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	<title>Tommy David &#187; morale</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Glaucone e gli esperimenti mentali</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 19:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo finito il primo libro della <em>Repubblica</em> con Trasimaco che si fa dolce e smette di strapazzare Socrate<sup>1</sup>; non per questo però i dissenzienti sono stati messi a tacere definitivamente<sup>2</sup>. Glaucone, come noi, non è del tutto persuaso che «il giusto è in ogni caso migliore dell&#8217;ingiusto» (<em>Resp</em>. II, 357b); di più, svela il <a href="http://www.tommydavid.com/2010/04/22/socrate-e-la-teoria-dei-giochi/">ragionamento socratico</a>:</p>
<blockquote><p>«Quando gli uomini si fanno reciprocamente ingiustizia e provano il male e il bene, coloro che non sono capaci di evitare l&#8217;uno e di ottenere l&#8217;altro ritengono vantaggioso venire a un accordo, di non farsi a vicenda ingiustizia. E così hanno cominciato a porre leggi e a fare patti tra loro; e hanno dato nome di legittimo e giusto a ciò che è stabilito dalla legge» (<em>Resp</em>. II, 358e-359a).</p></blockquote>
<p>Siamo dalle parti del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Contratto_sociale">contrattualismo</a>: il bene è soverchiare gli altri, e se ciò <em>di norma</em> non accade è solo grazie alle leggi<sup>3</sup>. Ma non è questo che oggi m&#8217;interessa<sup>4</sup>, quanto il <em>modo</em> usato da Glaucone per dare manforte al povero (di parole) Trasimaco. L&#8217;esordio è un mito leggendario &#8211; o una favoletta un po&#8217; <em>horror</em>, secondo i gusti: Gige, un pastore lidio, discende in una voragine apertasi dopo un terremoto e vi trova un cavallo di bronzo con dentro un cadavere con un bell&#8217;anello in mano. Ovviamente fa quel che avrebbe fatto chiunque di noi non fosse fuggito via atterrito: prende l&#8217;anello e se lo porta (al dito). Di lì a poco scopre che, in base a come rigira l&#8217;anello, diventa invisibile agli occhi dei presenti: è il mitico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anello_di_Gige">anello di Gige</a>, che gli permette di ottenere il <em>potere</em> seducendo la regina e uccidendone il marito<sup>5</sup>. Ma se qua siamo sul terreno <em>fantasy</em><sup>6</sup>, nel seguito cambiamo (lievemente) genere. Sentiamo.</p>
<blockquote><p>«Supponiamo ora che ci siano due di tali anelli e che l&#8217;uno se lo infili il giusto e l&#8217;altro l&#8217;ingiusto. In tal caso non ci sarebbe nessuno, si può credere, tanto adamantino da restare giusto e da avere la forza di astenersi dal toccare la roba d&#8217;altri, quando gli si offrisse la possibilità di asportare dal mercato impunemente ciò che più gli piacesse, di entrare nelle case e di unirsi a chi volesse, di ammazzare o liberare dalle catene chi desiderasse, e di fare ogni cosa come un dio tra gli uomini. Così facendo non si comporterebbe diversamente dall&#8217;altro: ambedue moverebbero alla medesima meta» (<em>Resp</em>. II, 360b-c).</p></blockquote>
<p>Vediamo bene che si tratta di un esperimento (&#8220;<em>supponiamo&#8230;</em>&#8220;); ma, non essendo possibile l&#8217;invisibilità<sup>7</sup>, un simile sperimentare accade interamente nella mente. È un <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_mentale">Gedankenexperiment</a></em>; di più, è tra i primi esperimenti mentali filosofici<sup>8</sup> e senz&#8217;altro il primo<sup>9</sup> di natura <em>etica</em>. Ora, mi attarderei sulla mia concezione di filosofia come arte dell&#8217;esperimento mentale (unico modo per renderla più prossima alla scienza e distaccarla dal <em>continente</em>&#8230;), ma davvero è materia per altri scritti. Soffermiamoci invece sulle conclusioni che vengono tratte nel laboratorio filosofico di Glaucone:</p>
<blockquote><p>«Questa, si potrà dire, è la prova decisiva che nessuno è giusto di proposito, ma in quanto vi è costretto: ciò perché nel suo intimo nessuno considera un bene la giustizia, ché anzi ciascuno, dove crede di poterlo fare, commette ingiustizia. Privatamente ogni uomo giudica assai più vantaggiosa l&#8217;ingiustizia che la giustizia» (<em>Resp</em>. II, 360c).</p></blockquote>
