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	<title>Tommy David &#187; Biancavilla</title>
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	<description>Cattiverie e cattività, filosoficamente</description>
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		<title>La più breve festa del duemilaesette</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 12:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest’anno giunse San Placido, puntuale come le bellissime tasse e i voli del guardasigilli, e per il secondo anno consecutivo sono lì a farvi da cronista mediatico – l’unico, che io sappia, della sfera digitale (e me ne vanto pure). Festa breve ma intensa: specie per chi, come me, ha fatto capolino per le vie cittadine soltanto nell’ultimo giorno (quello dei grandi spari), nelle ultime ore, negli estremi tediosissimi minuti di commiato dal benedettino sacro, logorato da migliaia di stimoli di solite vecchie cose.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/cronistainpiazza.jpg" title="Il vostro cronista preferito contempla il panorama festaiolo." alt="Davide Tomasello cronista"></center><br />
Sì, mi sono annoiato come non mai. Le mie riserve e perplessità su una festa sempre uguale e sempre più scialba le avevo espresse già <a href="http://www.tommydavid.com/2006/10/fumi-e-profumi-di-fine-festa/" target="_blank">l’anno scorso</a>; adesso voglio ulteriormente elaborare alcuni spunti che non avevo esplicitato bene, vuoi per reticenza vuoi per timida mancanza di convinzione. Prendiamo la principale attrazione pagana della festa: lo <i>spettacolo piromusicale</i> (marchio registrato). Quello davvero non trova giustificazione alcuna (a parte quella di essere divulgato <i>davvero</i> in presa diretta da Video Star). Lo connotavo già un anno fa come <i>kitsch</i> all’ennesima potenza; adesso, oltre che come eterna prosperità della ditta Vaccalluzzo lo vedo anche come esibizione politica di (pseudo)potenza e di generazione di (scarso) consenso. Sarò più chiaro. Abbiamo sentito tutti le malignità e i sussurri di chi preconizzava l’assenza della Festa (<i>astannu nenti festa!</i>); tuttavia abbiamo (avete!) tirato un corale respiro di sollievo quando il Sindaco ci ha prontamente informati dal nostro canale preferito che, nonostante il ridotto budget, la Grande Festa dei Biancavillesi Tutti si sarebbe fatta, perché <i>s’ha da far</i>. E quel risicato fondo monetario, quel tesoretto sulla cui provenienza si favoleggia invano (fondi del Comune? sovvenzioni della Provincia? stanziamenti della Regione? Bah: sempre soldi nostri erano&#8230;), non è tuttavia stato abbastanza ristretto da non farci permettere l’ennesima moschetteria a suon di musica più o meno classica: il <i>Nessun dorma</i>, l’<i>O fortuna</i>, timpani e tonfi a tempo&#8230; Le solite cose, insomma. Per fortuna ci siamo risparmiati l’insopportabile intermezzo new-age. A memoria sarà stato lo sparo musicale col record di durata negativo: una decina di minuti di strazio in meno. Menomale.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/piazzaromainfesta2007.jpg" title="Piazza Roma in Festa." alt=""></center><br />
Ma io non ci sto. Sarà durato venti minuti anziché il doppio, ma ciò non toglie che quando io guardo un fuoco d’artificio non vedo uno sfavillio di luci colorate inframmezzato da botti sonori, no: io vedo salire in cielo e andare rapidamente in fumo centinaia di euri, in rapida e fragorosa successione. Sono iconoclasta? Sono l’unico a pensarla così? Certo non il solo al mondo (ah, <s>meravigliosa</s> creatura!); sicuramente uno dei pochi nel nostro paese, a giudicare dalla presa sempre immutata che esercitano i tanto attesi spettacoli sfavillanti sulle genti. Così mi ritrovo a sognare e fantasticare diluvi e temporali che disperdano la folla e soprattutto mettano fuori uso le dispendiose e dannose polveri da sparo. Purtroppo le zenoniane <i>sbrizze</i> d’acqua sono arrivate a fuochi ormai finiti, e hanno guastato lo spettacolo e l’esibizione della Grande Sorpresa che ci ha riservata