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lunedì 22/12/08, 13:00

Cinque motivi per cui non recensirò mai un libro

...dove Tommy dice di libri, suscitando 25 commenti

I colleghi e amici di Sitosophia m’hanno esortato più d’una volta a scrivere una recensione. Sono riusciti anche a strapparmi qualche mezza promessa, ma si sa: quando hanno a che fare con la mia volontà (scarsissima), le mie sono promesse da marinaio.

Così, in questi giorni di rinnovate letture, ho riflettuto a lungo sul perché non mi sono mai degnato di recensire un libro – se eccettuiamo quelle quattro righe mensili che stenderò frettolosamente (e che probabilmente sposterò presto su aNobii) più come promemoria che come (s)consigli di lettura. Ecco quali dubbi mi attanagliano ogni volta al solo pensiero di recensire un libro.

1) Se l’autore ha già detto tutto meglio di me, perché dovrei ripetere quelle cose peggio e in meno spazio?
L’autore ha scritto il suo bel libro. Ha ritenuto opportuno dipanare le sue argomentazioni (o le sue corbellerie) in cento, duecento, trecento pagine. Poi arrivi tu e in un paio di pagine al massimo tenti di condensare dei pensieri articolati, aggiungendovi pure le tue considerazioni. A che scopo? Vuoi criticare? Vuoi parassitare il testo? (Vedi interrogativi seguenti.) E perché mai? Vedo solo due (in)credibili giustificazioni: la prima, il tuo relatore ti ha chiesto esplicitamente di recensire i libri che adopererai per la tesi; la seconda, vuoi fare una marchetta all’ultimo libro del tuo migliore amico.

2) Perché tentare di risplendere di gloria riflessa?
Credi che la recensione sia merito tuo? No: dell’autore del libro. Guarda bene: hai saccheggiato il suo pensiero come una sanguisuga del testo; hai citato interi stralci della sua opera – è facile che almeno mezza “tua” recensione sia costituita da brani altrui (e l’altra mezza da parafrasi e perifrasi…). Non ti rendi conto che chi ha scovato la tua recensione cercava solo informazioni sul libro? Considera: non sei degno di apporre la tua firma sotto quella dell’autore – eppure lo fai a cuor leggero e con bieco orgoglio, e se hai avuto il culo di venire stampato la rivendichi pure come una tua pubblicazione!

3) Perché sprecare energie a recensire un libro anziché impiegare quel tempo per cominciare a leggerne un altro?
Hai finito il libro. Non vedevi l’ora. Presto però l’ora non potrai più vederla. Perché non impieghi quel lasso di tempo per affrontare una nuova lettura? Ah, giusto: le recensioni ti da(ra)nno il pane – briciole, certo, ma ingiustamente trafugate all’autore.

4) Se la recensione deve diventare un’occasione per ribadire sempre i propri stessi pensieri, a che serve?
Hai scritto la cara recensione. Credi giustamente di poterla definire tua, visto che l’hai farcita dei tuoi pensieri, dei tuoi tempi persi e dei tuoi luoghi comuni. Rivendichi anche originalità per il tuo prodotto. Bene: che motivo c’era di tirare in ballo il libro e l’autore? Scrivi un articolo, diamine!

5) Chi sono io per criticare?
Non solo hai scritto la recensione, ma ti sei anche prodigato a criticare l’autore, come se fosse tuo diritto. Facevi prima a dire: non m’è piaciuto, o sia: ho buttato via tot euri. Ma criticare una persona che quantomeno avrà studiato molto più di te e riflettuto sulle tematiche trattate nell’opera forse già da quando eri appena in fasce (nel caso di autore contemporaneo) è a dir poco iniquo e presuntuoso. Taciamo poi del caso in cui ti sei accanito contro un cadavere senza più diritto di replica né possibilità di ripensamenti…

Insomma, questi interrogativi ruotano attorno al principale: che senso ha scrivere una recensione? Se ti serve per fermare nello spaziotempo le impressioni che la lettura di quel libro ha suscitato in te, basta una classica schietta schedatura, neutra e obiettiva (potenzialmente costruita da sole citazioni e brevi riassunti), che farai bene a tenere privata. Se invece vuoi gridare al mondo le tue riflessioni (sempre più o meno scaturenti dal libro), puoi benissimo scriverle separatamente – o fare altrimenti.