<p>Dunque saremmo tutti <em><a href="http://www.etimo.it/?term=ipocrita">ipocriti</a></em> &#8211; delle merde travestite da santi che compirebbero <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/23/news/si_dimette_il_vescovo_di_bruges_ho_abusato_di_un_giovane-3560428/">nefandezze nell&#8217;oscurità</a>. Un po&#8217; categorico, certo, come giudizio; del resto non è facile immaginare la mosca bianca (dunque invisibile) che non commetterebbe ingiustizia: Glaucone &#8211; e noi con lui &#8211; ha visto solo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_dei_corvi">corvi neri</a>. A questo punto gli si può ribattere solo con un altro esperimento mentale. E Socrate, anzi Platone <em>in <a href="http://www.etimo.it/?term=persona">persona</a></em>, lo farà in grande stile immaginando l&#8217;intera <em>Repubblica</em>.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2959" class="footnote">Cfr. <em>Resp</em>. I, 354a.</li><li id="footnote_1_2959" class="footnote">Se non altro, un grande merito di Platone è quello di cogliere e anzi anticipare sempre le obiezioni che gli possono venire mosse: da esse muove i passi.</li><li id="footnote_2_2959" class="footnote">Cfr. Resp. II, 359c.</li><li id="footnote_3_2959" class="footnote">Hobbes lo <a href="http://www.tommydavid.com/2010/04/16/della-filosofia-politica/">leggerò</a> più in là.</li><li id="footnote_4_2959" class="footnote">Resp. II, 359d-360b.</li><li id="footnote_5_2959" class="footnote">Dicono che questo mito abbia ispirato <em>Il Signore degli Anelli</em>&#8230;</li><li id="footnote_6_2959" class="footnote"><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_18/mantello-invisibile_849b2170-32b3-11df-b043-00144f02aabe.shtml">Non ancora</a> almeno&#8230;</li><li id="footnote_7_2959" class="footnote">Per quanto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thought_experiment#Philosophy">qua</a> non sia nemmeno citato.</li><li id="footnote_8_2959" class="footnote">Almeno il primo di cui abbiamo sì viva testimonianza&#8230;</li></ol>

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		<title>Professori e moralisti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 19:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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<li><a href='http://www.tommydavid.com/2007/05/11/perche-la-cattedra/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Perché la cattedra'>Perché la cattedra</a></li>
<li><a href='http://www.tommydavid.com/2010/01/19/cattivi-insegnanti/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Cattivi insegnanti'>Cattivi insegnanti</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tommy,<br />
sono una studentessa di filosofia. Vorrei sottoporti un quesito: sto per scrivere la tesi triennale, e sinceramente avevo già pensato a chi chiederla. Oggi però ho notato che questo professore è fan su Facebook di <em><a href="http://www.facebook.com/pages/Correggere-le-tesi-con-iTunes-aperto-e-la-musica-sparata-a-tutto-volume/256870901081">Correggere le tesi con iTunes aperto e la musica sparata a tutto volume</a></em>. Improvvisamente mi è passata la voglia di studiare, o almeno di fare la tesi a lui&#8230; Ma dico io, è normale che possa insegnare gente del genere?<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
sei fortunata ad avere un professore iscritto a Facebook. Sia perché la maggior parte dei docenti non sanno manco cosa sia internet; sia perché non c&#8217;è luogo migliore di Facebook per farsi un&#8217;idea, nel bene e nel male (ma soprattutto nel male), di una persona. Di primo acchito ti consiglierei di cambiare relatore, e magari di darti da fare affinché simili docenti possano dedicarsi proficuamente ad <em>altro</em> (ascoltare la musica <em>sparata</em>, ad esempio&#8230;), come <a href="http://www.tommydavid.com/2010/01/19/cattivi-insegnanti/">proponeva già Popper</a>. Probabilmente però quella è solo una <em>boutade</em> frutto di un attimo di scazzo su Facebook. L&#8217;avevi considerato?<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
ho pensato anch&#8217;io che potesse trattarsi di uno scherzo o di un momento di passatempo. Ma che dire del <em>suo</em> gruppo che auspica l&#8217;introduzione di <em>parcheggi per le donne dopo quelli per i disabili</em>? (E voglio tacere degli altri&#8230;)<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
