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	<title>Tommy David &#187; maschera</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Professori e moralisti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 19:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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<li><a href='http://www.tommydavid.com/2007/05/11/perche-la-cattedra/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Perché la cattedra'>Perché la cattedra</a></li>
<li><a href='http://www.tommydavid.com/2010/01/19/cattivi-insegnanti/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Cattivi insegnanti'>Cattivi insegnanti</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tommy,<br />
sono una studentessa di filosofia. Vorrei sottoporti un quesito: sto per scrivere la tesi triennale, e sinceramente avevo già pensato a chi chiederla. Oggi però ho notato che questo professore è fan su Facebook di <em><a href="http://www.facebook.com/pages/Correggere-le-tesi-con-iTunes-aperto-e-la-musica-sparata-a-tutto-volume/256870901081">Correggere le tesi con iTunes aperto e la musica sparata a tutto volume</a></em>. Improvvisamente mi è passata la voglia di studiare, o almeno di fare la tesi a lui&#8230; Ma dico io, è normale che possa insegnare gente del genere?<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
sei fortunata ad avere un professore iscritto a Facebook. Sia perché la maggior parte dei docenti non sanno manco cosa sia internet; sia perché non c&#8217;è luogo migliore di Facebook per farsi un&#8217;idea, nel bene e nel male (ma soprattutto nel male), di una persona. Di primo acchito ti consiglierei di cambiare relatore, e magari di darti da fare affinché simili docenti possano dedicarsi proficuamente ad <em>altro</em> (ascoltare la musica <em>sparata</em>, ad esempio&#8230;), come <a href="http://www.tommydavid.com/2010/01/19/cattivi-insegnanti/">proponeva già Popper</a>. Probabilmente però quella è solo una <em>boutade</em> frutto di un attimo di scazzo su Facebook. L&#8217;avevi considerato?<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
ho pensato anch&#8217;io che potesse trattarsi di uno scherzo o di un momento di passatempo. Ma che dire del <em>suo</em> gruppo che auspica l&#8217;introduzione di <em>parcheggi per le donne dopo quelli per i disabili</em>? (E voglio tacere degli altri&#8230;)<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
suvvia, non fare la bacchettona! Il tuo professore mi fa simpatia. Ha coraggio da vendere; svecchia l&#8217;immagine di una categoria anchilosata e fossilizzata tra tetre giacche e grigie scartoffie. E poi è palese che quei gruppi facciano parte dello svago &#8211; totalmente <em>inutile</em>&#8230;<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
certe cose non dovrebbero dirsi nemmeno per scherzo. Continuo a non concepire l&#8217;idea di un professore universitario che ammetta di correggere le tesi con la musica a tutto volume, per di più un docente di <em>etica sociale</em>, bada bene!, che ritiene pure che le donne debbano avere un&#8217;area parcheggio dedicata accanto a quella per i disabili. È <em>scandaloso</em>.<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
anzitutto non hai prove che questo professore <em>davvero</em> corregga le tesi in quel modo; in secondo luogo non puoi affermare con certezza che l&#8217;ascolto della musica possa influire negativamente sulla correzione della tesi. Quanto alla storiella del parcheggio, è uno dei soliti vecchi cliché. Ne siamo vittime tutti (anche tu, quando vuoi intendere che un tale che dica anche solo per scherzo certe cose non può non essere un bieco maschilista). E poi dimentichi che Facebook è luogo di perdizione.<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
sono convinta che un docente universitario non possa permettersi certe cadute di stile. Fossero anche nient&#8217;altro che tali, lasciano trapelare profondo razzismo, inciviltà, ignoranza e mancanza di rispetto.<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