l’Amministrazione Comunale: un misconosciuto gruppetto nisseno o qualcosa del genere (ignoto come potremmo essere noi biancavillani nel calatino, per intenderci). Come se Biancavilla non avesse dei valenti musicisti, da rockers a jazzisti passando per vocalists e bandisti. Badate bene, non parlo per tirarmi in causa: da tempo ho promesso a me stesso di non partecipare ad alcuna manifestazione (pseudo)musicale organizzata (malamente) dall’Ente Comune di Biancavilla. Mi spiace dare sempre forfait al gentilissimo Salvuccio Furnari (che si prodigava, è vero, ma forse senza troppa convinzione, o senza eccessivo supporto da chi gli sta dietro o sopra), ma davvero non è il caso. Troppi compensi negati, troppe esibizioni saltate, troppa disorganizzazione. Ma lasciamo stare: ognuno a casa sua.</p>
<p><center><a href="http://www.flickr.com/photos/tommydavid/1572685755/" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/chiesarazzo.jpg" title="Pronta a decollare." alt=""></a></center><br />
Ad ogni modo devo dire che mi aspettavo di <i>peggio</i>. È stata una festa discreta, è innegabile; una sobrietà all’insegna dello <i>sgavito</i>, dell’economia, della gestione della casa e cosa pubblica. Torniamo dunque al contesto politico – perché, come non mi stancherò di ripetere, la festa è occasione politica per eccellenza, passerella di devozione istituzionale e sfoggio di pietà filoclericale. No, non ho seguito il fercolo, nemmeno alla lontana. Probabilmente ci saranno state le alte rappresentanze del Potere Biancavillese ad aprire il corteo (senz’altro c’è chi è più devoto di me). Forse c’è anche stata più gente dell’anno scorso: che importa? Biancavilla “riabbraccia” (che retorica da De Amicis&#8230;) il suo Santo Patrono con immutato affetto. È l’aspetto religioso che conta, no? Ma la questione è più sottile (e subdola, specie per loro). È ideologica anzitutto, e programmatica in secondo luogo. Perché della crescente <b>profanizzazione</b> di questa festa (paganamente religiosa solo per necessità o per mancanza d’alternativa) l’attuale Giunta ha un ruolo non indifferente. Cosa del tutto inattesa da parte di politici cattolicissimi, di partiti cristiani anziché no, di gente nota per croci e crocifissi. </p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/chiesanima.gif" title="Inizio degli spari." alt=""></center><br />
Mi chiedete delle soluzioni. (Dovrebbero chiedermele dal Comune, come minimo.) Siete stanchi delle solite critiche più o meno fondate. Beh, un paio di spunti di riflessione li butto giù qui, veloci veloci. È davvero triste che un <abbr title="il sindaco Mario Cantarella">professore</abbr> e un <abbr title="il direttore artistico Giosuè Rubino">estimatore</abbr> (di musica ambedue) non sappiano proporre di meglio che queste pacchianerie, questa paccottiglia fragorosa e insopportabile. Ho sentito dire anche di spettacoli regional-popolari nei giorni passati: quelle cose di bassa lega che vanno tanto nel catanese, che fanno ridere cani e porci (ma solo quelli). Questo è il paternalistico abbraccio dei suddetti campioni culturali verso i concittadini biancavillesi, sudditi ignorantelli e <i>pureddi</i>. Chiediamoci piuttosto: dov’è il Jazz? Sì: quel genere musicale che, con delle mirate rassegne, qualche anno fa cominciava ad attecchire e fiorire nel nostro territorio. Sì, il genere prediletto dal Nostro Direttore Artistico e ottimamente (e frequentemente) praticato da <a href="http://www.myspace.com/dinorubino" target="_blank">suo figlio</a>. Hanno ammazzato il Jazz (il Jazz è vivo, ma non qui). Hanno stroncato sul nascere una cultura che avrebbe potuto migliorare città e cittadini. E non mi dite che non c’erano i soldi! (Che poi i jazzisti si sa, si accontentano di poco.) Al suo posto, pronte risate e facili violini (che è già tanto). Al suo posto, quel polpettone, quella sparatoria con facili arie (con la segreta speranza che possa educare il biancavilloto alla musica classica, anche se Orff tanto classico non è, e Pavarotti, pace all’anima sua se è riuscita a volare fin lassù, è ormai patrimonio nazionale riconosciuto e tutelato). Ma del resto l’elettore non si può scontentare, nemmeno in tempi di vacche magre: <b>lo sparo è sacro più del santo</b>. </p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/chiesadorata.jpg" title="Atmosfera dorata." alt=""></center><br />
