L’ospitalità non è l’unica via d’accesso a una terra straniera, o sia la sola strategia possibile di pacificazione tra estranei. C’è anche la strada più diretta e più impervia del sesso – quell’amore che dell’amicizia sovente è la caricatura, l’aggravante, la degenerazione. Probabilmente non esiste modo più completo e più intimo per conoscere intensamente1 l’altro; mischiare i propri geni può essere l’apripista e l’alternativa alla miscela dei memi. Qualcosa del genere, sebbene confusamente e con manichea levità, viene narrato in Bianco e nero, il film che ho visto ieri.

Stavolta il nostro punto di riferimento storico sono i Romani, che si moltiplicarono, così dicono, grazie al ratto delle Sabine (da notare che in questo mito, in questo rito, vi è tradimento dell’ospitalità!) e si espansero a Oriente tramite Cleopatra. Oggi, duole dirlo, il meticciamento ha perso finanche il fiero e ferino aspetto politico, espansionistico, da autentici e potenti conquistatori per ridursi a mero meretricio e mercimonio. Finché il diverso resterà occasione di divertimento non ci sarà strage, certo, ma neanche parità.
Note:
- Biblicamente, certo.↑
17 Commenti
Diffido profondamente dall’ospitalità di greci, romani, ebrei o barbari: popoli che ritenevano la vita degli schiavi sotto lo zero (di un ipotetico indice di valutazione della vita) e quelle delle donne di poco sopra; chi essi consideravano davvero ospite? probabilmente una persona del loro stesso grado e dello loro stesso lignaggio e dunque non effettivamente un diverso. Ne tantomeno credo che il concetto di ospitalità sia oggi sparito ne tantomeno indebolito, forse cambiato, com’è giusto che sia vista l’evoluzione delle società. Non è forse segno di ospitalità accettare (eventualmente) commenti nei propri blog da gente lontana migliaia di km di distanza? Ne escluderei di definire ospitalità una jam session improvvisata con gente sconosciuta o una cena in ristorante etiopico piuttosto che messicano nellà propria città (doppia ospitalità nei due sensi).
I concetti mutano e gli scritti invecchiano…
Anche se si evince dal commento precedente, sottolineo: la forza dell’arte (in tutte le sue manifestazioni) e della cucina (intesa non come elettrodomestico
) come elemento di integrazione e pacificazione tra le genti.
Galfio, se è per questo io diffido dell’ospitalità umana sempre. Poi però mi chiedo se non sia un po’ una paranoia di questo nuovo millennio. Decenni fa si faceva l’autostop tranquillamente: era ospitalità, e non mi risulta che fosse una pratica così pericolosa. Oggi, è vero, l’automobile è molto più diffusa; nondimeno certe pratiche sono impensabili.
Sulla ferocia dei popoli antichi non dici nulla di nuovo; tuttavia il viandante, almeno per i Greci, era sacro, in quanto poteva essere un dio nascosto. Quante persone rispettassero davvero questo precetto non ci è dato sapere; ho azzardato però che fossero più dei cristiani e dei monoteisti in generale. (Chi sa accogliere nel proprio pantheon nuove divinità è più facile che apra le braccia anche ad altri uomini…)
Ovviamente l’aspetto ferino e guerresco dell’uomo non va mai in secondo piano. Non a caso, sempre presso i Greci, l’ospitalità tradita significava guerra. (Ma di questo ne parlerò in seguito.)
Che oggi l’ospitalità si declini in forme diverse, è innegabile. Probabilmente però è anche più “ristretta”. Penso, per entrambe le ipotesi, al CouchSurfing.
D’accordissimo, invece (o meglio anche), sul fatto che cibo e arte possano gettare ponti tra culture. Un po’ come tutti gli istinti primari e basilari dell’uomo (tra cui, come dicevo nel post, il sesso). Ma anche qua, al solito, il tratto d’unione può essere barriera: mangeresti insetti, cani, gatti e altre robe tanto grate ad altre culture?
stamattina ho comprato un libro che potrebbe interessarti:
http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2009/10/29/urania-1552-e-doll/
(non c’entra una mazza con l’ospitalità, ma col sesso… e le bambole/robot…)
In edicola o in libreria?
Galfio e naturalmente Tommy, avete scritto cose di estremo interesse, anche quando non concordavate. Grazie.
Film interessante, specialmente per un fan di Ambra Angiolini (sshhh, non dirlo in giro eheh)
Troppo gentile, Antonio. In modo insolito.
Proprio di oggi è una notizia di ospitalità tradita (manco a dirlo, col sesso), dalle mie parti…
Camu (il tuo commento era finito tra le grinfie di Akismet: mah!), il film è ancora più interessante per i fan di Aïssa Maïga…
Beh, il commento era stato oscurato da Akismet perché quest’ultimo ci tiene a mantenere segrete le mie confessioni. Lui sì che è uno come si deve…
Beh, hai vissuto l’adolescenza in Italia durante gli anni ’90. Qualche segno doveva pur rimanere…
@Antonio: ti ringrazio a mia volta per i complimenti
@Tommy: Una delle cose che adoro di più quando viaggio è provare cibi e gusti che mai mi sognerei di provare a casa. E proprio quando viaggio in virtù (o in vizio) di questo spirito eno-gastro-indagatore trasgredisco la mia dieta quasi-del-tutto-vegetariana. Non so se riuscirei a mangiare cani, gatti o insetti ma non lo escludo a priori…
Galfio, concorderai però che un viaggio civile sarebbe quello laddove ospitassero con un equo scambio (“alla greca”, per quel che ne sappiamo). In questo modo non solo si starebbe davvero a contatto con una cultura (altro che hotel! In casa altrui si vive la vera vita quotidiana!) ma anche con le sue tradizioni gastronomiche. (Breve esempio nostrano: la pasta al forno della mamma è quasi sempre più buona di quella della maggior parte dei ristoranti…)
Ciò mi apparirebbe già più simile all’idea (ideale) di ospitalità. Perché finché si paga, si sa, le porte sono sempre aperte…
(né edicola né libreria: supermercato)
Si concordo ma non del tutto: non credo che sia mai esistita un’ospitalità pura, fine a se stessa e ritengo cha anche quella dei greci fosse “a buon rendere”…
Un piccolo appunto sulla pasta al forno: dipende dalla mamma e dai ristoranti!
Certo: l’ospitalità – per protrarsi nel tempo – dev’essere reciproca. (Ne parlerò… domani?)
Anche sulla pasta al forno “dipende”, ovvio. Ma se ti dicessi “parmigiana”?