Passano i giorni dalla mia laurea, tanto attesa e immaginata, e pian piano realizzo cos’è accaduto. Sostanzialmente si è chiusa un’epoca: non si può non partire da questa cocente consapevolezza.
Quest’ultima metà di 2008 appena cominciata sarà il periodo di transizione – non so quanto brutale o meno – verso l’età veramente adulta, verso il periodo cioè in cui non si può né si deve far più affidamento su forze esterne – su altri adulti. Ciò è causa di innumerevoli dibattiti tra me e Lei, e di continui ripensamenti tra me e me – suscitati anche dai vostri commenti. Ma mettiamo da parte, per qualche giorno ancora, queste angosce! Fatemi godere la laurea, non fate come il macellaio…
Queste giornate, con l’improvvisa sovrabbondanza di tempo libero, sono così destrutturate che alla fine concludo poco o nulla. Mi sto dedicando con tutto me stesso a cucinare e dormire: scopro così che soddisfare i bisogni naturali è la cosa più piacevole per l’uomo – ogni uomo. Poco male: animali siamo. I raffinati piaceri culturali sono senz’altro meno immediati di quelli originari1.
Va bene: la disputa natura/cultura è un problema filosofico trito e ritrito (individuarle è arduo; separarle vano, nell’uomo). Faceva bene Epicuro a distinguere piuttosto tra bisogni naturali e vani – e tra i primi, quelli necessari e quelli no. Il mio cucinare di cui sopra tende senz’altro a soddisfare un bisogno naturale, ma non rientra nell’ambito del “necessario” (mica m’accontento della prima sbobba che mi capita2!). Quanto ai bisogni vani, dunque: sto riprendendo timidamente a suonare la chitarra (nel 2008, prima di questa settimana, non l’avevo mai toccata – e si sente). Ho ricominciato a scattare fotografie (anche questa è attività abbandonata con l’anno nuovo e lo sprint finale da laureando). Spulcio riviste, spilucco libri, faccio cose.

Riguardo alla vanità delle vanità – la filosofia – cerco di capire se un’esistenza di studio faccia per me o meno. Certo che da queste avvisaglie si direbbe proprio di no: ho difficoltà a cominciare un libro, figuriamoci a finirlo! (Forse l’applicazione può derivare soltanto dalla coercizione, chissà.) La domanda cruciale, che m’incupisce non poco, è: quanti libri pienamente filosofici, quanti classici della filosofia ho veramente letto? Ché lo studio questo forse è: sapere cosa hanno pensato e scritto sui nostri stessi problemi persone nate prima di noi3. In ciò mi professo piuttosto filosofo naif e mediocre storico della filosofia (per quanto il mio “titolo” possa ingannare…): credo mi risulti più facile trovare le risposte in me4 che cercarle in altri5. E se poi qualcuno mi dice: ma questo l’aveva già detto Platone! (Platone sapeva tutto…) non posso che compiacermene.
Avete ragione: questo post ha preso brutte pieghe, e dunque i postumi richiederanno parecchi altri post ancora. Le note vi faranno capire che la vita – e lo scrivere – è più difficile di quanto sembri.
Note:
- Ok, ok: anche la cucina è cultura, lo so – a volte può essere addirittura scienza. Ma qui mi riferivo al tipo di piacere soddisfatto, non agli oggetti – pignatte & brande – che ci procurano il godimento!↑
- Eppure concordo pienamente con Epicuro quando afferma che «i cibi frugali danno lo stesso piacere che un cibo sontuoso, una volta che sia eliminato il dolore che viene dal bisogno; una focaccia e un sorso d’acqua danno il più alto piacere a chi li gusti avendone realmente bisogno» (dalla Lettera a Meneceo). Ne riparlerò…↑
- Ma per questo basterebbe un qualsiasi manuale, probabilmente. E allora? Aggiungiamoci le nostre personali riflessioni e rielaborazioni: dalle idee acquisite da chi ci ha preceduto si possono affinare (semi)nuovi pensieri più idonei ai tempi, agli spazi, alle genti…↑
- Checché ciò voglia dire: non scorgo mica, “guardando dentro me”, cosa significhi la vita, l’universo e tutto quanto!↑
- Minchiatona colossale. Basta un’occhiata alla filosofia dell’ultimo secolo con le sue innumerevoli branche – ermeneutica epistemologia estetica eccetera, esistenzialismo escluso (ma non è una branca…) – per capire che non è affatto così semplice.↑
11 Commenti
Bene: nel frattempo ho anche smesso di cucinare. La calura estiva rende particolarmente insopportabile lo stare davanti ai fornelli, specie nelle ore diurne. E poi, adesso è il periodo in cui si mangerebbero solo insalate – anche di riso, purché fresche… In compenso sto timidamente riprendendo a leggere seriamente. Di più: ipotizzo di dare ragguaglio delle mie letture su questo sito miserello. Vedremo…
(Quanto alla passeggiata: tenere in forma il proprio corpo sarebbe un bisogno naturale o vano? E se naturale – come penso –, necessario o superfluo? Ai filosofi l’ardua – o vana – sentenza…)
Beh…potresti anche imparare a nuotare ad esempio, questa si che potrebbe essere una cosa veramente bella
Ci sono mille altre cose che potresti fare, nell’attesa di un posto di lavoro (in mancanza di altro, c’è sempre la campagna…o la muratura…), riprendere la bicicletta e salire fino al rifugio Sapienza (come facevi un tempo).
