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	<title>Tommy David &#187; cambiare</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Qualcosa muta</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 15:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prologo: un breve battibecco. OSSIDIA (al telefono con un’amica) – Sì, dai, solo per pranzo però. Sai com’è lui, tutto il giorno meglio di no. Ok, a domani allora! Ciau! TOMMY (prevenuto, come sempre) – Dimenticalo. Non-ci-ven-go. OSSIDIA (quasi implorante) – Ma è solo per pranzo&#8230; TOMMY – Me-ne-fo-tto1. OSSIDIA – Ma che ti costa? [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Prologo: un breve battibecco.</b></p>
<p>OSSIDIA (al telefono con un’amica) – Sì, dai, solo per pranzo però. Sai com’è lui, tutto il giorno meglio di no. Ok, a domani allora! Ciau!<br />
TOMMY (prevenuto, come sempre) – Dimenticalo. Non-ci-ven-go.<br />
OSSIDIA (quasi implorante) – Ma è solo per pranzo&#8230;<br />
TOMMY – Me-ne-fo-tto<sup><a href="http://www.tommydavid.com/2009/04/13/qualcosa-muta/#footnote_0_914" id="identifier_0_914" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Perch&eacute; le regole della suddivisione in sillabe impongono di separare le doppie? Io scandisco FO-TTO, non &ldquo;fot-to&rdquo;, che &egrave; tartagliante&amp;#8230;">1</a></sup>.<br />
OSSIDIA – Ma che ti costa?<br />
TOMMY – Minchia, avevamo detto che domani saremmo rimasti tranquilli, a casa, da soli. Già mi sono sacrificato   per due giorni coi tuoi familiari – per un agnello davvero mediocre, in verità. Ma coi tuoi amici <i>acquisiti</i>, mi spiace: non ci vengo proprio.<br />
OSSIDIA – Ma com’è che devi sempre guastare le feste!<br />
TOMMY – Ma com’è che devi sempre scassare le palle?<br />
OSSIDIA – Senti, devi capire che viene la mia amica da lassù e non posso non andarci e blablabla blabla bla bla e&#8230;<br />
TOMMY (dissintonizzato già da un pezzo) – Senti, non capisci che <b>mi stai imponendo di fare qualcosa che non mi va assolutamente</b>? Cioè, io volevo stare coi <a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank">colleghi</a>, e tu mi appioppi i <i>berlsuconiani</i>!<br />
OSSIDIA – Ma dai, non sono poi così malvagi. E poi&#8230;<br />
TOMMY – E poi stai tentando di cambiarmi. <b>Sono fatto così, cosa ci vuoi fare?</b><br />
OSSIDIA (andando a farsi la doccia da sola, segno che è tutto finito) – Stronzo. </p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/simotriste.jpg" title="Tristezza vela il volto di Ossidia." alt="Simona triste" /></p>
<p><b>Epilogo: Proust sapeva già tutto.</b></p>
<p>Quando un giorno di feste comandate una <i>coppia</i> (che termine lezioso&#8230;) lo trascorre ognuno per i cazzi propri, c’è chi direbbe che qualcosa non va. <b>Qualcosa è cambiato</b>, impercettibilmente all’inizio ma invero in modo subdolo. Ma cosa? Sono forse cambiate le persone? È l’amore che muta? Forse entrambi, forse nessuna delle due. A essere <b>cangianti sono i <em>giudizi</em></b> (delle persone sulle persone soprattutto). Essi soltanto riescono a far tramutare un <i>ti amo</i> sussurrato all’orecchio, o scarabocchiato dolcemente su un foglio passato sottobanco a lezione, in un FOTTITI frettolosamente appuntato su un post-it appiccicato sulla scrivania a mo’ di estremo congedo e di sferzante scudisciata per il risveglio<sup><a href="http://www.tommydavid.com/2009/04/13/qualcosa-muta/#footnote_1_914" id="identifier_1_914" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In realt&agrave; m&rsquo;ha frustato &ndash; e frustrato &ndash; di pi&ugrave; non ritrovare in frigo la bottiglia di liquore al cioccolato da me preparato con tanto amore &ndash; e a mio esclusivo beneficio! &ndash; qualche giorno fa.">2</a></sup>. Fortuna che proprio oggi è giunta la catarsi da una paginetta di Proust<sup><a href="http://www.tommydavid.com/2009/04/13/qualcosa-muta/#footnote_2_914" id="identifier_2_914" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Lo so, lo sto citando spesso. Snobismo? Macch&eacute;. Solo voglia di trattenere qualche granello della sua saggezza. Del resto, per portare a compimento la lettura di oltre 3600 pagine (e che pagine!), &egrave; indispensabile prendere qualche appunto. Beneficiatene e godetene tutti.">3</a></sup>.</p>