25 commenti

25 commenti a “Cinque motivi per cui non recensirò mai un libro”

  1. Ok, accetterò anche di sentirmi dire: “balle Tommy, tutte scuse — semplicemente ti scoccia scrivere una recensione”. Non prima, però, che mi abbiate illustrato le vostre risposte alle cinque domande.

  2. 1) Dài per scontato che l’autore dica qualcosa meglio di te. Non si tratta solo di criticare; ma magari di notare un bel ragionamento o un ragionamento fallace; a volte le recensioni servono anche a sollevare problemi. Se non ricordo male Chomsky si fece notare proprio a partire da una sorta di recensione.
    2) Proprio perché vi sono alcuni che cercano informazioni sul libro servono le recensioni. O servono anche dopo, per capirci qualcosa in più o che t’era sfuggito. Come quando leggi quelle dei dischi prima o dopo averli ascoltati.
    3) Personalmente scrivere una recensione mi ha anche aiutato a ricordare meglio il libro.
    4) Ci riempiamo la bocca del nome ‘recensione’, questo è vero; ma se fosse solo un’occasione in più per scrivere i proprio pensieri, che ben venga. Ad avercene, però, di pensieri.
    5) Ma perché pensi la recensione come un accanimento? Si ragione, ci si confronta, se tenta di pensare. Il fatto che uno abbia ragionato di più e conosca più cose non significa per forza che debba pensare meglio. E poi uno dovrebbe dire solo: “non mi piace”? E allora perché hai cercato repliche alle tue cinque domande? ;-)

  3. Miryam

    1.Per un semplice motivo di praticità divulgativa. Le recensioni servono ad invogliare a comperare e leggere un libro. Altrimenti basterebbe solo un certo feeling con copertina e titolo, e si dovrebbero anche evitare le quarte di copertina che sembrano indirizzare più o meno bene il lettore all’interno del contenuto.
    Purtroppo il libro è diventato un business, e questa è una delle componenti distintive.

    2.Questa critica non ha alcuna pertinenza, se il recensire serve al pubblico e non a chi della recensione è autore…

    3.Un’altra scelta che ha poco a che vedere con l’intenzione di avviare un libro alla diffusione, proprio attraverso le poche righe che potrebbero parlarne in modo stringato e sensato (senza per forza essere un velleitario tentativo parassitario).

    4.Appunto: non dovrebbe servire a quello…

    5.Giusto atto di umiltà intellettuale, ne convengo.
    Infatti scrive una recensione solo chi si sente in grado o chi ha le carte in regola per farlo.
    Certo, che male c’è a recensire nel proprio piccolo?
    E’ comunque un esercitazione di lingua e scrittura, mica ci sono in ballo contratti con la Sellerio!

    Tomasello, ma perchè ti complichi la vita?

  4. Miryam

    @ Cateno ;-) Giusto.
    E poi è proprio necessario dire se un libro è bello o brutto?
    Se ne può parlare in modo del tutto oggettivo, se ci si riesce.
    Bisogna semplicemente esplicitarne i contenuti in modo sintetico e completo (bella sfida per chi lo fa!).
    La maggior parte dei libri che ho letto sono stati “partoriti” da recensioni.
    La cosa che mi piace è mettere dentro la prima pagina il ritaglio dal quotidiano da cui ho preso la recensione e dopo aver divorato le pagine ritornare sopra la stessa.
    E solo allora valutare se quelle poche parole hanno davvero reso giustizia all’opera letta.

  5. 1) Se l’autore ha già detto tutto meglio di me, perché dovrei ripetere quelle cose peggio e in meno spazio?

    Questo semmai è un buon motivo per non scrivere un riassunto. Tuttavia ci sono ottimi motivi anche per scrivere un buon riassunto. Uno di questi è che sulla quarta di copertina l’opera intiera non ci sta.

    2) Perché tentare di risplendere di gloria riflessa?

    Per come la vedo io, nessuna opera è veramente originale. Nessuno può attendersi niente di meglio della gloria riflessa.

    3) Perché sprecare energie a recensire un libro anziché impiegare quel tempo per cominciare a leggerne un altro?

    Perché leggere e leggere e leggere e lasciare che questi libri ti scivolino addosso?

