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	<title>Tommy David &#187; scienze della comunicazione</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Ancora attorno alla tv</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 01:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei tornare brevemente (ma nemmeno troppo) sull’argomento del penultimo post. Qualche altra riflessione sparsa, forse doverosa dopo essere stato tacciato di banalità. Focalizzerò i punti che mi sembrano più urgenti, sperando di non ripetermi eccessivamente ma di chiarirmi definitivamente. La televisione come fonte di informazione. Questa è una problematica ampia e dolente. Diamo per assodato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei tornare brevemente (ma nemmeno troppo) sull’argomento del <a href="http://www.tommydavid.com/2007/02/sopra-la-televisione" target="_blank">penultimo post</a>. Qualche altra riflessione sparsa, forse doverosa dopo essere stato tacciato di banalità. Focalizzerò i punti che mi sembrano più urgenti, sperando di non ripetermi eccessivamente ma di chiarirmi definitivamente.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/finestv.jpg" title="Finestra sul mondo o specchio della realtà?" alt="televisore"></center><br />
<b>La televisione come fonte di informazione.</b> Questa è una problematica ampia e dolente. Diamo per assodato che l’informazione televisiva (mi riferisco principalmente ai canonici telegiornali) è quantitativamente e qualitativamente inferiore a quella che può offrire un quotidiano. Aggiungiamoci la smaccata parzialità e faziosità di diversi tg (una cosa però non dissimile dal target dei quotidiani, escludendo forse parzialmente i principali che tentano una maggiore imparzialità – anche se poi è soltanto medietà). Però è pur vero che l’informazione televisiva è rapida (in venti minuti sono condensati i principali fatti della giornata: nello stesso tempo non si arriva a leggere probabilmente neanche la prima pagina di un quotidiano), gratuita (c’è chi preferisce la mattina comprare un cappuccino piuttosto che un quotidiano; c’è chi vorrebbe acquistare il giornale ma non può permetterselo – vedi gli studenti), semplice. Su quest’ultima proprietà si può discutere in vari modi. Ad esempio entrando nel merito della semplicità dell’informazione in relazione alla complessità del soggetto che si informa: dev’esserci una parità tra il mittente e il destinatario, pena la parziale o mancata decodifica del messaggio. In soldoni: la tv è democratica anche perché risulta comprensibile a tutti (in caso contrario fallirebbe il suo scopo). E se tutti hanno diritto all’informazione, è un sommo bene che esistano dei medium e delle modalità (nel nostro caso, i tg) che riescono a fornire un’informazione che chiunque può facilmente comprendere e assimilare. Si può però parlare di “semplicità” (tra virgolette, stavolta) anche in relazione al diverso modo di fruire le notizie. Ricordiamo la <i>querelle</i> oralità/scrittura, col bilancino critico che pende verso la nobiltà di vecchia data (ma neanche troppo) che l’alfabeto trascina con sé. Si può discutere sul potere delle immagini, ma non dobbiamo dimenticare che la modalità di comunicazione audiovisiva è quella che simula meglio l’esperienza reale della comunicazione diretta (per quanto ovviamente nel caso della tv non c’è bidirezionalità e dunque dialogo). Certo, la sua implementazione televisiva è ancor più recente dell’invenzione della stampa o dell’alfabeto stesso, ma poco conta: se non risulto convincente con le mie chiacchiere, chiederò: non avreste forse preferito un filmato dell’operar di Socrate, piuttosto che le “sue” testimonianze platoniche? e (restando in ambito filosofico) non avremmo preferito le riprese televisive delle lezioni dei grandi maestri, piuttosto che gli appunti tramandatici dagli allievi? (N.B.: questo argomento è saltato fuori dopo la mia effettiva stesura di queste righe, per contingente consonanza, su <a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=763" target="_blank">un nuovo topic di Cybersofia</a>&#8230;)</p>