<blockquote><p>«Parlandogli, scrivendogli, Odette non usava più quelle parole con le quali aveva cercato di illudersi ch’egli le appartenesse, provocando le occasioni per dire “mio”, “il mio” quando si trattava di lui: “Siete il mio bene, è il profumo della nostra amicizia, lo serbo su di me”, per parlargli del futuro, persino della morte, come di qualcosa che loro due avessero in comune. A quei tempi, a tutto ciò che lui le diceva, rispondeva con ammirazione: “Non sarete mai come gli altri, voi”; guardava la sua testa lunga, un po’ calva, di cui le persone che conoscevano i successi di Swann pensavano: “Non è di una bellezza regolare, d’accordo, ma è <i>chic</i>: quel ciuffo, quel monocolo, quel sorriso!”, e – curiosa di conoscere chi egli fosse più ancora che desiderosa di diventare la sua amante – diceva: “Se potessi sapere cosa c’è in quella testa!”.<br />
Adesso, a tutte le parole di Swann faceva eco in tono a volte irritato, a volte indulgente: “Ah, non sarai mai come gli altri, tu!”. Guardava quella testa appena invecchiata dalle preoccupazioni (ma della quale, adesso, tutti pensavano, in virtù della stessa attitudine che permette di scoprire le intenzioni di un brano sinfonico attraverso la lettura del programma, e le somiglianze di un bambino quando se ne conoscono i genitori: “Non che sia propriamente brutto, d’accordo, ma è ridicolo: quel monocolo, quel ciuffo, quel sorriso!”, dando concretezza, nella loro fantasia suggestionata, alla demarcazione immateriale che, a pochi mesi di distanza, distingue la faccia di un amante corrisposto dalla faccia di un cornuto) e diceva: “Ah, se potessi cambiare, ridurre alla ragione quel che c’è in quella testa”» (I, 387)<sup><a href="http://www.tommydavid.com/2009/04/13/qualcosa-muta/#footnote_3_914" id="identifier_3_914" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ero tentato di abbreviare la citazione, tagliuzzando via le parti del giudizio sociale su Swann. Ma sarebbe stato un duplice delitto (e sicuramente la paginetta avrebbe reso meno).">4</a></sup>.</p></blockquote>
<p>Spiacente, mia cara: <b>giammai mi ridurrai alla “ragione” condivisa</b>.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_914" class="footnote">Perché le regole della suddivisione in sillabe impongono di separare le doppie? Io scandisco FO-TTO, non “fot-to”, che è tartagliante&#8230;</li><li id="footnote_1_914" class="footnote">In realtà m’ha frustato – e frustrato – di più non ritrovare in frigo la bottiglia di liquore al cioccolato da me preparato con tanto amore – e a mio esclusivo beneficio! – qualche giorno fa.</li><li id="footnote_2_914" class="footnote">Lo so, lo sto citando spesso. Snobismo? Macché. Solo voglia di <b>trattenere qualche granello della sua saggezza</b>. Del resto, per portare a compimento la lettura di oltre 3600 pagine (e che pagine!), è indispensabile prendere qualche appunto. Beneficiatene e godetene tutti.</li><li id="footnote_3_914" class="footnote">Ero tentato di abbreviare la citazione, tagliuzzando via le parti del giudizio <i>sociale</i> su Swann. Ma sarebbe stato un duplice delitto (e sicuramente la paginetta avrebbe reso meno).</li></ol>

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