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	<title>Tommy David &#187; infanzia</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Tachipirina</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 10:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mal di testa. Mal di denti. Mal di ossa. Naso chiuso o colante. E febbre. È influenza, non c’è dubbio. Suina? Che importa: di certo umana. Subumana anzi, se è vero che in natura non sopravviverei a lungo conciato così. Apro una bustina di tachipirina. Il gusto non mi dice nulla; la confezione però sì. Quell’abbinamento fucsia-bianco associato a passate forti febbri, a sudori freddi, a materassi grondanti di vomito: un incubo per le provette madri, nonché per i figli di allora. I bambini di oggi non hanno la minima idea di cosa significasse essere infanti negli anni ’80 – possibilmente primogeniti e gracilini, sorte che condivisi a distanza con <a href="http://www.ossidia.it" target="_blank">la prossima</a>. </p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/tachipirina.jpg" title="Allora la tachipirina in bustine o compresse non esisteva..." alt="tachipirina" /></p>
<p>Ai primi sentori di febbre era tutto un pullulare di termometri al mercurio, di quelli da tenere una decina di minuti sotto l’ascella stando ben fermo: ed erano crampi alla spalla. Poi cominciavano puntuali gli attentati al sederino: erano punture ed erano supposte. Posteriore a pecorina per persistenti stupri anali: glicerina che colava giù per le chiappe manco fosse sburro; e la siringa non ti faceva mai esclamare “Già fatto?” con aria incredula: ti trapassava le ossa, cazzo, e il liquido ti bruciava dentro! A confronto i due minuti scarsi di termometro digitale e il sapore di arancia amara e un po’ salata della sospensione orale sono piacevoli, confortanti abitudini (sperabilmente passeggere&#8230;). Culuti<sup>1</sup> i bimbi d&#8217;oggi campati nella bambagia, col culo al riparo!</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1445" class="footnote">O forse <a href="http://www.ibs.it/code/9788807817243/phillips-asha/che-aiutano-crescere.html">no</a>?</li></ol>

<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>82-86</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 20:05:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono <a href="http://www.tommydavid.com/2009/03/15/madre-merda/" target="_blank">nato</a> tra <b>merda e risa fittizie</b>. Due volte. La seconda detti fastidio, ma in quel cacchio di circo equestre cominciai davvero la mia vita miserella, dacché <b>l’inizio si spinge fin dove ce lo ricordiamo</b>. Certo, è un fottuto disonore. Qualche psicanalista potrebbe scorgere lì il mio <i>imprinting</i>, o meglio il mio ricordo-guida o cos’altro potrebbe dire. (Peni? No, non ne ricordo, né il naso rubicondo del pagliaccio mi pare un glande – né oggi né, quando mai!, allora&#8230;) Dunque? Clown, buffone, ipocrita? <b>Artista dei poveri</b>? L’ennesimo farneticante con la faccia sfatta e le emorroidi la sera? Bah. Certo però che non mi stavo divertendo. Ma ho come il sospetto che chi mi stava attorno, <i>peggio</i>: dunque forse non me la passavo così male. Almeno ero così nella merda, anzi <b>così <i>sulla</i> merda che non rischiavo di toccarla</b>, o di ingoiarla. (Sulla merda e sulla madre, nella macchina.) Insomma la mia vita cominciò quel primo giorno, mi dicono, e poi <i>quest’altro</i>, dico io.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/ridipagliaccio.jpg" title="L’inizio della fine, o la fine dell’inizio. O l’inizio del vero inizio?" alt="io piccolo pagliaccio" /></p>
<p>Poi, d’improvviso – ma dovette essere trascorso qualche tempo – <b>persi il sorriso</b>. Di conseguenza feci perderlo anche, manco a dirlo, a chi mi circondava. Deliri di denti, spenti. Sputi. Sangue e dolore, scarlatto il colore. Era ora di deflorare la mia ovatta lieta, l’ovetto caldo che mi accoglieva tenero e sereno. Un limone, un limone!, ché disinfetta&#8230; Affanculo, stronzo che non starai ricordando un cazzo di quella sera! A te devo la mia bocca. Contento? Possa tu averla già chiusa. O peggio, anzi meglio (per chi? perché?), continuare ad aprirla per vomitare cose insulse, tu e le <b>scimmie marine</b> che ti generarono.</p>