<p><b>La televisione come medium volgare.</b> Questa asserzione cela un’insidia, e sta nella duplice accezione (in questo caso) del termine <a href="http://www.demauroparavia.it/128426" target="_blank"><i>volgare</i></a>. Non volendo accorparne aristocraticamente i due significati, da veri snob che si precludono l’autentica esperienza pop, esaminerò entrambi i casi. La tv come medium “del volgo” è una pura tautologia, che non ci dice nulla di nuovo sul fatto che in Italia sia effettivamente il mezzo di informazione e intrattenimento più diffuso, seguito e pervasivo. Invece la tv come medium “triviale, sguaiato, grossolano” è cosa sulla quale discutere. Peccato che non si possa giudicare “spregevole” una cosa senza avere dei parametri o una scala di valori. (Che poi, chi dovrebbe/potrebbe fornircela? Democraticamente, il popolo? Temo in quel caso gireremmo in circolo, non smuovendoci in alcun modo dalla volgarità&#8230;) Rischiamo di cadere nella facile retorica che continua ad inveire contro le 4 C della tv (calcio, cosce, canzoni, cazzate). Rischiamo di elogiare l’integrità morale degli antichi (i dotti latini medievali che non parlavano volgare&#8230;). Rischiamo anche di non capire come si stiano trasformando cultura e società, se ci affrettiamo a dare giudizi di valore: la puzza sotto al naso ci evita l’immersione, ma da lassù si scorge ben poco&#8230;</p>
<p><b>Un mondo senza tv come utopia.</b> È risibile credere alle utopie; è ridicolo fantasticarne una così ridotta. Fa poi addirittura tenerezza sentir parlare di “rivoluzione” (che in quanto tale è sempre di massa – anche se non sempre “da” –: ma come organizzarla senza mezzi di comunicazione appunto “di massa”?). Ci siamo rassegnati al fatto che la natura più profonda dell’uomo sempre quella è (e proprio per questo sorgono le speranze utopistiche che essa possa d’incanto mutare&#8230;). Si è pure “concordato”, alla fine, che l’uomo troverebbe sempre mezzi in cui far pulsare la propria mediocrità (che poi è semplicemente medietà, normalità e dunque <i>naturalità</i> – statisticamente parlando). E questo per tacere del fatto che non accetto lezioni di utopie rivoluzionarie da chi è contro il ’68&#8230;</p>
<p><b>Sull’illegittimità di trasmissioni televisive.</b> La mia fatica nel cercare metri e parametri, di matrice scetticheggiante, sfocia nel non dare ascolto a chi voglia dettarci cos’è giusto e cos’è sbagliato “oggettivamente” (<i>a-ha!</i> – alla Nelson, non alla Dennett). Posso accettare delle norme grossomodo condivise, ma non dei valori imposti (e non sto parlando di tasse&#8230;). È fin troppo banale riaffermare che non siamo nessuno per dire cos’è lecito e cosa meno, chi sono io per vietare chicchessia etc. Però, nello spirito di accettare una legge, gradirei che essa fosse motivata (esempio, sulla scorta di ciò che è stato detto: la tv travisa giovani menti – ne abbiamo le prove, dati alla mano – corrompendo il loro voto a favore dei corrotti che poi ci governano insanamente causando maggiore infelicità per tutti: eliminiamola!). Per fortuna noto che non si vorrebbe davvero imporre l’offuscamento della tv: ci si limita a fantasticarlo. Ciò rende parimenti legittime pure le mie fantasie contro, che so io, il calcio (pur restando illegittima – o forse semplicemente inattuabile – la mia pretesa di eliminare per sempre quest’orrido e volgarissimo “sport”, checché possa argomentare Morris, e chi con lui, sulla biologicità del soccer e sulla naturalità delle sue tribù&#8230;).</p>