suvvia, non fare la bacchettona! Il tuo professore mi fa simpatia. Ha coraggio da vendere; svecchia l&#8217;immagine di una categoria anchilosata e fossilizzata tra tetre giacche e grigie scartoffie. E poi è palese che quei gruppi facciano parte dello svago &#8211; totalmente <em>inutile</em>&#8230;<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
certe cose non dovrebbero dirsi nemmeno per scherzo. Continuo a non concepire l&#8217;idea di un professore universitario che ammetta di correggere le tesi con la musica a tutto volume, per di più un docente di <em>etica sociale</em>, bada bene!, che ritiene pure che le donne debbano avere un&#8217;area parcheggio dedicata accanto a quella per i disabili. È <em>scandaloso</em>.<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
anzitutto non hai prove che questo professore <em>davvero</em> corregga le tesi in quel modo; in secondo luogo non puoi affermare con certezza che l&#8217;ascolto della musica possa influire negativamente sulla correzione della tesi. Quanto alla storiella del parcheggio, è uno dei soliti vecchi cliché. Ne siamo vittime tutti (anche tu, quando vuoi intendere che un tale che dica anche solo per scherzo certe cose non può non essere un bieco maschilista). E poi dimentichi che Facebook è luogo di perdizione.<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
sono convinta che un docente universitario non possa permettersi certe cadute di stile. Fossero anche nient&#8217;altro che tali, lasciano trapelare profondo razzismo, inciviltà, ignoranza e mancanza di rispetto.<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
credo che una persona si debba giudicare per quello che fa, non per quello che dice. Ora, premesso che ogni docente può correggere le tesi nel modo che ritiene più opportuno &#8211; e più genericamente fare quel che meglio crede nella sua vita <em>privata</em> &#8211; ammetteremo che alla fine dipende dallo studente (e da nessun altro) scegliere il relatore che più gli aggrada. Ma forse per te la maschera pubblica è la cosa più importante.<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
ripeto che per me è inconcepibile che costui possa <em>seriamente</em> insegnare in un&#8217;università. Ovviamente è importante <em>anche</em> ciò che si dice (a maggior ragione ciò è valido per un insegnante!). Le parole non sono schiaffi, certo, ma possono fare <em>male</em>: sia a chi le ascolta che a chi le pronuncia.<br />
Aspasia</p>
<p>Cara Aspasia,<br />
è scoraggiante che tu sia così <em>moralista</em>, a dispetto del nick&#8230; Un buon docente deve insegnare bene, mica rendere conto pubblicamente delle cose che dice e fa <em>in privato</em>.<br />
Tommy</p>
<p>Caro Tommy,<br />
quel profilo Facebook <em>non</em> è privato, ed è anche <em>pubblicizzato</em> sul sito personale del professore. Temo non ci sia alcuno scherzo.<br />
Aspasia</p>
<p>&#8230;</p>
<p><strong>(Leggi anche <a href="http://www.azalais.eu/?p=136">Azalais</a>, <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/02/26/massimamente-maestro">Cateno</a>, <a href="http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/">Giofilo</a>, <a href="http://ladynviolet.blogspot.com/2010/02/candidi-impuniti.html">Ladynviolet</a>.)</strong></p>


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		<title>Fatalisti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 12:14:55 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatalismo è il credere che <em>ciò che deve accadere accade</em> – concezione più che diffusa in Sicilia, dove si macchia sovente di toni consolatori, religiosamente rassegnati («<abbr title="come vuole dio"><em>com’uoli diu</em></abbr>»&#8230;). È luogo comune supporre che il fatalismo spinga all’inazione o quanto meno all’inerzia, ma basta poco per mostrare che non è così. Mettiamo in palio cento euro. Puoi scegliere: puoi vincerli se fai dodici con due dadi, o se ti esce testa lanciando una moneta. Tu sei un essere <em>razionale</em>, e giustamente scegli la moneta; a rigor di logica, per un fatalista la scelta è <em>indifferente</em>. Così anche Dennett<sup>1</sup> tenta di