    4) Se la recensione deve diventare un’occasione per ribadire sempre i propri stessi pensieri, a che serve?

    Un buon libro può rappresentare quella svolta che conduce alla stesura di un articolo “originale”. Prima la recensione, poi l’articolo.

    5) Chi sono io per criticare?

    Il diritto di esprimere un parere me lo attribuisce la costituzione. Tu hai il diritto di non leggere la mia recensione. Una cosa è certa: né io né nessun critico blasonato ha il diritto di demolire l’autore. Ingiusto e superfluo.

    Ma non mi accontento, ecco i miei 5 buoni motivi per scrivere una recensione.

    1) Scrivere non è copiare su carta i propri pensieri: scrivere è creativo. Una recensione è un modo per tirar fuori riflessioni originali sull’opera.

    2) Una recensione è segno di attenzione. Ti è piaciuta un’opera? l’autore merita una recensione. Non ti è piaciuta? passa oltre: ci sono almeno 5 buoni motivi per non scrivere una stroncatura.

    3) Una recensione permette di condividere le tue riflessioni. Condividere. Perché no?

    4) Una recensione contribuisce a determinare il mood del tuo tempo. E’ una testimonianza: partecipa!.

    5) Scrivere una recensione è un buon modo per dimostrare a te e agli altri che non sei quell’abbominevole fancazzista che ti accusano di essere.

    Bene. Adesso finalmente posso scriverlo:

    balle Tommy, tutte scuse — semplicemente ti scoccia scrivere una recensione

    :D

  6. Ehm, scusate per la logorrea…

  7. Ricada su di voi la mia quintupla maledizione. Mi state quasi convincendo a darmi alle recensioni… :-P

    (Dopo non vi resterà che esortarmi ad essere meno negativamente ozioso… :-D )

  8. [...] Tommy elenca ben cinque motivi per cui non scrivere una recensione: [...]

  9. E dato che non ho nulla da aggiungere a quanto già scritto dagli altri, ti dico:

    balle Tommy, tutte scuse — semplicemente ti scoccia scrivere una recensione

    :-P

  10. allora ti do un motivo per ri(s)bilanciare la questione verso il non fare recensioni:

    è un servizio utile alla comunità a cui appartieni/vuoi appartenere.

    (ci siamo capiti ;) )

  11. Miryam

    Basta Davide!Arrenditi…facci vedere quello che sai fare! E tutti ne sono certi: lo saprai fare benisssssimo!

  12. Dunque: prenderò degli spunti sparsi dai vostri commenti (se provassi ad analizzare tutti i motivi che mi avete suggerito, altro che logorrea!).

    Ferrigno mi dona una chicca da incorniciare:

    Nessuna opera è veramente originale. Nessuno può attendersi niente di meglio della gloria riflessa.

    Una perla di pessimismo e nichilismo che condivido appieno, e che prima o poi m farà giungere a tacere per sempre. :-D (No, ok: l’importante è sapere che le proprie parole sono abbastanza inutili.)
    Condivido anche il suo invito ad evitare che i libri scivolino via: è un mio dramma personale, e non vedo altra soluzione che prendere qualche appunto di lettura – non necessariamente però sotto forma di recensione!
    Infine è encomiabile l’esortazione a dimostrare di non essere un abbominevole fancazzista. E chi vuole togliersi di dosso questa stupenda etichetta? :-P
    Per il resto accetterei i suoi cinque buoni motivi per scriverla, la recensione, se non fosse che nel primo si parla di scrittura “creativa”. Mi spiace, ma non credo che la recensione rientri in questo ambito – altrimenti non sarebbe una recensione. (Del resto ricordo ancora che il Grande Commentatore – e grande assente da questo commentario – Triad, una volta ci confidò che per lui scrivere recensioni era ormai un qualcosa di meccanico, di assolutamente automatico.) E poi non è in contraddizione con la frase che ho citato in alto? Insomma: vi è creatività e originalità, o no? (O “così così”, per evitare di essere preso per psicopatico da anonimi normali. :-D )

    Miryam avverte con tristezza – e a ragione – che

    Purtroppo il libro è diventato un business.

