dire quello che vuole, e l’unico modo di contestarlo è sparare cazzate ancora più grosse. Io non direi che chi si fa domande metafisiche sia stupio; semmai direi piuttosto che chi dà risposte metafisiche è un fanfarone. Il fatto che in molte culture possa venir considerato un sapiente, sinceramente, non depone molto a favore di quelle culture.

    Oppure, volendo essere più gentili, potremmo dire che le teorie metafisiche sono tentativi di saziare una fame spiritual-emotivo-intelletuale (per dire: non fisica), e quindi ciascuno si andrà a pescare quella che riterrà più soddisfacente. Ma sarà comunque solo un effetto placebo. Si potrebbe tranquillamenteparafrasare Stanislaw Lem (“Dio è una incomprensibilità totalmente nascosta postulata per spiegare un’incomprensibilità totalmente visibile”) parlando di teorie metafisiche (esercizio per il lettore).

    Ah, e il buddismo è una religione; non teistica, ma pur sempre una religione. Ovviamente come tutte le religioni, ha una sua filosofia.

  18. Galfy
    Pubblicato 8 marzo 2008 alle 13:45 | Link Permanente

    La scienza, per come la intendiamo oggi, parte da Galileo: chi dice che essa parta da Aristotele, forse non ha ben chiaro il concetto di scienza moderna.

    Per ciò che riguarda l’ormai assodato principio popperiano di falsicabilità io sarei un pò più cauto: l’indagine scientifica non è così organica come si potrebbe pensare, spesso le maggiori teorie scientifiche sono state frutte del caso ed esistono ancora oggi delle teorie universalmente accettate che sono in palese contrasto tra di loro, basti pensare al caso della meccanica classica e alla meccanica quantistica che oggi vengono insegnate parallelamente ma che in qualche modo si ‘falsificano’ tra di loro.
    Quello che voglio dire, in breve, è che la scienza adotta spesso delle semplificazioni, delle ipotesi ad hoc che sono vere in taluni contesti ma false in altri, quindi di conseguenza anche il concetto di falso è abbastanza relativo: chi se la sentirebbe di dire che le leggi fondamentali della dinamica newtoniana siano delle burle, eppure a livello atomico esse non sono più valide della teoria geocentica!

    Ci tenevo a sottolineare che nessun ingegnere preparato e onesto potrebbe dire che “un dato provato scientificamente è induscutibile”, anche perchè la scienza non si sarebbe evoluta granchè così facendo (non riesco a capire da dove parta la vostra idiosincrasia verso gli ingegneri che più volte ho avuto modo di notare: in fondo è anche merito degli ingegneri se potete svolgere gran parte delle vostre azioni quotidiane a cominciare dallo scrivere in questo blog).

    Vorrei inoltre ritornare sull’orgomento metafisica:
    il neurologo indiano Ramachandran in alcuni studi recenti su di alcuni epilettici ha avuto modo di notare come potrebbe esistere all’interno del nostro cervello (più precisamente nel lobo temporale) un’area adibita propriamente al sentimento religioso. Gli studi e gli esperimenti effettuati sono ancora largamente insufficienti per poter dimostare, ‘matematicamente’ come fece Godel, l’esistenza o la non-esistenza di Dio (io protendo per quest’ultima), però alla luce di questi studi appare anche un pò superficiale dire che la metafisica non è suscettibile di una possibile indagine scientifica. Da buon ingegnere e cultore della scienza tendo a non escludere nulla: in fondo chi prima di Darwin (o comunque delle prime teorie evoluzionistiche) si sarebbe solo sognato di pensare che discendiamo dalle scimmie (e andando sempre più a ritroso dai più semplici organismi cellulari) e indagare scientificamente l’origine umana senza essere additato come pazzo o eretico?

    Inoltre vorrei far notare che il buddismo presenta tutte le caratteristiche di una religione e aldilà delle ovvie differenze ha molti punti di contatto anche con le grandi religioni monoteistiche: non è forse simile l’esperienza di Siddhartha con quella del ‘nostro’ San Francesco (e forse non è un caso se il molto ‘spirituale’ Hesse abbia scritta sia “Siddhartha” che “Vita di san Francesco”)?

  19. Pubblicato 8 marzo 2008 alle 15:00 | Link Permanente

    Due brevi punti.

    Per quanto riguarda le teorie scientifiche (quali la relatività galileiana o la meccanica newtoniana) che sono ‘notoriamente’ false e che tuttavia vengono tuttora insegnate, non bisogna mai dimenticare che i modelli che la scienza fornisce per spiegare i fenomeni sono, nel migliore dei casi, delle “mappe”; e la mappa, com’è noto, non è il territorio. Se una mappa è abbastanza buona da permetterci di non perderci dove andiamo a fare l’escursione, non c’è motivo di andarsi a portare dappresso una mappa molto più sofistica ma ingombrante e difficile da maneggiare.

    Ma non è la scienza ad adottare semplificazioni ed ipotesi ad hoc: è nella sua applicazione che tali semplificazioni vengono adottate, perché la maggiore correttezza garantita dalle conoscenze scientifiche “più giuste” è inutile.

    La scienza cresce con un procedimento evolutivo; se il termine falsificazione non piace, parliamo allora di “determinazione dei limiti di validità”; in effetti questo è forse più corretto, visto che le teorie successive devono dare (grosso modo) gli stessi risultati di quelle precedenti (e falsficate) quando si rientra nei loro, appunto, limiti di validità.

    Per inciso, il mio “stavo per dire ingegneri” non voleva essere una frecciatina agli ingegneri ma agli aristotelici, ai sostenitori dell’ipse dixit: di fatto, la mia parentetica voleva avere proprio la stessa implicazione che tu hai esplicitato: nemmeno un ingegnere arriverebbe a dire una cosa del genere ;) .

    Per quanto riguarda la metafisica, è forse opportuno un chiarimento di termini. Io chiamo metafisica tutto ciò che trascende il ‘fenomeno’ (ovvero tutto ciò che non è osservabile, per via diretta o indiretta). Nel momento in cui qualcosa si scopre osservabile, si rientra di fatto nel dominio della scienza. In un certo senso, la metafisica è per definizione (o se vogliamo per la mia definizione) “ciò che non può essere suscettibile di indagine scientifica”.