confutare il fatalismo, glissando sul fatto che perfino il fatalista <em>deve</em> scegliere tra dadi e moneta<sup>2</sup>. Lì per lì quasi m’entusiasmo, specie immaginandomi la scelta <em>errata</em> da parte del fatalista<sup>3</sup>; poi torno nei ranghi, metto da parte l’ennesimo esperimento più mentale che reale<sup>4</sup> e mi rivolgo nuovamente alla storia. È abbastanza chiaro, infatti, che un fatalista <em>puro</em>, come comunemente inteso, non può esistere<sup>5</sup>. Andiamo a vedere allora dove emergono delle sacche di mero fatalismo. Esse si manifestano nelle malattie, negli incidenti e nella morte<sup>6</sup>, e <em>mai</em> nel bene improvviso o imprevisto, come può insegnarvi qualsiasi vero siculo<sup>7</sup>. Sono tutti eventi in gran parte indipendenti dalla propria <em>volontà</em><sup>8</sup>, diversamente dalla scelta tra la moneta e i dadi<sup>9</sup>. Sono cose molto poco in nostro <em>potere</em>. Ecco: a mio avviso il vero fatalista, oggi, è colui che meglio computa il cieco fato – quel <em>caso</em> che può essere indagato solo con la categoria della possibilità, e dunque con lo strumento della <em>probabilità</em>. Il fatalista è colui che sa che la feccia lo circonda – ma il prezzo per imbracciare un kalashnikov, o anche solo per aprir bocca, è troppo <em>vitale</em>. Con buona pace di Dennett, il fatalista &#8211; il cui unico scopo è arginare il male &#8211; è l&#8217;unico che si <em>salverà</em>.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2274" class="footnote">In <em>L’evoluzione della libertà</em>, ma intuisco che egli non sia stato il primo a proporre un argomento del genere.</li><li id="footnote_1_2274" class="footnote">O non sceglie? O forse affiderebbe la scelta a&#8230; un ulteriore lancio di moneta?</li><li id="footnote_2_2274" class="footnote">Senza necessariamente connotare, come Dennett, i fatalisti come <em>evoluzionisticamente</em> perdenti&#8230;</li><li id="footnote_3_2274" class="footnote">E che mostrerebbe solo chi è più bravo in matematica e chi meno, mica chi è fatalista e chi no.</li><li id="footnote_4_2274" class="footnote">Forse proprio perché s’è estinto &#8211; vuoi vedere che aveva ragione Dennett?</li><li id="footnote_5_2274" class="footnote">Non senza un pizzico di afflitta eresia. «È Dio che vuole il male»: ci hanno mai pensato che è questo quel che <em>dicono</em> i fatalisti nostrani?</li><li id="footnote_6_2274" class="footnote">Cosa può saperne un americano di fatalismo? Ditemelo.</li><li id="footnote_7_2274" class="footnote">Checché ciò voglia dire, specie in un&#8217;ottica <em>strettamente</em> determinista.</li><li id="footnote_8_2274" class="footnote">Non il lancio della moneta o dei dadi in sé, però!</li></ol>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Libero arbitrio: un dialogo catechistico</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 01:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[X – Che cos’è il libero arbitrio? Y – È la libertà metafisica, vale a dire la forma di libertà più generale e astratta. X – In altre parole? Y – È la possibilità stessa della libertà. La possibilità di scelta, ancor prima che di azione. X – Quali sono le condizioni del libero arbitrio? [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>X – Che cos’è il libero arbitrio?<br />
Y – È la libertà metafisica, vale a dire la forma di libertà più generale e astratta.<br />
X – In altre parole?<br />
Y – È la <em>possibilità</em> stessa della libertà. La possibilità di scelta, ancor prima che di azione.<br />
X – Quali sono le condizioni del libero arbitrio?<br />
Y – La possibilità di fare <em>altrimenti</em> e l’autodeterminazione – o sia la capacità di <em>controllare</em> le proprie azioni.<br />
X – Noi abbiamo queste possibilità?<br />
Y – Dipende. C’è chi dice sì, c’è chi dice no.<br />
X – E da cosa dipende?<br />
Y – Dalla <em>fisica</em>, anche. Dallo stato del mondo.<br />
X – Cioè?<br />
Y – Dovremmo prima capire se il mondo sia determinato o meno.<br />
X – Non lo sappiamo ancora?<br />
Y – No. Non con certezza almeno – come tutto, nella vita e nella scienza.<br />
X – Ammettiamo che il mondo sia determinato.<br />
Y – Postulando il determinismo, abbiamo due possibilità: che la libertà sia possibile nonostante ciò – o che sia impossibile proprio per ciò.<br />