Oppure oppure….togliere un paio di “frasciami” dall’armadio…dai che le cose da fare non mancano mai (oltre al leggere, cucinare, fotografare, vedere gente scema….
Tenere in apollinea (magari!) forma il proprio corpo è bisogno naturale ed assolutamente necessario!
Poi, però, quando vedo panzoni-pozzi-di-scienza come Umberto Eco, penso che tutto è relativo/soggettivo
Aspetto gli altri post, ché questo aveva davvero una brutta piega
Ciao,
Giovanni
@Simone: lo so che le cose da fare non mancano mai; il problema è che mi secca farle!
@Giofilo: dovremmo imparare a godere dei nostri corpicini dionisiaci, indisciplinati e corredati da immancabile panzetta da beoni.
con la scusa che la filosofia si fa in poltrona…
comunque, è effettivamente un bisogno naturale stare in forma. ci penso anche io, ma poi l’akrasia… però mi riprometto che prima di fine anno comincio ad allenarmi seriamente
il problema della lettura: studiare filosofia equivale nelle nostre università a studiare i manuali perché su quelli ti fanno l’esame. avevo un esame di filosofia medievale che ho dato 2 volte perché il prof era un rompicoglioni del genere. un malato di mente che faceva anche un corso su hegel e sosteneva che l’hegel medesimo era parecchio spiritoso e quindi lui (prof) rideva dopo aver letto brani in classe. ho abbandonato il corso dopo le prime due lezioni. (se è per quello, ho anche abbandonato il corso di ermeneutica dopo che due tizi erano quasi venuti alle mani perché uno gridava in faccia all’altro che non c’è una sola verità, al che l’altro rispondeva aristotelicamente che c’è o vero o falso, e se non è vero è falso, quindi una sola verità per ragioni di coerenza)
adesso aggiungi il momento di rilassamento (grande profusione di energia, post coitus etc.) e per questo hai poca voglia di leggere. inoltre fa caldo. quassù ci sono tipo due tempeste tropicali al giorno e una discreta afa. meno dell’anno scorso, ma molta più acqua. e io, che dovrei leggere per preparare il phd, non faccio niente. tutto il mondo è paese, tutti i filosofi sono uguali.
Anche io ho terminato…evvai!!!!E so cosa vuol dire avere un mucchio di tempo libero (che meraviglia, che meraviglia…).
Ho fatto di tutto: dallo svecchiamento dei cassetti e dell’armadio a Ct, alle pulizie, al taglio e cucito (vd. le mie creazioni su Flickr…) a nuove letture (vd. sempre Flickr).
Poi c’è l’ozio fantastico in veranda, e i mille passatempi estivi che vanno dalle passeggiate alle chiacchierate, ovunque.
Ad ogni modo il bello dell’estate è che scegli tu i tuoi scenari di vita, luoghi e persone.
Via le socialità forzate dell’inverno.
Io non ne potevo più…
Ci sentiamo, dottore!
P.S.
Ma come sei bello, Tomasello, in quella posa byroniana…;-)
Ah dimenticavo: nuova colata sull’Etna, dalle tue parti si vede qsa?
Altro fantastico passatempo, le scarpisiate sul nostro amato Gigante.
@alex: io me lo riprometto ad ogni inizio d’anno! Ma poi, un anno ci sono le materie, un altro la tesi… e un altro ancora la disoccupazione (o la manovalanza…).
Non mi parlare di esami doppioni, ché io, col fantastico 3+2, ho ristudiato spesso e volentieri gli stessi libri… Hai ragione: si legge poco direttamente dai testi, molto dai vari ermeneuti.
Per quanto riguarda le letture, non posso che impormele. (Tra l’altro non mi dispiace affatto leggere, anzi!, è che il periodo è davvero troppo pigro…)
@Miryam: beata te che puoi scegliere gli scenari di vita estivi! Per me, come ogni estate, si apre il baratro del nomadismo… (Lo so: sono parecchio sedentario. È proprio vero che la filosofia si fa in poltrona…)
Quanto alla posa, so da anni che sono bello ai tuoi occhi, ma Byron (ti riferisci a questa immagine?) in pantaloncini e maglietta sdrucita degli Iron Maiden non ce lo vedo proprio…
La colata non si vede (credo sia dall’”altro lato”), ma l’altro giorno, passando per sbaglio dal Rifugio Sapienza, si sentivano abbondantemente i poderosi boati. (Per la scarpinata mi dichiaro disponibile, purché relaxante…)
Ma che beata…io intendevo dire che finalmente posso decidere chi voglio vedere e chi no(tè capì?)…Tu nomade io sedentaria in qst porco paese…
Bah, bello ai tuoi occhi, qst sei tu a dirlo.
Qnt a Byron, ecco la posa era proprio quella;-)
Sul relax ci capiamo.
Ma non dirmi che manco tu sai nuotare! Aveva ragione Erasmo a dire che i filosofi sono i più goffi!
Per quanto riguarda il corpo, la penso come Marsilio Ficino.
Se dovessi essere privato dello sport, dello spingere il mio corpo al limite, ne soffrirei tantissimo, almeno quanto soffrirei se dovessi trovarmi nella condizione di non poter dedicare la mia esistenza allo studio, portando al limite la mia mente.
Parimenti se non potessi bere più vino…
Cateno, sono un’autentica petra ‘i sciumi.
Viva le vite al limite!