Speriamo solo di non dover ricordare (o rieleggere, chissà) Nostro Sindaco di Alleanza Nazionale e la (poco) fedele corte al suo seguito per tali politiche piromusicali (nel senso esatto e letterale che incendiano le Muse).</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/piromusicale2007.gif" title="Trionfo del piromusicale." alt=""></center><br />
<small>Come? Dite che parlo male di ’ste manifestazioni e poi vi sparo un intero servizio fotografico? Mentalità dritta, miei cari. Vi do (anche) quel che volevate. (Tanto parecchi di voi si saranno fermati a contemplare le foto e le animazioni, e nient’altro.) E scusate se mi contraddico: sono vasto, contengo moltitudini&#8230;</small></p>


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		<title>Fumi e profumi di fine festa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Oct 2006 16:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono particolarmente devoto, per usare un eufemismo: tuttavia la tre giorni di San Placido non smette di esercitare il suo fascino anche su di me. Così nonostante il clima – il meteo, fissa del nuovo secolo votato ai cataclismi – improvvisamente impertinente (maledizione di San Zenone?), nonostante personali intoppi universitari (che m’hanno intrattenuto lontano dal paesello e anche dal computer), nonostante tutto la sera del 6 ottobre è imperdibile anche per me. Un’occasione irripetibile da molteplici punti di vista: umano sociale antropologico spirituale culturale etnografico. Non starò tuttavia a rivangare le origini della festa, le tradizioni smarrite e le consuetudini dimenticate: sono troppo giovane, e il ricordo più  remoto che tengo è il carosello di giostrine a piazza Sant’Orsola con relativi ambiti gettoni di plastica dai colori sgargianti. Parimenti non posso nemmeno esprimermi sulla festa, anzi sulla <em>Biancavillinfesta</em>, nella sua globalità: ero troppo impegnato in matti e disperatissimi studi per poter prestare la mia attenzione ai vari Povia, Dolcenera ed Al Bano (avrei al più riposto le sudate cartacce per un Battiato, un Capossela, Giorgia o Carmen Consoli, la PFM – ok, loro sono già venuti –, Elio e le Storie Tese o finanche i Sugarfree, ma tant’è). Mi limiterò dunque ad una personale cronaca tra immagini e parole.</p>
<p>Giungo al paese che saranno le otto di sera, impreco compostamente – orrore, in un giorno così sacro! – nella ricerca di un posteggio che per fortuna trovo per il rotto della cuffia, resto indeciso se lasciar l’ombrello in auto o trascinarmelo appresso. Il mio <em>tour</em> ha inizio da piazza Sgriccio (nome che fa accapponar la rosea pelle delle pulzelle sicule-non-biancavillote): subito il greve odor d’olio di crispelle m’accoglie con prepotenza. Sono già nell’atmosfera: i densi fumi delle caldarroste, l’appetitoso ma acre odore di sasizza-e-cipudda, il sottofondo dolciastro di torrone e caramelle, quell’olezzo unto e gommoso di patatine fritte e panini frettolosamente piastrati: è festa!<em> Ceeeee-le-bra-tion!</em></p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/ingressofumoso.jpg" title="Scendendo da Sgriccio..." alt=""></center><br />