X – Sentiamo il primo caso.<br />
Y – Per i compatibilisti la libertà esiste nonostante il (o – proprio grazie al) determinismo. (Per altro il compatibilismo è forse la soluzione filosofica del problema del libero arbitrio col miglior <em>pedigree</em>. Un po’ tutti i &#8220;moderni&#8221; – Hobbes, Locke, Hume – erano convinti di ciò.)<br />
X – Ma se tutto è determinato, come si può essere liberi?<br />
Y – Qua casca l’asino (di Buridano). I compatibilisti schivavano il problema ammettendo che non siamo liberi di agire, ma solo di volere. La volontà determina l’azione e non è a sua volta determinata se non da sé stessa.<br />
X – Non mi convince.<br />
Y – Non sei l’unico. L’altra classe di teorie sul libero arbitrio, infatti, suppone che il determinismo sia falso – e che dunque il mondo non sia determinato.<br />
X – Così la questione si risolverebbe?<br />
Y – Piano. Al solito, postulando l’indeterminismo, abbiamo chi crede nella libertà grazie ad esso, e chi la nega proprio per causa sua.<br />
X – Parlami della prima soluzione.<br />
Y – Per i libertari l’indeterminismo è ciò che rende possibile la libertà.<br />
X – Tutto risolto, dunque.<br />
Y – Non esattamente. Se tutto è indeterminato allora tutto è <em>casuale</em>. In altre parole, nell’indeterminismo niente può determinare gli eventi. Dunque neanche l’agente può controllare le proprie azioni – e ciò è la negazione della possibilità di scelta&#8230;<br />
X – Bene. Dovremmo allora rinunciare alla libertà?<br />
Y – È quel che suppongono i deterministi “duri” e gli scettici – questi ultimi indeterministi, o indifferenti.<br />
X – Ma noi non vogliamo, <em>non possiamo</em> fare a meno della libertà!<br />
Y – Abbiamo varie possibilità. Una è che la libertà sia un’illusione. Un’altra è che il problema sia mal posto. Ancora, possiamo immaginare che la libertà sia un mistero. O che si sia evoluta con l’uomo, per l’uomo.<br />
X – Tu quale scegli?<br />
Y – Devo o <em>posso</em>?</p>


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		<title>Treni pazzi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 04:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Primo scenario: sei su un treno, il macchinista perde i sensi e la macchina fuori controllo si dirige rapidamente verso cinque malcapitati su un binario. Puoi manovrare il cambio e deviare il treno, ma c’è un tizio pure sull&#8217;altro binario. Tiri la leva, pensando – meglio uno che cinque. Secondo scenario: sei su un ponte sopra i binari, vedi che il treno ha perso il controllo e si dirige verso i cinque. Tutto quel che puoi fare è lanciare giù dal ponte un uomo grasso, che col suo peso rallenterebbe il treno. Inorridito resti fermo, e atterrito assisti alla morte dei cinque sventurati. È il noto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Trolley_problem">trolley problem</a>, sul quale <a href="http://www.tommydavid.com/tag/marc-hauser/">Hauser</a> ha incentrato il suo libro e a cui l’Amorale Alex ha dedicato più d’un post (tra cui <a href="http://lamorale.wordpress.com/2010/01/12/gesuitis-appreciation-society/">questo</a>).</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/trolleyproblem.jpg" title="Fumetto sul secondo caso del dilemma." alt="trolley problem" /></p>
<p>Certo, il dilemma morale (dacché è <em>mortale</em>) è presentato quasi come un banale problema matematico, <em>quantitativo</em> – meglio uno che cinque. Ma non è così semplice. Perché nel secondo caso il calcolo non funge? Kant la risposta la sapeva già, e la espose nel secondo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Critica_della_ragion_pratica#Gli_imperativi_categorici">imperativo categorico</a>: «Agisci in modo da trattare l&#8217;uomo, così in te come negli altri, sempre anche come fine, non mai solo come mezzo». Eppure ci accorgiamo che trattiamo quotidianamente gli altri <em>solo</em> come mezzo solo se c&#8217;è di mezzo la morte. Tratto <a href="http://www.filosofico.net/smith.htm">il macellaio, il birraio e il fornaio</a> come meri mezzi, e come <em>mezzo</em> mezzo da loro mi lascio trattare. È forse la reciprocità e nient&#8217;altro a farci tollerare che non vi siano fini <em>fini</em> nelle azioni altrui?