All’insospettato chitarrista
Caro amico filosofo e chitarrista, devo confidarti una triste realtà: quella chitarra non ce l’ho più. L’ho ceduta in cambio di un centone (che ho poi presto barattato con un pacco di libri). Poca cosa, certo: ma non trattavasi di una Fender, quanto di una onesta ed economica Squier Stratocaster. No, la Squier non è una mera copia, anzi: è un marchio “by Fender”. Ovviamente della prestigiosa madre ne eredita a mala pena le piacevoli forme esteriori. Al posto dei legni, infatti, conteneva un frullato di trucioli e segatura tenuto assieme da colle; i pickup erano sì e no due calamite con del rame attorno; l’acero della tastiera s’era presto impregnato dei miei sudori, e i tasti non erano della miglior lega. Detto ciò, potremmo concludere che si trattasse di una Stratocaster autentica? Davvero, come ho sentito affermare (non so con quanto lazzo o meno) a certi nostri amici e colleghi, la forma è tutto? Anche stavolta, inutile specificarlo, professo la mia insipienza, e mi limito ad affermare che «possedevo una “Squier (by Fender ®) Stratocaster”». È un fatto, e fu fatto.

Perché volli una Stratocaster? E perché optai per la Squier? La prima è presto detta: non avevo ancora scoperto il rock hard. Oggigiorno non potrei suonare senza almeno un humbucker al ponte (sennò che distorsione sarebbe?). Eppure allora vedevo che David Gilmour, Ritchie Blackmore, Jimi Hendrix, Mark Knopfler ed Eric Clapton erano nondimeno in grado di esprimere i più alti concetti colle sole corde della Strato (le corde vocali sarebbero state assai meno veritiere)1. Quanto alla seconda, presi la Squier banalmente perché costava parecchio di meno. Era pressappoco alla portata delle mie tasche, o meglio del mio salvadanaio contenente i risparmi monetari di parecchi mesi. Era rossa, rozza, grossa e grassa: avrei potuto manipolarla per ore. Ed effettivamente su quel coacervo di fibre e ferri a forma di Stratocaster mi ci feci i primi calli elettrici.

Perché l’ho venduta? Perché non la suonavo da tempo – né avevo spazio ove tenerla. Negli anni ho trovato che le Ibanez RG sono assai più comode per le mie sempre più pigre dita. Ovviamente il loro suono è un’altra storia: niente nasalità fenderiane, e il tagliente che c’era nelle Strato è trasfigurato in un contundente tipicamente ibaneziano (è noto che una lama che contunde amputa). Mi sono pentito di averla data via? Poco e niente. Campo ancora nella speranza di poter avere un’autentica2 Fender Stratocaster, stavolta però con la tastiera in palissandro e il corpo in vero ontano. Basterebbe rinunciare al mio fondo cassa per il trasferimento alessandrino in vece (e nelle improbabili vesti) di collaboratore scolastico. Vallo a dire tu alla mia con-sorte…
Note:





Adesso va’, o fido messaggero dell’ombra…
Assumerò il bel compito quanto prima, ma credo che non ve ne sarà bisogno.