Esigenze sonore d’un decennale chitarrista

A natale di dieci anni fa diventavo proprietario della mia prima chitarra elettrica, dalla quale mi sono separato definitivamente solo di recente (per il semplice fatto che una Squier non è una Fender). Credo di essermi fatto, in questo lasso di tempo, un’idea più o meno chiara del suono – anzi dei suoni – che voglio avere. Il problema è che convivono in me due anime: quella del rockettaro e quella del metallaro. Dunque ho in mente sia suoni per Stratocaster che per Superstrat (nel mio caso una fida Ibanez RG). Cominciamo da quest’ultimi (anche perché non ho ancora una vera Stratocaster).

Ibanez RG
Per i suoni più cattivi i miei punti di riferimento sarebbero Eddie Van Halen, Steve Lukather e John Petrucci, ma le mie aspirazioni si concretizzano piuttosto nelle sonorità di Alex Lifeson, chitarrista al quale mi sento particolarmente vicino (per la non eccessiva perizia tecnica abbinata però alla straordinaria capacità di reggere da solo tutto il chitarrismo di un gruppo rock-prog-metal1). La classica tripartizione clean – rhythm – lead mi sembra ancora valida. Ecco quindi alcuni suggerimenti e suggestioni.

  • Il clean, per i miei gusti, dev’essere sempre al limite del crunch. Solitamente infatti col “pulito” ci suono arpeggi più o meno aperti, e mi piace che siano reattivi al tocco (ovvero più sporchi o cristallini in base alla forza con cui plettro). Va da sé che gradisco una certa compressione, un bel chorus non troppo invadente e una certa quantità di echo. A limite lo accoppierei con piacere con un lieve overdrive all’occorrenza.
  • Il rhythm è il suono delle ritmiche per eccellenza. Dev’essere tendenzialmente equalizzato a V ma non troppo svuotato di medie, onde permettere agevolmente delle linee basse a note singole. Lungi da me le zanzare poi! Il gain ha da essere abbastanza elevato ma non troppo: devo essere in grado, abbassando il volume della chitarra, di ottenere un crunch credibile e godibile. Poco delay, o si impasta tutto.
  • Il lead è il suono degli assolo, deve quindi essere morbido, medioso, canterino e con abbastanza gain (ovvero tanto!) da “accartocciare” per benino le note nelle plettrate più veloci. Un pizzico di chorus potrebbe non guastare; wah wah all’occorrenza. Il delay sarebbe bene fosse regolabile a piacimento, di volta in volta in base all’esigenza del momento o del brano eseguito.

chitarristi hi-gain
Due album live con suoni non dissimili da quelli che vorrei ottenere (e anzi, proprio perché dal vivo, più autentici) sono Exit… Stage Left dei Rush e A Change of Seasons (titletrack esclusa) dei Dream Theater2. Mi sa proprio però che non posso ottenerlo senza un bel pre3 hi-gain4 (tipo il solito Ada MP-1): concordo perfettamente infatti con quanto sostiene Donato Begotti sul preamplificatore.

Ada MP-1 e Zoom G2.1u
Per i suoni più classici penso invece a David Gilmour, ma anche a Jimi Hendrix, e poi a Mark Knopfler per i più puliti e Eric Clapton per quelli più blues. Questi suoni hanno da un lato il vantaggio di essere più facilmente riproducibili senza un rack (i primi due chitarristi erano soliti ottenerli con pochi beceri pedalini fuzzosi!), ma dall’altro richiedono necessariamente una Stratocaster (rigorosamente americana). Ragion per cui non mi esprimerò adesso.