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		<title>Vecchi ricordi musicali</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 14:24:56 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quand’è febbricitante l’uomo crea mondi contorti e perversi; può però capitare che si lasci trasportare dalla non meno caliente (eb)brezza del ricordo: è così che <b>volumi sopiti, impolverati, brulli tornano a galla</b>. Prendiamo quel <a href="http://twitter.com/TommyDavid/statuses/868990355" target="_blank">pomeriggio febbrile</a> ad esempio: in preda a deliri di surriscaldamento inizio a cantare – ma solo nella mia mente malaticcia – “Anema e core”, ultima hit di Pino Daniele. Anzi, percorro proprio quell’inciso – <a href="http://www.youtube.com/watch?v=r0NlXMWEDnw" target="_blank"><i>Anema e core, anema e core</i></a> – espettorato da Tullio De Piscopo. La mente si sa, vaga quanto più è vaga: ma stavolta errava senza errare, in un passato mai scorso così vivido. </p>
<p><a href="http://www.tommydavid.com/pag/photo/tommyintime/tommyintime01.html" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/ioallemedie.jpg" title="Senza un provvidenziale scatto, avrei mai ricordato che a 11 anni avevo questa faccia?" alt="io alle medie" /></a><br />
Cominciano a venirmi in mente tutti i <b>brani che hanno fatto parte della mia educazione musicale</b>. Intendiamoci: quando in famiglia nessuno ascolta musica classica – o almeno <a href="http://www.tommydavid.com/2006/07/29/prog-compilation/" target="_blank">rock progressive</a> d’inizio anni ’70 – il bambino è esposto a un mucchio di paccottiglia che poi ricorderà con un misto di stupore e tremore (“vergogna, ecco cos’ascoltavo!”). <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aquVtPDy0Zo" target="_blank"><i>Andamento lento</i></a> trascina rapidamente con sé altra roba che un mio coetaneo nato a inizio anni ’80 (e cresciutovi nel bel mezzo) non stenterà a riconoscere: <i>una macchina qua devi metterla là</i>, <i>ma sei un pirla!</i> (non sapevo ancora cosa significasse “pirla”, ma era una parolina tanto divertente&#8230;), <a href="http://it.youtube.com/watch?v=CVItpc4UgNc" target="_blank"><i>Esatto!</i></a> etc. Già: <b>Francesco Salvi era di gran lunga il mio cantante preferito</b>, seguito a fatica da Jovanotti – <i>sei come la mia moto sei proprio come lei</i>, <i>no <a href="http://it.youtube.com/watch?v=kRMEaEl7xgA" target="_blank">Vasco</a> no <a href="http://it.youtube.com/watch?v=zn8DNYx__8g" target="_blank">Vasco</a> io non ci casco</i> e così via. Volevo imitarlo, il Salvi, volevo possederne quel buffo cappello rosso col pendaglio nero che non faticai a scoprire chiamarsi fez – merito dello Zingarelli minore, mio grande maestro d’infanzia.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=nLZLIEz7qFk" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/salvijovanotti.jpg" title="I miei due idoli assieme." alt="Francesco Salvi e Jovanotti" /></a><br />
Qualche estate dopo, abbastanza cresciuto da poter pretendere uno zaino Seven visto in pubblicità – l’Invicta era troppo anonimo e sgualcito! –, mi estasiavo col <a href="http://video.giovani.it/raf-battito-animale.html" target="_blank"><i>Battito animale</i></a> (<i>batte come non ce n’è, e ha un tiro micidiale che ti prende e che ti porta via con sé</i>&#8230;). <b>Era l’inizio della mia beluinità</b> – che questo è il filosofo: un animale un po’ goffo ma meraviglioso, fragile e strampalato. Eravamo tuttavia ben lungi dal limitare dell’età della coscienza: campavo ancora di odori di mandorle e cemento bagnato, azolo e pere estive – ma anche di ultime iniezioni ricostituenti. </p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=hKPv2S9Jwew" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/freddiemercurydeedodede.jpg" title="Freddie nel travestimento che volli imitare." alt="Freddie Mercury in “Living on my own”" /></a><br />
