I. Ci hanno insegnato che la mente è un melange di cervello, corpo e mondo. Ora, è già difficile individuare la mente in qualcosa di meno fatuo che un mero processo corporeo-cerebrale; quel che più mi turba, tuttavia, è il tirare in ballo il ‘mondo’.
II. Già Kant intuiva che non è affatto facile parlare del mondo – ed è colui che espresse cotanti dubbi con più decenza, se è vero che prima di lui, del nostro mondo, se ne poteva parlare come di un’occasione divina, così come dopo l’era kantiana, ricatapultati nel cartesianesimo di seconda mano, come di ciò che veramente trascende.
III. Mettiamo da parte, per un momento, mente e mondo e concentriamoci su cervelli e corpi, cose che sussistono senza dubbio – certo fisicamente, oltre la filosofia. La corrispondenza è biunivoca: un corpo umano vivente deve ospitare un cervello, un cervello deve risiedere dentro un corpo umano vivente. Certo, si danno casi in cui la corrispondenza cervello-corpo non resiste – e allora sono cazzi bioetici.
IV. Si dà anche il caso in cui la corrispondenza cervello-corpo non esiste: è quello dei gemelli siamesi1. Il caso più paradigmatico mi sembra quello delle gemelle Hensel2: due cervelli, un corpo. Il prodotto non torna: quante menti3 – ma soprattutto: quanti mondi?
V. Forse fare “filosofia della mente” a partire dai casi clinici non è il modo migliore; ma questo m’ha insegnato Sacks (mica un filosofo qualsiasi…). Il rischio, altrimenti, è quello di appellarsi continuamente ad entità immaginarie, filosofiche4 – o fare ricorso ad ipotesi ad hoc5.
Note:
- Qua si può trovare una catalogazione dei vari casi. Glisserò invece sui casi di gemelli parassiti – cose come un craniopagus parasiticus sono davvero troppo problematiche.↑
- Più info qui.↑
- Menti “intere” – considerando che ogni
suoloro cervello controlla grossomodo mezzo corpo.↑ - Siete mai entrati nel loop “la mente è un prodotto del mondo che è un prodotto della mente che è…”?↑
- Qualcuno ha presente cosa sia un “onfene“?↑

21 Commenti
Allora aveva ragione il quiz di FB! Sei kantiano!
Non ti starai riferendo alle “continue frecciatine” – “verso qualunque certezza” – spero…
E’ anche questione di prospettiva: se si individua la “mente” come un insieme di processi neurochimici (ipotesi materialista), non ha senso isolarla come entita’ singola: e’ solo parte di un sistema piu’ grande che comprende tutto cio’ che le sta attorno. O meglio: la si puo’ prendere come singola entita’, ma lo si fa solo per questioni di semplificazione e modellizzazione, e dunque consapevoli di introdurre errori tramite approssimazioni. Posso spiegarmi anche meglio, eh, ma vado di fretta!
Non ho intenzione di isolare l’uomo dal suo ambiente (non capiremmo troppe cose) né il cervello dal suo corpo (come parzialmente e fantascientificamente ha immaginato Dennett in un suo esperimento mentale). Mi sembra tuttavia che ricorrere al concetto di mondo non migliori la situazione – l’ho detto in nota e qua lo ripeto: è la “mente” che costruisce il “mondo” o viceversa? (Sì, forse è giunto il momento di leggere seriamente Hofstadter.)
I casi unici clinici sono molto importanti per molte branche del sapere: spessomolte scoperte scientifiche nascono dallo studio di casi clinici unici. C’è un bel libro di Ramachandran che ti consiglio e anche una serie TV. Nel tuo caso l’esistenza delle gemelle Hensel è devastante per molti. Le Hensel distruggono la teologia cristiana per dire. Non a caso in passato sarebbe state considerate il demonio e quindi eliminate.
Di Ramachandran ho letto sia Che cosa sappiamo della mente che La donna che morì dal ridere, entrambi interessanti; di Sacks un po’ tutto (ok, Sacks ha un taglio più psicologistico, ma non per questo meno istruttivo).
Non avevo invece pensato al caso scientifico come confutatore della teologia cristiana…
“Non avevo invece pensato al caso scientifico come confutatore della teologia cristiana…”
A parte la questione di due anime in un solo corpo – ma allora l’anima risiede nella testa? – il dogma della resurrezione va a farsi benedire (è proprio il caso di dirlo). Le anime delle povere Hensel si riincarneranno in un unico corpo.
Non invidio i cristiani. Deve essere proprio difficile conciliare la realtà con la propria fede.
