Il gioco della xenia

Ha suscitato sommesse indignazioni la mia indicazione dei Greci come popolo ospitale1. Chiariamo una cosa: non è facile parlare sinteticamente dell’ospitalità greca, non avendo dati empirici o statistiche più o meno attendibili. Ciò non toglie che la pratica sembri abbastanza verosimile. A maggior ragione che è basata, nemmeno troppo velatamente, sulla strategia “Tit for Tat“, che ci spiega che laddove vi siano rapporti costanti e ripetuti nel tempo tra uomini, la cosa più conveniente è cominciare bene.

vaso greco

Cominciare bene e poi rendere pan per focaccia. Occhio per occhio, dente per dente. Io comincio ospitando te, tu poi magari ospiterai me. Non mi rendi il favore? Poco male: finisce qui e a mai più rivederci. Ma se io ti ospito e tu mi tradisci, è la guerra. Così facevano i Greci. In questo modo l’ospite aveva molto da guadagnare, ma ancor più da perdere se incautamente faceva un passo falso2. E chi avrebbe voluto essere nemico dei Greci, temuti anche quando portavano doni?


Note:
  1. Tanto più che li ho frettolosamente contrapposti ai cristiani. (Tranquilli, cristiani: avevo in mente soprattutto certi cristiani.)
  2. Inizialmente avevo scritto: “se disdegnava le regole del gioco”. In realtà il tradimento rientra benissimo nelle regole del gioco. Solo che viene punito – e duramente.
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2 Commenti

  1. Pubblicato 13 novembre 2009 alle 15:05 | Link Permanente

    Poi a quei tempi certi ospiti erano dei camuffati, quindi ci stavano attenti a non trattarli male.

  2. Pubblicato 13 novembre 2009 alle 15:56 | Link Permanente

    Certo. Anche per i Greci gli dei erano più rispettabili delle persone.

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