</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Memoria e libertà. Un’introduzione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 12:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrissi la mia prima tesi, lo ricordo bene (fa parte ormai della mia autobiografia<sup>1</sup>), su Antonio Damasio e la sua concezione neurobiologica, con importanti ricadute filosofiche ed epistemologiche, del mentale. Una copia rilegata sta in vetrina, tra i libri più cari perché pieni di concetti in qualche modo fatti miei nel corso dei mesi, degli anni. Ne rileggo una copia digitale, immagazzinata e quasi dispersa tra i bit dell’hard disk del computer: ammetto che certe parti stento a rammentarle. Ancora vive sono invece le sensazioni che provavo nello scriverla, alla fine di un’estate trascorsa studiando, apprendendo nuove nozioni. Posso sfogliare le foto del giorno della mia ‘prima’ laurea riprovando le stesse emozioni, l’attesa, l’impazienza, il sudor freddo. E poi mi rivedo, ormai libero dagli affanni pre-laurea (e pronto ad immettermi in un nuovo percorso didattico), a festeggiare il raggiungimento di un traguardo importante per la mia vita.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/tommylaurea1.jpg" title="Ai tempi della prima laurea (oltre un lustro addietro)." alt="io alla prima laurea" /></p>
<p>Ogni evento della nostra vita (specie i più importanti, i più “significativi”) incide un segno su di  noi e dentro di noi, sui nostri corpi e nei nostri cervelli. È la memoria l’addetta al reperimento di tali tracce che essa stessa porta (per dirla con le parole sintetiche ma efficaci di una neurologa, «la memoria è la capacità di immagazzinare informazioni alle quali attingere quando necessario»<sup>2</sup>). Il tempo che viviamo, gli eventi con tutto il loro carico affettivo e conoscitivo, rendono conto dell’estrema pervasività della memoria nelle nostre vite (i Tadié parlano a tal proposito di un duplice <em>senso</em> della memoria, ovvero del suo essere un «sesto senso che ingloba e forse condiziona tutti gli altri» e del suo dare «un senso alla vita dell’uomo»<sup>3</sup>). Fin dal sorgere del pensiero filosofico, l’interesse per la capacità di ricordare è sempre stato vivo, probabilmente per l’impalpabile concretezza, per la sfuggente materialità della memoria umana: è memoria la cultura, nostra seconda natura; la storia, terreno per le nostre radici; il sapere, appreso tra errori e sacrifici; la vita stessa, col suo senso di continuità temporale che fa sorgere il senso del sé, l’io unitario a cui ognuno di noi riferisce il tutto. È parimenti memoria una sensazione rievocata così come un episodio dimenticato, caduto nell’oblio che della memoria è l’opposto e il basamento. </p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/piccolotommy.jpg" title="Una delle mie foto più antiche (escludendo quelle ancora in fasce)." alt="io da piccolo" /></p>
<p>Focalizzerò la mia indagine “neurofilosofica”<sup>4</sup> specialmente sul rapporto che intercorre tra memoria e libertà. Ciò significa cercare di rispondere<sup>5</sup> a domande come: i ricordi sono volontari? sono libero di dimenticare? la memoria ci rende liberi o siamo schiavi dei ricordi? la nostra libertà è condizionata dalla memoria? Questi interrogativi porteranno necessariamente (!) a sfiorare  l’annoso quanto essenziale problema se effettivamente siamo liberi, rivedendolo alla luce di nuove recentissime scoperte neuroscientifiche<sup>6</sup>. Adopererò testi di neurologi imprestati alla letteratura, mi farò forte dell’opinione di filosofi che nei secoli si sono chiesti cosa sia la mente che ricorda e come si possa essere liberi in questo mondo; infine, per esaminare più da vicino – e da un altro punto di vista – lo stretto rapporto intercorrente tra memoria e libertà, ricorrerò anche alla narrativa antiutopistica, alle <em>distopie</em> di Orwell, Huxley, Bradbury, Junger.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2132" class="footnote">Non l’ho ancora scritta, ma ne tengo, così io come tutti voi, diverse versioni nella mia mente, pronte ad essere scorse capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina.</li><li id="footnote_1_2132" class="footnote">C. Papagno, <em>Come funziona la memoria</em>, Laterza, Roma-Bari 2003, p. 7.