    Per quanto riguarda più nello specifico gli studi di Ramacoso, credo di capire che la tua osservazione nasca da una qualche analogia dell’area celebrale associata al sentimento religioso con altre aree celebrali associate invece alle percezioni sensoriali; dopo tutto, un cieco potrebbe considerare ‘metafisico’ il concetto di luce o di colore: perché allora escludere la possibilità che la ‘metafisicità’ della religione e della spiritualità non sia dovuta ad un’atrofia di un (sesto? settimo?) senso? L’idea è certamente affascinante, ma il passo mi sembra un po’ esagerato (è “senso” tutto ciò che è avviene in un’area del cervello?)

    [Concludo con un inciso pedante e pignolo: dubito che ci siano evoluzionisti seri che dicono che discendiamo dalle scimmie; se non vado errato l'idea corrente è quella dell'antenato comune.]

  20. Pubblicato 8 marzo 2008 alle 16:42 | Link Permanente

    Ho letto con interesse tutto ciò che è stato scritto. Vorrei replicare a tutti e stare un pomeriggio sano al pc, ma non ho tempo. Quindi replico solo a Galfy e, indirettamente, a Tommy.

    Galfy (non ce l’ho con lui, per carità!) confonde Dio, religione, libero arbitrio e compagnia bella con l’attivazione neuronale e sinaptica. Anzi, parla addirittura di “moduli”, quando il modularismo è quanto di più improponibile e metafisico (metafisico nel senso “brutto”, quello che utilizzavano i neopositivisti e che utilizzano gli analitici, che è ben peggiore di quello che utilizza Oblomov) abbia mai letto nell’ambito delle scienze cognitive!

    Lasciando stare i moduli, proviamo un piccolo esperimento mentale: un bravissimo e illuminato neuroscienziato, con la sua equipe, scopre che ciò che noi chiamiamo Dio sia in verità un particolare movimento sinaptico, in una particolare zona del cervello, dovuto all’azione di particolari ormoni o sostanze, etc. etc.
    Embè?! Che si fa, si smette di parlare di Dio? Si va tutti insieme a distruggere il Vaticano o La Mecca?
    Il mondo dei significati e della cultura se ne sbatte delle scoperte scientifiche! ;-)

    Un esempio fin troppo banale (ma potremmo trovarne altri): sappiamo bene che la Terra gira attorno al Sole, il quale sta fermo al centro del sistema solare. Eppure affermiamo ancora che è il Sole a sorgere e tramontare.

    Ciao a tutti e complimenti (soprattutto a Tommy) per le discussioni che state scatenando! ;-)

    Giovanni

  21. Galfy
    Pubblicato 8 marzo 2008 alle 17:22 | Link Permanente

    Io non sarei così sicuro che la meccanica newtoniana sia ‘notoriamente’ falsa. Sembra contraddire le equazioni del moto a livello atomico e sub-atomico ma per ciò che riguarda la realtà macroscopica costituisce il modello più attendibile; e poichè la scienza è sostanzialmente costituita da modelli, quando più questi ci forniscono una soluzione vicina alla realtà tanto più la scienza è esatta (per quanto essa possa essere esatta). Da questo la mia riserva sul principio di falsicabilità (che comunque in larga parte trovo valido).

    Non credo poi ci sia una grossa differenza tra scienza e sue applicazioni, qualunque applicazione scientifica è già di per se scienza. Inoltre, giusto per fare un esempio, un qualunque teorema di analisi matematica, contiene spesso delle semplificazioni e delle ipotesi ad hoc ma chi può dire che non sia scienza (nella fattispecie quella matematica)?
    Se così non fosse allora la scienza matematica si ridurebbe ad una serie di definizioni e assiomi, mentre i numerosissimi teoremi (basati sulla nota triade ipotesi-tesi-dimostrazione) sarebbero solo delle applicazioni e non parte integrante della scienza matematica stessa: mi sembra una tesi un pò bizzarra!

    Per quanto riguarda le teorie di Ramachandran (le quali più che ad un’atrofia di un sesto senso egli riconduce ad un possibile significato evoluzionistico), è ovvio sono ancora speculative ed embrionali (anche lui da buon scienziato non ha idee chiare e sicure) ma non è detto che da qui a qualche anno non si possa verificare la loro attendibilità anche solo parziale.
    Il vero fascino comunque di queste teorie non sta tanto nella loro pu o meno probabile correttezza quanto piuttosto nella effettiva possibilità della scienza di occuparsi di problemi che fino ad ora sono stati completo appannaggio della filosofia: l’esistenza di dio, dell’anima, la natura del se.

    Per inciso: io non sono ne un’evoluzionista, ne tantomeno serio :-D la mia era solo un’esemplificazione veloce e forse un pò superficiale; che poi, anche sul nostro rapporto con le scimmie non c’è ancora niente di sicuro (cugini, fratelli, padri e figli? boh?).

  22. Galfy
    Pubblicato 8 marzo 2008 alle 18:37 | Link Permanente

    Rispondo a Giofilo di cui non ho visto il nuovo commento mentre scrivevo il mio.
    Io non confondo proprio un bel nulla, io stavo solo proponendo l’idea che probabilmente all’interno del cervello esistono delle aree (dei moduli li ho definiti, così come Ramachandran un neurologo di fama internazionale, non il primo venuto) adibite a delle specifiche competenze quali ad esempio Dio, religione, libero arbitrio, anima e che quindi questi vari problemi possano avere un’origine organica (ho introdotto un’ipotesi, non una verità).
    Quello che però più mi colpisce (e mi lascia l’amaro in bocca) è, scusate la parola forte, l’ottusità da parte vostra (credo siate filosofi o meglio studenti di filosofia) che state dimostrando nei riguardi della scienza e delle sue possibili evoluzioni. Io vi dico che la scienza sta incominciando ad occuparsi di certi problemi e voi in coro (eccetto Davide che effettivamente mi sembra il più obbiettivo) per diretta risposta vi barricate dietro definizioni e significati di parole o addirittura mi dite che sono confuso.
    Per poi arrivare alla perla che la cultura se ne frega delle scoperte scientifiche: mai sentita una cialtronata simile. Come se la cultura fosse svincolata dalla scienza. L’esempio che porti poi non si regge in piedi: solo perchè continuiamo a dire che il sole sorge o tramonta (frutto di un retaggio linguistico tolemaico) significa che non conosciamo il moto di rotazione terrestre? anche i pellerossa americani vengono chiamati indiani ma sappiamo tutti che non hanno niente a che fare con l’India (tanto per dirne una).
    Beh ora capisco la disillusione e sfiducia di Tommy nei confronti della filosofia: mi sembrate una di quelle caste che dietro una facciata di dialogo e confronto tendete ad arroccarvi dietro posizioni che non consentono nessuna possibilità di libera dialettica.

