Talvolta mi chiedo come mai gli atei1 facciano (ancora?) così paura. Non può essere solo questione di mera diversità, di gruppi sociali o di naturali avversioni tra tifoserie: un interista, un suonatore di oboe, un sostenitore della democrazia, uno che crede nella reincarnazione non provocano alcuna reazione negativa o angosciata. Un ateo, invece, suscita scandalo più d’un islamico, e nella migliore delle ipotesi è guardato con compassione2, come uno a cui è morto qualcuno. Certo, Dio è morto per l’ateo. E con ciò?

Un ragionamento diffuso è che senza Dio non possono esservi valori. Come se senza valori potesse darsi vita sensata3. O che senza Dio non c’è morale. Come se è Dio a fermare la mano dell’omicida, o se essere prete garantisca contro la pedofilia. Insomma, non capisco. O il religioso, debole come non mai (eppure a me paiono ben pasciuti…), vede nell’ateo una seria minaccia alla sua sopravvivenza; oppure le gerarchie temono che davvero poche povere pecore nere possano portare la massa altrove4. Empia illusione, invero…
Note:
- Tra essi annovero anche gli agnostici, essendo, di fatto, senza dio. Nonché i pagani, che credono in dei “inesistenti”…↑
- Ma senza alcuna comprensione.↑
- Anch’io credo di non avere valori, ma inconsapevolmente ne seguo e perseguo più di quanti voglia ammetterne… (Poi certo, c’è da capire se si tratti di valori buoni o cattivi, o sia cattolici o meno. Io, ad esempio, sono per il sesso extramatrimoniale. Ma sono in compagnia di buoni cristiani…) ↑
- A leggere seriamente la Bibbia, ad esempio.↑
20 Commenti
In passato anch’io mi sono chiesto perché l’ateismo fosse così avversato dai credenti e, devo dire di aver trovato alcune risposte per me plausibili.
Da un punto di vista generale, una risposta può esser data dal fatto che la religione è nata come prima regola sociale di convivenza terrena, che garantisce anche un “premio” ultraterreno per tutti coloro che si conformeranno a tale regola ed una punizione ultraterrena per coloro che non la osserveranno. Essa, infatti, utilizza la divinità come deterrente al fine di indurre i componenti della società a comportarsi secondo le regole da essa stessa precostituite. Quindi la religione si fonda sul timore nei confronti della divinità (tipico esempio il dio giustiziere del vecchio testamento) e di chi detiene di fatto il potere nel suo nome. In questo caso, l’ateo rappresenta il rivoluzionario che può minare le fondamenta di un ordinamento fondato sulla religione.
Da un punto di vista particolare, la fede in dio o in una vita oltre quella terrena rendono l’esistenza più semplice per chi, indaffarato nelle cose della vita quotidiana, non ha tempo e/o non è capace di fare elucubrazioni filosofiche e ontologiche, per cui preferisce omologarsi a quello che crede la maggioranza degli individui della comunità di cui fa parte, ritenendo che quella sia la Verità, perché accettata da tutti i consociati. Pertanto, nel momento in cui pone in dubbio le verità accettate dalla generalità dei consociati, l’agnostico rappresenta colui che mina le certezze indiscutibili ormai acquisite e può esser causa dello sfaldamento della stessa società.
In realtà tali risposte possono avere un senso in una società primitiva o comunque in una società confessionale, ma non in una società laica dove le regole sono stabilite al sol fine di rendere possibile la convivenza pacifica. In un ordinamento laico le regole (dettate fondamentalmente dal principio del neminem ledere) sono date dalla stessa società, la quale determina anche le punizioni esclusivamente terrene per farle osservare. Conseguentemente, in un ordinamento laico, l’ateo non rappresenta alcun pericolo per la società se osserva le regole sociali terrene; ma rappresenta semplicemente un pericolo per la religione e per tutti i dogmi sulla vita ultraterrena dalla stessa imposti, in quanto elemento perturbatore della ottusa fede di coloro che – per incapacità o per pigrizia – preferiscono uniformarsi alle ataviche credenze ultraterrene per rimanere in pace con la propria coscienza.
Vorrei parlare dell’ateo come tipo sociale. Ovvero come categoria ideale o definizione che riuscirebbe ad individuare il membro di una comunità o un gruppo capace di influenzare una fetta di opinione pubblica. Non dunque l’ateo filosofico ma l’ateo militante o impegnato, colui che vorrebbe far proseliti e tenderebbe a rinforzare l’egemonia culturale del proprio gruppo e che quindi in ogni occasione buona inscenerebbe un dibattito polemico utile a diffondere pubblicamente le buone ragioni delle sue convinzioni. Ora il tipo sociologico di ateo che ho in mente non sarebbe innanzitutto colui che è persuaso della non esistenza di Dio per proprio conto, quanto colui che è stizzito, indispettito, scandalizzato e offeso che la credenza in Dio di altri possa ancora egemonizzare le menti di tanti suoi simili. Questo ateo non disgiunge la proporia ricerca di verità dal dispetto e dalla stizza che gli provocano le altre ricerche della verità. In definitiva questo tipo sociologico di ateo è secondo me il membro di una congregazione o di una chiesa, certo molto spirituale e poco temporale, dato il potere minore che gestisce, ma altrettanto faziosa e settaria quanto qualsiasi altra chiesa tradizionale. Come quelli si scandalizzano della sua empietà lui si scandalizza della loro devozione.