Svolazzo di gonne e borsette, tacchi stivali fibbie e spillette, new-etnico in chiassosa esposizione, rampanti teenager e cenerentole libere d’andar da sole per una sola sera&#8230; ma non c’è tempo per le bancarelle – poche peraltro: dove sono gli annuali rifornitori di ceramiche a basso prezzo, di sacchetti per l’aspirapolvere, di <em>quisquilie</em> per sprovveduto bricolage? E dove il dimostratore, megafono incluso, della padella-coltello-frullatore-pietramàgica che ti aiuta a cucinare più in fretta senza grassi in modo salutare e naturale genuinamente? (I <em>fucùna</em>, le nostre affumicate fucine della domenica, sono ormai spariti da tempo dal panorama fieristico <em>sanprazzitèsco</em>: adesso di fronte al Comune c’è il marciapiede e nient’altro.) Mi affretto: incrocio il feretr&#8230; ops, il fercolo all’altezza di piazza Sant’Orsola, pronto ad imboccare la via Inessa per il sospirato ritorno alla Matrice. Corro dunque alla stradina antistante l’omonima diroccata chiesa per beccare in direttissima il transito della processione. Ecco i candidi confratelli, ecco il baldacchino dorato con la statua dalle gote rubiconde, ecco gli stendardi e i vessilli, ecco i fieri rappresentanti del pubblico potere, ecco il corpo bandistico con ottoni legni e pelli. E i devoti? Non riesco a capacitarmi: non rivedranno il loro santuzzo per 364 giorni ancora eppur non si degnano di seguirlo nell’ultimo viaggio del 2006? Ingrati.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/brevecodazzo.jpg" title="Giù per la via Inessa." alt=""></center><br />
Tutto mi risulta più chiaro non appena torno sulla via principale per dirigermi alla postazione da cui seguirò il rientro. Si cammina ponendo <em>letteralmente</em> un piede dietro l’altro (a volte anche <em>sopra</em>), a passettini tenui e timidi: la folla, la gran massa è riversata in quello che per qualche sera, ma soprattutto in <em>questa</em> sera, diventa il grande salotto biancavillese, il salone sovraffollato dove beccare, e talvolta anche scansare imbarazzati, l’amico o il parente che non si vede da tempo (possibilmente da un anno esatto). Ci siamo tutti davvero: i nostri fratelli e cugini espatriati, i figli che lavorano al Nord e i nipoti che studiano a Catania. E gli ex compagni, gli amici dispersi e i persi conoscenti in una persistente, infinita teoria di gente-che-conosci-di-vista: bene!, il <em>cuttìgghiu</em> ha carburante novello per un anno ancora: <em>talìa, talìa</em>! Ma non c’è tempo per formare capannelli: il Santo percorrerà in ben poco tempo la sgombra e ripida via Inessa: sono le nove e mezza, e non più tardi delle dieci varcherà il bronzeo portone nuovo di zecca della Chiesa <em>Rànni</em>.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/viaprincipale.jpg" title="Eccoci in mezzo alla folla di via Vittorio Emanuele." alt=""></center><br />
Piazza Roma, nonostante il notevole slargo e il nome importante, è in assoluto lo spazio più denso di gente: si nuota a fatica nella marea di biancavillesi ben azzimati (ma quest’anno con quel nonsoché di <s>sciatto e frettoloso</s> <em>casual </em>e<em> demodè</em> dovuto forse all’indecisione estrema sull’abbigliamento da indossare data l’instabilità climatica). Sgattaiolare per le vie secondarie m’avrebbe fatto perdere lo spettacolo della <em>chiazza</em>, per cui da autentico saltimbanco cerco di non perdere l’equilibrio su quell’orlo di marciapiede non intasato da sedie di anziani ben appostati anzitempo.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/massaconfusa.jpg" title="In piazza Roma verso la Chiesa del Rosario." alt=""></center><br />
Lo scenario, tutto sommato, non è privo di suggestività: l’impianto architettonico, palchi a parte, è ben valorizzato e non annoia e rattrista l’occhio come una comune serata feriale. Decifro la condizione ideale della gran piazza: o del tutto vuota (né macchine né bipedi) o totalmente piena, calorosa come stasera.  Non posso fare a meno di notare la Chiesa sontuosamente illuminata: le zampillanti fontane di lampadine intermittenti sono ormai un lontano ricordo.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/chiesailluminata.jpg" title="In piazza Roma verso la Chiesa Madre." alt=""></center><br />
