Ricordi musicali meno vecchi
Quelli erano i ricordi della musica in età incosciente – o semicosciente, nel migliore dei casi. Ci fu uno spartiacque silente, come anticipato – quei due o tre anni senza musica totalmente: né radio né cd – e poi una timida ripresa: nell’estate del ’97 mi feci prestare (da dei ragazzini più piccoli di me) “Pop” degli U2, e non persi tempo a riversarlo in musicassetta – per far ciò dovetti saltare qualche traccia, tra cui la rumorosa Mofo: ma Staring at the sun valeva interamente le faticosamente sudate £ 1500 della cassettina al(l’ossido di) ferro. Intanto rubacchiavo l’Ibanez acustica a mio padre, accennavo il do maggiore imparato tanto tempo prima ma soprattutto cercavo di imitare e (e)seguire, a note singole – con i cantini in acciaio era un piacere, mica come con la plasticosa “classica”! – il cantato di qualche brano degli U2. (Credo mi invogliasse soprattutto lo strazio di Please.)

Venne finalmente il tempo della tentennante coscienza – il tempo delle seghe giornaliere e dei nervosi dolori intercostali. Quell’autunno comprai un Walkman Sony (un aggeggio come l’iPod era semplicemente inimmaginabile!) e fui ossessionato da Bitter Sweet Symphony così come qualche anno prima lo fui da Living on my Own. Se però anni prima mi ero limitato ad un travestimento carnevalizio ispirato a Freddie, adesso, per colpa di Richard Ashcroft, cominciai a farmi crescere i capelli – o meglio, smisi di farmeli tagliare – e corsi a comprare un giubbotto di pelle, vera pelle nera tamarra (ma non lucida, almeno…).

Così, andando a scuola ascoltavo le musicassette, tornando a casa invece mettevo nel lettore i primi cd che cominciavo timidamente e (in)coscientemente ad acquistare regolarmente. I primi, manco a dirlo, li ebbi grazie alla notissima e praticatissima offerta 3-album-3900-lire (più titolo di riserva): “Tabula Rasa Elettrificata” dei CSI (a proposito, come caspita si chiamano oggi?), il primo “Greatest Hits” dei Queen e “Ok Computer”dei Radiohead. Furono ascolti che modellarono il mio murale e mi sostennero in quei tetri anni d’adolescenza e poesie malfatte.

Entrò poi prepotentemente nella mia vita il catalogo gratuito dei fornitissimi Magazzini Nannucci: una pacchia per chi all’epoca volesse comprare cd introvabili altrimenti! Primo acquisto: il primo album dei Led Zeppelin e il primo1 di Joe Satriani (stavo cominciando a collezionare il videocorso di chitarra, e mi parve, leggendo le schede dedicate ai chitarristi, che il suddetto pelato semiitaliano fosse tra le migliori asce in circolazione). In sostanza mi ritrovai ad ascoltare un album di ben trent’anni prima – ma che tiro, ragazzi! Good times bad times (you know I’ve had my share), Communication breakdown (it’s always the same), Babe I’m gonna leave you! – e uno di appena dieci – che ordinata accozzaglia di consonantissime note, a cominciare da quella Surfing with the Alien! –, io che dopo un paio di mesi o di giorni avevo a noia la musica propinatami in radio, come tutti.

Ascoltavo e riascoltavo. M’estasiavo. Jimmy Page e Joe Satriani furono senz’altro i miei primi maestri spirituali – e un po’ anche materiali – nel cammino verso la seicorde dal corpo solido. Tuttavia volli, nel natale successivo (siamo nel ’98), una Fender Squier Stratocaster2 rossa metallizzata – solo ora so che trattavasi di Chrome Red – perché l’aveva Franco Mussida nei suoi videocorsi.

Il passo seguente, ovvero l’ordine successivo alla Nannucci, mi vide prendere – e ascoltare, in preda alle ipocondrie e alle extrasistoli – quell’“Images & Words” dei Dream Theater. Ma questa è già roba per un altro post…
Note:
- Ok: ho appena scoperto trattarsi in realtà del secondo. Per tutti questi anni ho avuto una convinzione errata. Riuscirò mai a perdonarmi?↑
- Né una Les Paul come Page dunque, né un’Ibanez come Satriani. Diciamo una Strato come Mark Knopfler – altro mio idolo chitarristico di lì a poco. (Ora che ci penso, mi sono un po’ pentito d’averla venduta, barattando un caro vecchio ricordo con qualche filtro uv e polarizzatore per fotocamera. Ma era un vil pezzo di legno, e al primo stipendio (ah-ah-ah…) prenderò un’American Standard come minimo, e senz’altro con tastiera in palissandro anziché in instabile e delicato acero ipolaccato.) ↑