<p><b>Sul buon uso della tv.</b> Sarebbe un discorso lunghissimo, perché avremmo a che fare con ciò che è già, con ciò che non è ma potrebbe essere, con ciò che vorremmo che fosse. E poi, la profonda soggettività (rimango trincerato nel mio relativismo scettico: si era notato?) che assumerebbe un simile discorso genererebbe un rumore bianco di infinite voci che si sovrappongono. Ad ogni modo il discorso potrebbe ormai essere anacronistico, visto il mutamento del broadcasting che viaggia ormai non solo sui canali televisivi (e quelli a pagamento ne moltiplicano lo spettro a dismisura), ma anche attraverso il numero sempre crescente di computer interconnessi tramite il web: si pensi ai servizi di pubblicazione/condivisione video, si pensi alla possibilità di videoconferenze: la tv tradizionale (quella “passiva”, o meglio monodirezionale, con la decina scarsa di canali) rimane sempre più un passatempo per vecchie zitelle.</p>
<p><b>L’inutilità di guardare la tv poiché fa schifo.</b> Questo ci riporta alla disputa sulla volgarità: si parla di qualità – negativa – stavolta, ma è soltanto l’altra faccia della medaglia. Chi asserisce lo schifo della tv <i>in toto</i> non l’ha mai vista, o ne ha sempre colto soltanto determinati aspetti facendo di tutta l’erba un fascio. Farò degli esempi. Sabato sera seguo i documentari storici; domenica pomeriggio la trasmissione sui viaggi, la sera quella sulla divulgazione scientifica. Credete sia schifoso? Da parte mia ritengo di aver appreso qualcosa di nuovo in un modo che altrimenti mi sarebbe stato interdetto (perché una ricostruzione storica filmica è qualcosa di più delle aride pagine del manuale di storia, perché non ho i soldi per viaggiare o voglio prima orientarmi su dove andare la prossima estate, perché non ho le competenze per studiare materie scientifiche etc). A pranzo seguo i cartoni americani: fa schifo? Mi sono distratto un po’ dagli studi e ho evitato di parlare a tavola&#8230; con la bocca piena (ci sono occasioni più pacate per discutere). Lunedì sera guardo le animazioni tratte da un noto e intelligente fumetto: fa schifo? Martedì sera becco un epocale bellissimo film italiano irreperibile nelle videoteche (certo, a costo di chiudere più d’un occhio per le interruzioni pubblicitarie, ma meglio che niente&#8230;). Su queste cose si stenta ad emettere un giudizio tanto forte ed affrettato&#8230; La categoria della volgarità decade d’incanto, in entrambi i soliti sensi. Più semplice sarebbe opinare sui frutti del cosiddetto <i>Masscult</i> (domeniche buone, fratelli grandi e via dicendo): ma il fatto che c’è chi se ne pasce (e sono pure molti) non schifandosi minimamente (anzi!) dà da pensare, anche e soprattutto al filosofo (che anzi sa bene che la cosiddetta “volgarità” è magnetica, attraente, come l’istinto gregario o quello sessuale che del resto ad essa soggiaciono&#8230;); in ogni caso, peraltro, per fortuna tali prodotti cul-turali non occupano il 100% dei palinsesti (per quanto vi siamo forse vicini&#8230;); per non dire poi del fatto che il telecomando a qualcosa servirà&#8230; Complessa invece la valutazione dei cosiddetti programmi di approfondimento sull’attualità, spesso infestati da politici: voglio ancora tempo per rifletterci, ma ci vorrebbe del tempo anche per esaminarli tutti, nella loro molteplicità e nella loro varietà. </p>
<p><b>È il sistema della tv che non va.</b> Questa la lascio per ultima perché potrei pure concordare: il fatto che tutto ruoti attorno alle pubblicità, il fatto che le tv siano in mano ai politici&#8230; Ma anche qui dipingiamo a tinte eccessivamente fosche il medium (di per sé <i>neutro</i>, ricordiamolo, come tutti i mezzi: come si può asserire che l’iconocrazia, la volgarità e la pubblicità siano “connaturati” al mezzo stesso? da quando in qua uno strumento tecnico ha una sua <i>natura</i>?): se non compro il solito gorgonzola e se non voto quel politico là, posso dirmi rovinato dalla tv? Dirai: saranno gli altri a farlo per te. Qui si interseca un’altra tematica, del resto sottesa in tutto il topic: <b>La tv che condiziona ed influenza pesantemente.