Non è stato facile, ma eccomi giunto alla mia isola quieta. Posso sedermi e rifocillarmi (evito il cibo venduto per strada per scongiurare complicanze gastroepatiche), nell’attesa condivisa di quella che ormai è diventata una nuova ma consolidata consuetudine, una tradizione da tramandare <em>ad libitum</em> ai posteri: lo “spettacolo piromusicale”. In altre parole un connubio tra botti e note, un ossimorico contrapporsi di suoni e rumori, di composte melodie e ritmi fragorosi, di armonie contrappuntate da deflagrazioni scintillanti. Negli anni passati abbiamo visto violinisti e soprani duettare e interagire con cariche piriche sincronizzate: cosa attenderci quest’anno? Frattanto le prime avvisaglie acustiche: il santo sta rientrando.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/fuocoartificio.gif" title="I primi spari dal balcone di casa mia." alt=""></center><br />
Si fanno le dieci e venti: s’è perso un bambino, lo spettacolo comincia tra dieci minuti, ancora un attimo di pazienza. Finalmente si spengono le luci e gli altoparlanti emettono le prime profonde note: i mortaretti tuttavia tacciono. Non essendo presente in piazza (gremita come non mai), tutto quel che posso vedere sono strie di laser verdi che solcano il cielo e si rifrangono tra le facciate, ma mi hanno riferito che quelle emanazioni luminose componevano un caleidoscopio di topolini-cerbiatti-babbinatali-padripii-bimbisdentati-chiesecadenti e chissà cos’altro. Su di ciò non emetterò un sudicio giudizio (troppo forte la tentazione di annunciare frettoloso ininfluenti profanizzazioni e criptoblasfemie), né tasterò gli umori effimeri di chi assistette. Certo quelli immediati sono ben udibili: fischi e soffi felini tra i denti. E che diamine, la gente vuole lo sparo, i sacrosanti botti! Ma il biancavilloto, che ha rinunciato ad accompagnare Santo Placido pur di garantirsi un posto in prima fila in quella che è la vera attrazione della festa, non carpisce che l’abile regia vuole creare la giusta <em>suspense</em><span style="font-style: normal">. Effe</span>ttivamente anch’io mi chiedo: vuoi vedere che quest’anno, per stupirci davvero, gli spari non ci saranno? Immagino dispendiosi prodotti pirici annegati nel piovasco pomeridiano, ma in effetti s’è trattato di quattro innocue gocce e niente più, inabili a sminare il cadente palazzo (perdio, il palazzo è tenuto bene, ma il cornicione mi desta preoccupazione&#8230;). Comincia la musica (nel senso di suoni ormai decifrabili): <em>Con te partirò</em> di Bocelli (lirica per poveri) e l’<em>O Fortuna </em>dai<em> Carmina Burana</em>: nulla di nuovo. Ma i sospirati fuochi d’artificio? Ci sono, ma fanno più luce e fumo che scroscio e sincronici tonfi. Non ci siamo, decreta il pubblico spazientito: ancora fischi e fiaschi. Ma con Enya (ricordavo la medesima successione musicale in un piromusicalspettacolo di un anno passato: soprattutto rammento come in un déjà-vu la stonata intrusione new age nel contesto festivo di cui non raccapezzo più la linea di confine fra sacro e profano, tra spiritualità e trivialità, tra oppio dei popoli e <em>panem et circensem</em>), con Enya la situazione sì che si rianima: partono i primi seri spari, anzi più swisssh e frssssc che boom e pam.</p>
<p><center><img  src="http://www.tommydavid.com/blog/images/piromusicale.gif" title="Ancora spari." alt=""></center><br />
Il delirio, l’autentico spetezzamento sinfonico-corale si ha finalmente col valzer <em>Sul bel Danubio blu</em> che sinceramente, se proprio devo accostarlo ad altre esperienze sensoriali, lo preferisco accompagnato da silenti navicelle spaziali. Lo scimmione paventò pietre aliene, il cavernicolo si stupiva di fulmini (e li deificava, pure), il cittadino ormai ben al riparo dagli eventi naturali – sassi e scosse – continua a meravigliarsi dei fuochi <em>artificiali</em> (nondimeno lampi litici ch’egli soppianta a più remote credenze tradizionali). Mi si palesa il fatto di star assistendo alla più perfetta e icastica rappresentazione del <em>kitsch </em>così come inteso da Eco in “<em>Apocalittici e integrati</em>”: tutto è teso a suscitare un’emozione immediata nel pubblico, una reazione senza riflessione. La riproposizione di stilemi vecchi ormai consumati, «<em>l’incapacità di fondere la citazione nel contesto nuovo</em>» con l’ardita pretesa di «<em>stimolare esperienze inedite</em>» in pretenziose sinestesie indotte, e soprattutto <em>«l’opera che, per farsi giustificare la sua funzione