Ciao ba(ss|tter)ista, sono un chitarrista alla disperata ricerca di una rock band a Ragusa. Suono cover da una decina d’anni, ho alle spalle una modesta carriera da show man coi Neurogramma (la band più seria che m’è capitato d’avere), ho una strumentazione che si sta impolverando e una tecnica assodata e incoerente. Musicalmente sono nato con U2 e Police, cresciuto con Pink Floyd e Led Zeppelin, maturato con Dream Theater e Black Sabbath e sto marcendo con i Rush e i King Crimson. Il mio sogno era quello di diventare ricco e famoso grattando corde; ma sono giunto alla veneranda età in cui Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e persino Kurt Cobain s’erano tolta la vita (la stessa età in cui David Gilmour pubblicava The Dark Side of the Moon, peraltro…), e ovviamente sono povero e sconosciuto (ma se in mezzo a terribili ristrettezze ce l’ha fatta un trentenne Mark Knopfler, chissà che non possa andare bene anche a me…).

Il mio intento, una volta formata la band, sarebbe quello di partire da qualche cover (non escludo neanche delle esibizioni a mero scopo pecuniario…) per poi sviluppare pezzi propri. Niente di “alternativo”, per carità: so che voi ragusani siete proprio fissati, ma non è roba per me. Ecco: la mia band ideale sarebbe un power trio: meno si è meglio si suona – e poi odio il secondo chitarrista, e tollero il tastierista solo se canta (o se è Keith Emerson) (anzi no, odierei anche lui, troppo tracotante: meglio un Jon Lord). Insomma, un trio alla Rush (ma anche alla Nirvana) o un quartetto alla Pink Floyd (per tacere dei Queen) è ciò che vorrei. Come genere prediletto – o meglio: d’ispirazione – siamo lì: un prog rock moderno, magari un po’ psichedelico (e forse anche un po’ pop), ma non troppo tecnico perché non so ancora fare lo sweep-picking. Non disdegnerei nemmeno qualche sortita più metal, magari in chiave crossover (alla System of a Down, per intenderci) o addirittura dance (vedi Blondie e No Doubt). Lo so, chiedo troppo; ma se penso che Ragusa ha più di settantamila abitanti (dunque, ad occhio e croce, almeno settemila giovani tra i 20 e i 30 anni, tra i quali voglio sperare vi siano almeno una settantina tra batteristi e bassisti degni di codesta nomea – mettiamo poi che sette di questi sappiano pure cantare discretamente, ché io non ho proprio voce) e che loro si sono ritrovati, penso possa esservi qualche probabilità anche per me. Se sei arrivato fin quaggiù e sei interessato puoi lasciare un commento o scrivermi su info@tommydavid.com (potresti anche telefonarmi, ma nemmeno te lo do il mio numero perché perderei subito stima per te, visto che dovresti essere anche un minimo colto – oltre che bello e buono come un aristocratico greco – e quanto meno devi preferire internet alla tv e alla telefonia). Ti aspetto.
“Acculturato”? Bleah! “Colto”, no?
Ah, per inciso, il Power Trio lo prediligo, da sempre e da non-musicista.
Corressi (scrissi di notte; qualche atrocità può scappare).
(Perché non hai imparato qualche strumento?)
Perché cadrò in disgrazia per le mie virtù: incostanza e superficialità.
Io ci sono già caduto, in disgrazia, grazie a quelle stesse virtù…
(A proposito, potresti imparare il basso. Non è difficile. E il batterista lo abbiamo già…)
Prima o poi imparerò il pianoforte, ma non credo risponderò ai tuoi requisiti!
Non ti riferirai a me!?
No, a tua… cognata.
(Per la prossima cena monterò la batteria lassù, come a quel tempo…)
Bene!
il basso è facile da iniziare ma se poi vuoi diventare bravo bravo è una roba che ci muori su.
poi oh, parlo da bassista punk/hardcore, niente accordi, giri senza tante scale, potenza e velocità (o come si dice nel giro hc, “sangue e sudore”)(un po’ nazistoide eh? ma no!). e arrivare a una certa padronanza del manico è facile, sì.
ma poi, cribbio, andate a sentirvi bassisti punk tipo matt freeman dei rancid!
Questo è vero; ma in un paio d’anni di studio (semi)serio si può diventare finicchi – non dico come Flea, ma almeno come Paul Simonon… (E tra due anni sarò ancora al di sotto dei trenta.)
Noi siamo in tre, basso batteria e tastiera (molto affiatati).
Ne possiamo parlare anche se il lavoro ci lascia poco tempo per la musica.
Ciao
Palmino, ti ho scritto un’email.