Post che potrei ancora scrivere
Se quelli erano frutto di meditazioni dell’anno scorso, questi sono più freschi – e anche più vivaci nella mia mente. Insomma, potrebbe ancora accadere ch’io scriva dei seguenti argomenti.
Generazione senza palle
«Da parecchio tempo rifletto sugli esiti esistenziali della mia generazione. Mi piacerebbe capire in cosa differiamo da chi ci ha preceduto, e dove abbiamo sbagliato. Campiamo infatti ancora col mito dei fantastici (ma mai vissuti) anni ’70 e il rimpianto non esagerato degli opulenti ’80». La riflessione sul ribelle inetto che mi riprometto spesso di fare. La quale si declina sempre in vari modi, in base al mio stato d’animo e agli eventi più recenti. In quel caso riflettevo sui miei coetanei – e quindi su di me.
Smanie di vita vissuta
«Vedo forti smanie, in questi neolaureati, di cominciare una nuova vita, lontano dalla Catania universitaria, lontano dalla Sicilia, possibilmente lontano anche dall’Italia. La giustificazione non è (soltanto) quella di far fruttare un pezzo di laurea che in terra di Mezzogiorno vale poco, senz’altri ausili. La motivazione è piuttosto quella di fare nuove esperienze». Chi l’avrebbe mai detto che anche Ossidia sarebbe stata colta da smanie del genere?
5 Photos: Old Cars / 5 Photos: Cats
Una scusa per rivedere un po’ di mie foto flickriane di mici amici e macchine meschine, sulla scia dei post della serie 5 Photos.
Rivoluzione e volontà
«In mia opinione, se oggi va come va è perché non siamo troppo insoddisfatti. Se caliamo le corna è solo perché alzarle – mostrarle, tenendo ben alta la testa, e magari sbatterle sugli stipiti delle porte – ci farebbe più male. Non vedo altra spiegazione logica. (È come quando ci autocommiseriamo o piangiamo addosso, pur potendo cambiare.)». Ancora sugli inkazzati eunuchi (altro titolo di altro post mai nemmeno abbozzato). Stavolta permeato da sfumature politiche e quasi apocalittiche.
Le vie del rock sono (in)finite
Riguardo a una “visione evoluzionist(ic)a della musica”, e continuando il discorso dei post sulla filosofia del rock: «Se c’è una cosa sulla quale tutti concordano riguardo all’evoluzione è il suo generare differenze: dall’unità alla molteplicità, dalla semplicità alla complessità. Per compiere questi passi sono tuttavia necessari gli esperimenti precedenti: l’evoluzione è cumulativa! Per questo motivo negli anni ’60 era probabilmente più facile fare musica nuova (ma non ne sarei troppo convinto): la varietà era minore, le vie possibili molteplici. Per questo adesso non si parla più di rock ma dei suoi sottogeneri: dall’hard al prog, dal metal – con le sue infinite declinazioni – al punk». In poche parole cercavo di fondare, a tavolino, una prassi musicale d’azione enumerando le regole di generazione dei brani rochettari. Lo scopo principale, tuttavia, era quello di avviare una fenomenologia del rock (dal solo punto di vista musicale, s’intende).
Real Doll just here
«If you’re searching for Real Doll, you are in the right place! Or not? ’Cause the real RealDoll’s site is here and… I speak italian». Una mera scusa per tornare in cima ai risultati di Google per gente in cerca di bambole di silicone, incurante di fare la figura del ret(t)ore.
Insegnerò
Dove forse avrei meditato a priori su cosa si prova ad essere un insegnante. Sob.
Wacom Bamboo: una penna per il pc / Crate Powerblock CPB150: suonare leggeri
Un misto tra la voglia di recensire dei prodotti di cui sono rimasto soddisfatto e la smania di essere in cima ai motori di ricerca (che vecchia fissa!) per chi li cercasse. Ad ogni modo i summentovati sono davvero due prodotti carini – e senz’altro meno ingombranti delle piramidi d’Egitto.
Post post-postelettorale
«Dico io: è proprio necessario? Mettiamola in questo modo: se la vostra squadra preferita perde, vi va di parlarne? A maggior ragione, se avete visto la partita soltanto per noia e la squadra per la quale simpatizzavate – ma giusto perché l’altra ha fama di essere composta da cattivoni – perde, vi interessa minimamente parlarne? No: infatti. Però in questo caso la squadra che vince influisce sulle vite tanto dei tifosi quanto dei non tifosi: il che è una cosa stronza, a ben pensarci». Evidentemente ero un tifoso meno che tiepido; vorrei però sottolineare l’ultima frase, e proporvi lo scatto pensato originariamente per il post.