  23. Pubblicato 8 marzo 2008 alle 19:36 | Link Permanente

    Galfy,

    Non capisco il tuo astio. Provo a risponderti brevemente:

    1) Quando hai parlato di “moduli” credevo ti riferissi al “modularismo”, che è una odiosa teoria di Jerry Fodor. Non è così? Ok, avrò frainteso.

    2) Ostilità verso la scienza? Io cerco sempre di tenermi aggiornato sulle scoperte scientifiche (soprattutto in campo neuroscientifico) e ritengo che la scienza sia qualcosa di necessario. E ci mancherebbe! Mi sento anche un idiota a ribadirlo qui. Dico solo che essa non è sufficiente a comprendere la complessità del mondo umano. Mondo che non è solo fatto di neuroni, sinapsi e moduli. Mondo che è fatto anche (e soprattutto, secondo me) di significati. Significati che non vengono sempre compresi e risolti dalla scoperte scientifiche. Inoltre, sono per un “nuovo rinascimento” (parole di Ramachandran) che veda collaborare cultura umanistica e scientifica, una volta per tutte. Cazzo, lo devo dire? Lo dico: EVVIVA LA SCIENZA! Ma mi sembrava che questo problema fosse risolto e che si parlasse dei rapporti tra filosofia e scienza, invece che del tifare per l’una o per l’altra.

    3) La mia cialtronata era una battuta-provocazione! Cavolo, c’ho messo pure la faccina! Ma potrei mai credere certe idiozie? Tu dirai, “si, potresti, dato che non ti conosco”, io ti rispondo: “no, non è così”. ;-)

    4) Alla luce del punto 2, spero che capirai che l’ultima parte del tuo commento (quello sulla “casta” dei filosofi che odia il confronto) non sia molto corretto nei confronti di chi è intervenuto in questo blog (e nei confronti dello stesso proprietario del blog!). ;-)

    Davvero, parlo senza alcun astio, rancore o pregiudizi. Mi piacerebbe che anche tu e gli altri faceste lo stesso.

    Ciao,
    Giovanni

  24. Pubblicato 8 marzo 2008 alle 20:19 | Link Permanente

    Complimenti a Giofilo e al suo buon senso: dov’è finita la discussione sul rapporto tra scienza e filosofia? Io vedo solamente uno scontro tra ego ciccioni in cui ognuno vede nella posizione dell’altro una minaccia alla legittimità dei propri studi e a ciò in cui crede. Che ci sia sotto un latente desiderio di essere ciò che così aspramente si condanna? E cioè lo “scienziato” rimpiange (inconsciamente, magari di notte quando dorme) di non essere “filosofo” e viceversa? ;)

  25. Galfy
    Pubblicato 8 marzo 2008 alle 20:47 | Link Permanente

    Vabbene scusa Giofilo,
    il nostro prima incontro in questo blog è stato probabilmente all’insegna degli equivoci:

    1. Non so chi sia Fodor (magari ora approfondisco). Ho utilizzato il termine modulo senza conoscere altri suoi possibili significati reconditi.

    2.Io non mi occupo solo di scienza (Tommy ti potrà confermare come io sia un assoluto amante delle arti e del sapere in genere) e tifo più che per la scienza o la filosofia per la Conoscenza. Il problema che avevo sollevato nel mio primo commento è quello che alla luce di nuovi studi scientifici probabilmente la filosofia non costituisce più il solo metodo esclusivo per indagare campi come quello metafisico (in senso lato) e che quindi dovrebbe in qualche modo rivedere le sue mire per non vedersi morire lentamente. Tutto qui.

    3. Evidentemente sono caduto appieno nella tua provocazione. Però non conoscendoti ho creduto parlassi sul serio: sai ce ne sono di tipi strani al mondo.;)

    4. Per quanto riguarda la casta: prima alex mi ha dato di confondere alcune cose, poi tu hai fatto lo stesso, oblomov ha uscito dal nulla la parola ingegnere (che io ho inteso in senso spregiativo nonostante la sua spiegazione) e quindi un pò mi sono risentito. Per questo ho usato quelle parole. Probabilmente mi sono sbagliato (spero) e ho esagerato.

    Cara Valentina (come la canzone di Gazzè) ti posso assicurare che non rimpiango assolutamente di non essere filosofo e la tua frecciatina non colpisce nel segno (almeno per me) visto che sai quali e quanti sono i miei interessi.

    Spero che la conversazione continui senza ulteriori intoppi e diatribe sterili (è un monito anche per il sottoscritto).
    Nessun astio quindi.

  26. Pubblicato 9 marzo 2008 alle 00:28 | Link Permanente

    Perbacco! Mai avrei creduto di riuscire a sollevare così tante reazioni. Mi fa piacere: si vede che il tema del ruolo della scienza e della filosofia (e dei loro rapporti) nel mondo contemporaneo è ancora vivo, nonostante tutto e nonostante i metafisici (che sono artisti sognatori) e le Carlucci. Mi spiace solo per i fraintendimenti, inevitabili in uno scambio non intriso di fisicità e immediatezza.
    Cercherò di fissare alcuni vostri spunti notevoli facendoli miei.