    Ecco un buon motivo per diffidare dalla maggior parte delle recensioni che si trovano in giro! (Tra l’altro anche Ivo Silvestro, che ha risposto a questo mio post con un altro suo post, ci avverte che «alcune sono addirittura scritte dagli autori e inviate alle riviste per pubblicarle sotto nome di uno dei loro collaboratori»!
    Forse è vero che “mi complico la vita” ed è anche vero che la nostra libertà di parola è sancita dalla Costituzione (questa sconosciuta…) e blablabla, ma a “recensire nel proprio piccolo” può esservi dell’ingiusto, specie se queste vengono pubblicate – diventano cioè di dominio pubblico. È questione di competenze, in questo senso: un “prete” (o comunque chiunque non abbia adeguate conoscenze scientifiche, e peggio sia mosso da un’avversione aprioristica nei confronti della scienza) ha diritto a recensire un libro scientifico? :-? Ecco che l’oggettività diventa una chimera, e si può propriamente parlare solo di bellezza/bruttezza del libro. (Molti religiosi converranno che i libri di Dawkins sono belli nella forma quanto brutti nei contenuti… :-D )

    Cateno parte alla grande:

    Dài per scontato che l’autore dica qualcosa meglio di te.

    Gli rispondo che siamo ancora dei pivelli men che trentenni, con neanche un decennio di studio serio alle spalle (e forse neanche un lustro!), e quindi non è ancora tempo per pretendere di dire meglio. È curioso però notare come Cateno difenda la recensione infarcita di propri pensieri – “ad avercene”, certo – mentre altri propendano per una recensione più pretenziosamente obiettiva. Ora non dico che debba esistere un unico modo per scrivere una recensione; tuttavia le due soluzioni mi sembrano alquanto agli antipodi, avvicinando l’una a un classico articolo (di “critica”?) e l’altra a una tradizionale schedatura (che non serve solo per le tesi, ve lo assicuro). Resta il dilemma: nell’impossibilità di essere oggettivi (ma che significa, poi, “essere oggettivo”?) darsi alla recensione “soggettiva” (in cui crediamo di dire cose nostre) o tentare di approssimarsi a quella “obiettiva” (fatta di citazioni e riassunti)?
    Comunque sì, ribadisco che forse l’unica cosa da dire è, per forza di cose, di carattere estetico: “mi piace/non mi piace”. Al massimo si dà la terza via: “mi piace, ma…”. Ed è questa che fa scaturire le recensioni tracotantemente soggettive… :-P

    Alex dà la stoccata finale:

    è un servizio utile alla comunità a cui appartieni/vuoi appartenere.

    Ecco, forse è davvero per questo che non mi va di scrivere recensioni. Però ammetto che ogni tanto ne leggo – e quasi sempre, a differenza di Miryam, esse mi fanno passare la voglia di leggere (o anche solo comprare) il libro. :-D

    Risponderò qui di sfuggita anche all’Estinto, che sostiene che

    Una recensione deve essere indirizzata ai lettori del libro e il suo scopo deve essere quello di aiutare il potenziale lettore nella difficile scelta se leggere o meno il libro.

    Ecco: tanto più contesto l’uso della recensione come pubblicazione!

    Inoltre – sarò psicologicamente anormale io, lo ammetto – ogni recensione che leggo da parte dei prossimi (essenzialmente queste) sembra urlarmi: IO SO SCRIVERLE, TU NO! Nell’esatto senso che la recensione diventa un oggetto sociale che tenta di misurare la quantità (e carpire la qualità?) del proprio studio: se scrivi recensioni allora sei uno studioso. Insomma diventerebbe l’ennesimo esempio di spoc… ehm, di esibizione di erudizione. (Questo risponde indirettamente all’ultimo commento di Miryam, letto proprio mentre stavo per pubblicare questo commentone…)

    Bene: credo che il commento abbia superato la lunghezza del post, e le mie idee siano ancora più confuse – e soprattutto la mia volontà di scrivere recensioni non si è spostata di una virgola… :mrgreen:

  13. Dopo aver riletto il post dell’Estinto e soprattutto i commenti, ho pensato di rendere esplicita la questione filosofica sottostante a questo post: si può scrivere una recensione oggettiva?

    (Corollari filosofici: cos’è l’oggettività? può esistere?
    Corollari letterari: una recensione “soggettiva” è ancora una recensione? Una “oggettiva” in cosa si differenzia da una schedatura?)