credo che una persona si debba giudicare per quello che fa, non per quello che dice. Ora, premesso che ogni docente può correggere le tesi nel modo che ritiene più opportuno &#8211; e più genericamente fare quel che meglio crede nella sua vita <em>privata</em> &#8211; ammetteremo che alla fine dipende dallo studente (e da nessun altro) scegliere il relatore che più gli aggrada. Ma forse per te la maschera pubblica è la cosa più importante.<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
ripeto che per me è inconcepibile che costui possa <em>seriamente</em> insegnare in un&#8217;università. Ovviamente è importante <em>anche</em> ciò che si dice (a maggior ragione ciò è valido per un insegnante!). Le parole non sono schiaffi, certo, ma possono fare <em>male</em>: sia a chi le ascolta che a chi le pronuncia.<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
è scoraggiante che tu sia così <em>moralista</em>, a dispetto del nick&#8230; Un buon docente deve insegnare bene, mica rendere conto pubblicamente delle cose che dice e fa <em>in privato</em>.<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
quel profilo Facebook <em>non</em> è privato, ed è anche <em>pubblicizzato</em> sul sito personale del professore. Temo non ci sia alcuno scherzo.<br />
Aspasia</p>
<p>&#8230;</p>
<p><strong>(Leggi anche <a href="http://www.azalais.eu/?p=136">Azalais</a>, <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/02/26/massimamente-maestro">Cateno</a>, <a href="http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/">Giofilo</a>, <a href="http://ladynviolet.blogspot.com/2010/02/candidi-impuniti.html">Ladynviolet</a>.)</strong></p>


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		<title>Una coppia di (pessime) maschere</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 19:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSIDIA (al telefono con una potenziale cliente) – Beh, se non potrò seguirlo io, lo seguirà <i>il mio ragazzo</i>.<br />
TOMMY (a denti stretti) – <i>Buttana</i>.<br />
OSSIDIA (concludendo la telefonata) – A risentirci! – (accigliandosi) – Dicevi?<br />
TOMMY (già alterato) – Ma che cazzo gli dici “il mio ragazzo”! <b>Digli “mio marito”</b>.<br />
OSSIDIA (perplessa) – Ma perché mai?<br />
TOMMY – Vuoi perdere clienti, forse?<br />
OSSIDIA – Ma&#8230;<br />
TOMMY – Ma niente ma! La prossima volta digli “mio marito”, ok?<br />
OSSIDIA – Sposiamoci, e glielo dirò.<br />
TOMMY – <abbr title="va’ al diavolo">Uò caca</abbr>.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/ilmarito.jpg" title="Forse Ossidia si vergogna a dire che suo marito è quest’essere scappato dal manicomio." alt="io in tuta" /></p>
<p>OSSIDIA – Non vedo perché dovrei dirgli che sei mio marito.<br />
TOMMY – Perché devi mettere a proprio agio ’ste cazzo di bigotte ragusane, specialmente se recano danari. Ci vogliono marito e moglie? E tu faglielo credere.<br />
OSSIDIA – Perché allora non rispondi <em>tu</em> al telefono e glielo dici tu?<br />
TOMMY – Perché io lo sai, sono asociale, scontroso e burbero, e spiccicherei a malapena un buongiorno e buonasera. A te invece basta cambiare soltanto una parolina.<br />
OSSIDIA – Non ci riesco.<br />
TOMMY – Ma perché devi fare l’ingenuotta sincerona? Credi che lo meritino?<br />
OSSIDIA – Tu riusciresti a fare il cordiale?<br />
TOMMY – No; ma a te basterebbe soltanto dire “marito” anziché “ragazzo”.<br />
OSSIDIA – E se poi vengono e vedono che non abbiamo la fede?<br />
TOMMY – Cazzi nostri. Ci dà fastidio portarla.<br />
OSSIDIA – Mica facciamo un lavoro manuale&#8230; Non sarebbe una giustificazione valida.<br />
TOMMY – Cazzi nostri, ripeto. Terremo le mani in tasca. Usciremo a malapena la destra per stringer loro la mano.<br />
OSSIDIA – Non mi pare&#8230;<br />
TOMMY (interrompendola, come sempre) – Se è il caso ci procureremo due fedi. Basta che gli dici “mio marito”!<br />
OSSIDIA – Non mi&#8230;<br />
TOMMY (alzando la voce) – Ma cazzo, ma non lo capisci che <i>impressione</i> dai? Cioè, non solo stai scaricando loro figlio a un altro; poi gli dici pure che è “il mio ragazzo”, e quelli a <abbr title="congetturare ipotesi più o meno verosimili">farsi i flash</abbr>: “uhm, allora sbatte mio figlio altrove, in un’altra casa, o nella stessa, boh?, ma forse stanno assieme, orrore!, o magari lui va a casa di lei, il pomeriggio, o&#8230;” &#8230;o <b>tu digli “il mio convivente”</b>, se di palle ne hai!</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/tommydavid/3278756677/" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/oydude.jpg" title="Ma com'è carina la maestrina e il suo maritino!" alt="Ossidia yo dude" /></a></p>