    @alex: l’idea (espressa anche sul tuo blog) di filosofo come “gestore di grandi quantità di informazioni interdisciplinari” mi attrae e mi sembra interessante. Tuttavia ho alcune perplessità. La prima – te l’ho espressa – riguarda l’effettivo statuto disciplinare della filosofia. Ora, non so se esista davvero o se abbia senso parlarne; tuttavia mi sembra che una simile concezione della filosofia entri in conflitto con la sua specificità (di cui accennavi nel commento 10). La seconda perplessità riguarda gli scopi. La filosofia dovrebbe gestire quelle moli di dati per piacer proprio (per cultura, per sapienza) o per caratterizzarsi come meta-scienza, magari coordinatrice delle scienze particolari? Temo sia questo il sogno proibito che culliamo; temo sia impresa donchisciottesca.
    Sento di condividere appieno invece l’idea della filosofia come pratica di vita, come arte del vivere quotidiano, sia in senso individuale (la ricerca della propria felicità) che in senso sociale (lo sforzo verso il minor male per la maggior parte, il che è un proposito non da poco). Non mi sfugge purtroppo che, specie per quest’ultimo intento, una conoscenza vastissima è necessaria prima di agire. È questo che mi paralizza.

    @Oblomov: vedo che sei popperiano anche tu! Eppure la filosofia della scienza del Novecento ci ha donato anche altri punti di vista, dal paradigma (col tran tran della “scienza normale”) di Kuhn al programma di ricerca (con rivalutazione delle ipotesi ad hoc) di Lakatos passando ovviamente per l’anarchismo epistemologico di Feyerabend. Non so davvero quale modello rispecchi meglio la pratica e la metodologia della scienza: forse tutti, forse nessuno. Non essendo scienziato non mi esprimerò; quel che mi conforta è che giustamente gli scienziati se ne sbattono e perseverano nella loro ricerca, ottenendo pure qualcosa (a differenza dei filosofi).
    Sono d’accordissimo sul vederla brutta per la filosofia che si ritrova ad essere metafisica. Tuttavia le trovo legittimazione come forma d’arte. Certo, un’arte fatta a parole e che cerchi la Verità e i Valori (questa è per me la metafisica, oltre ovviamente all’inosservabile) è diversa dall’arte tradizionale, che si riconosce finzione e tecnica (o gioco simbolo e festa, come vuole Gadamer). Diversa nelle pretese: per questo la metafisica mi risulta indigesta. Dici bene quando ravvisi il miglior prodotto filosofico nelle domande: tentare anche di rispondere rimanendo metafisici è pura tracotanza.

    @Galfy: sollevando la relatività del falso (e dunque del vero) anche in scienza confermi la mia convinzione che la verità (soprattutto nella sua variante maiuscola) è un fardello che inibisce la conoscenza. La filosofia analitica per anni si è sbattuta su temi come l’aderenza del linguaggio ai fatti (ma poi, esistono i fatti? o solo le interpretazioni, come voleva Nietzsche?). Certa epistemologia ha cercato scampo nella probabilità (un concetto matematicissimo che apparentemente ha più a che fare con la credenza che con la scienza). Mi chiedo se, continuando ad oltranza, tutto diventa opinione; nel frattempo potremmo giudicare i saperi, pragmaticamente, con la loro utilità. Allora forse la filosofia ricomincia ad avere qualche chance, e paradossalmente diventerei il primo a riconoscere nella metafisica una consolazione per gli animi troppo sottili da abbandonarsi alla religione. (A proposito, vi anticipo che Dennett legittima la religione come consolazione, come farmaco – come “oppio per i popoli” direbbe qualcuno, però nel senso migliore: mica le droghe sono un male!)
    Confermo quel che ti ha detto Oblomov: che noi discendiamo dalle scimmie è una triste vulgata che risale almeno ai tempi stessi di Darwin e della celebre vignetta che lo ritraeva come scimmia. Ciò non toglie che ci differenziamo – geneticamente – dallo scimpanzé per appena l’1,5% del genoma. Il quale, assieme alla cultura – prerogativa, ad un certo livello, esclusivamente umana – ci rende alquanto diversi dalle scimmie.
    E sugli esperimenti neuroscientifici, come avrai intuito nella mia ultima risposta, quel che penso (come ogni buon scienziato, suppongo) è che tutte le nostre sensazioni sono frutto del nostro cervello, delle scariche sinaptiche e tutto il resto. In quanto tale è superficiale affermare che dio non esiste, mettiamo, perché è solo un fantasma cerebrale: dovremmo estendere il principio a tutto il mondo, come minimo. Allora la chiave di (s)volta è data proprio dal mondo! La mente è quantomeno frutto della relazione tra il cervello e il corpo e il mondo: è l’ambiente incorporato e rielaborato elettronicamente (e questo, coi tuoi esperimenti sui robot, l’avrai capito meglio di me). È profondo invece indagare con metodi neuroscientifici quelli che sono eventi mentali apparentemente del tutto slegati dal mondo (come le fantasie metafisiche) per capire cosa li giustifichi e comprendere finalmente che la loro diffusione e a volte (quasi) universalità è dovuta alle nostre strutture più squisitamente chimico-fisiche e biologico-evolutive.

    @Giofilo: come avrai intuito io ho della metafisica un concetto molto simile a quello che tu definisci “brutto”: non ne vedo altri! O meglio, la definisco esteticamente bella (almeno a volte) ma epistemologicamente dannatamente cattiva. Capisco il genio, capisco l’atomismo greco (che era comunque del tutto diverso da quello attuale), capisco l’anarchismo metodologico ma mi sembrano tutti sotterfugi per tentare di dare dignità a cose del tutto campate in aria. Dove c’è metafisica vedo pastoie alla scienza. Prova a pensare un attimo. Le idee metafisiche sono anima mondo e dio, o meglio ancora Essere e Bene. Ecco: appena scendono in campo queste idee la scienza si offusca. (E dire che scopo ultimo della scienza è proprio il nostro ben-essere!)
    Che il mondo della cultura possa sbattersene della scienza è una battuta di spirito e una triste consapevolezza. La scienza non è solo necessaria, come dici: la scienza è inevitabile. Penso sia una costruzione culturale umana ormai irrinunciabile, e dalle solide fondamenta: e meno male! Non avrei veramente voluto vivere al tempo dei Greci, allorché sarei assai probabilmente stato uno schiavo, un meteco (vabbè, quello anche ora…) o nel migliore dei casi un umile cittadino incolto e puzzolente. ;-)

    @Valentina: se dici così mi fai credere – non poco presuntuosamente – che il mio sia l’ego più smilzo. Davvero, ragazzi: leggendo ogni vostro intervento penso che avete tutti ragione, almeno in parte; penso che riuscite ad essere convincenti per parecchi aspetti. Sono questi che ho voluto mettere in evidenza in questo mio commento, provando a rielaborarli e puntualizzarli con la mia ancora incerta visione. :-)

    Per finire, sulla mia “disillusione e sfiducia”: colleghi, la casta non sono i filosofi né gli scienziati (e in verità nemmeno i politici): la vera casta è la gente ignorante. Da quella casta sì che è difficile uscire.

