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	<title>Tommy David &#187; scuola</title>
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	<description>Lo spazio temporale di Davide Tomasello</description>
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		<title>Cattivi insegnanti</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 12:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un insegnante <em>mancato</em>. Ho studiato (storia della) filosofia <em>anche</em> cullandomi nel pensiero che prima o poi l’avrei insegnata. Ma adesso è un pessimo momento per fare i professori. Per quelli della mia leva<sup>1</sup> è semplicemente <em>impossibile</em><sup>2</sup>. Immaginate con quale spirito leggo queste parole di Popper:</p>
<blockquote><p>«Ho riflettuto, a quel tempo, su cosa sia più importante in una riforma scolastica. Come si può riformare davvero la scuola? Poiché riflettevo sulle mie esperienze come giovane insegnante in cattive scuole, sono arrivato alla conclusione che la cosa più importante sia di dare ai cattivi insegnanti la possibilità di lasciare la scuola. [...] Ho fatto una proposta molto semplice: a queste persone, che non sono affatto peggiori delle altre, bisogna costruire ponti d’oro perché se ne possano andare dalla scuola; al loro posto verranno dei giovani che in parte sono insegnanti nati» (K. Popper – K. Lorenz, <em>Il futuro è aperto</em>)<sup>3</sup>.</p></blockquote>
<p>Inutile dire che la mia reazione immediata è quella della <em>standing ovation</em> – certo, forse perché mi sento un giovane insegnante nato nonché disoccupato (quindi potenziale beneficiario della proposta) e sicuramente poiché non sono di certo un vecchio, brutto e cattivo docente. Però. Però. Però Popper dimentica di aggiungere un ovvio corollario. Come dovrebbero abbandonare la scuola i cattivi insegnanti, così dovrebbero fare gli allievi pessimi. Dovrebbe essere loro permesso di fare altro. Capisco a stento l’obbligo scolastico fino alle scuole medie, ma averlo esteso fino ai 16 anni<sup>4</sup> è una totale scelleratezza<sup>5</sup>. Per i ragazzi (che non possono imparare qualcosa di meglio), per i genitori (che devono sostentare i figli a prescindere dal prossimo <a href="http://metilparaben.blogspot.com/2010/01/generatore-automatico-di-proclami-di.html">decreto Brunetta</a>) e soprattutto per gli insegnanti, che di fronte a certe bestie da soma non possono che <a href="http://www.corrierediragusa.it/articoli/cronache/pozzallo/8102-pozzallo-professore-deriso.html">incattivirsi</a> ulteriormente – e dare davvero l’impressione di essere <em>loro</em> in trappola.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2203" class="footnote">Laurea in lettere e filosofia a.a. 2007/08.</li><li id="footnote_1_2203" class="footnote">Tra gli ultimissimi che ce l’hanno fatta – o per meglio dire: <em>tentano</em> di farcela – ci sono Miryam e <a href="http://www.azalais.eu">Azalais</a>, ma provate a chieder loro a che prezzo.</li><li id="footnote_2_2203" class="footnote">Così continua: «Fino a quando molti insegnanti sono insegnanti amareggiati, amareggeranno i bambini e li renderanno infelici. Rimangono nella scuola fino al pensionamento, e tirano un sospiro di sollievo quando la pensione arriva. Fintantoché nella scuola restano insegnanti amareggiati, che per comprensibili motivi terrorizzano i bambini – anche perché essi stessi vengono intimoriti dai loro superiori, ad esempio dagli ispettori –, la scuola non potrà diventare migliore». A proposito, l&#8217;ho letta su carta qualche sera fa, ma la conoscevo già <a href="http://www.sitosophia.org/forum/viewtopic.php?p=352#p352">grazie a Marco T.</a>&#8230;</li><li id="footnote_3_2203" class="footnote">Età che suppongo verrà elevata presto fino ai 18. Aumenta la quantità e diminuisce la qualità, ovviamente.</li><li id="footnote_4_2203" class="footnote">So di ragazzi che si fanno bocciare due o tre volte alle superiori finché non sono fuori dall’obbligo. Viva la squola, eh.</li></ol>

