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	<title>Tommy David &#187; continentali</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Filosoficamente incontinent(al)e</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 20:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incontinente è chi non contiene; e con-tenere è tenere assieme. Ecco: ci sono cose che non riesco proprio a tenere dentro, né c’è modo di tenerle assieme ad altre (opposte). Prendiamo l’ultimo post di Cateno. Se non conoscessi l’autore, penserei senz’altro che scrive come scrive e quel che scrive per farsi bello: “Ehi guardami! Parlo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontinente è chi non contiene; e con-tenere è tenere assieme. Ecco: ci sono cose che non riesco proprio a tenere dentro, né c’è modo di tenerle assieme ad altre (opposte). Prendiamo l’<a href="http://catempio.splinder.com/post/18608961/La+fuggitiva" target="_blank">ultimo post di Cateno</a>. Se non conoscessi l’autore, penserei senz’altro che scrive come scrive e quel che scrive per <i>farsi bello</i>: “Ehi guardami! Parlo come un filosofo, dunque sono un filosofo: da ciò ne consegue che son troooppo figo”. Siccome lo conosco, credo che tentare di decifrarlo e commentarlo, e con diletto e con dileggio, non potrà recargli troppo dispiacere. Leggiamo una congrua e significativa parte di quanto scrive (in merito alla giornata di studio della quale (non) ho parlato <a href="http://www.tommydavid.com/2008/10/03/il-filosofo-e-nudo/" target="_blank">anch’io</a>):</p>
<blockquote><p>Il tema trattato al convegno è stato il tempo. O la temporalità. Il che, lo dico per i non addetti ai lavori, non è per nulla uguale; Heidegger ci ha insegnato come il tempo dell’esserci dipenda dalla costitutiva temporalità di quest’ultimo; Nannini, Camardi, Mazzone hanno parlato di un tempo; Biuso ha parlato di 9 (nove!) tempi diversi; Raciti ha parlato del Tempo. A quale dei tempi citati da Biuso si riferiva? O si riferiva piuttosto alla Temporalità? La chiusa di Raciti è coincisa con la chiusa della giornata studio (le domande successive, come sempre accade, sono state per gran parte insignificanti): la Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica diventa la Tragedia del Nascere dallo Spirito della Dissonanza. Perché l’essere e non il nulla? Perché la pace della musica è spezzata dalla vita della Dissonanza.</p></blockquote>
<p>Tacerò della parte in cui Cateno parla dei &#8220;tempi&#8221; di cui hanno parlato, nella quale si evincono le sue preferenze filosofiche e umane (ma un lettore attento avrà colto anche le mie). Cominciamo dunque dalla fine (ci sarà mai dato cominciare dall’inizio, che per forza di cose è già passato?). Queste <b>permutazioni sbarazzine, da autentici giocolieri delle parole</b>, mi sembrano atte solo a impressionare gli astanti, e al più idonee a titillare il senso estetico degli ascoltatori. Forse a me sfugge il ragionamento e l’argomentazione sottesa ad un simile chiasmo; già Hegel, prima di Cateno, di <a href="http://www.giusepperaciti.eu" target="_blank">Raciti</a> e quant’altri, si era baloccato con l’idea degli opposti antitetici che si sintetizzano generando la Soluzione Finale Temporanea (probabilmente solo l’<em>oscuro</em> Eraclito poteva intravedere nel gioco dei contrari una seria e s(t)olida argomentazione). È un giochetto interessante e teoreticamente sorprendente, poiché fecondo di profonde conquiste sapienziali. Cogliamone uno che mi si dà nella radura: il tempo di morire (Battisti <i>docet</i> sempre, anche in motocicletta). Ecco: <b>il Tempo di Morire diventa il Morire di Tempo</b>. Non si dà morte se non per il tempo; eppure non esiste morte dentro il tempo – «La morte non è evento della vita. La morte non si vive», disse il mi(s)tico Wittgenstein. Ma essendo l’esserci costitutivamente apertura al tempo (il quale è assai avaro di cura nei confronti dell’esserci stesso, invero) ne consegue che l’accumulo di Tempo nel Corpo e nella Mente conduce alla Morte (chi invece muore giovane è perché è caro agli dei). Tuttavia, poiché la Pace della Morte è Bianca, comprendiamo bene (il meccanismo è scattato!) che le morti bianche sono le più pacifiche di tutti.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/sitosophiincammino.jpg" title="Sitosophi in cammino (tutti verso la stessa direzione, eppure tutti divergenti)." alt="Tommy, Antonio, Giofilo, Triad, Cateno" /><br />