  27. Pubblicato 9 marzo 2008 alle 01:20 | Link Permanente

    @Galfy: d’accordo con ogni punto del tuo ultimo commento ;-)

    @Tommy: vogliamo parlare di metafisica? Facciamolo, però a modo mio :-D . Prendiamo la metafisica senza il Bene e senza l’Essere (bellissimo il riferimento al ben-essere!). Prendiamo il termine metafisica nella sua etimologia: ciò che va oltre (o dopo) le cose della fisica. In pratica, sono del tutto d’accordo con Oblomov quando scrive:

    Per quanto riguarda la metafisica, è forse opportuno un chiarimento di termini. Io chiamo metafisica tutto ciò che trascende il ‘fenomeno’ (ovvero tutto ciò che non è osservabile, per via diretta o indiretta). Nel momento in cui qualcosa si scopre osservabile, si rientra di fatto nel dominio della scienza. In un certo senso, la metafisica è per definizione (o se vogliamo per la mia definizione) “ciò che non può essere suscettibile di indagine scientifica”.

    Ecco, io ritengo (e mi sembra anche dannatamente ovvio!) che il mondo degli uomini, o il mondo della vita (il Lebenswelt husserliano) sia stracolmo di noumeni, ossia di cose che non appaiono, al contrario dei fenomeni. Queste cose sono i significati che noi incessantemente conferiamo (individualmente e socialmente) a tutto ciò che ci circonda (anche a ciò che è oggetto di oggettiva indagine scientifica!). I significati sono impalpabili ed invisibili (dunque non possono essere oggetto della scienza), eppure ontologicamente presenti (dunque possono essere oggetto della filosofia).
    Per tornare all’esempio utilizzato da Galfy, i concetti di Dio, anima, libero arbitrio etc. possono (e lo sono senz’altro, la scienza lo dimostrerà!) essere generati da determinati moduli o aree del cervello (d’altronde sto cervello non è mica qualcosa di diverso dall’uomo!), ma ad essi viene allo stesso tempo conferito un significato (che muta da individuo ad individuo, da società a società e nel tempo) che non può essere oggetto della scienza e tuttavia non può essere ignorato.

    Ciao a tutti,
    Giovanni

  28. Pubblicato 9 marzo 2008 alle 01:35 | Link Permanente

    Ah dimenticavo: grazie a Valentina, la quale dice che ho “buon senso”. Cavoli, è la prima volta che mi fanno questo complimento (complimento?). :-D

  29. Pubblicato 9 marzo 2008 alle 03:52 | Link Permanente

    Beh, se per metafisica intendi il mondo dei significati allora tutti siamo produttori di metafisica. Ma poiché non tutti siamo filosofi (sic), evidentemente non tutti i significati sono di rilevanza metafisica (immagina altrimenti che cacofonia!).
    Cosa è degno di attenzione filosofica ce lo siamo già chiesto invano: era un dilemma che tormentava anche Platone, il quale si chiedeva se esistessero le Idee (il cuore della metafisica!) di cose spregevoli, come il fango o il pelo. Ciò non toglie che fanghi e peli sussistano (ma per Platone erano copie sbiadite delle idee: mah!).
    Se oggi facciamo metafisica, quando va bene, coi significati (ma chiedo ancora: quali?) è perché la realtà del mondo la consideriamo data, e la filosofia è giunta tardi; a mio avviso però i significati vanno aggrediti da tutti i lati, con tutti i mezzi a disposizione. Compito del filosofo, allora, potrebbe essere quello di accorrere con la sua strumentazione poliedrica, spesso e volentieri mutuata da altre discipline. Ma perché tanto interesse per il significato? Probabilmente perché quelli scientifici spiegano e servono, ma non soddisfano. Mi sembra molto deludente svelare la realtà in termini di scosse elettriche…
    In un prossimo intervento parlerò di riduzionismo e olismo non solo in riferimento a Dennett ma anche alle idee di Hofstadter (del resto hanno scritto un libro assieme…), e cercheremo di sbrogliare la gran confusione in cui cadiamo quando parliamo del significato dei significati

  30. Pubblicato 9 marzo 2008 alle 14:20 | Link Permanente

    uff quanta roba! :) non riesco a stare dietro a tutto.

    in breve: aristotele “scienziato” non me lo invento, lo dice anche oddone longo che è anche presidente dell’accademia galileiana di padova. mai parlato di validità dei contenuti della scienza greca classica. e ho precisato che “diceva vaccate come per esempio la teoria sulla generazione negli orsi”.

    indiscutibilità delle teorie scientifiche: chiaro che il punto è la falsificazione, ma non ho alcun interesse a trattare i massimi sistemi. in genere possiamo essere certi abbastanza (e intendo abbastanza da usarle) della solidità delle scoperte scientifiche, almeno quelle che hanno già molte prove sul groppone. altrimenti nessuno di noi prenderebbe nemmeno le medicine. avevo comunque scritto “(in genere)”.

    la metafisica è il male della filosofia. ma non bisogna assimilare metafisica e religione. non necessariamente la metafisica postula una divinità, e molto raramente genera un dogma. se la religione vuole poi portarsi sul piano metafisico il discorso è diverso.

    la specialità della scienza è descrivere. guai a provare a derivare qualcosa dalle descrizioni, non è più scienza. la forza della scienza è appunto la descrizione. la specialità della filosofia è usare queste (e altre) descrizioni. in questo senso credo che ci possano essere scienziati che fanno filosofia (ma non fanno scienza, perché la scienza si consolida in fatti) e filosofi che parlano di scienza (ma non sono scienziati perché i fatti li prendono a prestito). collaborazione, non fusione dei campi.