Quando le dottrine hanno come scopo la colonizzazione delle menti degli individui io le considero “ideologie”. Caratteristico dell’ideologia è credere che cambiando le idee in testa alle persone le cose debbano filare liscio e andare bene. In Assoluto la cosa potrebbe essere vera, ma l’ideologo considera l’”idea” come un contenuto proposizionale, una stringa, o un modulo, come qualcosa di determinato che si può togliere, prendere, mettere, manipolare ecc. ecc. Come una immaginetta. Da qui la pratica estremamente superficiale e manipolatoria di ogni discussione ideologica.
C’è un’altra possibilità. Che l’idea abbia una dimensionalità meno proposizionale (e qui lasciatemi citare Kant Hegel e compagnia bella). Vedi caso Dio è una idea di questo tipo. Per menti sapienti dunque vale che Dio esiste non esistendo, e nella sua Idea c’è già la sua non esistenza.
L’ho detto in modo spocchioso, ma in soldoni, Moni Ovadia quando parla da ateo esplicita molto bene alcuni ragionamenti ultra teologici.
Insomma l’ateo militante sociale, per accordarsi al buon senso comune della massa deve fare nel suo campo quello che fanno gli apologeti della Madonna di Mejugori (si scirve così?).
Entrambi noiosissimi.
Il mio problema è che non riesco a trovare speculativo un ateo militante sociale. Non lo trovo all’altezza del problema. In questo do ragione a Sgalambro, seondo cui l’ateo è un ingenuo.
Corollario:
tutti i settari si attirano addosso battute ridicole e sospettose insinuazioni. Ergo anche l’ateo militante sociale, in quanto settario di minoranza, rispetto alla stragrande maggioranza degli indifferenti o degli ondivaghi spiritualisti a modo proprio, si attirerà ogni tipo di diffidenze e ostracismi.
Salvox, Red Or, le vostre analisi sono eccellenti. Avrei tanto da dire, ma stasera sono di una stanchezza indicibile (a volte lavoro pur io…). Domani, a mente lucida, commenterò come si deve.
Salvox: sono pienamente d’accordo quando dici che oggi l’ateo, in una società sedicente laica, non sia un pericolo, visto che le regole sono fissate dalla società stessa – e non dalla religione. Quello che continua a stupirmi è: perché un singolo cittadino dovrebbe sentirsi offeso (o nel migliore dei casi sorpreso) dalla mia non-credenza? Non gli sto mica vietando di credere nelle cose in cui crede; né il mio ateismo può procurare offesa al suo Dio, abbastanza forte da punirmi lui (e non il credente stesso!).
Red Or: fai bene a distinguere almeno due tipologie di atei. Tuttavia forse riduci troppo frettolosamente il militante allo stizzito. E’ vero, quella componente raramente è assente (anch’io rimango incredulo di fronte ai creduli!) e in apparenza accosta specularmente l’ateo al credente; con la non trascurabile differenza che solitamente l’ateo è tale per un cammino personale, di ricerca – cosa che quasi mai si verifica nel credente, perlomeno nella tipologia del credente medio (tale perché “roba di famiglia”). E sebbene la mera non-credenza non sia ancora (a)teologia, è senz’altro un passo in quella direzione.
Certo che la storia dell’Italia è piena di contraddizioni. L’Italia è stata fatta contro il Papa e contro le sue scomuniche (il non expedit del 1871 vietava ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana), per tutto l’ottocento la chiesa è asserragliata in un fortino che sembra dove cedere da un momenti all’altro, positivismo e liberalismo la considerano un residuato di arretratezza e superstizione. Eppure Silvio Pellico, allievo di Foscolo, quando scrive i suoi “Diritti e doveri del cittadino” dice chiaramente che non può esserci patriota che non creda in Dio. Un credo metafisico e non rituale, ma comunque è assodato che con Dio si devono far coincidere i valori supremi dell’umanità. Pure per il Mazzini repubblicano, rivoluzionario, ricercato come terrosista dalla polizia di tutta europa, era così. Eppure l’ottocento è l’epoca dell’anticlericalismo, dei mangiapreti e dei radicali repubblicani.