di stimolatrice di effetti, si pavoneggia con le spoglie di altre esperienze, e si vende come arte senza riserve</em>»: gli astanti hanno la netta impressione di assistere ad un’autentica esperienza estetica, complice l’elemento “musica classica” (vagli però a dire di Strauss o Rossini&#8230;), non solo non accorgendosi della consunzione delle suddette composizioni orchestrali – ormai inidonee tanto a cenoni di capodanni quanto a <em>réclame</em> di automobili o videofonini – e dell’uso ormai svilito e slavato di una simile contaminazione tra (ex-)aulico e pop(olare) nell’antitesi violino-petardo, ma trascurando anche il fatto che lo stesso messaggio piromusicale (ma proprio il <em>medesimo</em>) si è più che usurato in oltre un lustro di simili spettacoli nella nostra realtà paesana.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/moschetteria.gif" title="Altri fuochi." alt=""></center><br />
Fortunatamente giunge conclusivo il tema della <em>Gazza ladra</em>, soteriologicamente catartico. L’iperviolenza vuole prepotentemente impossessarsi di me: vorrei scalciare la folla per farla ravvedere: <em>caspita! ammirate quanti soldi andati letteralmente in fumo!, cribbio! non è arte questa e non ne vale la pena!</em>, ma sto solo arrovellandomi il gulliver. Perlomeno gli ombrelli sono loro serviti a proteggersi dai copiosi detriti polverosi che piovono infausti: gli altri usano le mani libere per applaudire soddisfatti e non rimborsati, o per tergersi le lacrime indotte meno dalla commozione (cerebrale?) che dalla concentrazione nell’aere di solfuri e precipitati varii.</p>
<p><center><img  src="http://www.tommydavid.com/blog/images/sparoconclusivo.gif" title="Gli ultimi botti." alt=""></center><br />
Pare che nonostante tutto nessuno abbia preso fuoco. Torno sollevato sulla strada, e le ore successive vagabondeggio tra il viale dei Fiori tutto wurstel e tappeti (senza neanche il cuore, peraltro mai avuto, della capatina alle <em>ggiostre</em>) e via Vittorio Emanuele (e dove sennò?). C’è molta svogliatezza per il gramo sparo di mezzanotte a piazza Don Bosco (fino a pochi anni fa unica grande attrazione artificiale, tremendo terremoto di botti che mettevano il punto alla festa autunnale), apatia peraltro diffusa negli iperstimolati biancavillesi. Non si fa in tempo a comprare una cartata di caramelle, si scansa a malapena una nascente <em>scerra</em> tra venditori prontamente smontanti e per giunta non trovo neanche il cinese con gli olmi bonsai. <em>Questa festa è insoddisfacente, ma ne ho un’altra nella mia mente&#8230; </em></p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/maternachiesa.jpg" title="Sotto la Chiesa Madre." alt=""></center><br />
La serata finisce, per me e altri giovinastri, seduti sugli scalini della materna chiesa che tutti accoglie, silenziosa e possente.</p>


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		<title>Piacere, Davide T.</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 13:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so se apparirà un atto di arroganza o piuttosto di buona creanza, ma reputo opportuno scrivere quattro righe sul mio conto, avendo la consapevolezza che il mio nome1, nell’ambito internettiano – e non solo – biancavillese, risulterà sconosciuto ai più. Ma convinto come sono che l’autore lo si (ri)conosce dall’opera, mi preoccuperò qui piuttosto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se apparirà un atto di arroganza o piuttosto di buona creanza, ma reputo opportuno scrivere quattro righe sul mio conto, avendo la consapevolezza che il mio nome<sup>1</sup>, nell’ambito internettiano – e non solo – biancavillese, risulterà sconosciuto ai più. Ma convinto come sono che l’autore lo si (ri)conosce dall’opera, mi preoccuperò qui piuttosto di spiegare i motivi di essa: le mie parole venture comporranno l’asintotico mosaico (su di me nello spazio-tempo: Biancavilla ormai nel XXI secolo).<br />