Scusa se continuo a spammarti il blog. Volevo dire anche questo: alle medie e alle superiori dovrebbero far leggere Hofstadter e Ramachandran. Ne uscirebbero dei ragazzi con i controcoglioni. Non conosco Sacks ma mi fido di te. Anche Sacks a scuola!
Non invidio i cristiani manco io – mi basta e avanza compatire i metafisici.
Quanto agli studi… meglio non essere così ottimisti. Ci sono maestri più potenti di quelli che possono incontrarsi, per un caso fortuito, a scuola. (La via memetica – la diffusione di idee eretiche testa a testa – mi sembra l’unica praticabile.)
P.S. Immagina però se dovessero far leggere Gould. Un grande evoluzionista, uno scienziato eccelso – ma poi si giunge alla sua teoria dei magisteri separati: che fare allora?
@ fabristol: GRANDE !!! Io lo sostengo da sempre che G.E.B. dovrebbe essere un libro di testo in tutte le scuole medie superiori! E nel mio piccolo di docente incaricato (per circa otto mesi una ventina di anni fa) l’ho fatto e ho riscontrato un successo incoraggiante. Ed i motivi per portarlo nella scuola sono infiniti come i livelli di lettura di quello che è il “mio libro cult”.
@ Tommy: Riguardo la questione delle “gemelle” sono ancora sotto shock. A distanza di giorni da quando ho colto la tua segnalazione e seguito alcuni video e commenti in proposito sono ancora “sconvolto”. Ovviamente non per questioni religiose che non mi riguardano, ma più personali. Io che sono un bel po’ orso e che non sopporto la vicinanza prolungata (il contatto fisico) sono shockkato per le immagini delle “gemelle”. La cosa che più mi ha colpito sono le immagini in cui sembra che si “abbraccino”.
In proposito riguardo alle tue affermazioni sulla “unicità” devo però aggiungere che la relazione “Corpo” “Cervello” “Mente” (ed “anima” che almeno facciamo contenti anche i credenti, non capisco poi perché) è molto più complessa di quello che si potrebbe esprimere in poche righe.
Per noi che siamo cresciuti in una civiltà basata sul “dogma centrale filosofico” dell’individualità (basta pensare al concetto di salvezza individuale, che in altre civiltà pare non esistere) sembra inaffrontabile in termini diversi. Ma si tratta di approcci “Umanistico-centrici” dove la biologia sembra doversi adeguare al nostro modo di leggerla piuttosto che il contrario. Per noi due persone che condividono lo stesso DNA (vabbè non entriamo in dettagli) ci sembrano già qualcosa che violi la natura, ma in un alveare praticamente tutte le api sono in questa stessa condizione. Anche riguardo le molteplicità non vorrei qui tornare a citare il “Barone di Monte Formica” ma la vita e il modo di interfacciarvisi ha aspetti che non pososno essere sempre e soltanto ridotti alla nostra esperienza”.
Un Sorriso
Il più Cattivo: tu che, grazie al tuo DNA (entrambi…) sei colto avrai colto – a differenza dei soliti tordi – che il mio parlare di “interezza” della mente era una sottile provocazione. Primo perché ho dubbi a capire cosa si designa col termine “mente”; secondo perché il corpo è anch’esso un’entità problematica (sebbene nel post non l’abbia detto chiaramente). C’è certamente differenza tra il corpo come “oggetto” (uno solo, contenente due cervelli) e come “soggetto” (probabilmente due, uno per ogni cervello) (altri tirerebbero in ballo termini tedeschi misconosciuti o inventati, tipo Körper e Leib…). Soffermiamoci su quest’ultimo – sul corpo così come viene percepito dal cervello. Sembra che io abbia voluto insinuare che, poiché ogni cervello controlla mezzo corpo, di conseguenza anche la mente è dimezzata; probabilmente invece… è raddoppiata (considerando che il prodotto “cervello*corpo” non dovrebbe mutare). Non escluderei infatti che il cervello, libero dalla mappatura fisica di mezzo corpo (praticamente assente), impieghi più risorse per altre cose (hai presente i ciechi che ipersviluppano l’udito e/o il tatto? Ecco…). Il problema è anche che il “mondo percepito” è in un certo senso vincolato… Insomma, quello delle gemelle Hensel è un caso da studiare, e non certo a colpi di filosofia o religione (al bando mente e mondo, per non parlare dell’anima!); anch’io auspico – come te, e come molti lettori – un ritorno alla biologia, che è l’unica scienza che può sciogliere, almeno in parte, i dilemmi della vita.