<p>OSSIDIA – Ma ti sembra che la gente ancora si scandalizza?<br />
TOMMY – Oh, <b>ti sembra che la gente accetti i conviventi?</b> Quaggiù, poi! Già ci rompono i coglioni “amici” e parenti affinché ci sposiamo; pensa gli estranei! (Del resto mica la tua comare dice “il mio ragazzo”, dice “mio marito”. E <i>non</i> sono sposati!)<br />
OSSIDIA – (Ma loro hanno cinquant’anni.)<br />
TOMMY – (Ancora più grave!)<br />
OSSIDIA – Senti, non ha proprio senso dirgli “mio marito”.<br />
TOMMY – Senti, te lo spiegherò per l’ultima volta. La gente ci vuole sposati? E diamoglielo, ’sto matrimonio! Così non si fanno fantasie perverse sulla nostra situazione. Non staranno là a chiedersi: “come mai il suo ragazzo? come mai nella stessa casa?” e tutti ’sti vili borghesissimi interrogativi. Fosse per te gli diresti anche che la casa&#8230;<br />
OSSIDIA (timidamente interrompendo) – Io penso che&#8230;<br />
TOMMY (sopravanzando) – Io penso che sei sciocca, e fin troppo ingenua. Cioè, prima quella viene a vederci e ci bidona all’appuntamento (forse perché ha visto me?), poi quell’altra chiama e richiama e ti mozza la telefonata a metà, poi quell’altra ancora dice che richiamerà e non si fa più sentire, ora questa storce il muso via telefono dopo aver sentito “il mio ragazzo”&#8230; <strong>Meritano forse sincerità <em>soperchia</em>?</strong></p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/sposirausani.jpg" title="Tipica coppia di sposi ragusani." alt="sposi ragusani" /></p>
<p>OSSIDIA – Senti, proprio non ci riesco. Rispondi tu, la prossima volta.<br />
TOMMY – Cazzo, cazzo e cazzo. Devi capire una cosa: che <b>ci dobbiamo vendere</b>. E dunque dobbiamo apparire, dobbiamo mascherarci. Da’ loro la tranquillità che si aspettano. Del resto, tu andresti a fare compere in una <abbr title="bottega squallida">putìa frasciamusa</abbr>?<br />
OSSIDIA – No&#8230;<br />
TOMMY – Ecco. Ma forse tu pensi che la gente non abbia di questi pregiudizi verso i conviventi – <b>verso i <i>diversi</i></b>. Come se non fossi tu stessa la prima ad averne! Tu, che ti sei schifata di quelli del gruppo “solidale” perché c’era la fricchettona snob e convinta, e il professore professionista e la moglie mezza imprenditrice e viaggiatrice e la presuntuosa e&#8230;<br />
OSSIDIA (ammutolita) – &#8230;<br />
TOMMY – &#8230;e insomma: <b>la maschera va indossata in società</b>. (Del resto il matrimonio <a href="http://www.pirandelloweb.com/novelle/1928_la_giara/la_giara_10_non_e_una_cosa_seria.htm" target="_blank">non è una cosa seria</a>.)<br />
OSSIDIA – Cerca di capire che com’è per te fare il cordiale, così è per me non fare l’“ingenua”, come dici.<br />
TOMMY – Non capisco cosa ti costa. Tanto più che via telefono puoi (<i>devi</i>!) blandirli soltanto con la voce. Perderli già lì, a causa degli scenari che fai balenare brevemente da dietro il sipario “il mio ragazzo”, è controproducente <i>per noi</i>. Ti dirò di più, di’ loro che <i>tuo marito</i> può seguire i loro figliuoli, il pomeriggio, essendo “libero”. <b>Da’ loro la <em>parvenza</em> di normalità</b>: fa’ credere che siamo maritati, che travagliamo <i>regolarmente</i> e tutto il resto. E ricorda che la gente è intollerante verso l’anticonformismo altrui, ma soprattutto invidiosa della felicità degli altri.<br />