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		<title>Succubi dei bigotti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:44:22 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spuntano come funghi velenosi le <a href="http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/">città che impongono i crocifissi</a>, ribaltando quella funesta sentenza. Segue un mio sollievo stranito nell’appurare che nessuno di quei paeselli si trovi qua al Meridione: che nell’Italia nordica siano più cattolici che nelle nostre contrade? Chissà; forse è vero il contrario: magari lassù ci sono potenzialmente più atei e musulmani che qua, e per reazione la un-po’-meno-di-prima maggioranza cristiana si fa più inflessibile ed <em>evangelica</em>. Apprendo dopo la notizia locale di un <a href="http://www.corrierediragusa.it/public/articoli/7609-al-liceo-manca-il-crocifisso-.asp">prete che appende crocifissi nelle classi</a>. Non pensiamo subito male, per carità: sono stati gli alunni stessi a richiederglielo, dice. La cosa che però m’insospettisce è: chi? C’è stata una “democratica” votazione? </p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/occhialirotti.jpg" title="Solo pochi coglieranno il senso di questa immagine." alt="occhiali rotti" /></p>
<p>Davvero i ragazzi sono turbati nel non vedere Cristo inchiodato dietro al prof? Non so; so solo che in realtà pare che il cristianesimo tra i giovani non tiri tantissimo. So di classi in cui la metà degli alunni non si avvalgono dell’ora di religione<sup>1</sup>; altre in cui i tre quarti delle ragazze bestemmiano compiaciute<sup>2</sup>. Ragazzate? Può darsi; però ricordo ancora quando nel mio liceo un anno avemmo un supplente che amava narrarci le sue storielle, sovente piccanti. Furono un paio di compagnette bigottelle<sup>3</sup> a segnalarlo al preside, ottenendone di fatto la cacciata. Ecco: temo che in realtà siamo succubi di quattro bigotti. Una minoranza agguerrita, che con l’<em>indifferente</em> supporto della maggioranza impone quel che crede.</p>
<small><br /><b>Note:</b></small><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1575" class="footnote">Ok, spesso solo per fare caciara nei corridoi. Ma noi la si faceva in classe davanti al prete-prof, senza remore&#8230;</li><li id="footnote_1_1575" class="footnote">Un vezzo come la sigaretta, dite? Certo; ma magari poi prendono seriamente il vizio dell&#8217;ateismo&#8230;</li><li id="footnote_2_1575" class="footnote">Che probabilmente in questo momento mi staranno leggendo grazie a Facebook, e che di conseguenza mi toglieranno la cosiddetta amicizia.</li></ol>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Feisbuc e i cazzi altrui</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 17:13:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non preoccupatevi: giammai mi ritirerò su Facebook, per la gioia dei miei lettori più fidi – che avranno inteso la boutade – e la frettolosa mestizia degli avventori occasionali (quelli che su Feisbuc hanno messo radici, vista la cortezza dei loro apici). Questo blog ha ancora molto da dire – anche se tutto è sempre [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non preoccupatevi: <b>giammai mi <a href="http://www.tommydavid.com/2008/11/22/le-categorie-secondo-tommy-david/" target="_blank">ritirerò su Facebook</a></b>, per la gioia dei miei lettori più fidi – che avranno inteso la boutade – e la frettolosa mestizia degli avventori occasionali (quelli che su Feisbuc hanno messo radici, vista la cortezza dei loro apici). Questo blog ha ancora molto da dire – anche se tutto è sempre di minor conto. Questo blog ha anche da dire la sua, <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/facebook-pubblicita/facebook-amicizia/facebook-amicizia.html" target="_blank">come</a> <a href="http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2008/10/piu-micro-quantita-piu-macro-qualita/" target="_blank">hanno</a> <a