Caro Tommy,
il punto è che il credente in quanto tale ha delle certezze (rectius:dogmi), su cui fonda la propria esistenza, giustificate solo dalla fede. Quindi, nel momento in cui l’agnostico o l’ateo pone in dubbio le sue verità, ecco che le sue certezze vacillano a seconda del suo grado di convinzione.
Altra paura è data dal fatto che l’ateo o l’agnostico, non avendo il timore di dio, viene dai credenti considerato come persona immorale e pericolosa, in quanto potenzialmente eversiva.
Il problema che, ivece, mi pongo a proposito di credere o meno e se esista veramente l’ateo strictu sensu.
Infatti, mentre è facile individuare l’agnostico come colui che non ha, per principio, interesse a conoscere il mondo metafisico e non si pone il problema dell’esistenza di una divinità, viceversa non è facile individuare l’ateo come colui che nega l’esistenza di dio, a meno che non lo si identifichi come colui che crede in un dio diverso da quello celebrato dalle religioni precostituite.
Ma l’ateo, se non crede nell’esistenza di dio, in che cosa crede?
Sicuramente crederà nel mondo fisico, nella materia e nell’energia, nella natura, ecc.
Ma può considerarsi ateo colui che comunque crede in qualcosa?
Ritengo di no.
E allora l’ateofobia si risolve in una avversione alle fedi diverse da quelle proprie e comunque alle fedi diverse da quelle precostituite.
In realtà, mentre è possibile trovare le argomentazioni filosofiche per negare l’esistenza di una divinità antropomorfa come quella su cui si fondano le tre grandi religioni monoteistiche, e difficile trovare delle argomentazioni per negare l’esistenza di tutto ciò che ci sta intorno.
Per tale motivo sono portato a credere nell’Universo che, in quanto infinito, è omnicomprensivo e non ammette altro al di fuori di se.
Red Or: se ben cerchiamo, troviamo contraddizioni in qualunque periodo storico. Restando in tema: prendi adesso. Il papismo impera. Eppure, ne sono convinto, la percentuale di atei (e agnostici, miscredenti e pagani) non è mai stata alta quanto adesso. In definitiva, non si capisce se Dio sia morto o stia bene in salute.
Salvox: dissento col tuo incipit. A un vero credente i dogmi religiosi non dovrebbero mai vacillare, mai! Cosa potrebbe un ateo contro la cieca fede? (Tuttavia ammetto che l’ateo può accelerare talvolta il processo di desacralizzazione. Ma solo ove vi sia una certa volontà in quella direzione…)
Ad ogni modo, per ateo intendo essenzialmente chi nega l’esistenza di entità metafisiche (ultraterrene) a cui attribuire culti. Dici che chi crede nella natura è religioso? Ti rispondo che io credo nella natura – nel senso: le leggi di natura. Ma questo è solo un credere nelle ipotesi scientifiche. Che forse non sono la verità e non coincidono perfettamente con la realtà, ma ci si avvicinano parecchio…
Quanto alla negazione di ciò che ci sta intorno, parecchi filosofi hanno proposto l’opzione solipsistica: esisto solo io; il resto esiste solo nella mia testa.
(In altre parole: non esiste l’universo; esiste solo il mio concetto di universo.)
Nel mio incipit avevo, infatti, precisato che le certezze vacillano a seconda del grado di convinzione.
La tua concezione di ateismo sembrerebbe più vicina ad una concezione areligiosa o aconfessionale, mentre a rigor di logica e secondo una interpretazione letterale del termine l’ateismo dovrebbe essere l’affermazione della non esistenza di dio. Ma nel momento in cui credi nella natura non fai altro che ricondurre la tua esistenza all’Universo di cui fai parte e di cui sei una delle multiformi estrinsecazioni. La materia si trasforma in energia e l’energia in materia e così per sempre. Dunque sei un credente perché comunque, a differenza dell’agnostico, credi in qualcosa che governa le cose: le leggi della natura.
Ritengo la concezione solipsistica una congettura facilmente contestabile.
Se io ti do un calcio nei maroni, non penso che tu da solpsista possa ammettere che il calcio esiste solo nella tua testa. Altra cosa é l’interpretazione soggettiva di quello che vedi intorno a te.
Sono fermamente convinto che l’Universo esiste e le leggi della natura, uguali ovunque, ne sono la sua estrinsecazione più immediata.
L’Universo è il tutto ed è infinito e, in quanto tale, non ammette altro al di fuori di se.
Dunque se io esisto faccio parte dell’Infinito e, poiché nell’Infinito la parte è uguale al tutto, io stesso sono Infinito, così come ogni componente dell’Infinito, che è Materia ed Energia in continua trasformazione.
Ma può considerarsi questa una concezione atea?
Certo non mi metto a pregare l’Universo, non vado in giro a fare proselitismo, non predico alcunché.