  14. Miryam

    Ok, s’è capito che qui bisogna metter su una tavola rotonda per discuterne di presenza, col vivo ed estemporaneo potere dell’oralità.
    Davide, quando ci vediamo ne parliamo.

  15. Le sue solite provocazioni, Dott. Tomasello. E il post e – per quanto mi riguarda – il commento in cui mi chiami in causa. Volevo tacere ma me ne sottrai l’occasione. Dico solo che:
    1. gli altri commentatori del post hanno espresso (alcuni, si intende) già il mio pensiero; 2. quando dicevo che spesso diventa automatico intendevo dire che mi viene facile svolgere la parte che per me era più difficile le prime volte e cioè l’organizzazione del testo, e quindi non che le recensione (almeno alcune delle mie) non siano creative, tutt’altro a mio avviso; 3. quelle recensioni che ho “pubblicato” le hai lette? Lo dico perché – proprio mi costringi, maledetto – non sono solo “utili al lettore”, sono piuttosto studi; 4. se non vuoi scrivere recensioni, non farlo ma non venirci a dire che quando leggi le nostre ti viene di pensare che siano “spocchiose” perché davvero la spari grossa!
    Un abbraccio,
    DD

  16. Antonio

    Tommy, avresti potuto scrivere questo pur non del tutto convincente post prima che quei filibustieri di Sitosophia mi avessero estorto una recensione; adesso ogni tua parola è vana e, come ha fatto notare il sempre lucido Polimoenus, al massimo serve da facile puntello alla tua pigrizia. Ma se proprio devo riconoscere un merito a quanto hai scritto ammettiamo pure che hai ragione quando vuoi metterti e metterci in guardia dal diventare come Triad: sarebbe triste trasformarsi in automi da recensione.
    Ps.: per spezzare una lancia in favore dell’uomo barbuto bisogna però considerare che anche l’attività del recensore dà le sue soddisfazioni se si è in grado di umiliare un autore indegno come il Nostro è stato in grado di fare giocosamente nella sua ultima recensione. Ma certamente soli in pochi possono riuscire in questo alto compito!

  17. Antonio, cà tagghila!

  18. Egregio Dott. Dell’Ombra, lei forse coglie nel segno ad avvertire le mie come mere provocazioni; ciò non esclude che in esse possa esservi un fondo di verità. Comunque ne parleremo di persona entro il 2008. ;-)

    Per ora butterò lì solo l’ennesima provocazione: senza il suo esempio (prima con la sua attività che con l’esplicita guida) ci sarebbe mai saltato in mente di produrre recensioni?

    P.S. Studi ≠ recensioni. O anche no?

    Moderatamente caro Antonio, lungi da me il trasformarmi in “automa da recensione”. Continuerò con orgoglio a scrivere le mie cazzatelle di infimo conto. :-P

    P.S. A me l’ultima recensione del Nostro pare piuttosto la trascrizione di mezzo romanzo…

  19. Ma che recensione? Allora ti piace michiare le carte! Non è una recensione, mi pare ovvio. La smetti di provocare, per favore? Grazie…

  20. “michiare” sta per “mischiare” (non per altro…).

  21. Uhm. Suggerimento di lettura? Marchetta all’amico? (Senza offesa, eh, ma un autore è grande anche quando si attira le recensioni di sconosciuti… ;-) )

    Se invece — come meglio credo — vi riferivate a quella, che dire? L’ho trovata utile anch’io — e come si augura l’Estinto, almeno m’ha aiutato nella «difficile scelta se leggere o meno il libro». Mi sono anzi pure divertito — come si noterà nei commenti — a notare la diversità di percezioni del libro da parte di diversi lettori, anche se potrei avere da obiettare sulla “stroncatura”: semplicemente non si trattava di un libro per te.

  22. Ovviamente Antonio si riferiva a quella e sulla stroncatura avremmo di che discutere ma non qui; però quelle pubblicate su riviste ufficiali (nel mio caso Swif 2R) hanno dietro qualche lavoretto in più. Per Soldani ho impiegato quasi nove mesi per partorirla!

  23. Antonio

    Sì, io mi riferiva a quella, per la quale ho invidiato il Dell’Ombra.

  24. Di questo s’è parlato, invece!

  25. Spero che tu abbia capito che non era un post contro te (scemotto!). Anzi, se proprio poteva essere contro qualcuno, quello ero io…

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