href="http://blog.html.it/29/10/2008/facebook-wants-you-ma-chi-vuole-facebook/" target="_blank">già</a> <a href="http://psicocafe.blogosfere.it/tag/facebook" target="_blank">fatto</a> <a href="http://www.pasteris.it/blog/tag/facebook/" target="_blank">molti</a> <a href="http://fabristol.wordpress.com/2008/11/11/selezione-internettiana/" target="_blank">altri</a>, su Feisbuc stesso, questo fenomeno di cui quasi non afferro le motivazioni e le finalità. Cosa spinge decine di migliaia di persone a offrire il proprio volto+nome-e-cognome (e spesso anche il recapito!) su internet? Semplice: la possibilità di <b>farsi i cazzi degli altri</b>. C’è altro motivo?</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/lucadonnini/366135826/" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/azzurranuda.jpg" title="Un’immagine perturbante reperita grazie a Feisbuc." alt="Azzurra nuda" /></a></p>
<p>Io stesso ad esempio ho cercato un minimo di capire cosa fanno oggi i miei ex colleghi laureati in filosofia, per imparare dai loro errori (non pochi stanno marcendo con scarse speranze nella <a href="http://www.sissis.unict.it/" target="_blank">Sissis</a>) o ispirarmi ai loro successi. (Mi sembra di capire tuttavia che <b>non c’è granché da trarre da nessuno</b>, ma non è una novità.) Sono un guardone? Anche. Mi piace però giustificarmi dicendo che sono mosso dalla <b>curiosità, necessaria per procurarsi meraviglie</b> e dunque <i>piacere</i>. </p>
<p><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/cumpagniriscola.jpg" title="Basta poi dare un’occhiata alle foto di quei tempi per farsi passare la voglia." alt="ragazzi della 3A del liceo classico di Adrano" /></p>
<p>Capirete che proprio la scarsezza di sorprese – <b>l’essere umano non mi procura più alcuno stupore</b> – mi spinge a latitare da Feisbuc, a tenermene prudentemente alla larga, accettando solo qualche richiesta di “amicizia” in una terra di ipocriti volti. In realtà aspetto con ansia soltanto il giorno in cui <i>tutti</i> i miei ex compagni di liceo (<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1635284782" target="_blank">Agliozzo</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=ciraudo+giuseppe" target="_blank">Ciraudo</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1661643234" target="_blank">Cozzo</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=di+cataldo+francesco" target="_blank">Di Cataldo</a>, <a href="http://www.facebook.com/egullotta" target="_blank">Gullotta</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100000624732120" target="_blank">La Mela</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=669809077" target="_blank">Lanaia</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=la+rosa+valentina" target="_blank">La Rosa</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1517314702" target="_blank">Minissale</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1502302313" target="_blank">Motta</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=petralia+vincenzo" target="_blank">Petralia</a>, <a href="http://www.facebook.com/daria.petrelli" target="_blank">Petrelli</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=platania+fabio" target="_blank">Platania</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1083849358" target="_blank">Putrino</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=rapisarda+carmen" target="_blank">Rapisarda</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=sparta+nicoletta" target="_blank">Spartà</a>, <a href="http://www.facebook.com/davide.tomasello" target="_blank">Tomasello</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1027503632" target="_blank">Uccellatore</a>, <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1664691813" target="_blank">Uccellatore</a>, <a href="http://www.facebook.com/s.php?q=zammataro+clara" target="_blank">Zammataro</a>) avranno il loro bravo account. Solo allora si potrà organizzare la <b>doverosa <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XqVBGXMFvjc" target="_blank">rimpatriata</a></b>.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Compagni_di_scuola_(film)" target="_blank"><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/compagnidiscuola.jpg" title="Uno dei film antropologicamente più veri che abbia mai visto." alt="Compagni di scuola, di Carlo Verdone" /></a></p>