Lo schermo inibisce l’attività della corteccia
«I post migliori li penso – ma non li trascrivo – quando sono distante dal pc. Tipicamente prima di prendere sonno, cioè due volte al giorno (quelli sono anche i momenti in cui compongo i più arditi bran(dell)i musicali, ma questo è un altro discorso). A volte mi chiedo se non fosse meglio tornare alla carta». Delle rivelazioni nelle fasi ipnagogiche ne abbiamo già parlato con l’uomo barbuto: intere orchestre prog rock compongono nella mia mente che si assopisce; più spesso, specie nell’ultimo anno, ho però assistito inerme a diluvi di parole sublimi, di quelle che l’indomani farebbero versare lacrime – ed erano mie! (Le parole, non le lacrime.) Forse l’unica speranza è davvero un chip nel cervello…





A questo punto nella triste cartella BLOG è rimasta ben poca roba – una trentina di file, tutti non più vecchi di tre mesi; la maggior parte delle ultime tre settimane. Nella vana speranza che questi nuovi materiali non diventino mattoni per un futuro post del genere…
Sul fatto che lo schermo inibisca l’attività della corteccia, ti dico che non c’è cosa più vera.
Niente di così straordinario che vedere fluire pensieri degni di “A Beatiful mind” nello stadio pre-comatoso notturno..quando ti alzi per scriverli però, sono sempre rigorosamente già perduti(mannaggia a loro).
Gli ultimi post non mi appassionano (a parte quello sul Rock) particolarmente, però non posso che confermare la nostra sublime discussione – condotta per intuizioni e astrazioni intangibili – sulle rivelazioni ipnagogiche. Il chip non lo voglio, ma alla carta voglio ritornare.
Leggendo il tuo post mi è apparsa una foto che ti ritrae mentre metti la scheda elettorale nell’urna con una molletta al naso. E’ stata una mia allucinazione? Nessuno ti ha detto niente?
@ophelia: sia chiaro che mi riferisco anche (e nel nostro caso “soprattutto”) allo schermo del computer! È un vero ammazzapensieri.
@Triad: a me in verità la serie sui senza palle intriga ancora. Chissà che non ne scriva più compiutamente, prima o poi. Quanto al chip mi sembra l’unico modo per fissare l’attività neurale pre-sonno: potremmo almeno scoprire se si trattava di sublimi pensieri… o di immani cazzate.
@Antonio: quella foto apparirà in questo post sempre e a tutti (non è immagine casuale). Avevo promesso che l’avrei fatto, e lo feci (senza poi pubblicizzarlo). Che mi hanno detto? La presidente di seggio mi tolse la molletta dal naso un istante dopo lo scoccare della foto, farfugliando qualcosa sul fatto che quell’atto fosse un “turbare la pubblica quiete” (o qualcosa del genere) e mettendomi da parte per cercare di farmi un discorsetto sul fatto che il voto è una cosa seria perché per ottenerlo ci fu chi ci rimise la pelle.
Precisazione su Generazione senza palle: lo siamo, è vero. Ma con delle differenze: c’è chi (nel suo piccolo ed eunuco) prende posizione (ed è anche disposto a fare di più), c’è chi no.
Anch’io sono d’accordissimo su Lo schermo inibisce l’attività della corteccia! Difatti vorrei tanto scrivere la mia tesi a penna. Ma: 1) è fosse troppo faticoso battere tutto in seguito; 2) come le faccio leggere al nostro (spesso lontano) Prof. le mie orrende pagine?
Giofilo, sarà che sono cresciuto col mito del Sessantotto (presto infranto, ma non più di tanto), ma tutto ciò mi sembra poca cosa. Avremmo le palle di occupare la Facoltà, così come stanno facendo i nostri colleghi milanesi? No, come non l’abbiamo di irridere apertamente quel postribolo di gente che s’appella “docente” solo per diritti di parentela e/o affinità elettive più o meno ben celate.
Te lo dico chiaramente: se le firme nella petizione fossero state tante (e quando dico tante intendo sopra il migliaio, e quando dico firme intendo di studenti universitari catanesi), io mi sarei accollato di tutto. Magari organizzare un assemblea inviando email ai firmatari e lì decidere il da farsi: occupazione, sit-in, sciopero delle tasse e chi più ne ha più ne metta. Avremmo facilmente potuto creare una rete con gli altri atenei e gruppi “rivoltosi” studenteschi. Avremmo fatto informazione e opposizione. Ma il disinteresse (e l’interesse verso cose futili) è tale che, francamente, io non posso permettermi di avere le palle.
Capisco perfettamente. Tuttavia a volte mi chiedo se non sia il caso che l’atto eroico venga portato avanti da uno, o da pochi.
Ma se c’hanno pure presi per il c*** al rettorato!
Eh, caro Triad, m’hanno preso per il culo per questi 3-poi-4-e-mezzo anni, ma non credo mi vedranno più. Tanto per restare in post, è proprio questione di cambiare aria: nel senso più importante che possa esserci. Da noi non si respira più, o almeno io non ce la faccio più.
Esatto, Giofilo, ahimè esatto.
Rassegnamoci al fatto che l’Università è una macchina per fare soldi. La cultura è un effetto collaterale, quando c’è. (Nel nostro piccolo la cercheremo più nei libri — nelle parole delle persone andate — che nelle voci — le parole dei presenti.)
Quanto al cambiare aria, io ci sono quasi, come saprete. La mia strategia sarà di avvicinarmi alle Alpi; poi vedremo.