</b> Non solo non tutti guardano la tv, ma anche quelli che lo fanno non ne sono necessariamente schiavi. E comunque, come misurare l’effettiva influenza della tv? Suppongo sia assai difficile, e intendo proprio metodologicamente, a livello sperimentale&#8230; Ad ogni modo, risponderò alle questioni con una considerazione tratta da un libro di sociologia della comunicazione (sull’opinione pubblica, per l’esattezza), parlando del problema della “<i>terza persona</i>”: quello per cui si tende a sottovalutare la propria influenza del medium sopravvalutando al contempo l’altrui dipendenza dallo stesso. Probabilmente ci casco anch’io come voi, certo, e tutto ciò che scrivo non è nient’altro che una lunga, disperata giustificazione per salvare la reputazione: un filosofo non dovrebbe soffermarsi troppo sulla tv (ma chi lo dice?) né tanto meno adularla (non lo faccio): ma nemmeno biasimarla come il peggior nemico che l’uomo abbia inventato, tentacolare mostro che si nutre di coscienze e libero arbitrio (ammesso che esistano) <i>altrui</i>&#8230;</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/provetv.jpg" title="Un raro programma di qualità in tv." alt="televisione"></center><br />
<small>Piccolo post scriptum: <b>Su come facciamo a parlare della tv.</b> Come, già. Effettuiamo le nostre osservazioni sulla tv di uno spazio-tempo ben preciso, delimitato e ristretto (l’Italia del Duemila: come se non esistano altri paesi in cui probabilmente la tv è combinata diversamente, o come se la tv da queste parti sia sempre stata un mostro, dal suo primo apparire nelle sale bar&#8230;). Ricorriamo all’opinione di Travaglio per sostenere le nostre idee (lo stesso Travaglio che, da qualche mese a questa parte, è costantemente in tv che manco quel politico là sotto le elezioni; lo stesso Travaglio che la settimana scorsa ha presentato il suo bravo nuovo libro nella trasmissione dove l’espressione delle proprie opinioni è solo strumentalmente subordinata rispetto alla sponsorizzazione del prodotto da vendere). Non guardiamo la tv per scelta se non quel poco che basta per corroborare i nostri preconcetti (avessimo almeno l’onestà di dire che la pasta al forno, col contorno di culi e cosce domenicali, va giù meglio&#8230;). Niente da dire: siamo proprio filosofi&#8230;</small></p>


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		<title>Sopra la televisione</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 01:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante <a href="http://www.girodivite.it/Liberarsi-dalla-tele-visione.html" target="_blank">articolo di Biuso</a>, seguito da mezza <a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=408" target="_blank">discussione sul suo forum</a>, mi spingono a scrivere qualche parola che preferisco ospitare nel mio spazietto essenzialmente per motivi di lunghezza e di archivio. Il pomo della discordia è la televisione. Anzi: probabilmente il <i>televisore</i>, quell’elettrodomestico che noi tutti possediamo. Per quanto il Prof si auguri un mondo libero dalla (tele)visione (e sarei anche d’accordo, se si pone l’accento sulla “visione da televisione”), tuttavia l’invito si concretizza in uno sterile «rinunciare al televisore» (come se lo stesso schermo attraverso il quale ci incontriamo non fosse di fatto un televisore). Liberarsi dalla televisione viene visto come un atto rivoluzionario, come l’utopia che ci salverebbe meglio di un dio: l’azione, forse l’unica, che ci restituirebbe a noi stessi, coi nostri pensieri e le nostre tare (comprese quelle che fanno inceppare i pensieri stessi prima ancora che sorgano). Nessun tentativo positivo di mediazione, tuttavia: e anzi si fa di tutta l’erba un fascio, con Biuso che nelle (spero poche) ore in cui ha reincontrato l’odiato apparecchio acceso non ha trovato nulla di meglio che soffermarsi sul peggio del peggio (perché? perché?! Meglio i culi assolutamente asemantici di Paris Hilton, dico io!), e con Digiu che fa addirittura passeggiare l’Annunziata a fianco di Fede e io in mezzo a tener loro la manina facendomici quattro risatelle puerili. Il tutto, con un atteggiamento da autentici, fieri iconoclasti orgogliosi di dissociarsi dalla gran massa di popolo teledipendente (tanto di cappello a questo eroico germe di rivoluzione). A mio avviso, sono riflessioni che non colgono il segno, che girano attorno al problema (sempre che si capisca dove stia) senza mai focalizzarlo. Parole che fibrillano nello sdegno contro un passatempo plebeo, sognando un mondo d’un secolo addietro in cui la gente pranzava e parlava in tutta libertà (di vacche anziché di scrofe, di calli alle mani anziché di cerette al petto).<br />
