Pisciatìna, come ogni notte prima di tornare a letto. Nel soggiorno il deùmi ronza tremendamente. Gorgogliano bollicine paglierine attorno al fiotto, mentre mi do delle arie finanche quando penso – ma sono minacce di uova-e-broccoli. Ecco il tic che tiro di narice; intanto le pantofole, senza la mediazione dei calzini, si saldano alle piante dei piedi. Tasto a pressione e giù lo sciacquone: il deùmi viene soffocato dal gorgo disinfestante.
Dormire o non dormire? Ora come ora mi rigirerei nel letto per quarti d’ora interi, e Lei s’infurierebbe biascicando parole molto assonnate e poco assennate. Così mi trascino in cucina. Scaffale. Sportello. Anta. Rivelazione. Nutella. Trecentosettantacinque centesimi di euro per settecentocinquanta grammi. Formato famiglia mi dicono, ma io famiglia non ne tengo – non qui e non adesso almeno. La stagnola dorata sta ancora ancorata sotto al tappo ad inibirmi l’accesso all’unguento degli dei. Prendo un coltello e rifilo con precisione il bordo tra vetro e alluminio: sverginare il barattolo con veemenza e in malo modo non è roba mia. Del resto io sono quello che estrae le zerinol e le aspirine dal blister incidendo il circolo della sede con l’unghia.
Epifania dell’unico marrone che non desta sdegno, e la cui fragranza è un potente ricostituente. Rapido calcolo mentale: mezzo centesimo esatto al grammo. Il cucchiaino gratta la superficie: argento contro cacao, e affonda il metallo nell’emulsione. Sniffo, rimiro un’ultima volta quella concavità satolla e poi giù nell’oscurità dell’esofago, nelle profondità dell’umano – del mio corpo umano. 3,75 €. Uhm. Tre quarti d’ora di doposcuola? Più o meno – e se va bene. Beh, almeno la nutella dura di più ed è dura di meno. Così peso il cucchiaino. Bilancia digitale con risoluzione al grammo, mica cazzi: alla tecnologia ci tengo, e un po’ anche alla precisione. (Perché io sono quello che mezzo chilo di farina sono cinquecento grammi esatti, mica altri.) Verdetto: ventitré grammi appena ri-empito. Lo svuoto oralmente, lo riposo e lo ripeso: tredici. Dieci grammi di nutella a bocconcino. Cinque centesimi. A occhio e croce un grammo virgola tre di nocciole; il resto oli vegetali e zuccheri, e una spolverata di latte. Che affare.
Torno nel letto, tra le quadriennali lenzuola felpate lise da lunghi sonni e da più brevi attimi orgasmici. Sposto una piega da sotto il culo; assetto la testa sull’informe cuscino. Riprendo l’Étranger di Camus finito poco prima, mentre Lei sbuffa e scalcia con le residue forze dormienti. Pagina centootto: «non ci aspettavamo più nulla l’uno dall’altro e del resto neppure dal prossimo e […] ci eravamo abituati tutt’e due alle nostre nuove vite». È proprio vero che si finisce per abituarsi a tutto, come ripeteva sempre la madre di (a) Meursault; l’importante è aprirsi finalmente alla «dolce indifferenza del mondo»1 così dannatamente simile a me – perché mente e mondo si confondono in un tutto del quale ci si affanna a (meta)percepire il limite tra dentro e fuori.
Note:
- Albert Camus, Lo straniero, Bompiani, Milano 2006; p. 150.↑
13 Commenti
Eppure ci sono cose cui non ti abitui mai… ne riparliamo!
Quindi adesso mangi con posate d’argento e leggi in francese? Uhm, le altre di manie, ops abitudini, le conoscevo, queste proprio no
Ah, golosone…Io se mi sveglio nel cuore della notte al massimo mi faccio una cretinissima tisana…accompagnata da 3 fette biscottate…
@Triad: ne sei così certo? Ne riparleremo sì!
@galfy: e tu, avendo perso quella del controllo incrociato della tenuta stagna delle portiere del Pandino, a quali nuove manie ti sei aperto?
@Miryam: le tisane non suscitano riflessioni: solo soffi e sbuffi…
Ho apprezzato un po’ tutto della tua prosa in cui, quando sembra prevalere definitivamente l’eloquio forbito, ecco allora che sopraggiunge la tenue scurrilità, ma sopra ogni altra cosa non posso che inchinarmi di fronte al tuo “intanto le pantofole, senza la mediazione dei calzini”. Sublime, filosofico, direi antihegeliano.
Ma infatti io non cerco riflessioni.La tisana per la tisana, come l’arte per l’arte…ahahah!
Vabbè. Mi associo a quello che dice Antonio sul tuo stile. Ok, vado a farmi un thè.
Caro Antonio, la nostra vita è necessariamente scurrile da quando è stata demonizzata ogni nostra necessità. Colpa del cristianesimo? Chissà. Di certo è un effetto collaterale di quel pensiero dualistico (e dunque anche platonico) che ha indotto me stesso per primo a parlare — ironicamente nonché “per abitudine”, spero si sia capito! — del “mio corpo umano”. Come se esso fosse un estraneo da me, una mia proprietà un po’ ribelle e colpevolmente sensuale, ed io un’entità separata che al più indulge riluttante alla mediazione corporea per bazzecole di poco conto.
Pignataro, a te auguro un buon tè e un buon te.
Au, ma che urgenze hai? Finito il thè, finito lavoro inutile per esami della prossima settimana.Ora per me l’unica urgenza è il letto…
Eh, anche per me fino a un’oretta fa l’unica urgenza era il letto, finché altrui urgenze mi hanno letteralmente gettato nel mondo…
http://www.youtube.com/watch?v=FdXrzt6H1Uk
Eh, lo avessi io un barattolo del genere…
E alla fine non ne abbiamo parlato, di abitudini. Però s’è fatto di tutto! Grazie mille.
Davide (anzi DD)
Dici? Veramente ti ricordo che delle tue, di abitudini, ne abbiamo parlato altroché!

TD (o DT)