    la cultura è effettivamente svincolata dalla scienza. non so più chi, ma tra i commenti qualcuno ha usato il termine “cultura” e lo ha usato in senso antropologico, mentre una risposta s’imperniava su “cultura” come “insieme di conoscenze”. se nel nostro (occidentale) insieme di conoscenze la scienza ha un posto di rispetto (e quindi chi non ha almeno le basi per capire le scienze non ha “cultura”), esistono una quantità di “culture” che della scienza (intesa all’occidentale) fanno tranquillamente a meno.

    e bon, non ho voglia di leggere tutto ;)

  31. galfy
    Pubblicato 9 marzo 2008 alle 14:36 | Link Permanente

    Volevo solo dire che mi trovo sostanzialmente d’accordo con ciò che ha detto Tommy negli ultimi suoi interventi. Vorrei però precisare che quando parla di probabilità dobbiamo stare attenti a considerarla come mera credenza: su di essa si basa buona parte della scienza moderna a partire dalla meccanica quantistica fino alla teoria dei segnali (se possiamo comunicare con i telefonini è anche merito della probabilità) o, per andare nel mio campo, numerosi algoritmi probabilistici vengono utilizzati in applicazioni robotiche. Non c’è neanche da stupirsi tanto, in fondo la scienza ricorre ai mezzi più opportuni per tentare di spiegare (e piegare) l’enorme complessità del mondo reale.
    Per quanto riguarda poi la questione metafisica vi dirò brevemente: siamo fatti di carne e ossa, neuroni e scosse elettriche, c’è poco da fare, lo so potrebbe sembrare poco poetico, molto terreno e sgradevole ma è così.
    Noi umani con il nostro cervello (sviluppatosi esclusivamente a fini evoluzionistici e di sopravvivenza) siamo diventati così presuntuosi da dire che esiste qualcosa che va oltre il dato reale, oltre la fisica e magari tentare pure di descriverlo. Ma io mi chiedo per quale assurdo motivo dovrebbe essere così?

  32. galfy
    Pubblicato 9 marzo 2008 alle 14:45 | Link Permanente

    Continuate a scindere cultura e scienza: beh, dal mio punto di vista, forse il male della società moderna è proprio questo!

  33. Pubblicato 10 marzo 2008 alle 00:59 | Link Permanente

    Galfy, penso che nessuno tra i presenti voglia veramente “scindere cultura e scienza”: Alex faceva solo notare che tutt’oggi molte culture (quelle che etichettiamo come “primitive”) ne “fanno tranquillamente a meno”. Proprio con Lei stasera parlavamo di come molti elementi delle culture primitive (capirai, sta leggendo Lévy-Bruhl) siano presenti ancora oggi, nei nostri nonni anzitutto ma anche nella mentalità comune diffusa. Noi capiamo bene che in molti casi si tratta di superstizioni spesso dannose, dettate dall’ignoranza (credo che tu ti riferisca a questo come “male della società moderna”!); eppure, in un senso morale o estetico, la religione o la metafisica potrebbero non essere del tutto da buttare – così come non rigettiamo l’arte non per la sua utilità immediata (non ne ha, a parte forse le scariche neuronali piacevoli che ci provoca…) ma per il suo condiviso valore culturale e sociale.

    Quanto alla probabilità, intendevo solo dire che tradizionalmente (almeno fino ai tempi di Hume, il quale la reintrodusse nell’empirismo) era legata alla credenza; solo oggi capiamo che è una componente basilare delle scienze che ci intestardiamo ancora a definire esatte. (Per questa concezione della scienza non smetterò mai di ringraziare il mio attuale relatore, il prof. Camardi, che nelle sue memorabili lezioni di qualche anno fa non si stancava mai di ricordarci che la scienza è il sapere più controllato di cui disponiamo. Il che non è poco, a ben pensarci; il che non implica l’assoluta certezza e infallibilità della scienza, ma perlomeno ci riporta sulla “buona strada”…)

    Riguardo alla metafisica, è incontestabile che al di fuori della materia non esiste nulla (tranne la forza – che però è legata alla materia, come sappiamo – e in un certo senso l’antimateria). Senza cervelli umani non esisterebbero nemmeno i significati, e fanculo alla metafisica. Però che esistano i significati nell’uomo è una cosa che richiede spiegazione. Dennett prova a farlo proprio nel libro che sta al centro della mia tesi, L’idea pericolosa di Darwin, il cui sottotitolo, guarda un po’, è “L’evoluzione e i significati della vita”. Ovviamente inserisce anche la mente – con la sua incessante produzione di significati – in una cornice evoluzionistica. Ne parlerò meglio nei prossimi interventi (anche perché con questo tema si entrerebbe nel cuore della tesi, nelle pagine ancora non scritte…).