<br /><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/mino1.jpg" title="Tutto tutto, niente niente." alt="Antonio Albanese"></center><br />
Ora, mettiamo tra parentesi Digiu (non conosco bene il suo pensiero, non l’ha espresso con dovizia nei canali a me disponibili: so però che è ottimo scienziato della comunicazione, per cui mi aspetto la batosta) e torniamo al sogno di Biuso. Anzitutto il suo intervento mi sembra preoccupantemente permeato da posizioni spaventosamente vicine all’ingenua teoria ipodermica (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bullet_theory" target="_blank">Bullet Theory</a>), detta anche del “<i>proiettile magico</i>” (che è tutto dire). Siamo seri: è una teoria sui mass media alla quale non dà più credito nessuno, tranne forse pochi impenitenti contestatori, alcuni orwelliani e qualche parente di berluscolobotomizzato. La tv sarà pure quel mostro che viene descritto, ma non tutti ne subiscono allo stesso modo il terribile fascino. C’è chi non cade nei tranelli così come c’è chi non può dirsene influenzato nonostante si nutra occasionalmente di formaggio che sa meno di pere che di piedi.<br />
<br /><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/conlepere.jpg" title="E tu, l’hai provato?" alt="Federica Ridolfi"></center><br />
Sempre che sia veramente questo ciò che viene paventato. La cosa che più mi lascia perplesso (e anche un tantino disgustato) è tuttavia la seguente affermazione: «liberi dalla presenza invadente e ossessiva di questo elettrodomestico, le persone tornerebbero a parlarsi durante i pasti, a rendere più creativo il proprio tempo libero, a <i>pensare</i>». Perbacco, siamo caduti nella situazione opposta. Mettiamo da parte quest’altra grossolana ingenuità: <b>davvero pensiamo che senza tv la gente penserebbe?</b> (anzi: <i>ripenserebbe</i>: una volta lo faceva&#8230;). Davvero crediamo che la gente <i>non-pensa</i> per colpa della tv e non, poniamo, per contingenze genetiche, culturali, sociali? Un debole raziocinio, un’educazione carente, un eccesso di lavoro (con conseguente scarsezza qualitativa e quantitativa di tempo libero “per pensare”) mi sembrano cause e motivazioni ben più solide. A meno che non ci ricreiamo un passato dorato nel quale rifugiarci da un presente deprimente e da un futuro oscuro, certo (c’è un <i>o tempora, o mores</i> per tutte le epoche&#8230;).<br />
<br /><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/accidia.jpg" title="L’accidia è causa o conseguenza della (tele)visione?" alt="Milo Manara"></center><br />
Leggo tra le righe un certo astio, una certa  serpeggiante aspettativa che è domanda di qualità e di alternativa (e anzi quasi una ricerca di spazi e tempi per esprimersi – e magari deflagrare – nel ventre del mostro).  Sarà l’abitudine alla frequentazione di mezzi di informazione differenti che fa lamentare della televisione «l’esclusione di qualunque voce realmente alternativa al pensiero, ai costumi, al gusto dominanti». (Problema democratico: dare alla minoranza uno spazio correlato al proprio peso – e dunque minore – o piuttosto dei tempi inversamente proporzionali – tanto la maggioranza ha già parlato troppo – o ancora spazi equi per tutti, dove l’equità è 1:1:1 piuttosto che “a ciascuno secondo i propri bisogni” o “ad ognuno in base al proprio merito”? A ciascuno il suo&#8230;) Tornando al dilemma televisivo, <b>ci si chieda se è la tv ad uniformarsi ai (beceri) gusti degli utenti, piuttosto che viceversa</b> (questo quesito vale pure per il web, per quanto la sua sterminatezza sia più ospitale per chiunque anche solo per motivi statistici, di legge dei grandi numeri). In mia umile opinione il rapporto è biunivoco (e talvolta imprevedibile). Però sono convinto che se i gusti