Note:
  1. Il mio ideale di band sarebbe un power trio prog in bilico tra rock e metal, s’era capito?
  2. Quest’ultimo in realtà ha sonorità un po’ troppo da club, poco curate, e con la chitarra un tantino aguzza e molto meno “grassa” – ma in compenso con più “presence” – di quella di Lifeson. Tuttavia ammiro la versatilità con cui Petrucci riesce a eseguire, con quei pochi medi(ocri) suoni, le cover più disparate – dai Led Zeppelin ai Deep Purple, non trascurando i Pink Floyd, i Queen, i Genesis e passando anche attraverso… Elton John!
  3. Da abbinare al solito a un multieffetto e a una pedaliera midi: insomma, è il sistema che avevo! Dannazione.
  4. Perché è facile abbassare il gain all’occorrenza – più difficile incrementarlo.
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10 Commenti

  1. Pubblicato 18 novembre 2008 alle 17:21 | Link Permanente

    Insomma, sono nuovamente al punto di partenza. Mi accorgo che non riesco a conciliare le mie esigenze sonore con quelle di leggerezza e comodità. Devo proprio rivolgermi al digitale più becero, unica alternativa appena decente?

    Sì che poi molto dipende dalla band in cui suonare e dagli scopi musicali conseguenti. (Tra l’altro gli stessi suoni classici da Stratocaster non si conciliano minimamente con quelli più hard miei ideali. Sono dunque schizofrenico?)

  2. Pubblicato 19 novembre 2008 alle 00:12 | Link Permanente

    Music Man? PRS? Mesa Boogie? Un lavoro?

  3. Pubblicato 19 novembre 2008 alle 12:31 | Link Permanente

    Sono i tuoi o i miei incubi sognanti? ;-)

    Alla Music Man e al Mesa Boogie ci penserò in vecchiaia (o quando sarò una star, è chiaro). Per ora mi limito a fantasie sonore più innocue.

    Quanto al lavoro (se ti riferivi al mio) devo dire che i soldi per comprare nuova roba chitarristica li ho tratti dalle vecchie cose vendute. (Tra l’altro avrei ancora una cassa e una chitarra acustica di cui disfarmi.)

  4. Pubblicato 19 novembre 2008 alle 22:52 | Link Permanente

    Incubi sognanti? ma che stai a dì? in questo periodo non c’ho nemmeno il tempo di sognare :D

    Quella sul lavoro era una battuta per dire che ci vorrebbe un stipendio dedicato solo per comprare quegli strumenti…

  5. Pubblicato 20 novembre 2008 alle 12:27 | Link Permanente

    Ah, certo. Ora capisci perché cerco di farmi garbare il digitale… :-D

  6. Pubblicato 21 novembre 2008 alle 13:31 | Link Permanente

    Cribbio. Ecco un’altro che ha passato i migliori anni ad ascoltare assoli di chitarra e a coltivare i calli della mano sinistra (e le unghie della destra, nel mio caso).
    Ho venduto tutto l’hanno scorso, tranne il vox valvolare…

  7. Pubblicato 21 novembre 2008 alle 13:37 | Link Permanente

    Se ti dicessi che sei un coglione ti offenderesti? :-D

    Ma perché hai smesso?

    P.S. Che Vox hai, un AC30 per caso? A quanto me lo vendi? ;-)

  8. Pubblicato 24 novembre 2008 alle 11:06 | Link Permanente

    era questo, 75 x 75.

    Me ne andavo a fossaolupu (a 6 chilometri dalla civiltà), mi attaccavo con una strato usa comprata in saldo a RG (ottocentomilalire, nel ‘90!) e sparavo il volume al massimo. Senza pedali e senza niente.
    Il coso ci metteva un po’ a scaldarsi. Dopo una decina di minuti veniva fuori un rombo, una distorsione cupa e nasale, una roba che faceva vibrare le viscere.

    Io quel coso lo adoravo, in senso mistico/religioso. Per me era una specie di totem.

    E pensare che l’avevo comprato per ripiego (non ci capivo un cazzo), costava poco e “vintage” allora era una parola priva di significato.

    Mio padre ha ripulito lo sgabuzzino e l’ha buttato.
    Ha tenuto il washburn a transistor.
    (Ha buttato il VOX e un tavolo cristallo e acciaio degli anni ‘70 che vale 10 volte il prezzo di allora rivalutato con l’inflazione.)

  9. Pubblicato 24 novembre 2008 alle 11:10 | Link Permanente
  10. Pubblicato 24 novembre 2008 alle 11:42 | Link Permanente

    Non ci credo. Non può essere vero che qualcuno, per quanto incompetente, abbia buttato via un Vox. Da folli! :-o

    P.S. Mi stai turbando sempre più!

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