  34. Zichy
    Pubblicato 10 marzo 2008 alle 01:02 | Link Permanente

    Raccolgo con estremo piacere l’invito del collega, nonchè “amico di discussione” tommy, a commentare la parte introduttiva della sua tesi.
    Ho letto gran parte degli interventi e credo sia opportuno riportare il mio alle origini della discussione (ormai troppo accesa), vale a dire al rapporto problematico( o forse no?vedremo tra qualche riga!)tra filosofia e scienza.
    Innanzitutto una sguardo storico che non può non ricondurci ad Aristotele il quale definiva la filosofia come scienza che ricerca l’Essere in quanto Essere; questa definizione permise al filosofo di dare alla filosofia piena autonomia e universalità. In altri termini la filosofia prima è la scienza regina tra le scienze perché studia l’Essere mentre le altre scienze studiano solo una sua parte ( per es. la Fisica studia l’essere in movimento): dunque Aristotele si occupò anche di quelle scienze (filosofie seconde…) che solo dopo molti secoli sarebbero state etichettate con l’espressione “Scienze della natura”. Io sono un aristotelico e credo che ogni scienza (chimica, fisìca, biologia, neuroscienze…..)abbia contratto forti debiti conoscitivi e metodologici con la filosofia.
    Facendo un salto cronologico molto lungo (circa 2000 anni) troveremo la netta separazione (dopo una lunga gestazione nell’età moderna) tra “scienze naturali” e “scienze umane”. Ad es Dilthey, fondatore dello storicismo tedesco, tentò di riportare luce nelle scienze dello spirito differenziando ulteriormente quest’ultime dalle scienze empirico – matematiche.
    Per Dilthey le scienze naturali essendo fondate sulla ricerca empirica e sperimentale di dati sensibili (vale a dire misurabili, osservabili e quantificabili) devono dare una spiegazione causale dei fenomeni (una spiegazione esterna), mentre le scienze storico-sociali devono puntare ad una comprensione del mondo umano (una comprensione interna) il quale è prettamente storico perché l’individuo, l’atomo costituente il mondo, si determina in un complesso di rapporti storicamente condizionati. Se da un lato Dilthey differenzia e limita fortemente lo statuto epistemologico e gli ambiti di ricerca dei due “tipi di scienza”, dall’altro offre l’idea che l’ambito più prettamente scientifico non esclude il procedere filosofico, né quest’ultimo può pretendere lo statuto di verità rispetto alla scienza. Alla luce di queste riflessioni storiche che assegnano (appunto storicamente) il primato conoscitivo alla filosofia; prendendo atto della frammentarietà conoscitiva mostrata dalla filosofia nella contemporaneità; evidenziando la presenza attuale di indagini scientifiche che in antitesi alle innumerevoli divisioni del sapere filosofico quasi sembrano voler ri-dare al sapere una nuova unità attraverso la ricerca dei principi primi( o delle origini) di tutta la realtà (per es. la ricerca di una “teoria del tutto”, la meccanica quantistica); fermo restando in me la visione di una unità ontologica del Sapere: alla luce di tutto ciò io credo che oggi sia doveroso ricercare solo in una prospettiva che guardi all’integrazione tra filosofia e scienza/scienze.
    Vorrei dire altre due paroline sulla presunta pretesa di verità conoscitiva su cui filosofia e scienze dibattono, a mio avviso, inutilmente. La verità filosofica è per definizione sempre verità critica, frutto dell’impegno e della ricerca costante, verità provvisoria perché sempre messa in discussione, pronta ad esser confutata o migliorata a favore di una verità “migliore”. Essendo la filosofia madre storica della scienza/scienze, queste ultime avranno sicuramente interiorizzato alcuni geni filosofici. Infatti le scienze naturali lungi dall’ esser ingenuamente definibili (o definite) come le scienze certe ed i suoi traguardi come stabili, presentano un carattere di problematicità ed una tendenza alla problematizzazione che è generalmente attribuita alla ricerca filosofica. Basti pensare ai risultati della Fisica e della meccanica quantistica per capire come Newton con la sua fisica classica rappresentino ormai un lontano ricordo pur comunque restando tasselli importanti dello sviluppo scientifico e di alcune teorie odierne. Si leggano gli studi ed i risultati del fisico Glenn Starkman per trovarsi reintrodotta l’esistenza dell’etere buttato via circa un secolo fa; si guardino gli ultimi studi d’avanguardia sull’elettromagnetismo per nutrire fecondi dubbi sullo stesso principio di gravità e sulla sua validità ed applicabilità. Questi pochi esempi sono testimoni della estrema somiglianza di ricerca tra filosofia e scienze esatte.
    Credendo di essermi fin troppo dilungato esprimo dunque felicità ed apprezzamento per un filosofo come Dennet(sulle cui teorie fisicaliste e riduzioniste avrei comunque molto da controbattere) che ogni giorno fa ricerca filosofica (anche) attraverso le lenti ed i risultati delle neuroscienze e di tutte le altre scienze naturali.

    Ps: auguro a Tommy buon lavoro e buon proseguimento di tesi!

  35. Galfy
    Pubblicato 10 marzo 2008 alle 13:57 | Link Permanente

    @Tommy: so benissimo che per molto (troppo) tempo cultura e scienza hanno proseguito percorsi paralleli senza (quasi) mai intersecarsi, così come i tuoi esempi e anche il successivo commento di Zichy dimostra. E’ proprio questo il punto: è arrivato il momento in cui far coincidere le due visuali!
    Riguardo al tuo paragone con l’arte poi, vorrei puntualizzare: l’arte per sua natura non ha pretese conoscitive esclusive, nel senso che ogni movimento artistico può coesistere con gli altri, mentre questo non avviene (ahinoi) nella metafisica o nella religione. Per fare un esempio banale: posso tranquillamente apprezzare e “credere in” Michelangelo e Klee ma non posso fare lo stesso con Maometto e Buddha. Con questo non voglio comunque negare il ruolo sociale e culturale basilare (soprattutto in passato) che la religione e la metafisica (e in generale la filosofia) hanno avuto.

    L’esattezza della scienza io non mi sogno nemmeno di prenderla in considerazione e sono perfettamente d’accordo con la definizione che ha dato il prof. Camardi. Per dirla in altri termini: la scienza è il mezzo in nostro possesso che ci consente di ottenere una interpretazione della realtà quanto più veritiera e oggettiva possibile (per quanto anche sui concetti di vero e oggettivo c’è da discutere).

    Il fatto poi che oltre la materia non esista nulla sarà incontestabile per noi due; non credo proprio che tutti la pensino così (perfino tra gli scienziati).

    Zichy: Per risponderti brevemente (e provocatoriamente): la scienza parte e finisce nella realtà esperibile, la filosofia parte dalla medesima realtà e finisce (o si perde?) non si sa dove.

  36. Pubblicato 11 marzo 2008 alle 09:10 | Link Permanente

    chiariamo i termini: nei commenti stiamo parlando di “cultura” con due significati diversi. chi dice che la cultura non necessariamente comprende (o è coestensiva con) la scienza sta parlando di cultura in senso antropologico, non come “insieme di conoscenze sulla realtà”. l’esempio di td sull’arte è calzante: l’arte non ha appunto pretese di conoscenza oggettiva della realtà (è interpretazione), ma è pur sempre cultura. la metafisica è cultura. la scienza è cultura.

    sul credere in buddha e maometto insieme: è possibile, sono entrambi solo interpreti. maometto è l’ultimo profeta della religione che inizia dall’antico testamento, gesù è il penultimo profeta della stessa religione. buddha è un pensatore. il risvegliato – che arriva al risveglio non per grazia o rivelazione, ma per lavoro su se stesso – della dottrina buddhista è superiore agli dei, ma non è un dio e non ha interesse a esserlo (anche gli dei soffrono, e il buddhista vuole smettere di soffrire) o ad averlo. quindi non c’è contrasto nemmeno tra buddisti e monoteisti. almeno dal punto di vista buddista: certo gli integralisti monoteisti sono poco propensi ad accettare qualcuno superiore al loro dio.