Bene: avevo in mente un sito su Biancavilla almeno dall’inizio di quest’anno. Ma l’idea, <em>mutatis mutandis</em>, era presente già dal mio ingresso alle scuole medie allorché con vari amici si tentava l’avventura del “giornalino”. Nel frattempo i tempi son cambiati, i mezzi pure. E la testa, quella soprattutto. Sopraggiungono la maturità, la ricerca delle cause. La ricerca di giustificazione, pure. E la domanda cruciale per ogni aspirante scrittore: si può scrivere senza movente, senza sentimento?<br />
Tipica di ogni prefazione di opere sul nostro paese è la locuzione ormai idiomatica: «mi ha spinto a scrivere il grande amore che nutro per Biancavilla»<sup>2</sup>. Guardando nel fondo del mio animo – quant’è orrenda quest’altra espressione! – devo dire che non riscontro di quest’affetto. Anzi, a primo acchito direi piuttosto che per Biancavilla trovo in serbo avversione, rancore, ripugnanza. Possibile? So, al di là di ogni ipocrisia, di non essere nemmeno l’unico biancavillese (o piuttosto “residente a Biancavilla”) a pensare sfacciatamente simili esecrabili cose. Tuttavia anche l’odio sarebbe un’emozione, e nemmeno delle più salutari: contorce gli animi, distorce le sensazioni, estorce errate valutazioni. Dovrei piuttosto domandarmi le scaturigini di questo perverso sentire, o tentarne una giustificazione. Quest’ultima è giunta – o meglio: <em>non</em> è giunta – in occasione di un mio recente viaggio in giro per la nostra isola. Scorrazzando per le provinciali del trapanese, dell’ennese o dell’agrigentino mi riscoprivo, quando non a rimpiangere, perlomeno a rivalutare quel paese che ritenevo arretrato, gramo, zotico; quel comune-agricolo-alle-pendici-dell’Etna, quella cittadina votata alla madonna-impigliata-nel-fico a cui anni e anni di propaganda scolastica – le elementari erano impietose! –, quando non lustri di cittadinanza coatta, non erano riusciti a farmi affezionare. Certo: potremmo dunque dire, tiepidamente consolandoci, che se vogliamo “c’è di peggio in giro” (questa classificazione supporrebbe infatti dei criteri): soprattutto esistono realtà diverse là fuori. Ma Biancavilla è già abbastanza <em>diversa</em> di suo. Diversa, per molti versi, da quel che si può vedere allontanandosi, ma anche rimanendo nei dintorni.<br />
Al ritorno dunque alla cappa biancavillese (quella fisica misto di smog azolo amianto e incenso, come tutti sanno) ho cominciato dunque ad interrogarmi non tanto sulla mia presunta acredine per il paesello, quanto sui motivi perché esso possa risultare odioso – o amabile, per altri versi ma soprattutto per altre persone. Spostare il fuoco, riportare l’attenzione dal soggetto all’oggetto insomma: una controrivoluzione copernikantiana, un’incursione fenomenologica per mettersi realmente in ascolto con le ragioni di Biancavilla e delle sue cose, case, chiese, strade, valli, monti, genti, abitanti, animali, inanimati. Ecco: questo ascoltare, questo insistente domandarsi (spulciando vecchie categorie e creando nuove tassonomie, se necessario) sarà l’oggetto principale delle mie <s>farneticazioni</s> riflessioni.</p>
<p><center><img title="Riusciremo a lasciarci alle spalle il grigio passato?" src="http://www.tommydavid.com/blog/images/vecchiachiesamadre.jpg" /></center><br />
L’idea del sito, dicevo. Ho pensato al blog perché più vicino alla consueta forma editoriale cartacea (dopo aver scimmiottato una pubertà intera di fare il giornalista, ho trascorso l’adolescenza pensando di poterlo fare veramente, un dì: adesso, a un terzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai a non aver fatto proprio nulla). Ho pensato al blog perché permette al visitatore – ai miei concittadini tutti, potenzialmente: basta un computer, una connessione e un minimo di perizia (cose che <em>tutti</em> avranno, tra qualche anno) – di lasciare un commento, che per l’autore dell’intervento è sempre il ricevere un feedback, un riscontro immediato. Ho pensato al blog perché di moda, e perché non potevo fare a meno di ammirare le ottime costruzioni di Vincenzo Ventura, del Fiorenza e dell’ultimo arrivato, il nostro Sergio. Ho pensato al blog anche riscontrando l’inattitudine, o forse l’<em>inettitudine</em>, del biancavillese verso un forum tipo bulletin board (delle implicazioni e cause sociologiche di un tale mistero mi interrogherò in seguito). A furia di pensarci, questo blog l’ho – l’abbiamo – fatto.