<p>Così comprendo che in fin dei conti la vera ragion d’essere di Feisbuc è lo <b>scorgere l’affronto del tempo sugli altri</b>, visto che quello su di noi ci incute tanto timore e ci indigna profondamente. La curiosità non c’entra niente: è il <b>terrore del proprio nulla</b> – indistinto dal malcelato piacere per quello altrui – a spingerci a cercare e lasciare tracce sul gran libro delle facce.</p>


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		<title>27 strategie per insegnare filosofia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2007 01:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono parecchi ripensamenti su un possibile futuro da insegnante: quanto detto ieri potrebbe non essere più valido oggi, anche alla luce di nuove, scontate acquisizioni – e comunque sottacendo quelle burocratiche, ovviamente (concorsi, sissis e graduatorie: suvvia, non pensiamoci parliamone un’altra volta!). Però, quando ci rifletto seriamente – di rado, a dire il vero [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono parecchi ripensamenti su un possibile futuro da insegnante: <a href="http://www.tommydavid.com/2007/05/perche-la-cattedra/" target="_blank">quanto detto ieri</a> potrebbe non essere più valido oggi, anche alla luce di <a href="http://www.girodivite.it/La-Scuola-siamo-noi.html" target="_blank">nuove, scontate acquisizioni</a> – e comunque sottacendo quelle burocratiche, ovviamente (concorsi, sissis e graduatorie: suvvia, <s>non pensiamoci</s> parliamone un’altra volta!). Però, quando ci rifletto seriamente – di rado, a dire il vero – il brivido dell’ignoranza incompetente si mischia all’incertezza della modalità (e spesso, diciamolo, è proprio la forma che crea il contenuto). Ravvisando in spiegazione, interrogazione e valutazione i tre momenti salienti dell’insegnamento (in realtà la questione sarebbe molto più complessa e sfaccettata, ma ammettiamo che sia così: formalizziamo per semplificare), non riesco a districarmi tra tre triplette di opzioni – di strategie d’azione – per insegnare filosofia un dì (s’io non andrò sempre <s>piangendo</s> fuggendo di gente in gente&#8230;).</p>
<p><b>Spiegazione</b>:<br />
a. Appurando ignoranze ed esaltando conoscenze mie, parlo a braccio e un po’ a vanvera di chi mi piace e di ciò che preferisco. (I medievali e gli idealisti non sono affatto degni d’attenzione.)<br />
b. La filosofia è pensiero, e la si studia esclusivamente leggendo direttamente i pensieri dei filosofi, commentandoli assieme in classe e usandoli come pretesto per dialoghi socratici.<br />
c. Preparo la lezioncina a casa il giorno prima, dritta dritta dal manuale, e la spiego (si fa per dire) mediocremente come la ripeterebbe un buon alunno, senza fronzoli né entusiasmi.</p>
<p><b>Interrogazione</b>:<br />
a. Sprono e accetto un paio di volontari che espongano quanto appreso alla classe, comodamente ai loro posti in filosofica quiete.<br />
b. Estraggo a sorte il malcapitato e lo chiamo sadicamente alla cattedra per un interrogatorio memorabile e accurato.<br />
c. Interrogare singolarmente è del tutto inutile: si parla tutti assieme un po’ per volta, privilegiando partecipazione ed interesse.</p>
<p><b>Valutazione</b>:<br />
a. Dall’uno al dieci tutti i voti sono previsti e possibili. I mezzi punti sono sciocchezze; le insufficienze, necessarie e inevitabili. Chi merita merita; chi non merita, fuori.<br />
b. Tra il 6 e il 9, compresi i mezzi punti, c’è una bella scala a sette gradini per valutare. Non dare almeno la sufficienza non solo non è etico e suona ormai ridicolo, ma soprattutto è un fallimento tanto per lo studente quanto per l’insegnante.<br />