</li><li id="footnote_2_2132" class="footnote">J.Y. Tadié – M. Tadié, <em>Il senso della memoria</em>, Dedalo, Bari 2000, p. 297.</li><li id="footnote_3_2132" class="footnote">Pare che il termine sia stato usato per la prima volta da Patricia S. Churchland, neuropsicologa eliminativista (ragionando in meri termini classificatori di filosofia della mente): il suo testo <em>Neurophilosophy</em>, tentando l’unione tra neuroscienze e filosofia, auspica il nascere di questa nuova disciplina.</li><li id="footnote_4_2132" class="footnote">Assumo un punto di vista un po’ rozzo, certo da superare: che nella filosofia il motore siano le domande, nella scienza importano soprattutto le risposte.</li><li id="footnote_5_2132" class="footnote">Si tratta di studi che, attualmente, sono ancora allo stadio larvale, a differenza di quelli riguardanti la memoria. In tal modo saremo più liberi di proporre una visione più strettamente filosofica di un tema ancora <em>hard</em>, duro da ridurre (similmente alla <em>coscienza</em>, che del resto è fortemente legata ad entrambe le tematiche della memoria e della libertà).</li></ol>

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		<title>Attentato e moralità</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 21:10:39 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore mi sto <em>divertendo</em> a seguire e collezionare le reazioni al mancato attentato. Quasi mi stupisce vedere che molti dei miei contatti prediletti – tutti antiberlusconiani, sia chiaro – si siano dichiarati sdegnati e contrariati. <em>A caldo</em>. Mi hanno fatto una strana impressione – come di virtuosi, che inibiscono il piacere immediato; o di comunisti d’un tempo, che presagiscono il bene futuro e ad esso consacrano ogni energia; o, ancora, di storici che sanno che gli attentati anarchici hanno scatenato solo male immediato (costo necessario per futuri miglioramenti, però).</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/berlsuconi.jpg" title="L'immagine più emozionante che abbia visto negli ultimi tempi." alt="berlusconi ferito e sanguinante" /></p>
<p>Hauser ipotizza tre tipi di creature morali: la kantiana (morale dell’intelletto), la humiana (morale del sentimento) e la rawlsiana (morale ponderata e innata). In un primo momento ho pensato che dalle reazioni avrei potuto classificare moralmente i compagni: un test sul campo. Poi però ho avvertito che non è così semplice. Vedere quel volto, adesso sì da joker, adesso davvero da settantatreenne, scatena sentimenti ambigui. Non ci suscita pena sincera, no; di più, non solleva l’orrore morale per la povera vittima, ma solo quello <em>pavido</em> del dente per dente.</p>


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		<title>Di fronte al tiranno</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 12:04:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è gente così ottimista da ritenere che una sfilata in abiti d’attesa possa turbare e anzi rovesciare il tiranno. Quanta speme! Tuttavia il tirannicidio sarà solo evocato, con garbo ed eleganza. Il tirannicidio richiede ardore, e concede in cambio solo terrore. Ma soprattutto richiede un bruto. Ne basta uno &#8211; uno che sappia affrontare lo [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è gente così ottimista da ritenere che una sfilata in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colori_liturgici#Violaceo">abiti d’attesa</a> possa turbare e anzi rovesciare il tiranno. Quanta speme! Tuttavia <a href="http://malvino.ilcannocchiale.it/2009/12/04/fighissimi.html">il tirannicidio sarà solo evocato</a>, con garbo ed eleganza. Il tirannicidio richiede ardore, e concede in cambio solo terrore. Ma soprattutto richiede un <em>bruto</em>. Ne basta <em>uno</em> &#8211; uno che sappia affrontare lo sguardo del tiranno senza nascondersi dietro paraventi, o dietro paramenti. Il tiranno lo sa, e allora guarda torvo, con fiero cipiglio.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/sorriso.jpg" title="Un sorriso, come direbbe 'il più cattivo'." alt="sorriso di berlusconi" /></p>
