13 Commenti

  1. Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 12:52 | Link Permanente

    Ahahah! Sostengo che l’unica cura sia paventare ulteriori mazzate a chi mazzia il diverso.

  2. Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 12:55 | Link Permanente

    Infatti. Dicono che violenza generi violenza; a me pare però che solo ulteriore violenza possa smorzare la prima violenza. (Insomma, è sempre conveniente rendere pan per focaccia…) :-P

  3. antonio
    Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 13:10 | Link Permanente

    Come potrei non concordare? Chi considera il diverso diverso merita senza dubbio mazzate, proprio perchè diverso da chi la pensa come noi.

  4. Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 13:18 | Link Permanente

    Perfetto. Vedo che il gruppo dei filosofi è compatto contro i non filosofi: agli uni la botte, agli altri le botte. :lol:

  5. Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 13:19 | Link Permanente

    il meccanismo in-group/out-group ha effettivamente una funzione di tutela del proprio piccolo gruppo in situazioni in cui gli altri gruppi potrebbero considerarti una preda da mangiare.

    sono cambiati i tempi. l’evoluzione biologica, che ha selezionato cervelli che ragionavano così, è lenta, quindi serve quella culturale.

    su questo si innerva la distinzione che ci fa parlare del normativo. il normativo può prescindere dal descrittivo.

    sono troppo serio.

  6. Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 13:21 | Link Permanente

    Guarda che io sono un sostenitore della “teoria della patina“… ;-)

    (In breve: l’evoluzione culturale può anche essere più veloce, ma arriva per ultima – e quant’è facile scalfirla!)

  7. antonio
    Pubblicato 29 ottobre 2009 alle 18:55 | Link Permanente

    Parole sante!

  8. Pubblicato 30 ottobre 2009 alle 11:10 | Link Permanente

    Be’, se portiamo alle estreme conseguenze il discorso di lorenz per come lo interpreti tu, si arriva alla curiosa conclusione che tu sei un immigrato gay. Se invece si crede ad Ossidia, i tuoi vincoli culturali ti consentono di reprimere l’atavica repulsione verso i “diversi”.

  9. Pubblicato 30 ottobre 2009 alle 11:14 | Link Permanente

    Aspetta aspetta aspetta. Mi sfugge la catena logico-causale che conduce al mio presunto essere “immigrato gay”… :-D

    Interessante invece parlare di vincoli culturali (talvolta lo sono davvero!). Che essi però, da soli, possano consentire di reprimere del tutto gli “atavici impulsi” continuo a dubitarne grandemente…

  10. Pubblicato 30 ottobre 2009 alle 12:25 | Link Permanente

    Hai (ovviamente) banalizzato quello che ho detto: non ho parlato di educazione ma di razionalizzazione. Sapere che la paura del diverso dipende da un meccanismo innato che ci siamo portati dietro perché fu vantaggioso nella formazione di società primitive, può farci capire che si tratta di un bagaglio che non ci serve più, il cui uso non è più giustificato. Il fatto è che per fare un ragionamento del genere c’è bisogno di tempo e lucidità mentale, cose che la maggior parte della gente non ha.
    E comunque non sottovalutiamo l’importanza di un altro istinto sociale “atavico”: l’empatia.

  11. Pubblicato 30 ottobre 2009 alle 12:29 | Link Permanente

    Più che banalizzare, ho reinterpretato le tue parole. Come si potrebbe diffondere la cosiddetta “razionalità” se non con l’educazione (o istruzione che dir si voglia)?

    Non definirei comunque quell’istinto come “un bagaglio che non ci serve più” – almeno non così frettolosamente. Ma ne riparleremo più in là.

    Sull’altro istinto basilare – l’empatia, l’amore, la socialità o quel che vuoi – dico solo una cosa neanche troppo originale: non potrebbe esistere senza l’odio. Un uomo amico di tutti è amico di nessuno…

  12. Pubblicato 31 ottobre 2009 alle 13:33 | Link Permanente

    Interessante. Ed è un po’ quello che ho sempre pensato anch’io: il razzismo è istintivo, naturale, biologico in tutte le specie. Lo si può eliminare solo con educazione, razionalità ecc. Basta andare all’asilo o in prima elementare. I bambini diversi vengono scherniti, derisi, picchiati, allontanati. E il processo di massa del seguire la stessa moda e di assomigliare come cloni è l’altro lato della medaglia.
    Comunque esiste anche un processo inverso: molti, tanti sono affascinati dal diverso, dall’esotico, dall’inusuale. Insomma l’essere umano è diviso tra un istinto atavico al respingimento del diverso perché minaccia il gruppo e l’attrazione per il diverso che potrebbe invece beneficiare l’individuo e il gruppo con nuovi geni e nuove tecnologie.

  13. Pubblicato 3 novembre 2009 alle 22:37 | Link Permanente

    Penso che sia soprattutto un frutto dell’evoluzione – un fattore che accresca la sopravvivenza. E’ questo che lo rende così tenace ed onnipresente, al punto da farmi dubitare grandemente che “educazione e razionalità” possano eliminarlo (al massimo possono smorzarne gli effetti, smussare gli esiti più crudeli o cruenti…).

    Interessante invece l’osservazione sul processo inverso – sul fascino del diverso. Effettivamente l’apertura all’alterità (anch’essa naturale, ma fino a che punto?) può essere uno dei fattori che possono mitigare il respingimento del diverso. Forse però, appunto, c’è un limite a quest’apertura. Al solito quel che ci importa è l’equilibrio…

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