Caro diario,
ieri sono successe tante cose strane. Permettimi di annoiarti un po’ con tali vicende.
Andando con ordine: un biologo ha pubblicato un bell’articolo filosofico come non aveva (quasi) mai fatto (questo stesso biologo ha pure cancellato parecchia della fuffa che aveva scritto quand’era filosofo…); una latinista ha ucciso sia la sua identità più cinguettante (civettuola?) che quella più amichevole; un moralista ha dichiarato pubblicamente la sua profonda immoralità, oltre ad aver dato segni certi di ignoranza (nel senso che ignora certe regole…).
Mi sembrano tutti esempi da non sottovalutare, e nel bene e nel male.
Aggiungici che proprio il giorno prima avevo visto un video sul proteggere la propria reputazione sui social network (lo troverai facilmente cercandolo su Google).
Insomma, mio caro diario, andiamo al sodo.
Ho deciso di strappare un po’ delle tue vecchie pagine.
Più precisamente, tutte quelle più vecchie di un anno fa.
E quando avrò più tempo, ne strapperò parecchie anche delle ultime – ché in quest’ultimo anno ne ho scritte, di stupidaggini.
Perché lo faccio?
Boh.
Sai benissimo che di quattrocento e passa pagine scritte non ne avevo mai strappata alcuna (anche se una volta permisi alla mia consorte di sciancarne una…).
Cosa m’ha trattenuto finora dal farlo?
Boh.
Uno stupido orgoglio, forse.
Orgoglio della mia stupidità, più precisamente.
(Per intenderci: la consorte dice che pensando a te gli vengono in mente un mucchio di «frasciàmi volgari»; l’amico invece pensa solo alle bambole…)
Ma vedi, mio caro diario, tu sei lì, alla mercé del primo che passa.
(Questo per tacere di tutte le scempiaggini che t’ho scritto sopra. Scempiaggini che parlavano delle scempiaggini che facevo, quelle che facevo a te, quelle che facevo al computer, quelle che facevo nei social network. Insomma, tanta fuffa e niente arrosto.)
Tu sei lì, chiunque può leggerti.
Poteva.
Da oggi i fogli più vecchi li chiudo a chiave nel cassetto.
Io li ho scritti, io solo posso leggerli.
(Del resto così facevo con le poesie, da adolescente.)
Mi dispiace per chi aveva aggiunto scolii, molto dei quali più interessanti delle tue stesse pagine – l’unico motivo per cui non ti ho sbrindellato prima.
Mi dispiace, ma per adesso sento di voler fare così.
Non temere, forse un giorno riprenderò le pagine più belle e le reincollerò in qualche modo dentro la tua copertina.
Perché vedi, t’ho fatto la copertina nuova, ma non mi va proprio di vedervi ancora dentro quelle pagine sgualcite.
Serietà!
Ché se chi dovrebbe essere serio non lo è e chi potrebbe esserlo non lo fa, allora il mondo andrà veramente a rotoli.
E non è più tempo di papiri.
Strappo
Questo articolo è stato pubblicato in www.tommydavid.com e ha le etichette aggiornamento sito, blog, censura, fatti suoi, passato, privato, pubblico, scrivere, serietà, serio, strappare, vergogna. Aggiungi ai preferiti: link permanente. Scrivi un commento o lascia un trackback: Trackback URL.
5 Commenti
Dell’ultimo anno ho appena finito di sfrondare ben 50 post – o sia uno su tre – per la mia profonda serenità. E il peggio deve ancora venire…
Ti ringrazio per le belle parole, ma non sono ancora un biologo e non smetterò mai di essere un filosofo.
Scusa, ti sei forse sentito chiamato in causa?
(Intanto io noto che tutto quello che ho scritto prima del 2009 è da bruciare in blocco.)
io usavo twitter e ff per rimorchiare. ma ora ho trovato l’ammore e non mi servono più questi mezzucci.
Certo, e Facebook ti servirà per perderlo, l’ammore.