@ Tommy : piano con i complimenti che… mi lusingano. Scherzi a parte, concordo (non è inusuale) su gran parte del tuo pensiero anche nello specifico. Però (e per questo ti scrivo di getto) sull’espansione dovuta alla privazione ho molteplici dubbi. Alcuni li ha alimentati la lettura di “i neuroni della lettura” (stasera le ripetizioni sono il gioco di società prescelto) dove l’autore chiedendosi di cosa ci abbia privato l’aver utilizzato parte del cervello per la decodifica dei segni (eccetera…) risponde che probabilmente poco o nulla si sarebbe potuto sviluppare in assenza comunque di uno stimolo alternativo (sì, il suo pensiero è molto più articolato, ma il punto che volevo cogliere spero di averlo reso). Cercando di concludere non sarei certo che la privazione di una parte (e poi ci sarebbe anche qui da discutere ed approfondire) consenta l’espansione di altre, ma piuttosto mi intriga l’idea che tali condizioni permettano di comprendere meccanismi cerebrali che altrimenti resterebbero di difficile investigazione. Ho letto del “doppio sistema nervoso” ma al di là di rafforzare l’immagine delle “gemelle” che si abbracciano mi chiedo cosa davvero significhi. Hai per caso trovato traccia della possibilità che il dolore sulla mano (organo semi periferico laterale) di una sia sconosciuto all’altra? I meccanismi di comunicazione tra le due sono analoghi a quelli di due esseri umani “staccati”. In soldoni per decidere di andare a destra ad un incrocio , come si comportano? E’ un aspetto che mi piacerebbe approfondire e spero di poterci tornare sopra. Che tu sappia è l’unico caso “odierno” ?
Un Sorriso
Che io sappia è il caso più eclatante e quello in miglior salute. Partiamo proprio da qua – dalla fine. In modo un po’ macabro mi sono chiesto – e se uno dei due cuori avesse un arresto? e se uno dei due cervelli subisse un ictus più o meno invalidante? Cosa accadrebbe? Questo senza scendere nella sfera “intima” – in un post in inglese si chiedevano come si sarebbe(ro) maritat*, avendo due “cuori” e una “capanna”…
Tornando alle privazioni, non so se il caso dei segni (entità non esattamente corporee – memi? – e senz’altro non “cablate” a priori – in modo innato – nei cervelli) possa paragonarsi correttamente a quello dei corpi “ristretti”. Insomma, anche quella era una “battuta” – o sia un’ipotesi da lavoro (da battere) da parte di un non-scienziato (ché solo questo posso fare).
P.S. A me la prima cosa che interesserebbe, per tornare alla tua impressione sull’abbraccio, è capire dove finisce “un” corpo (percepito da un cervello) e dove cominci l’”altro” (percepito dall’altro cervello). Chissà se ci sono punti sentiti da entrambi i cervelli…
Tra l’altro, mi chiedevo pure, avendo un solo intestino, quale cervello avverte quand’è ora di evacuarlo? E quale “prende la decisione”? (Ok, qua c’è di mezzo pure il libero arbitrio – ammesso che esista – e il problema del “controllo” è addirittura duplicato…)
“Ok, qua c’è di mezzo pure il libero arbitrio – ammesso che esista – e il problema del “controllo” è addirittura duplicato…)”
Infatti avrei voluto scrivere anch’io qualcosa sul libero arbitrio e sul controllo delproprio corpo. Quale delle due è responsabile dei comportamenti dell’unico corpo? Penso alla sfera sessuale per esempio. Hensel-S.Agostino=10-0.
Penso poi ai risvolti della responsabilità (se non quella “morale” almeno quella penale): se la mano destra accoltellasse qualcuno, chi andrebbe in galera? E se la mano sinistra sgozzasse la testa destra? C’è da che “filosofare” per anni.
Veramente un caso particolare, così particolare che forse indagarci sù è solo un gioco speculativo che termina con la morte del soggetto in analisi.
Avendo due bocche e due stomaci potranno mangiare cose differenti che potrebbero far venire la gastrite ad una e all’altra no, quindi una proverebbe dolore e l’altra no, si formerebbero così diversità nelle menti-mondo di ognuna.
Ogni mente è mente-mondo nel loro caso, anche se sono molto simili, proprio come nel caso di gemelli normalissimi che vivono le stesse esperienze.
Ovviamente, senza approfondire con studi particolari le loro facoltà mentali, ogni giudizio da me è espresso è una semplice congettura, ma penso che la loro mente è in simbiosi solo un po’ di più di quanto lo siano le menti di altri soggetti che vivono in modo simbiotico sin dalla nascita.