c. Metto 8 a tutti e taglio la testa al toro. (E il primo che si lamenta avrà un bel 2 complementare.)</p>
<p>Certamente le opzioni sono molte di più; le vie di mezzo e le varianti pressoché infinite, le combinazioni innumerabili. Tuttavia queste terne mi sembrano abbastanza rappresentative. Quel che è peggio, è che le loro combinazioni mi appaiono equiprobabili. M’immagino il prof. Tomasello schizoide, che spiazza gli alunni-allievi-discepoli per l’incostanza del suo comportamento e l’imprevedibilità dei suoi esiti. Certo, prefigurarsi di essere professori, perlomeno in tempi umani, è da insani di mente – o da inguaribili sognatori. </p>
<p><center><img src="http://www.tommydavid.com/blog/images/sperainsegna.jpg" title="Sogna, sogna..." alt="Lei al tramonto ragusano"></center><br />
Ne riparleremo.</p>


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		<title>Perché la cattedra</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2007 14:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho grandi ambizioni nella vita. O meglio le avrei, le ho certo avute: ma la pigrizia, le difficoltà, la mancanza di <b>volontà</b> – che altro non è che il nostro tempo autenticamente vissuto, o forse probabilmente soltanto una causalità/casualità ben indirizzata –, la concorrenza sempre più spietata e l’intermittenza dell’impegno personale m’hanno convinto che non farò mai grandissime cose – come tutti voi, del resto. Così mi sono rifugiato non oso dire in un sogno, ma certo in un nido, un guscio di noce (o forse soltanto d’arachide) per il mio incerto futuro: l’<b>insegnamento</b>. Ci penso almeno dal mio inizio dell’avventura in Filosofia (correva il 2001) ma ci rimuginavo già ai tempi del liceo: quei personaggi familiari e alieni, a volte spaesati a volte commossi, che ci redarguivano da dietro una cattedra riuscivano ad ispirarmi fiducia e tranquillità. La loro vita, nonostante tutto, mi pareva abbastanza invidiabile: e lo penso tuttora, benché con una maggiore e diversa coscienza.<br />
Premetto che non ho mai provato ad insegnare, nemmeno a far di conto ad un bambinetto (e dire che potevano esserci i <a href="http://www.tommydavid.com/2005/08/philoguitar-lessons/" target="_blank">presupposti</a>&#8230;). Avrò tuttalpiù aiutato compagni con le equazioni (ma più spesso preferivano copiarle), o mostrato come produrre un armonico artificiale (ma sono piuttosto geloso di codesto segreto di Pulcinella&#8230;). Però qui non solo si ha a che fare con la dimensione dell’essere insegnante “professore di liceo”, ma anche con la specificità dell’insegnare filosofia. Per ora tratterò il primo punto (il secondo l’ho sfiorato <a href="http://www.sitosophia.org/forum/viewtopic.php?t=147" target="_blank">in questo topic</a>; si legga inoltre sul primo punto <a href="http://www.sitosophia.org/forum/viewtopic.php?t=92" target="_blank">questo topic</a> e in particolare il post di Marco T., docente di filosofia catanese). Premetterò i pregi, o non andrei avanti (per il momento guardo solo a quelli, o sarei perso&#8230;).<br />
Quel che amo del professore è anzitutto il mare di tempo libero che ha. Diciott’ore la settimana (di lavoro), un giorno libero e comunque le ore di lavoro sono solo mattutine (il resto del giorno è mio e non di un cubicolo e/o di strazianti colleghi!). È a mio avviso una condizione indispensabile, per chi voglia far funzionare il cervello a lungo, che il suo corpo non sia impegnato in attività coatte e avvilenti per più di quattro ore al giorno. Ne va della serenità, della cosiddetta stabilità mentale, e pazienza se molti medici e farmacisti non si arricchiranno grazie a noi&#8230;<br />
