Un po’ alla sprovvista m’hanno preso le vacanze quest’anno, forse perché sono giunte prima, forse perché giungono a metà, forse perché m’hanno sospeso su un ponte di quelli che reclamano l’obbligo di dondolarci sopra tutti assieme per quattro giorni di fila. Ieri sera è stato carico di spossatezza e leggerezza, con contorno di acquazzone e torrenziali riflussi ai margini della strada; oggi è occupato da cupola cupa in cielo e noia ignuda quaggiù. Adesso la consorte sul divano impreca, sonnecchia, risponde al telefono; ieri notte invece per l’occasione non abbiamo letto Proust ma visto un disdicevole film che può trovare giustificazione solo nell’ottica della vecchiaia e del trascinarsi invano su questa terra. Però là hanno passato il mezzo secolo; qua solo il quarto – il mezzo di mezzo, quindi la metà al quadrato.

Non c’è via di fuga alla noia. Dovremmo ristrutturare il tempo per colmare il senso di vuoto. No, non ci mancano gli allievi, specie alcuni. È che dobbiamo riannodare i fili del discorso, del percorso dismesso (come se parole e strade fossero davvero intrecciate…). Riprovare progetti, forgiarne di novelli, accanendosi sulle variabili. Scorgeremo algoritmi risolutivi – perché neanche l’analisi costi-benefici è perfetta a volte, ed esaustiva meno che mai; per non dire del preventivo lavoro di stima che andrebbe fatto…

Insomma, siamo immobilizzati. Non c’è macchina né sole – dunque l’incertezza regna sovrana, e in cielo e in terra. Mi barcameno tra misure di librerie, ma non ho neanche modo di (andare a) valutare quali legni adoperare; cerco di capire quali letture prospettarmi seriamente per quest’estate, e sono indeciso tra i Parerga e paralipomena di Schopenhauer e Gödel, Escher, Bach di Douglas Hofstadter, per non dire della Repubblica di Platone e di Menti morali di Mark Hauser (tutti libri leggiucchiati, strapazzati e interrotti ahimè, dunque mai gustati per intero).

Necessaria conclusione: la progettualità – questa fantasia declinata al futuro – corre, ma non trova spazi. Il tempo c’è1; è lo spazio edificante che manca.
Note:
- Quello per i libri, ad esempio: basta spalmarli in quattro mesi, benché la notte m’attenderanno anche i due volumi centrali e massicci della Recherche proustiana…↑
7 Commenti
Sembra quasi che questo post l’abbia scritto io…
Tomasello, devo venir a farti visita…? forse elevata al quadrato la tua condizione potrebbe paradossalmente esser alleggerita…o…potrebbe esplodere…
“Dovremmo ristrutturare il tempo”
D’accordo.
La fantasia decliniamola al presente.
Il tempo potrebbe esserci; lo spazio edificante posssiamo costruirlo.
ciao
Ma leggiti Il mondo come volontà e rappresentazione!
godel, escher, bach – in video
http://ocw.mit.edu/OcwWeb/hs/geb/VideoLectures/
@Miryam: concluderemo (alcuni di noi andranno a questo convegno: vuoi aggregarti?).
@pieroC: diciamo che manca anche lo spazio edificabile per chi non è facoltoso…
@Cateno: oh, ma non è lettura estiva. Qua comincia il nomadismo, mio caro; forse l’unica lettura veramente proponibile è davvero l’altro grande scritto schopenhaueriano, frammentario com’è.
@alex: in inglese? Arrivederci!
Se mi ci portate voi vengo
dammi nuove
Vediamo cosa dirà Triad (dovrebbe venirci), visto che il convegno è a Noto e noi partiremo da quaggiù…