Vecchi ricordi musicali
Quand’è febbricitante l’uomo crea mondi contorti e perversi; può però capitare che si lasci trasportare dalla non meno caliente (eb)brezza del ricordo: è così che volumi sopiti, impolverati, brulli tornano a galla. Prendiamo quel pomeriggio febbrile ad esempio: in preda a deliri di surriscaldamento inizio a cantare – ma solo nella mia mente malaticcia – “Anema e core”, ultima hit di Pino Daniele. Anzi, percorro proprio quell’inciso – Anema e core, anema e core – espettorato da Tullio De Piscopo. La mente si sa, vaga quanto più è vaga: ma stavolta errava senza errare, in un passato mai scorso così vivido.

Cominciano a venirmi in mente tutti i brani che hanno fatto parte della mia educazione musicale. Intendiamoci: quando in famiglia nessuno ascolta musica classica – o almeno rock progressive d’inizio anni ’70 – il bambino è esposto a un mucchio di paccottiglia che poi ricorderà con un misto di stupore e tremore (“vergogna, ecco cos’ascoltavo!”). Andamento lento trascina rapidamente con sé altra roba che un mio coetaneo nato a inizio anni ’80 (e cresciutovi nel bel mezzo) non stenterà a riconoscere: una macchina qua devi metterla là, ma sei un pirla! (non sapevo ancora cosa significasse “pirla”, ma era una parolina tanto divertente…), Esatto! etc. Già: Francesco Salvi era di gran lunga il mio cantante preferito, seguito a fatica da Jovanotti – sei come la mia moto sei proprio come lei, no Vasco no Vasco io non ci casco e così via. Volevo imitarlo, il Salvi, volevo possederne quel buffo cappello rosso col pendaglio nero che non faticai a scoprire chiamarsi fez – merito dello Zingarelli minore, mio grande maestro d’infanzia.

Qualche estate dopo, abbastanza cresciuto da poter pretendere uno zaino Seven visto in pubblicità – l’Invicta era troppo anonimo e sgualcito! –, mi estasiavo col Battito animale (batte come non ce n’è, e ha un tiro micidiale che ti prende e che ti porta via con sé…). Era l’inizio della mia beluinità – che questo è il filosofo: un animale un po’ goffo ma meraviglioso, fragile e strampalato. Eravamo tuttavia ben lungi dal limitare dell’età della coscienza: campavo ancora di odori di mandorle e cemento bagnato, azolo e pere estive – ma anche di ultime iniezioni ricostituenti.

Vennero le medie crudeli. Jovanotti s’era convertito alla roba semiseria – quella serenata metropolitana serenata rap, con loro in bilico su una trave sospesa nel nulla. Ma avevo orecchie anche per il pennello rap – dai tocca qui, dai tocca qui! –; inoltre stravedevo per il Freddie Mercury di Dee do de de1 – quella “Living on my own” brevemente mandata negli stacchetti pubblicitari della Breil alla fine del Karaoke di Fiorello che mi affannavo a registrare su vhs (la sponsorizzazione finale, non la trasmissione intera). C’era inoltre roba da Festivalbar del ’94 – il mio primo cd originale2, e per di più doppio! –: c’era bondighidighidighibondighibò (Think about the way…), ma soprattutto c’era (stata) la Corona nera-nera su neve bianca-bianca di (this is) The rhythm of the night: forse fu una delle ultime volte che potei vedere il testone trasparente con occhialoni scuri e cuffione avvolgenti di Superclassifica Show (ricordate il Telegattone? E Maurizio Seymandi? E Mandi Mandi?).

Alle superiori smisi di ascoltare la radio (novanta e cinquecento megahertz… Top Etna Radio!) e l’occasionale musica unz dall’amico con lo stereo potente3. Intanto mio padre portava a casa la raccolta di Sting, “Fields of gold” – che è sta lagna?, pensai ascoltandolo svogliatamente – e l’ultimo, o forse il primo, album di Bocelli – che avrei riscoperto pochi anni dopo con quel Con te partirò di qualche pubblicità probabilmente della Telecom-già-Sip. Ad una gita scolastica in Emilia Romagna, in un autogrill padano, comprai “Eat the Phikis” di Elio e le Storie Tese – il primo cd coi miei soldini! – solo perché li avevo adorati a Sanremo coi loro costumi argentati – all’epoca apprezzavo meno di adesso, si capisce, la loro ironia, ma soprattutto sconoscevo l’origine del travestimento, quei Rockets che si saranno impressi indelebilmente in qualche mente più stagionata della mia – nelle loro, ad esempio.

Eclissai poi le mie smanie musicali, tanto da non svolgere il temino per casa – per la prima volta in vita mia! – incentrato sulla propria canzone preferita. Povera professoressa Nicolosi, che stentava a credere che non ascoltavo (più) musica totalmente… (continua…)
Note:
- In una festa di carnevale arrivai addirittura a travestirmi da Freddie – che non sapevo fosse morto – con finte spalline di cartoncino spalmate di polverina dorata e pseudo petto-esposto-e-villoso anch’esso in cartoncino e pastello color carne – Alfredo, rimembri ancor?↑
- Ça va sans dire, ma allora si contrapponevano alle scrause musicassette malamente duplicate, talvolta comprate dal marucchinu.↑
- Ma è meglio un Aiwa o un Pioneer? Questo ci chiedevamo all’epoca. Oggi non avrei dubbi su quest’ultimo, ma sopraffini furono certi Technics, roba da ricconi audiofili.↑