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_173" class="footnote">Non credo, in realtà, che userò il mio vero nome per firmarmi di volta in volta: su internet e sovente anche nella strada preferisco rimanere noto con uno pseudonimo, un nick dal suono più internazionale e dunque anonimo. Nessun tentativo di nascondere le mie immediate generalità, tuttavia: nome e cognome sono presenti in calce al “manifesto” col quale abbiamo dato ai nostri lettori il benvenuto &#8211; oltre che nel titolo di questo topic&#8230;</li><li id="footnote_1_173" class="footnote">In un celebre frontespizio il rev. Bucolo, poco più di mezzo secolo fa, affermava di scrivere «perché si sappia quanto amore è insito in me verso la mia diletta Patria». La “patria”, inutile puntualizzarlo, è il nostro Comune.</li></ol>

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		<title>Biancavillòti si diventa</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Aug 2006 02:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutt&#8217;al più si nasce biancavillesi (per quanto io, personalmente, abbia visto la prima luce nel capoluogo). Eppure viene il momento che ci si guarda intorno, si focalizza il contesto, anzi proprio lo spazio che più o meno si abita, e ci si smuove. Per occupare un nuovo spazio, possibilmente (anche virtuale1 se vogliamo). L&#8217;occasione di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutt&#8217;al più si nasce <i>biancavillesi</i> (per quanto io, personalmente, abbia visto la prima luce nel capoluogo). Eppure viene il momento che ci si guarda intorno, si focalizza il contesto, anzi proprio lo <b>spazio</b> che più o meno si abita, e ci si smuove. Per occupare un nuovo spazio, possibilmente (anche virtuale<sup>1</sup> se vogliamo). L&#8217;occasione di questa presa di coscienza, almeno in apparenza, è sembrata scaturire improvvisa: aggiornavo la mia gettonatissima pagina dei <a href="http://www.tommydavid.com/links.html" target="_blank">links</a> inserendo, fra gli altri, tre celebri biancavillesi. (Celebri anzitutto ai biancavillesi stessi, s&#8217;intende &#8211; il mio caro paese ha prodotto ben poche teste da esportazione, almeno finora.) Famosi per la loro dedizione al paese, senza compromessi. Se sotto forma di <a href="http://biancavilla.splinder.com" target="_blank">riflessioni</a>, di <a href="http://www.vittoriofiorenza.it" target="_blank">critiche</a> o di <a href="http://www.sergiomazzaglia.tk" target="_blank">sondaggi</a> poco importa: la volontà di dire non manca mai. Nemmeno la qualità, devo dire (anzi devo proprio complimentarmi con loro: non avrei altrimenti avuto alcuna speranza per &#8220;il paesello che stenta a divenire cittadina&#8221;). </p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/chiesamadre.jpg" title="L'emblema di questo Comune barzotto."></center><br />
Di <a href="http://www.comune.biancavilla.ct.it/" target="_blank">Biancavilla</a>, il mio paese (almeno sulla carta) di attuale residenza, non ho molto da dire &#8211; perlomeno di buono. E cominciare a fare i cattivi, i piantagrane, i piagnucoloni fin d&#8217;ora non è il caso: rovinerebbe ogni mio futuro dire. Se tuttavia è bene che certi pensieri restino privati, altre considerazioni richiedono con ogni forza di divenire pubbliche. Manca lo spazio, a Biancavilla? Vedremo&#8230;</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_127" class="footnote">Certo, è non poco insolito che la lontananza &#8211; spiccata, in questo mio particolare momento storico &#8211; da due istituzioni come l&#8217;Università e il Comune mi porti a dedicarvi un&#8217;attenzione forse perversa, insincera ma si spera, data appunto la distanza, tutto sommato <b>serena e obiettiva</b>. Desiderio malcelato di radici?</li></ol>

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