<p>Talvolta però il tiranno è un omuncolo da quattro soldi. Non ha l’occhio magnetico, non ha la mascella sprezzante, non ha il sopracciglio suadente né il baffo rassicurante. In compenso irradia un volto sorridente. Come sa bene qualsiasi etologo<sup>1</sup>, il sorriso è tra i più potenti meccanismi inibitori della violenza<sup>2</sup>. Come capirebbe all’istante qualsiasi astante, puoi odiare il tiranno solo dopo che per anni un rivale te lo mostra <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/berlusconi-mima/4.html">così</a> e <a href="http://riva.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/05/20/le-monde-berlusconi/">cosà</a>, ma non puoi ucciderlo: dal vivo ti spiazzerebbe.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1783" class="footnote">Vedi ad esempio Eibl-Eibesfeldt in <em>Amore e odio</em>.</li><li id="footnote_1_1783" class="footnote">Assieme al pianto, ma non sarebbe molto virile.</li></ol>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dodici passi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 12:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti programmi per uscire dalle dipendenze sono strutturati in dodici passi. L’ultimo è quello in cui l’individuo ammette di aver fatto qualcosa di sbagliato. Non è semplice, visto che l’ammissione implica il riconoscimento di un atto illecito, di solito1. Ora, molti possono essere fieri di ciò che fanno, anche (e soprattutto) quando non è conforme. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti programmi per uscire dalle dipendenze sono strutturati in dodici passi. L’ultimo è quello in cui l’individuo ammette di aver fatto qualcosa di sbagliato. Non è semplice, visto che l’ammissione implica il riconoscimento di un atto illecito, di solito<sup>1</sup>. Ora, molti possono essere fieri di ciò che fanno, anche (e soprattutto) quando non è conforme. Già i tredicenni capiscono – bevo alcol e mi sento figo. La domanda giusta è: è giusto?</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/tacchi.jpg" title="Non stare seduto! Le hai usate per i calci, le userai per i passi." alt="scarpe con tacco maschili" /></p>
<p>Stavolta, però, poco ci interessa l’aspetto morale. Ci sono casi in cui non c’è incertezza sull’immoralità di certe azioni, e non c’è dubbio che tali azioni siano state compiute. In questi casi dobbiamo curarci dell’aspetto psicologico. Patologico. Ci sono settantatreenni che oscillano tra il vantarsi dei propri atti più biechi e il negarli, o sia non riconoscerli come immorali – come dannosi per gli altri. A costoro dodici passi glieli farei fare. A calci.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1770" class="footnote">Queste righe sono praticamente la parafrasi di una pagina di <a href="http://www.tommydavid.com/tag/marc-hauser/">Hauser</a>. Mi (si) perdoni.</li></ol>

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		<title>Quasi mor(t)ali</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 09:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei leitmotiv di <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788842813859/hauser-marc-d-/menti-morali-origini.html">Menti morali</a></em> mi sembra un concetto alquanto immorale di “universalità”. Conscio – come lo erano gli antichi – che ogni cultura ha le sue usanze, <a href="http://www.wjh.harvard.edu/~mnkylab/HauserBio.html">Hauser</a> ci ricorda più volte che le leggi morali sono universali; sono le eccezioni di matrice culturale ad essere particolari. Non so se trovare tale ipotesi <em>ad hoc</em> – ché di questo si tratta – sottilmente deliziosa o irrimediabilmente stupida.</p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/mentimorali.jpg" title="Ecco cosa mi appare ogni notte sul comodino." alt="copertina di menti morali" /></p>
<p>Forse è semplicemente formulata in modo astuto. Più volte io e <a href="http://www.ossidia.it">consorte</a> ci siamo impelagati in discussioni interminabili, della serie – uccideresti il <a href="http://images.google.it/images?q=berlusconi+dittatore">dittatore</a>? (sì: ma non eri contro la pena di morte?). Sarò io che tento di ragionare in maniera fin troppo logica – laddove non è ammessa eccezione – ma di fronte a queste discussioni m’incanto. Scorgo che più importante della vita è la sicurezza – la <em>pace</em>. Roba da morti.</p>


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