  37. Galfy
    Pubblicato 11 marzo 2008 alle 11:45 | Link Permanente

    Voglio chiarire: quando dico che non può esistere chi crede a Buddha e Maometto intendo dire che non si può credere simultaneamente a due religioni (e conseguenti filosofie): hai per caso mai conosciuto un mulsumano che si dichiarasse anche buddista o un cristiano che si professasse anche induista (e viceversa)?
    Sul fatto poi di credere alle personalità storiche è un altro discorso: anch’io apprezzo Gesù, Maometto, Buddha (e in parte credo anche nei loro insegnamenti) eppure sono del tutto ateo.

    Sul termine cultura poi sono d’accordo con te, anche se le mie considerazioni partono dal fatto che oggi spesso questo termine viene utilizzato proprio in senso antropologico (spesso anche sottointendendolo) è questo può essere fuorviante.

  38. Pubblicato 12 marzo 2008 alle 22:50 | Link Permanente

    Cari amici e colleghi, scusatemi: continuo a seguirvi con estremo interesse, nonostante non abbia più risposto. (Rispondervi è non poco impegnativo, non credete? ;-) )
    Nell’attesa di una mia (pen)ultima risposta più articolata, vorrei linkarvi un commento-intervento che m’ha fatto letteralmente rotolare dalle risate: Unire l’utile al disdicevole. Esula un poco dalla nostra discussione (ma mica troppo, poi), ma vale assolutamente la pena gustarselo. Specie per i filosofi. :-D

  39. Pubblicato 12 marzo 2008 alle 23:57 | Link Permanente

    Scommetto (calcisticamente) che sei d’accordo, vero Tommy?

  40. Pubblicato 13 marzo 2008 alle 10:10 | Link Permanente

    Se ti dicessi che non sono d’accordo starei rigirando la frittata. :-D

    (Del resto la dialettica è discordare e conciliare, giusto? Non mi dirai che tu in quell’intervento non trovi nemmeno un briciolo di “verità”, per quanto sarcastica…)

  41. Pubblicato 13 marzo 2008 alle 11:34 | Link Permanente

    Ho trovato in esso proprio l’opposto di ciò che è la filosofia, sebbene spesso nelle sembianze descritte lì la si ritrovi tra certa gente.

  42. Pubblicato 14 marzo 2008 alle 07:59 | Link Permanente

    beh dai, ma laureati famosi in filosofia ce ne sono. mi vengono in mente bruce lee e harrison ford. e vorrei che non mi venisse in mente pure buttiglione.

    ps ma quel chinaski77 è mica quello dei linea77? o solo un fan o un omonimo casuale? (ché chinaski dev’essere un nome molto diffuso). se è quello dei linea77 è un altro filosofo famoso. con un lavoro non da filosofo.

  43. Pubblicato 14 marzo 2008 alle 10:43 | Link Permanente

    Quanto a laureati famosi italiani, dimentichi (o fingi di dimenticare) non solo Pera, ma anche Mastella, Bondi, la Brambilla…

    Chinaski non saprei, prova a chiederglielo. Comunque sì, è laureato in filosofia

  44. Pubblicato 16 marzo 2008 alle 03:02 | Link Permanente

    ignoranti che giocate a fare gli intellettuali da strapazzo (non ho infatti trovato vostre tracce sui dotti libri di cui vi forgiate avere cotanta conoscenza), sappiate che il nickname Chinaski si riferisce ad Henry Chinaski (personaggio presente nella maggior parte delle opere dello scrittore Charles Bukowski)

  45. Pubblicato 17 marzo 2008 alle 14:35 | Link Permanente

    Caro, forbito e sapiente K.H. Marx (fortunosamente del tuo nome abbiamo trovato cospicue tracce nei dotti libri forgianti), sappi che Bukowski è tra i miei scrittori preferiti, come avrai visto nell’about (me in breve). Credevi davvero che mi fosse sfuggito il nesso? Boccalone.

  46. Pubblicato 21 marzo 2008 alle 11:38 | Link Permanente

    Un’altra breve ma interessante visione della filosofia e dei suoi rapporti con la scienza l’ho trovata in La fiaccola e l’incendio.
    (A quanto pare il tema ultimamente è molto sentito. Specie dai filosofi…)

  47. Pubblicato 26 marzo 2008 alle 10:24 | Link Permanente

    Ciao a Tutti.
    Ho provato a seguire i vostri ragionamenti me sinceramente mi sono un pochino perso.
    Il motivo per cui scrivo è che sto affrontando una lettura per me interessante ma che trovando ostica gradivo condividere con qualcun altro che abbia la stessa passione. Sono un “fan sfegatato” di D.C.Dennett da ormai più di 15 anni. Il primo suo libro che mi è “capitato” fra le mani è L”Io della mente” che è stato una folgorazione. Da allora credo di non essermi fatto sfuggire quasi nulla di quello che è stato pubblicato in Italiano delle sue opere. Non ho la pretesa di definirmi un suo esegeta, ma mi vanto di essere riuscito a comprenderne i concetti basilari espressi nelle sue opere dall’atteggiamento intenzionale al concetto di evoluzione della mente. Senza dilungarmi oltre, ho intrapreso, come dicevo la lettura di un suo sedicente antagonista, John Dupre’ nel libro, che secondo le note di copertine sembra essere il primo tradotto in Italiano. Purtroppo per me, a differenza del beneamato Daniel la sua scrittura e i suoi riferimenti sono molto più ostici e gradirei sapere se vi è qualcuno che abbia già afforntato il suo concetto di molteplicità opposta all’imperialismo scientifico. Qualsiasi nota o suggerimento sono assai graditi.
    Cordiali saluti a tutti.

  48. Pubblicato 28 marzo 2008 alle 17:03 | Link Permanente

    Ciao Riccardo,
    lieto di trovare un altro “fan” di Dennett!

    Di Dupré non ho ancora letto nulla, sebbene vorrei procurarmi al più presto Natura umana, sia perché l’argomento sembra interessante, sia per avere appunto un approccio differente da quello memetico di Dennett.

    Se qualcuno di noi lo leggerà ti faremo sapere.

    A presto!

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