Vennero le medie crudeli. Jovanotti s’era convertito alla roba semiseria – quella <i>serenata metropolitana serenata rap</i>, con loro in bilico su una trave sospesa nel nulla. Ma avevo orecchie anche per il <s>pennello</s> rap – <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TtD9qR-TxoQ" target="_blank"><i>dai tocca qui, dai tocca qui!</i></a> –; inoltre <b>stravedevo per il Freddie Mercury di <i>Dee do de de</i></b><sup>1</sup> – quella “Living on my own” brevemente mandata negli stacchetti pubblicitari della Breil alla fine del Karaoke di Fiorello che mi affannavo a registrare su vhs (la sponsorizzazione finale, non la trasmissione intera). C’era inoltre roba da Festivalbar del ’94 – il mio primo cd <i>originale</i><sup>2</sup>, e per di più doppio! –: c’era <i>bondighidighidighibondighibò</i> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=-WU94oWlkV8" target="_blank"><i>Think about the way</i></a>&#8230;), ma soprattutto c’era (stata) la Corona nera-nera su neve bianca-bianca di (<i>this is</i>) <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lv6xxEF4hdo" target="_blank"><i>The rhythm of the night</i></a>: forse fu una delle ultime volte che potei vedere il testone trasparente con occhialoni scuri e cuffione avvolgenti di Superclassifica Show (ricordate il Telegattone? E Maurizio Seymandi? E Mandi Mandi?).</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9olSBItjnS4" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/supertelegattone.jpg" title="Il Super Telegattone (DJ Super X però non l’ho trovato...)." alt="telegattone" /></a><br />
Alle superiori smisi di ascoltare la radio (<i>novanta e cinquecento megahertz&#8230; Top Etna Radio!</i>) e l’occasionale musica <abbr title="da discoteca">unz</abbr> dall’amico con lo stereo potente<sup>3</sup>. Intanto <a href="http://carmelo.tomasello.eu" target="_blank">mio padre</a> portava a casa la raccolta di Sting, “Fields of gold” – che è sta lagna?, pensai ascoltandolo svogliatamente – e l’ultimo, o forse il primo, album di Bocelli – che avrei riscoperto pochi anni dopo con quel <a href="http://it.youtube.com/watch?v=6GIOdyOGYrs" target="_blank"><i>Con te partirò</i></a> di qualche pubblicità probabilmente della Telecom-già-Sip. Ad una gita scolastica in Emilia Romagna, in un autogrill padano, <b>comprai “Eat the Phikis” di Elio e le Storie Tese</b> – il primo cd coi miei soldini! – solo perché li avevo adorati a Sanremo coi loro costumi argentati – all’epoca apprezzavo meno di adesso, si capisce, la loro ironia, ma soprattutto sconoscevo l’origine del travestimento, quei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rockets" target="_blank">Rockets</a> che si saranno impressi indelebilmente in qualche mente più stagionata della mia – nelle loro, ad esempio.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dMrZh3sIVYI" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/eliorocket.jpg" title="Elio travestito da uno dei Rockets." alt="Elio versione Rockets" /></a><br />
Eclissai poi le mie smanie musicali, tanto da non svolgere il temino per casa – per la prima volta in vita mia! – incentrato sulla propria canzone preferita. Povera professoressa Nicolosi, che stentava a credere che <b>non ascoltavo (più) musica totalmente</b>&#8230; <small>(continua&#8230;)</small></p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_268" class="footnote">In una festa di carnevale arrivai addirittura a travestirmi da Freddie – che non sapevo fosse morto – con finte spalline di cartoncino spalmate di polverina dorata e pseudo petto-esposto-e-villoso anch’esso in cartoncino e pastello color carne – <a href="http://portosepolto.wordpress.com/" target="_blank">Alfredo</a>, rimembri ancor?</li><li id="footnote_1_268" class="footnote"><i>Ça va sans dire</i>, ma allora si contrapponevano alle <abbr title="scarse">scrause</abbr> musicassette malamente duplicate, talvolta comprate dal <abbr title="extracomunitario con bancarella di paccottiglia">marucchinu</abbr>.</li><li id="footnote_2_268" class="footnote">Ma è meglio un Aiwa o un Pioneer? Questo ci chiedevamo all’epoca. Oggi non avrei dubbi su quest’ultimo, ma sopraffini furono certi Technics, roba da ricconi audiofili.</li></ol>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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