OSSIDIA (furbetta) – Bene. Le prossime clienti che chiameranno me le accollerò io – soldi compresi. Felice io felici tutti (specie <em>mio marito</em>).</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Maschere in rete</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 15:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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<li><a href='http://www.tommydavid.com/2010/01/12/serio-di-fatto-e-di-nome/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Serio di fatto e di nome'>Serio di fatto e di nome</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si vede che in questo periodo c’ho una fissazione, un chiodo fisso, un pensiero fesso che spacca i capelli sopra il cranio: <b>il contatto coi differenti è fonte di rafforzamento dell’identità</b>, ma anche di <i>rimodulazione</i> della stessa – che perciò smette di essere la medesima, virando verso la <i>me-diversa</i>. Forse <i>mi faccio troppe paranoie</i>, per usare un gergo giovanile e uno slang sguaiato, ma l’esistenza di un blog non mi sembra affatto priva di effetti collaterali, pieno com’è di affetti personali: c’è sempre il rischio che qualcuno possa confondere l’acqua torbida per l’algida sorgente. La verità è che ogni scrittore porta una maschera. È sempre stato così, dacché l’uomo ha cominciato a tracciare simboli che con la cosa avevano un rapporto tenue, incerto, arbitrario – e se i simboli erano lontani dall’oggetto, figuriamoci dal soggetto. Ora <b>il blogger è il disseminatore di segni e segnali per eccellenza</b>: dunque è l’ultimo dei mascherati.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rent-a-moose/3063906175/in/set-72157603428292808/" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/tat-masks.jpg" title="Sara Lando, “Tat-masks” (2008)." alt="tat-masks" /></a></p>
<p>Queste tracce hanno una peculiarità: possono essere seguite da chicchessia spesso senza che ce ne rendiamo conto, così come possiamo noi stessi divergere da esse qualora cominciamo a muovere i primi seri passi nel mondo oltre la rete. L’abisso <i>tra palco e realtà</i>, per prendere in prestito una locuzione rock, richiede appunto una maschera che ci rende simili a Giani bifronti, sfrontati all’occorrenza e deferenti all’occasione. Si tenga conto tuttavia che <b>una maschera troppo aderente fa sudare, una troppo distante fa soffocare</b>; una eccessivamente sottile ci espone a sfregi, così come una assai spessa ci impaccia. Ogni blogger sceglierà dunque la maschera con la quale si trova più a suo agio – la più <i>comoda</i>, dovesse anche comportare <b>l’inquietudine altrui per l’inconoscibilità propria</b>. </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rent-a-moose/70453756/in/set-1529606/" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/blankface.jpg" title="Sara Lando, “Blankface” (2005)." alt="blankface" /></a></p>
<p>Grossomodo direi che esistono due categorie di blogger. Partendo dal presupposto che <b>non può coesistere alcun conato di sincerità unitamente alla sfacciataggine d’essere pubblicamente identificabili</b> – tranne forse per certi coraggiosi, o <i>pazzi</i><sup>1</sup> – direi che da un lato si collocano coloro che adoperano un <i>nickname</i> (che spesso assurgono al rango di veri e propri <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pseudonimo" target="_blank">pseudonimi</a>), dall’altro quelli che si presentano con nome e cognome (ciò solitamente avviene anzitutto nell’url; di conseguenza tutto il sito-blog <i>sottoscriverà</i> ciò che sta dopo il www). In realtà tra l’estremo “minore identificabilità” (e dunque maggiore libertà espressiva) e quello “massima reperibilità” (e dunque estrema attenzione alla fama, pena la fame) c’è tutta una gamma di sgradevoli gradazioni. Io credo mi collocassi nella <b>più pericolosa: la via di <i>mezzo</i></b>.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/rent-a-moose/245816343/in/set-1529606/" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/tavolo4.jpg" title="Sara Lando, “Tavolo4” (2006)." alt="tavolo4" /></a></p>
<p>Non senza qualche difficoltà e qualche remora ho cercato di arginare i danni e tamponare l’effluvio, benché con consapevole (e tanto più <em>colpevole</em>) ritardo. <b>Maggiore socialità corrisponde a minore libertà</b>; ma non è più tempo di <a href="http://www.catenotempio.eu/2009/02/04/la-seduzione-del-volksgeist/" target="_blank">sognare l’anarcato</a>. Così preferisco tumulare il mio nome sotto un nomignolo che non sta scritto sul campanello piuttosto che scampanare il mio nome al cielo e poi farmi seppellire dalle terricole – e perciò tanto più terribili – ciance altrui.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_700" class="footnote">«Noi ci trinceriamo dietro il nostro volto; il pazzo con il suo si tradisce. Egli si offre, si denuncia agli altri. Persa la maschera, rende pubblica la sua angoscia, la impone al primo venuto, propala i suoi enigmi. Tanta indiscrezione irrita. È normale che lo si leghi e lo si isoli» (E.M. Cioran, <i>Sillogismi dell’amarezza</i>, Adelphi, Milano 1993: p. 50).</li></ol>