Quanti ricordi, caro Tommy! Una bella rinfrescata di nostalgia - e complimenti per il “lirismo” che hai sfoggiato all’inizio… perché lo nascondi per le grandi occasioni soltanto?
Scherzi a parte, non vuoi tornare ai lidi penosi della realtà (http://davidedellombra.blogspot.com/, per cominciare)?
DD
Fiuuu… per un attimo ho creduto di essere l’unico ad essere cresciuto con ste cose! (Non è vero, ci siamo passati, tutti, e lo so.)
Sulle questioni serie ho seguito tutte le vostre manifestazioni d’impegno (dalla mailing list ai vari blog), con curiosità e somma pena nel cuore. Non avessimo questa salutare (specie per i cleptocrati) valvola di sfogo che è internet, potrei anche credere che qualcosa potrebbe cambiare. Ma così la vedo ardua, e concordo pienamente con Antonio che sostiene che a muoversi saranno solo i nostri fegati. (A volte — spesso, a dire il vero — l’ottimismo della volontà è solo un balocco per sciocchi.)
Ti capisco, come sempre, ma abbiamo la necessità di alzare la testa, no?
Perché, piuttosto, dici che qualcosa cambierebbe se solo non avessimo internet?
Perché in quel caso non avremmo né il contentino né tantomeno lo spazio ove sublimare azioni senza tempo.
(Penso che prima o poi scriverò qualcosa, su questi argomenti. Solo che adesso, sopraffatto dal peso della mia insipienza cronica — e da tenace pigrizia –, sono scivolato in una fase in cui non mi va più di scrivere qualcosa di serio senza prima averci oziato — studiando, s’intende — sopra. Hai presente te che programmi l’articolo su Darwin a fra due mesi? Ecco: nel mio caso potrebbero volerci degli anni. E se prima di scrivere ci metterei tanto, pensa prima di passare all’azione — che è ciò che veramente pesa…)
Colpisci veramente nel segno, caro Tommy. In entrambe le faccende.
1. Sono d’accordo che su internet sublimiamo e che spesso la cosa si fermi lì. Ma non sempre è così. In questo caso internet mi dà lo sfogo sì ma non è tutto - mi aiuta semmai a raggiungere chi vorrei (Rettori e Presidi) e a organizzare - o aderire ad - eventi cui poi presenzio realmente. Dunque, temo come te la cosa ma la affronto e ti incoraggio in tal senso.
2. Quanto ti capisco e anche qui ti incoraggio - fosse necessario - a continuare così, a voler meditare a lungo su ciò che poi scrivi. Su questo, tanto studio e felicità (stessa cosa)!
Un abbraccio,
DD
La mia narrazione biografico musicale sarebbe - fino ai 16 anni - ancora più scandalosa!
Eheheh… Infatti prossimamente riprenderò anch’io dal mio curriculum musicale post-sedicenne (ma non potevo fare a meno di sputtanarmi per il prima…).
Accidenti, si dischiude un mondo musicale noto anche a me…Beh, se il mercato offriva quello…
Il Freddie lo adoravo pure io, e appresso il mitico super-tele-gattone (con i baffi all’insù)e la superclassifica: quanti ricordi, quante feste, quanto tempo…
P.S.ma quand’è che hai imitato la mise del Mercury?Facci vedere, facci.
Ecco un’altra della mia generazione rovinata dalla televisione! (Beh, però meglio il Telegattone che amici e amiche dei coniugi Costanzo.)
Della mise non c’è testimonianza iconica, se non quelle impresse nelle menti di alcuni compagnetti delle medie…
Bah, rovinata non direi, semmai anch’io figlia di quei tempi.E poi le trasmissioni di una volta erano di gran lunga più pregevoli, nonostante tutto.
Peccato non avere “ritratti”, provo ad immaginarti…ma non è facile!
Ricordo anche io la maggior parte di quello che hai scritto, e mi ricordo addirittura quando ti sei fatto l’abito di Freddie.. (era un sacco di immondizia???)
Tuttavia, pochi giorni fa, mi è capitato di parlare delle medesime cose, anche se 5 anni di differenza a quell’epoca, pesavano…
Dai un’occhiata http://www.spixellati.it/forum/viewtopic.php?f=4&t=213
Ma che sacco d’immondizia, era un golfino scuro decorato con cartoncino colorato!
Comunque mi sono reso conto adesso che in questo articolo c’è un grande assente, un brano che ha fatto la storia (più tua che mia): Cacao Meravigliao.
Pian piano mi accorgo che questa ricostruzione è mancante di non pochi brani storici nella mia infantile formazione musicale. Ad esempio ho dimenticato di menzionare il mio primo vero approccio “fisico” con la musica, che avvenne grazie a una musicassetta in regalo con il Dash. Ricordo che andammo a pescare un lettore “portatile” — un macigno… — di cassette nel garage; di quella compilation ricordo in particolare La bambola di Patty Pravo: dovette impressionarmi quella voce profonda e cupa benché femminile.
Per tornare invece in ambito jovanottiano, come ho potuto dimenticare quella Radio Baccano (Hai ragione in prigione!) che m’accompagnò per un’estate intera? E da qui, seguendo il filo Gianna Nannini (altro mito obbligatorio dell’infanzia), si giunge a quelle Notti magiche, indimenticabili per ogni mio coetaneo…
Me tapino! Quando parlo di “lettore ‘portatile’” mi riferisco a quello che all’epoca era universalmente noto come mangianastri. Una cosa così, per intenderci. (Ci hanno fatto pure una storia fotografica…)