Ciononostante, nel momento in cui cerco di capire la mia esistenza e quella del mondo, non posso considerarmi ateo.
Diamine, Salvox: coerentemente, in Dio o si crede o non si crede! Non esiste un mezzo ateo o un mezzo credente. Magari esistono dei teisti, o degli eretici; ma non dei semi-atei!
Ad ogni modo, come hai capito, io preferisco definire l’ateismo in negativo, così come da etimologia. Dove manca Dio c’è un ateo.
A proposito: il dolore non è una dimostrazione contro il solipsismo, anzi: non esiste il calcio, ma solo una mente nocicettiva.
Ritengo inoltre metafisico l’assunto basilare che l’universo sia infinito. Probabilmente è sterminato, ma chi mi garantisce che non abbia dei limiti spaziali? (Se ne ha di temporali, come postula il Big Bang, ne avrà anche di spaziali. Forse.)
E comunque stai predicando la tua filosofia del micro-macro-cosmo. O no?
L’Infinito per definizione non può avere limiti, né spaziali e né temporali.

Al Big Bang segue il Big Crunch (o forse un Big Rip) e poi ancora il Big Bang e così all’infinito.
Ai confini di questo universo ci potrebbero essere solo altri universi (il c.d. multiverso), ma tutti sono necessariamente ricompresi nell’Infinito, che non ammette altro al di fuori di se: né altro spazio e né altro tempo, né altra materia e né altra energia.
B)
La teoria del micro-macro-cosmo è perfettamente compatibile con tutto quello che ho detto.
:yes:
… dimenticavo, non mi riferivo al dolore quando parlavo dei limiti del solipsismo, ma ai maroni spappolati.
L’infinito non ha limiti, certo. Ma chi ci garantisce che l’universo sia infinito?
Riguardo ai maroni, mi accorgo che sono spappolati solo tramite la mia mente. Se fossi in coma, sotto anestesia o morto non avrei modo per accorgermene…
ho letto quasi per caso questa discussione che mi è piaciuta parecchio e volevo dare un piccolo contributo, in particolare su ciò che secondo me è un ateo, per il resto il mio pensiero e in linea con il vostro (lo confesso…sono ateo).
un ateo è tale in quanto non crede in un ente sovrannaturale perciò ci si dovrebbe limitare a considerare solo questo aspetto, il resto centra poco. il buddismo, ad esempio, è non di rado deffinita una “religione” atea ( se di religione si può parlare).
avere fede o meglio fiducia nella natura e nell’immanente e negli strumenti che ci permettono di indagarlo non è sintomo di religiosità e di ateismo contraddittorio, ma di buon senso per un semplice motivo: i sensi che ci permettono di percepire ciò che ci circonda non sono affidabili ne perfetti, gli strumenti che utiliziamo (scienza) sono basati su di essi e sono altrettanto imperfetti e non ci daranno mai la verità con la V maiuscola. a questo punto portando al limite lo scetticismo rimaniamo con il buon vecchio “cogito ergo sum”, ma null’altro. perciò la fiducia che concediamo a ciò che ci circonda non è fideistica, ma è l’unica cosa in cui ha senso credere per vivere, ma consci della precisa scelta che abbiamo fatto.
che ne pensate?
Penso che solo il filosofo possa mettere in dubbio l’ipotesi realista – quella condivisa, del resto, da qualsiasi essere vivente voglia permanere in vita. (Per dire, Husserl definiva “immanente” il contenuto della sua mente e “trascendente” la realtà esterna…)
Sono convinto che il non credere in dio, come il credere, è pur sempre un atto di fede.
Certo, però, che facendo un’analisi col metodo deduttivo è più facile negare, anziché affermare, l’esistenza di dio.
Salvox, allora sei agnostico, in senso stretto…
Io, dato che 1) vivo come se dio non esistesse e 2) comunque non ci credo, preferisco definirmi ateo.
chi nega con certezza Dio è poco più razionale di chi ne afferma con certezza l’esistenza, ma non di molto. io personalmete lo ritengo semlicemente estremamente improbabile per due motivi: l’impossibilità di dimostralo e l’evidenza che invece mi sugerisce (talvolta urla) il contrario. ergo, non vedo nessun motivo per credere, ragionamento non diverso da quello che tutti compiono nella vita quotidiana. la differenza è che non tratto Dio con i guanti, lo analizzo come una qualunque altra cosa.
la differenza tra ateo e agnostico è solo teorica, non pratica.
ps: col mio primo intervento volevo dire che non si può non avere “fede” in quello che si percepisce e per questo non può essere giudicata una religione (costruita ad uso e consumo dell’uomo) che si è liberissimi di rifiutare o che si può non conoscere nemmeno.
Stefano, concordo perfettamente. Ma per molti pensatori la teoria è tutto…