Avvertenza: se sei tra coloro che condiscono l’insalata di riso col peperlizia o condiriso o barattolo affine, astieniti dalla lettura. Ti si potrebbe aprire un mondo di gusti nuovi e di procedure inconsuete.
Si avvicina l’estate, con gli inevitabili picnic domenicali, e i giorni della liberazione-dai-fascisti-ma-non-dagli-americani, della festa del lavoro-in-cui-non-si-muore1, della prima capatina al tiepido mare, dell’escursione tra i freschi monti. O più semplicemente sei buttato a lavorare in un ufficetto anonimo e non ti va di riempire le tasche dei putiàri dei dintorni per un panino malfatto, una focaccia insipida o un arancino che sa di olio di motore palma. Cosa puoi prepararti la sera prima di partire? Bravo: un’insalata di riso. Àrmati di mezz’oretta di tempo e di parecchia pazienza, e seguimi.
Base di partenza è il riso parboiled. Non puoi sbagliarti: solitamente questo tipo di riso ha scritto sul cartone, ben in evidenza, “per insalate”; in ogni caso lo riconosci al volo perché ha chicchi gialli e quasi trasparenti anziché bianchi opachi. Solo usando il parboiled avrai chicchi ben sgranati e non incollati dall’amido. Sta’ lontano dalle grandi marche (niente flore né faune avicole): un riso generico – anche da discount – va più che bene e costa la metà.
Teniamo in conto mezzo chilo di riso (ci vengono fuori quattro porzioni più che oneste). Tuffalo in abbondante acqua salata e mettilo su fiamma moderata; conta circa un quarto d’ora dall’ebollizione. A fine cottura scolalo – ci mancherebbe! – e quindi sciacqualo in abbondante acqua fredda (blocca la cottura, raffredda il riso ed elimina eventuali tracce amidacee).
Indispensabile il peperone rosso, tagliato a listarelle, lievemente soffritto e poi ammorbidito in padella (coperchiata) con un bicchiere o più d’acqua (puoi usare quella con cui stai bollendo il riso).
Avrai intanto bollito un paio di uova sode (in acqua con un po’ di aceto, o si spaccano; una decina di minuti di ebollizione saranno sufficienti). Le sbriciolerai, ma solo dopo averle accuratamente sbucciate.
Considera due lattine di tonno sott’olio. Sgocciolale prima di sminuzzarne il contenuto ittico coi rebbi di una forchetta.
A tua scelta una lattina piccola di funghi trifolati o di mais in scatola. Se trovi vegetali di stagione, al mercato, prediligili alle suddette latte (potresti trovare e provare funghi champignon o pleurotus, asparagi, cuori di carciofo, cime di cavolfiori: al solito riduci a listarelle, soffriggi, stufa con acqua salata e con un pizzico di dado granulare, se vuoi).
Per un tocco fresco ti consiglio dei pomodorini dolci a spicchietti, a crudo.
Molti aggiungono del formaggio morbido. Puoi provare con dei cubetti di galbanino, di provola/scamorza/auricchio/caciocavallo o anche con dell’asiago. Mal che vada, accontèntati della fontina.
Ci vuoi l’elemento carnaceo? Aggiungi dei parallelepipedini di spalla (di maiale, certo), o delle rondelle di wurstel (ma dicono di consumarli previa cottura: chi non lo fa?).
Per la variante vegetariana ometti questi ultimi due ingredienti (io non li metto, nella versione da giorni feriali; nelle ferie me li concedo) ed eventualmente il tonno (o tieni il latticino e togli pesce e carne, che forse è più coerente). Per quella vegana togli pure le uova e sostituiscile con… beh, quello lo sai tu.
Amalgamerai tutto in una insalatierona capiente, mescolando energicamente con un cucchiaio di legno. Tieni in frigo per qualche ora – magari per una notte intera. Prima di servire è preferibile condire l’insalata di riso con della maionese per esaltarne il sapore (a questo fine è meglio una light, anche per non eccedere nelle calorie).
Puoi accompagnare il tutto con dei crackers. Non so chi gliel’abbia insegnato, ma Lei fa così, e fa bene.
Nota bene: quest’insalata di riso non avrà quell’inconfondibile sapore acidognolo di aceto e anidride solforosa di quelle condite con le summentovate preparazioni industriali. A me non piace; se a te garba, potresti aggiungere dell’aceto nell’acqua con cui soffriggi gli ortaggi.
Note:
- Ok, ok: quei festivi son già passati. Che vuoi farci: non ho potuto postare prima. Ma tanto lo so: quei giorni hai mangiato canni rustuta (come me del resto, mio malgrado).↑
7 Commenti
Mi chiedo se anche questo post si possa annoverare tra le idee rubate a Oblomov. Se non altro, stavolta m’ha anticipato…
Niente olive? Sei un barbaro
(io ancora devo provare quella con il peperone). Mi incuriosisce l’idea del cracker di accompagnamento, pure.
Tommyno! Non ti facevo così culinario!
Questo post è un chiaro sintomo dell’aridume mentale in cui il caro Tommy sguazza da qualche mese (pure io), a causa delle tristi tristi contingenze quotidiane…scusatelo…
Comunque i crackers rigorosamente integrali Mulino Bianco!
@Oblomov: olive? Quali olive? Quelle in salamoia della nonna? Quelle sott’olio? Quelle nere al forno? Olivolì?
@Cateno: ebbene sì, c’ho preso gusto da qualche anno. Memorabili le cenette del sabato sera — del tempo che fu e non torna più — con Galfy e relative consorti. Si concludevano tutte col canarino post-strafogo…
@Valentina: aridume? Dunque adesso per te parlare di insalata di riso è arido? Beh, forse hai ragione: avrei dovuto parlare di fajitas. Prossimamente…
La botta del Tommy cuoco…affascinante…Io camperei solo di insalata di riso, ma la cosa (ovviamente) sarebbe mooolto problematica…La pensi come me in fatto di cibi da feste comandate. Tranne il 25 (solito rusti e mangia improvvisato), il 1 maggio c’è stata una letterale abbuffata di riso e pollo alla birra. Risultato: effetto droga:(digestione+birra…).
P.S raccolgo i tuoi suggerimenti per le prossime super-insalate! A presto;-)
Beata te che hai vissuto queste festività come feste comandate…