del destinatario vengono modificati da quelli voluti dal mittente in lenti e continui condizionamenti, è altresì vero che aspettative differenti del pubblico riescono a modificare <i>istantaneamente</i> le direttive dell’emittente (sul fatto che «il crollo di <i>audience</i> dei programmi imbecilli e rimbecillenti porterebbe alla loro chiusura» siamo d’accordo, forse perché è un fatto – uno dei pochi: le leggi economiche sono impietose – e non interpretazione, e ciò nonostante le graziose eccezioni come “Max e Tux” che soppiantarono “Il Fatto” di Biagi). Oltretutto la breve analisi (più un pamphlet in verità che una seria indagine sulla televisione)  mi sembra cozzare anche, per restare dentro il nostro amato-odiato medium, con la recente diffusione di canali tematici – a pagamento certo, ma almeno senza pubblicità («l’essenza della televisione»: sempre?)  e con contenuti consoni alle proprie aspettative.<br />
<br /><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/luttazzicacca.jpg" title="Non tutta la tv è merda." alt="Daniele Luttazzi"></center><br />
La domanda cruciale a questo punto sarebbe: <b>si accetterebbe una tv con ottime trasmissioni (filosofiche) 24/24h?</b> Si-no-forse. Secondo quesito: la gente la guarderebbe e migliorerebbe davvero? Terzo: in caso positivo, sarebbe libera? Insomma, dimentichiamo il filosofo che risolve i problemi e si assume il compito dell’educazione del cittadino e della repubblica di cui detiene le redini (o forse soltanto i mezzi di comunicazione di massa). Ma al contempo distogliamoci dall’immagine della gente automa e non autonoma. A maggior ragione chi crede di avere (avuto) allievi validi sa che non tutti stanno a scaricare suonerie, e che certamente non sono state quelle a farli rincoglionire (e se la qualità media si abbassa, dipende da sovrappopolazione, non da altro).<br />
<br /><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/wlady1.jpg" title="Mica tutti sono così cretini da voler rischiare di ridursi così!" alt="Wlady"></center><br />
Si perdonino le mie farneticazioni. Sarà colpa della tv se il mio modo di esprimermi è schizofrenico e assolutamente pubblicitario (che non si capisce mai cosa si reclamizza, almeno di sti tempi). Mi si permetta un ospite virtuale, piuttosto. La stessa tanto denigrata tv infatti m’ha fatto incontrare un’opinione che non posso non condividere. Il guru italiano (e non solo) della comunicazione, il maestro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Eco"target="_blank">Eco</a> in persona, ospite a RaiTre (l’unica rete, come detto altrove, che riesco a vedere senza eccessivo sdegno) da Fazio a “Che tempo che fa”. Trovate l’intervista <a href="http://www.chetempochefa.rai.it/TE_rendervideo/0,10938,36377,00.html" target="_blank">qui</a> (nel non poco improbabile caso che non visualizzaste nulla, installate il codec <a href="http://www.codecguide.com/download_real.htm" target="_blank">Real Alternative</a>). Riporto le sue (le loro) parole:<br />
<i>FAZIO: lei guarda la televisione?<br />
ECO: &#8230;sì!<br />
FAZIO: e quali [sono] i programmi preferiti?<br />
ECO: non è “i programmi preferiti”: uno guarda quello che può. Siccome uno lavora, di mattina, di pomeriggio&#8230; di notte non ce la fa. Beh, quando sono a casa [...] il telegiornale per cominciare. E poi tutti i film di carabinieri, squadre di polizia, distretti di polizia: tutti, tutti&#8230;<br />
FAZIO:  e perché&#8230; sfida la trama?<br />
ECO: no, no, non c’è da fare nessuno sforzo&#8230;<br />
FAZIO:  perché si sa già come finisce&#8230;<br />
ECO: sì, si sa già, [...] è come i libri gialli! &#8230;non sto mica parlando male di questa faccenda. [...] È chiaro che son tutti uguali, ma questa è anche la loro bellezza, [...] questo dà un senso di pace e di serenità [...]. Contrariamente a quello che [si dice], sono fatti bene, costruiti bene, alle undici finiscono e uno torna a lavorare. </i><br />