Similmente, dal Bello delle Donne ne trarremo necessariamente che esse sono le Donne del Bello (e Cateno, che bello lo è senz’altro, coglierà delle donne il bello – ma darà mai loro l’anello?); e cosa può generare il mio Desiderio di Filosofia, se non altro che Filosofia del Desiderio? (Non oso immaginarmi come sia la filosofia del desiderio della filosofia, e così via.) Mi si dischiude, anzi mi si rivela e disvela (ché la verità – l’<i>aletheia</i> – è ciò che non è ascoso) un intero universo di <b>conquiste teoretiche tutte a priori eppur sintetiche</b> al contempo<sup>1</sup> – roba da sballo, che Kant se la sarebbe sognata. Dal linguaggio colgo l’essere: che forza! Giunto a questo punto, però, un pugno di cenere si getta sulla mia testa (mal)pensante: un <a href="http://catempio.splinder.com/post/18608961/La%20fuggitiva#cid-50820292" target="_blank">commento dello stesso Cateno</a> che essenzialmente rivendica l’artisticità della filosofia – con ciò consegnandola al continente dei continentali. Così, se Cateno non capisce «perché ci si scagli così contro i &#8220;giochi di parola&#8221;» io al pari <b>non comprendo l&#8217;utilità del “libero gioco” di una siffatta filosofia</b>. Possiamo davvero filosoficamente dire ciò che vogliamo, purché in bella maniera? L’unico metro di valore della nostra arte filosofica è la bellezza e nient’altro? La Filosofia è Musica nel senso che va giudicata solo per quanto sia musicale? Non saprei. Il mio timore riguardo ai contenuti è che si possa seriamente dare ascolto a qualsiasi corbelleria – tanto tutto fa filosofia. Quel che giudico invece davvero malamente è il metodo. Perché vedete, potrei anche scorgere qualcosa di “convincente” in un simile modo di filosofare – ma potrei coglierlo anche in tanta letteratura (nel senso genericissimo di “parole scritte”) che non ha alcuna pretesa di ammantarsi di filosofia, e che quindi non ha mai seguito le <strong>regole mai esplicitate del gioco filosofico</strong>.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_368" class="footnote">“Sintetiche” e in quanto brevi e aforistiche, e in quanto apportatrici di nuove conoscenze.</li></ol>

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		<title>Il filosofo è nudo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 13:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spero solo di non attirarmi, con un simile titolo, un nuovo sciame di <a href="http://www.tommydavid.com/2008/10/01/cosa-cercavi-a-settembre/" target="_blank">visitatori</a> in cerca di <i>culi</i> filosofici. Niente di tutto ciò: volevo invece fermare qualche breve considerazione sparsa sulla <a href="http://www.sitosophia.org/2008/09/la-temporalita-tra-scienza-e-filosofia/" target="_blank">giornata di studio</a> di ieri.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/2ott-nannini.jpg" title="Sandro Nannini ha parlato di “Tempo apparente e tempo reale, tra Newton e Einstein”." alt="Sandro Nannini" /><br />
