Lo spirito, si spera, è senza macchia. Di più: è smacchiante, e forse anche smascherante. Certo porta via la sozzura dei ricordi – quanto della memoria è unto e ben poco santo. La brutalità del vivere senza limiti risalta così lucidissima, corrusca, adamantina. Dove c’è fumo c’è profumo, e a volte arrosto.

Tutto cominciava un primo maggio. Festa del lavoro. Una pacchia per giovani filosofi aspiranti diversamente occupati cronici. Gentaccia che per di più reca seco buste imbastite di diluenti – robe che annacquano e disperdono pensieri aventi senso. L’alcol è anestetico (con l’oriente tra parentesi, presumibilmente). La sensibilità conduce ragionevolmente alla pura parvenza – Schein. Si parla, si respira e si sospira. Tutto sembra filare. Fenomenicamente, però, tutto si sfilaccia.

Si sfrangia anche la sciarpa, vessillo vermiglio, orifiamma scarlatta agitata a ritmo di suoni osceni, anarchici, catartici per chi ci crede. L’anarchia è immobilità attorno a noi. È mancanza di leggi, dunque prende l’ordine pacifico dell’atarassia, dell’alogicità – la mancanza di dialogo fra fazioni. Non si dà infatti scontro tra stormi di pseudo-esaltati reciprocamente concordanti. Ma ci sono due pandemoniati tra la folla già rada e ben rasata. Si dilata lo spazio attorno a loro. Di conseguenza si restringe il tempo.

Si allargano gli spazi (più tardi altri spazi verranno allagati quadruplicemente), e i vasi: è duro averlo duro. Ma si diventa duri. Cioè puri. Come cristalli sui piedistalli. Frattanto si spiattellano candidamente cose che si direbbero insensate – in realtà tutto può avere senso, se ci si picca di trovarne uno. Panteizziamo, sincretici e paganizzanti, agonizzanti e affumigati come turchi. Una preghiera fuori luogo è bestemmia. Ancora una volta lo Spazio delinea il Sacro, ed è limite per il tempio del tempo. (Cala un’ombra frattanto.)

Tra i sacrosanti mantra (robe da ripetere indiscutibilmente con fede) che ci accollavano all’università, ve n’era uno non senza un fondo di verità, come la feccia in fondo alla botte sta. «La mente dimentica – il corpo non dimentica mai». Ecco come tracce dei moti gravano sui corpi. Ma non in perpetuo, finché il corpo si rigenera e non degenera. Scorgo buchi sul palmo. Una roba quasi cristiana, di quel cattolicesimo stimolato dalle stimmate. Frattanto provoco e produco ematomi, ma con affetto, e senza affanno. La mente dimentica. Il corpo si vendica.

I ricordi progressivamente scoloriscono. Perdono verve, in modo inversamente proporzionale alle azioni. Smarrite le saturazioni. L’indomani si tornerà alle proprie mansioni. La prossima volta, però, sperperiamo meno liquidi.
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9 Commenti
Gli ematomi affettuosi stanno scomparendo. Invece mi è venuta una specie di influenza, oltre che un’immensa malinconia.
Ma lo sai che a me uguale uguale? Solo oggi, dopo due giorni a forza di svariati FANS (Aulin, Nimesulide, Oki, Brufen), sto riuscendo in qualche modo a reggermi in piedi. (Sì: per me il dolore non è virtù.)
Contro la malinconia, invece, tento di ricollegare i fili sfilacciati. E le foto aiutano solo parzialmente…
Gran belle foto… toccanti. Grazie!
Ahah! La foto esecranda è stupenda! Di quelle che quando le vedi dici: “Che esistenza poetica! Ma chi sono? Vorrei essere al suo posto”. Però chi vi assistette può subito inficiare e vanificare tale poeticità. Baci e abbracci da un (A)pollo.
Il post è bello ma ha l’imperdonabile difetto di lasciar credere all’empissimo Tempio di essere un Apollo quando invece tutt’al più è stato capace di equivocare il senso dell’autentico spirito dionisiaco. E poi mi chiedo se chi si è abbandonato all’ebrezza, sopraggiunti i dolori e solo a fatica essendosene questi andati, si sia finalmente ripromesso di lasciar certe marachelle solo agli stomaci e fegati duri come quelli del sedicente (A)pollo.
@Triad: aspetta di vedere le altre. Ce ne sono alcune tue davvero strepitose.
@Cateno: permane il dubbio su chi abbia assistito alla scena poetica, giacché non le spalle volgevamo al dio, ma alla folla. Frattanto ricambio baci e abbracci, ma soprattutto i primi.
@antonio: è soprattutto lo sguardo ad essere apollineo, fiero e altero (almeno fingiamo che così fosse). Quanto ai dolori, essendo questi legati in particolar modo alle gambe — e niente affatto al ventre e a quel che vi sta attorno –, dubito che possano aver avuto come causa diretta le “marachelle”. Anzi, ti dirò che avrei potuto fugare il dolore altrettanto efficacemente, e forse pù naturalmente (nel senso di: meno sintetico), con nuove dosi di spirito.
Incorregibili!
Perché perseverare è…
Comunque mi sto rendendo conto di non aver sviluppato il tema come volevo, per via della fretta e della mancanza di concentrazione. Sul rapporto tra memoria e spirito avrei pagine e pagine da scrivere… Beh, mi rifarò letterariamente dopo la prossima sbornia.