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		<title>Anchilosato e smascherato</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 12:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È passato, ovvero relegato a scarse scariche elettriche neuronali, pure questo mese di novembre, come un purè ben digerito. È passato il mio primo mese da cittadino, olè<sup>1</sup>. È passato e (a)variato anche un pezzo di me, ma non disperate: <b>ci sto facendo l’abitudine</b>, e il vizio (di forma) diventa quasi sfizio. Mi sono riscoperto più <a href="http://www.tommydavid.com/blog/chitarra/" target="_blank">chitarrista</a> di quanto ricordassi (in questi giorni non penso quasi ad altro<sup>2</sup>), ma c’è ancora qualcosa che non va.</p>
<p>C’è <a href="http://portosepolto.wordpress.com/" target="_blank">chi</a> mi dice che <b>sono troppo <a href="http://www.pessimista.it" target="_blank">pessimista</a></b>. Ora, considerando che a mio modesto avviso il più pessimista della nostra generazione non può che essere <a href="http://antonio-cosedipococonto.blogspot.com/" target="_blank">lui</a> (e dunque io tuttalpiù sarei mediocremente argenteo, cioè grigio e opaco se non lustrato e lucido), tenterò di discolparmi. No, il nostro difetto non è il pessimismo (il quale è un difetto in chi difetta): al più pecchiamo d’<b>eccessivo verismo</b>, come sempre. </p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/autoritratto-raw.jpg" title="In questo scatto però l’unica cosa che non va è la becera tuta bigia..." alt="mio autoritratto" /></p>
<p>Ridiamo, piangiamo (che è <a href="http://www.iltempiodellombra.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=41:ridere-in-taglio-piangere&#038;catid=4:tempio&#038;Itemid=5" target="_blank">lo stesso</a>), ma poco importa: il peggio è che non vogliamo rassegnarci all’idea che <b>la vita nel mondo</b><sup>3</sup> <b>necessita degli altri</b> – quantomeno di chi ci (estro)mette tragicamente nel mondo –, e dunque della relazione con essi, che non può non esplicarsi attraverso la <b>finzione della maschera</b>, sommo vezzo sociale. Il problema è che quella del filosofo è <i>fessa</i>: è stupida e spaccata – o forse solo stupita e spaccona –; e attraverso lo squarcio si coglie la verità del pensiero.</p>
<p>Concretamente: sono talmente misantropo – e dunque filosofo<sup>4</sup> – che <b>non riesco neanche a ingannare gli altri</b> (pratica comune sulla quale si basa ogni agognato guadagno, anzitutto per generico nascondimento all’occhio estraneo dei propri eventuali (s)vantaggi cognitivi): sul mio viso apparirebbero immantinente espressioni di sdegno, di disgusto e financo di derisione per il malcapitato. Dato ciò, come potrei mai <b>vendere o vendermi</b> a non-filosofi<sup>5</sup>, cioè agli <i>altri</i> per eccellenza?</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_557" class="footnote">Avrete già meditato a dovere sulle mie riflessioni <a href="http://www.tommydavid.com/2008/11/06/conati-di-vita-cittadina/" target="_blank">immediate</a> e su quelle più <a href="http://www.tommydavid.com/2008/11/12/il-belletto-della-citta/" target="_blank">ragionate</a>, giusto?</li><li id="footnote_1_557" class="footnote">Proprio adesso che non sono isolato per suonare a volontà! Poco da fare: <b>si desidera sempre solo ciò che non si possiede</b>.</li><li id="footnote_2_557" class="footnote">Anche la nostra, ebbene sì – purtroppo.</li><li id="footnote_3_557" class="footnote">Perché chi ama il sapere non può che odiare gli uomini – ovvero <b>chi brama il pensiero detesta il corpo</b>.</li><li id="footnote_4_557" class="footnote">Esistono altri mezzi per rallentare la propria crescente e inevitabile entropia?</li></ol>

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