Sono concetti che Eco espresse già in <i>Apocalittici e integrati</i>, ottimo e tuttora attuale libro sui media e la cultura. Là il giovane semiologo parlava già dell&#8217;importante funzione rasserenatrice del fumetto (che potrebbe essere pure telefilm, fiction e quel che si vuole) che “si sa già come va a finire”. Tali prodotti (culturali o meno, sicuramente degni di seri studi culturali) svolgono oltretutto la loro funzione distensiva anche incuneandosi nelle attività serissime, negli studi matti e disperatissimi (giusto per prendere una boccata d’aria). In ciò, nessuno vedrebbe sinceramente nulla di scandaloso, niente da obiettare (non possiamo essere dei kantiani stakanovisti della cultura, perdio!): si tratta semplicemente di prodotti dell’<i>industria culturale</i>, come vuole la teoria critica. Il problema ovviamente sorge quando questi diventano l’<i>unica</i> attività, l’unico passatempo che capta e prosciuga ogni interesse: solo in questo caso si ha l’<i>alienazione</i> (per usare ancora un po’ di lessico caro ai francofortesi). Ma qui torniamo a focalizzarci sul destinatario del messaggio, prima che sulla pervasività del mezzo (e qui subentra proprio il modello semiotico-informazionale di Eco).<br />
<br /><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/ecofazio.jpg" title="La voce della saggezza." alt="Umberto Eco"></center><br />
Ecco, ho esposto il fianco (esercizio: trovate le 147 contraddizioni del mio pensiero che si sono annidate neanche troppo velatamente nel sincopato testo – che posso farci: sono vasto, comprendo moltitudini&#8230;). E non ho nemmeno esposto tutto quel che volevo dire (ci saranno nuove occasioni e maggior spazio-tempo a disposizione). A questo punto è anche un po’ patetico concludere questo fiero quanto mediocre post con un invito ad essere veramente sempre oltre e al di là&#8230; <b>Stare al di sopra della tv</b> (avendone la maturità), dominarla (come qualsiasi altra tecnologia a nostra portata) senza necessariamente collocarla nella dimensione del <i>male</i> (ammesso che esista e lo si riesca a definire, è chiaro). E istigare una rivoluzione utopica, se proprio lo si ritiene opportuno, non mirando all’immagine ma alla <i>realtà</i> medesima (senza bisogno di farla forzatamente coincidere con l’icona: che poi si rischia di combattere contro i mulini a vento&#8230;).</p>


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		<title>Campagna immateriale di comunicazione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2006 23:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle farneticazioni del signor S. B., in ispecial modo le più recenti, mi asterrò dall&#8217;apportare ulteriori chiassosi commenti (suppongo il suo meschino attaccamento al potere sia ormai sotto gli occhi di tutti; quel che m&#8217;inquieta sono i suoi disegni politici dell&#8217;ultim&#8217;ora); è interessante però portare all&#8217;attenzione generale, qualora nessuno l&#8217;abbia già fatto (come mi sembra), la nuova, recente follia, stavolta tutta telematica. Visitate anche voi <a href="http://www.forzaitalia.it" target="_blank">il sito del suo partito</a>. No, non è opera di un <i>cracker rosso</i>, come si direbbe a prima vista, né un <i>fake</i> (forse).</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/craros.jpg" title="Tutta colpa loro, paladini di miseria terrore e morte!"></center><br />
Semplicemente <i>pubblicità comparativa</i>. Ma anche una sfottenza dei suoi stessi manifesti, suppongo. Suvvia, passate l&#8217;aborrito link ai colleghi. E qualora qualcuno si perdesse sti nuovi sponsor, vuoi per cambio di strategia degli azzurri-dal-sito-rosso vuoi per noia e fastidio del povero navigatore che giammai punterebbe il proprio mouse su siffatto sito, vi propongo un piccolo assaggino.</p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/manfids2.gif" title="Ripeto: è solo un piccolo assaggino."></center><br />
Tutto vero gente, tutto vero. Vedere per credere. (E mi raccomando, passatevi la parola. E passatela magari a qualche serio hacker antiberlusconiano.)</p>


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