Poi, l’insegnante è a contatto con le migliori menti della nostra generazione (e oserei dire anche coi più bei corpi, freschi e flessuosi&#8230;). Inquietante e affascinante è l’adolescente; chi, meglio dell’insegnante, può dirigerne le energie verso nobili scopi? Certo: essere convinti dell’esistenza di “nobili scopi” è già una sfida per l’insegnante stesso (io per primo ci credo poco e niente, relativista e scettico come sono): tuttavia mostrare la varietà e la complessità dell’esistenza, anche grazie alla filosofia, è già un traguardo e una soddisfazione; strappare degli individui dalla massa, un vero trionfo.<br />
Altro vantaggio non da poco è che il professore, insegnando, al contempo impara. Ripassa egli stesso ciò che la memoria non ha trattenuto in lunghi anni scolastici, fermando più stabilmente nozioni e informazioni impigliandole tra i neuroni; nel frattempo ha la possibilità di approfondire tematiche e problematiche sempre nuove e/o contemporanee assieme agli allievi. E poi comunque rimane pur sempre la ricerca personale pomeridiana, quella che riserveremo alla scrittura&#8230;<br />
Mi sembrano motivi sufficienti per ritenere l’insegnamento un’attività quanto meno “conveniente”, oltre che piacevole. Perché per fare i professori si dev’essere un po’ portati – si deve avere la “vocazione” –: ma se oltre al diletto personale uniamo vantaggi fattuali, sembra davvero che la cattedra sia un approdo da agognare senza riserve&#8230;  Ma la medaglia purtroppo ha pure un rovescio: quel che basta per fare inorridire molti alla sola idea di fare gli insegnanti (meglio per noi&#8230;). (Del resto il professore non mi sembra una figura sociale molto apprezzata: o perlomeno, non lo è fino al momento in cui non si dedica ad altro – tipicamente la politica.)<br />
Lo svantaggio principale è senz’altro la paga – lo stipendio. Che considerando le ore di lavoro non è neanche poco, e immaginando un’esistenza frugale e solinga sarebbe più che sufficiente. Ma nell’epoca attuale, in cui il comunismo ha perso ma il capitalismo non ha vinto, di fatto equipara gli insegnanti a meri operai: in soldoni (!), se c’è da pagare l’affitto si rischia seriamente di non arrivare a fine mese&#8230; (Intendiamoci: personalmente sarei ben lieto di prendere quel migliaio di euri mensili: ma giusto perché non sono ancora mai stato stipendiato. Non so se tra qualche anno mi accontenterò così facilmente: nell’uomo sogni e bisogni sono senza fine&#8230;)<br />
Altro terrore non inattuale è rappresentato proprio da quegli allievi che tanto bramavo: gli stessi che non lesinano angherie ad un docente dal polso debole o dalla permissività postmoderna, i medesimi che pretendono senza dare. Purtroppo di questi tempi non solo non si può più usare la verga per bacchettare le mani, ma nemmeno il registro per punire le intemperanze e giudicare rettamente lo studio. Se poi ci si mettono pure i genitori&#8230; è davvero finita. (Tuttavia, come ci insegna <a href="http://www.biuso.it" target="_blank">il Maestro</a> – Prof gentilmente e fortunatamente prestatoci dal liceo –, proveremo nondimeno ad essere uomini machiavellici, principi metà leoni e metà volpi.)<br />
Infine, motivo contingentissimo e odierno è l’oggettiva difficoltà a diventare insegnanti, pur volendolo (ed essendone davvero capaci). Difficoltà anzitutto burocratica (e i laureandi o i neolaureati, non appena sfiorati su questo tasto, suonerebbero e tuonerebbero ad libitum&#8230;), dunque irrisolvibile nella democrazia italiana – tanto più se aggiungiamo l’assoluta incertezza e instabilità del Legislatore. Comunque sia e sarà, temo seriamente che Ssis locali e supplenze estere fiaccheranno il mio entusiasmo ancor prima di cominciare&#8230; (Però proverò a provarci. Almeno credo.)<br />
Detto questo, torno ai miei studi – le ultime materie essenzialmente, inutilissime ai fini dell’insegnamento (ma come tutte le altre, del resto), e l’ennesima tesi (anch’essa ben poco attinente al delineato percorso scolastico: ma chi oserebbe parlare del <a href="http://www.dsu.unict.it/sdottorato.htm" target="_blank">tragitto universitario</a>?). Dopo, vedremo (in caso contrario accenderemo la pira).</p>


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