Scherzando (ma non poi tanto) <a href="http://www.sitosophia.org/forum/viewtopic.php?p=3075#p3075" target="_blank">abbiamo parlato</a> di <b><i>match</i> tra Analitici e Continentali</b>. Trascuriamo il fatto se sia ancor lecito operare una simile divisione, forse grossolana o forse superata: focalizziamo la nostra attenzione, piuttosto, sul fatto che le due categorie (ripeto, probabilmente del tutto improprie in questo momento storico-filosofico) sono purtuttavia sintomatiche di <b>due modi diversi e per molti versi opposti di intendere la filosofia</b> (quando non di <i>farla</i>). Così, per la prima metà dell’incontro, ho avuto l’impressione di avere a che fare con degli pseudoscienziati; nella seconda ho ascoltato degli pseudopoeti.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/2ott-camardi.jpg" title="Giovanni Camardi ha parlato di “Logica e temporalità”." alt="Giovanni Camardi" /><br />
<b>Dei mancati scienziati e/o dei mancati poeti</b>: ecco come mi appaiono la gran parte dei filosofi contemporanei. A questo punto sarebbe stato interessante (e forse più proficuo) avere nel dibattito dei “veri” scienziati e poeti: i primi a giudicare la validità ed esattezza delle divulgazioni analitiche, i secondi a considerare la bellezza e l’eleganza delle costruzioni continentali. Non mi stupisce affatto, dunque, che essi si siano insinuati, benché non in carne e ossa, nei discorsi dei professori, diventandone referenti, ispiratori e mentori. <b>Una filosofia autoreferenziale sarebbe ormai totalmente vuota</b>.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/2ott-mazzone.jpg" title="Marco Mazzone ha parlato di “Tempi nel cervello. L’importanza cognitiva del fattore tempo”." alt="Marco Mazzone" /><br />
Forse Russell non era nel torto quando affermava che <b>la filosofia è quella (cosa che è nella) via di mezzo tra la scienza e la religione</b>: dato ciò, sarà facile che vi siano due principali tipi di filosofi, quelli che propendono più per l’una o per l’altra parte. Chiarezza contro mistero; utilità versus verità. Poco conta declinare la religione più nel senso artistico che in quello di sistema di credenze: in fin dei conti <b>tutti ambiamo alle certezze, e tutti ci scontriamo al più con le <em>probabilità</em></b>. (Tra le poche cose serie che si possano dire del tempo, è che nulla sappiamo del futuro. Una cosa arguta tanto quanto dire che il tempo non lo vediamo – ma le lancette degli orologi sì&#8230;)</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/2ott-biuso.jpg" title="Alberto Biuso ha parlato di “Il tempo/corpo tra tensionalità e atensionalità”." alt="Alberto Biuso" /><br />
A un certo punto mi sono venute strane fantasie, e ho smesso di ascoltare i discorsi dei professori. Mi è venuta voglia di alzarmi e di dichiararmi beatamente soddisfatto di <b>non capire <s>il</s> nulla</b>. Non capire nulla dei discorsi dei filosofi, nulla delle parole che nascondono l’oggetto (o dell’oggetto che sfugge alle parole), nulla dei motivi per cui stare a sentire dei filosofi che stanno a discutere di cose troppo lontane dalla vita e dai problemi quotidiani (essenzialmente <b>metabolizzare per contrastare l’inevitabile sfacelo</b>): cose totalmente fuori dal tempo, per quanto storicisticamente in esso immerse. È forse un caso che l’oggetto della discussione fosse il tempo?</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/2ott-raciti.jpg" title="Giuseppe Raciti ha parlato di “Charles Darwin e il problema del chorismòs”." alt="Giuseppe Raciti" /><br />
Poi ho capito che la cosa più notevole di quell’incontro era il fatto di ritrovare così tante teste in così pochi metri quadri (quanta materia cerebrale allo sbando!) e poter prevedere, con ragionevole certezza, che nessuno avrebbe mai dato di matto – che so, prendere l’estintore per lanciarlo contro la cattedra, o più civilmente (e meno <i>fisicamente</i> dolorosamente) alzarsi e urlare che <b>il filosofo è nudo</b> – è un aborto di altri progetti, un presuntuoso sotto sotto invidioso di altrui capacità, un arrogante anche quando sa con certezza che nulla è certo. La filosofia è una palude per commentatori e una palestra per ripetitori di parole altrui.</p>


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