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	<title>Tommy David &#187; addio</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Tornare cittadino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 19:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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<li><a href='http://www.tommydavid.com/2008/11/12/il-belletto-della-citta/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il bell(ett)o della città'>Il bell(ett)o della città</a></li>
<li><a href='http://www.tommydavid.com/2009/11/04/tra-terra-e-spine/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Tra terra e spine'>Tra terra e spine</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ho già detto: <strong>non ho il coraggio di scrivere un <a href="http://www.ossidia.it/2008/10/19/anni-vigneschi/" target="_blank">post simile</a></strong>. Eppure devo essere abbastanza audace da accettare la realtà prossima ventura: quella di <b>lasciare il bosco e tornare in città</b>. Sarebbe stato quasi inevitabile, prima o poi – a meno di non essere divenuto ricco nel frattempo, o autosufficiente e indipendente a novecento metri d’altitudine e quaranta chilometri (di orride strade) dalla città più vicina e <a href="http://095.bloglist.it/2008/10/17/previsioni-infauste-su-catania/" target="_blank">più</a> <a href="http://095.bloglist.it/2008/10/20/parallelismi-catania-napoli-centri-commerciali/" target="_blank">brutta</a>. Ma, ahimè, per il momento le condizioni non sussistono: dunque dobbiamo <b>ridiscendere tra la gente</b>, quella schiatta di <i>Homo sapiens</i> indaffarata a riempire i portafogli, per tentare di partecipare almeno in parte a tale perpetuo moto danaroso – con nessun altro scopo se non quello di <b>avere di che mangiare e studiare</b>.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/dic14.jpg" title="Ero giunto a toccare il paradiso terrestre con una mano, e adesso devo già ridiscendere all’inferno." alt="io su albero" /><br />
Non so se e quante lacrime versare: da quando <a href="http://www.tommydavid.com/2004/10/27/addio/" target="_blank">son venuto quassù</a> ho probabilmente trascorso i più bei quattro anni della mia vita (se escludiamo i primi quattro di beata inconsapevolezza). Ma da allora molte cose sono cambiate. Anzitutto la mia situazione d’identità: non sono più ufficialmente uno studente (per quanto adesso studi più di prima), dunque non ho più scuse per pretendere la paghetta da papà. (<b>Sono un disoccupato</b> anch’io adesso, evviva!) Secondariamente la condizione ambientale: 48 mesi addietro eravamo in piena campagna ancora in gran parte non intaccata dagli interessi urbani; adesso invece è tutto un viavai di <a href="http://www.siciliaonline.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=110848&#038;Itemid=2" target="_blank">gente delle peggiori specie</a>, e c’è un fiorire di cantieri, un continuo sorgere di casupole di dubbia fattura e ancor più dubbia legittimità e un fenomeno crescente di <i>enclosures</i> che anticipa il ruolo futuro di “periferia per pensionati” per questo squarcio di natura sempre meno semi-incontaminata.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/187nev.jpg" title="Uno scorcio di vigne da me dipinto, nell’intenzione “contaminato” da neve (o pioggia?)." alt="dipinto vigne" /><br />
Date queste premesse – essendo cambiato tanto io quanto il luogo – ne consegue che può esistere rimpianto, ma non eccessivo dispiacere<sup>1</sup>. Ora io non so davvero dirvi in quale misura ciò che sta accadendo mi rattristi o meno. Sia chiaro: non muoio dalla voglia di tornare in città, qualunque essa sia; il problema è che <b>la mente dispiaciuta è portata a sommi autoinganni</b>. Ecco che mi riscopro a lamentarmi del moto imminente più che della perduta quiete passata. Non è ciò che verrà dopo a turbarmi, no: è ciò che dovrà accadere quanto prima. Così inizio a vedere come fatiche insormontabili le azioni dell’ineluttabile <b>trasloco</b>. Scopro rapidamente quale sia l’inconveniente più grande della cultura: la <b>mole di libri</b> che la contiene. Perché diciamolo: la cosa più cara e preziosa che possiedo (oltre <a href="http://www.ossidia.it" target="_blank">Lei</a>, che però è semovente e non occupa nemmeno troppo spazio) sono proprio sti maledetti libri. E come ebbi a sentire dall’<a href="http://www.davidedellombra.it" target="_blank">Ombra</a> che citava la <a href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank">Luce</a>, è indubbiamente vero che non si ha coscienza di quanti libri si abbiano finché non li si deve spostare causa trasloco. Ecco: se, come, quando spostarli e quanti è ciò che più mi affligge in questi giorni. Sono totalmente rimbecillito, a furia di leggere? O è normale cominciare a sognare una <b>libreria stabile</b><sup>2</sup> davanti ad una parete, attorniata da altre tre? (Questo è ciò che chiamerei <i>casa</i>.)</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/nomade2007.jpg" title="Ecco come mi ridussi l’estate scorsa per traslocare l’un per cento dei miei libri di una decina di metri." alt="io con libri" /><br />
In realtà forse tutto ciò è poco più che una copertura per il fatto che <b>non riesco ancora a far quadrare l’equazione casa-lavoro-città</b>. È inoltre una comoda distrazione per evitare di dover pensare in termini simbolici dell’imminente mutamento di spazio. Così scopro con sorpresa quanto la mia compagnetta sia ottimista, sottolineando i miglioramenti e le conquiste ormai perenni; io invece mi crogiuolo nel disfattismo, essendo sempre più consapevole dei <b>limiti che mi avvinghiano</b> (e dire che volevo tornare in città trionfante come il nazareno!). Speriamo solo che la città li attenui – dato che <b>vista da vicino la gente è anche peggio di quanto si immagini</b>.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_428" class="footnote">In realtà esso non manca perché quassù è <i>tuttora</i> meglio che qualsiasi vero agglomerato urbano.</li><li id="footnote_1_428" class="footnote">Qua, a causa dell’umidità rovinatrice di carta, i libri sono sempre stati imbustati in sacchetti di polietilene ficcati a loro volta dentro robusti scatoli di cartone.</li></ol>

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