La distinzione mondo/mente su cui ti interroghi è figlia di secoli di lotta tra monismo e dualismo, dove la soluzione invece può essere hegeliana!
Il mondo crea una mente rudimentale che si autosviluppa tanto da creare il mondo. Il modo con cui mente e mondo si incontrano e costituiscono una mente-mondo è il corpo, che essendo limitato filtra solo alcuni aspetti della realtà che faranno parte del nostro mondo, lasciando fuori gli altri di cui non possiamo parlare.
Inoltre ognuna di loro usa una parte del cervello più dell’altra (che io immagino sia occupata dalla capacità di coordinare i movimenti con la sorella) svilupperà di più un emisfero piuttosto che un’altro.
La capacità di comprendere e riprodurre segni e di creare un linguaggio nel caso dell’uomo, potrebbe essere quello di essere bipede e quindi utilizzare le mani per indicare e la bocca per emettere suoni più articolati di quando la usava per tenere il cibo.
Probabilmente il problema epistemologico diventa veramente un gioco se cominciamo a discutere delle loro azioni, da quelle del cesso a quelle dei reati, perché due menti = due liberi arbitri.
Caro Michele, rigetto subito, come doverosa premessa, la “soluzione hegeliana”. Detto questo si può ricominciare a parlare e di filosofia e di scienza del (nel) nuovo millennio. Appoggio le tue intuizioni sugli stomaci, ma penso alle viscere situate al di sotto: chi avrebbe l’appendicite? Chi nel senso di organo infiammato, e chi nel senso di dolore corporeo? Non credo sia un mero “gioco”, quanto piuttosto un discorso concreto sulla millantata unità di cervello e corpo (entità spesso sfaldata, ma nella quale stento a far scivolare dentro la mente e il mondo).
Non sono stato invece in grado di decifrare questo tuo motto quasi hegeliano:
Forse intendevi alludere all’homunculus? (Purtroppo a me i giochetti di parole a base di ‘mente’ e ‘mondo’ continuano a quadrarmi ben poco.)
Rigettare a priori una tesi perché frutto di logiche diverse dalle proprie non facilita il confronto di idee. La sintesi hegeliana sembra un gioco dialettico che vuole salvare capre e cavoli, ma spesso è quella che funziona meglio, come la “via di mezzo” predicata dagli orientali.
Proseguendo verso lo stesso fine credo che l’appendicite l’avrebbero entrambe, perché ad entrambe è collegato lo stesso intestino (ragion per cui o queste vanno in bagno spesso o mangiano pochissimo a testa per risparmiare intestino), forse però l’una percepirebbe il dolore dall’altra presupponendo già che sono menti diverse.
La millantata unità cervello-corpo non è affatto millantata, perché ci si basa su casi normali, come è normale che ad un corpo corrispondono due braccia.
La chiave tra cervello e mente la da il corpo che si relaziona con il mondo, non so cosa non ti quadri tra mente e mondo, ma forse potremmo chiamare mondo quello che ci circonda e umwelt il mondo che abbiamo in mente.
Spiego meglio quello che hai definito “motto hegeliano”: l’animale uomo conosce il mondo e lo mappa grazie al suo corpo. Non può vedere determinate frequenze di luce o ascoltare certe frequenze sonore, può sentire determinate sensazioni e così via. L’uomo mappa il mondo diversamente da un cane già a livello biologico: il mondo rimane lo stesso, la umwelt cambia.
Nel frattempo il cervello dell’uomo si plasma e assume una configurazione diversa da quella di partenza, a seconda dei vari stimoli ricevuti sin dalla nascita. Inoltre il linguaggio (che non è separabile dalla mente) riplasma la umwelt, ordina gli elementi in un determinato modo e fa dei collegamenti, grazie ai quali l’individuo si approccia al mondo in determinati modi che non sono più determinati dai limiti del corpo umano, ma anche quelli culturali.
La umwelt così è strettamente connessa alla mente sul piano logico e al mondo grazie al corpo.
Quel che continuerà a sembrarmi “miracoloso” – e in quanto tale degno di spiegazioni – è che il corpo, interfaccia e limite per la ‘mente’, viene facilmente raggirato dal cervello e dalla sua chimica implacabile. L’unità cervello-corpo mi sembra sempre più remota in modo insondabile, se non neuroscientificamente – e io me ne sono tenuto alla larga, con la mia scelta filosofica.
Ora, avere due braccia o meno è incidentale, certo, ma una “teoria della mente” dovrebbe contemplare tutti i casi, non solo quelli ‘normali’ (chi stabilisce lo standard?).
In tutto ciò, ti dirò, Hegel riveste i panni poco invidiabili dello psicopompo.